Torna il range extender e si accende il dibattito: utile o passo indietro?

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Le auto elettriche con  range extender o “prolungatore di autonomia” stanno tornando al centro del dibattito industriale. Dopo anni in cui sembravano superate dall’espansione delle infrastrutture di ricarica, diversi costruttori – anche europei – stanno rivalutando questa tecnologia come ponte per convincere gli automobilisti ancora scettici. Ma si tratta davvero di una soluzione utile o di un compromesso inefficiente?

Il tema è tutt’altro che marginale: riguarda il ritmo della transizione verso la mobilità elettrica, soprattutto in mercati come quello europeo dove persistono timori su autonomia e tempi di ricarica.

Come funziona il range extender

Partiamo dalle basi. Un’auto elettrica con range extender (sigla REEV o EREV) è una vera auto elettrica: la trazione è sempre affidata al motore elettrico e la batteria può essere ricaricata alla presa. C’è un piccolo motore termico, che però entra in gioco solo come generatore di energia, alimentando la batteria quando questa si scarica. Non trasmette potenza alle ruote, ma funge da “assicurazione” contro l’ansia da autonomia.

Un esempio noto è la BMW i3, tra i primissimi modelli che hanno reso popolare questa architettura in Europa, quando le reti di ricarica erano ancora poco diffuse.

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Il funzionamento del range estender nelle auto elettriche

Tecnologia antica tornata di moda

Il concetto di range extender (REx) ha origini antiche: già agli inizi del ‘900 Ferdinand Porsche sperimentava soluzioni simili con la Lohner-Porsche, combinando motori elettrici e generatori termici per dar vita alla prima auto ibrida funzionante di sempre.

Dopo una lunga pausa, il sistema è tornato rilevante nella fase iniziale della mobilità elettrica moderna, per poi perdere centralità con l’aumento delle autonomie e delle infrastrutture. Oggi, però, sta vivendo una seconda giovinezza. Negli ultimi mesi, infatti, numerosi marchi hanno rilanciato l’idea. Da Ford a BMW, da VW e Renault al colosso Geely, fino a player cinesi emergenti come Xpeng e Leapmotor. Tutti studiano nuove soluzioni range extender o stanno già ampliando l’offerta EREV.

Dietro questa strategia c’è una logica precisa: evitare batterie troppo grandi (e costose) mantenendo comunque un’autonomia percepita elevata, anche oltre i 1.000 km.

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BMW i3 REx, antesignana del range extender: la sua produzione in Europa si è chiusa nel 2018

Una “boa di salvataggio” per chi teme l’elettrico?

Il vero valore del range extender non è tanto tecnico quanto psicologico. Per molti automobilisti, infatti, il passaggio all’elettrico è ancora vissuto come un salto nel vuoto. Il sistema funziona quindi come una sorta di “rete di sicurezza”, che consente all’e-driver di abituarsi gradualmente ai tempi di ricarica e all’uso quotidiano dell’elettrico.

Una volta acquisita fiducia, molti utenti potrebbero rendersi conto che il motore termico diventa superfluo. In questo senso, a conti fatti, il range extender può aiutare la diffusione della mobilità elettrica, evitando il passaggio intermedio – spesso più costoso – rappresentato oggi dalle ibride plug-in.

Range extender meglio delle ibride plug-in?

I limiti: peso, efficienza e risorse

Ma esistono anche criticità nella soluzione range extender e nel dibattito non manca chi le sottolinea.  Abbinare batterie grandi e motore termico può tradursi in un sistema inefficiente: maggiore peso, maggiore complessità tecnica, uso non ottimale delle risorse.

In sostanza, il rischio è creare veicoli “ibridi mascherati” che non sfruttano appieno i vantaggi dell’elettrico. Per questo, una soluzione considerata più equilibrata potrebbe essere quella di abbinare il Range extender a batterie di dimensioni moderate, utilizzando il motore termico solo per estendere l’autonomia nei viaggi lunghi.

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La Leapmotor C10 REEV dichiara quasi i 1000 km di autonomia grazie al range extender

Verso un utilizzo “temporaneo”?

Un’altra idea interessante emersa nel dibattito è quella di un pensare ad un Range Extender rimovibile o noleggiabile, da utilizzare solo quando serve. Una soluzione che avrebbe come vantaggio quello di ridurre sprechi di materiali, abbattere costi e anche accompagnare gradualmente l’utente verso l’elettrico puro. Un approccio che, seppur complesso da realizzare industrialmente, potrebbe rappresentare un compromesso intelligente.

  • Guarda anche il VIDEO di Luca e Valerio sull’ansia da autonomia

 

Visualizza commenti (1)
  1. Se l’escamotage del range-extender può far passare la paura (il terrore direi) degli italiani per le BEV, allora ben venga…. sarà un ottimo sistema per abituare a viaggiare con la comoda spinta del motore elettrico senza paura di restare a piedi.
    Resta il problema della maggior manutenzione perché il termico avrà pur qualche necessità di manutenzione ordinaria, aumenterà le possibilità di guasti (“ciò che non c’è non si guasta” diceva Uno che capiva di auto) e pure di incendio, visto che mentre le batterie stanno andando verso chimiche sempre più sicure, la presenza di carburante a bordo (e quindi serbatoi e tubazioni dedicate) aumenta esponenzialmente le parti da cui può innescarsi (a maggior ragione quando sottoutilizzate, visto che molti scopriranno che la parte BEV può alimentare la stragrande maggioranza degli spostamenti).

    In Cina stanno studiando pure l’approdo del metanolo (magari su auto più piccole, che a batteria avrebbero poca autonomia ed elevato peso) ma i rischi connessi (alta infiammabilità e difficoltà di individuare le fiamme) secondo me pongono rischi troppo elevati proprio nella fascia più acquistata da persone anziane o inesperte… Una buona batteria LFP o le future chimiche al sodio quasi azzerano il problema sicurezza (non entrando in combustione se parte un incendio dal normale impianto elettrico, cosa che ho visto succedere in tanti anni in concessionarie auto).

    Concludendo! concludendo ..! (come diceva il caro Mike B.) ben vengano le EREV o REx o altre denominazioni… avremo città più silenziose e pulite, guida più confortevole, minori costi per chi può ricaricare la batteria a casa e lavoro…. e poco più in là nel tempo molte più persone che non avranno paura delle auto a batteria, anzi !

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