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TJ Innova, identikit dell’investitore cinese che punta all’Italia

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Yangpu District, Shanghai. (fonte: Pexels).

TJ Innova dovrebbe annunciare entro poche settimane dove costruirà il proprio stabilimento produttivo in Italia (leggi l’articolo). Scopriamo chi c’è dietro questa manovra finanziaria e commerciale di grande importanza.

La storia inizia lo scorso millennio

L’azienda nasce nel 1999 a Shanghai come centro privato di design&engineering per il settore automobilistico in grado di gestire l’intero ciclo di progettazione di una macchina: dalle ricerche di mercato alla definizione dello stile, passando poi all’ingegnerizzazione e alle simulazioni virtuali, fino all’assemblaggio e alla verifica su strada del prototipo completo. L’expertise di TJ Innova non si ferma allo sviluppo delle componenti di un autoveicolo. Anche la progettazione delle attrezzature e degli strumenti di controllo associati a una linea produttiva su scala industriale è una risorsa strategica.

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Great Wall Peri (fonte: Wikipedia – Navigator84).

Il campo d’azione della società ricorda quindi imprese come EDAG Engineering e Magna Steyr. Le competenze aziendali sono molto apprezzate dal mercato domestico. Lo testimoniano i rapporti intrapresi con oltre 80 case automobilistiche locali (tra cui si segnalano SAIC, FAW, JAC e The Great Wall). Tutto ciò ha permesso a TJ Innova di creare un archivio con 600 progetti e modelli automotive (di cui 400 completi), 10.000 procedure di disegno e ingegnerizzazione, nonché oltre 33.000 standard tecnici. Numeri significativi, confermati dalla quota di autovetture sviluppate da TJI sul totale delle automobili prodotte in Cina nel 2007, pari al 10%.

Tante opzioni sul tavolo

Linea di produzione a Pomigliano d’Arco (fonte: Fiatpress).

TJ Innova dichiara sul proprio sito che “la società ha sviluppato un’auto ibrida (TJ11, presentata a Shanghai Auto Show 2009, N.d.R.) molto avanzata. Sta inoltre progettando e studiando una serie di veicoli completamente elettrici, accumulando il know-how necessario su questa tecnologia per avere competitività sul mercato mondiale“. Proprio la mobilità elettrica dovrebbe essere il punto d’inizio per le operazioni dell’azienda in Italia. Trattandosi di uno studio di design&engineering, pur di dimensioni ragguardevoli (la società ha “oltre 1.000 persone impegnate nel team di progettazione“) è però difficile immaginare che possa iniziare la propria attività attraverso il lancio di un marchio indipendente. Le scelte più probabili vedono la collaborazione con un costruttore asiatico desideroso di sbarcare in Europa grazie a macchine ibride ed elettriche, oppure il coinvolgimento di un brand europeo consolidato che ha bisogno di accelerare il processo interno d’elettrificazione. Senza dimenticare che, in parallelo alla produzione in serie, è previsto un reparto di ricerca e sviluppo, verosimilmente aperto a una clientela diversificata.

Il dialogo e le prospettive

Il comprensorio Fiat del Lingotto (fonte: Wikipedia – Traveler100).

Ad ogni modo l’intreccio di capitale umano e industriale tra Oriente e Occidente sembra destinato a proseguire. Andreas Deufel (designer con trascorsi in Audi e Mercedes Benz) è stato Direttore dello Stile TJI dal 2010 al 2016, mentre il manager Wellen Shen è diventato CEO della startup Thunder Power EV. Il compito nelle mani di Lei Yucheng (fondatore e Presidente di TJ Innova) non è semplice. La filosofia aziendale predica il dovere di “affrontare tutte le difficoltà con atteggiamento positivo“. In effetti, nonostante la mancata ammissione alla quotazione ufficiale di Borsa a Shanghai nel 2009, il piano di espansione di TJI non si è bloccato. Anzi, la recente visita della delegazione cinese nel Belpaese avvalora l’ipotesi di un piano d’investimenti rigoroso e ambizioso per l’avvenire. E le aree visitate (Modena, Torino, Benevento, tutte nel cuore della filiera italiana dell’automobile) forse suggeriscono qualcosa sul senso dell’operazione.  Le autorità italiane forniranno sicuramente incentivi e agevolazioni affinché la trattativa possa andare in porto. Si dovrà attendere comunque l’avvio delle attività industriali e commerciali per comprendere appieno l’incidenza del nuovo attore sulla scacchiera automotive del Vecchio Continente. E per conto di chi lavorerà.

– leggi anche: La Centoventi s’ha da fare, per la Fiat e per l’Italia