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Tinbot RS1, la sportiva tedesca a zero emissioni

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Lavori in corso in casa Tinbot, l’azienda tedesca specializzata in scooter e motocicli elettrici, che si dichiara pronta a lanciare a breve sul mercato italiano una nuova naked prestazionale, il modello RS1.

Tinbot si è fatta conoscere da noi soprattutto per le sue motard a zero emissioni E-Sum, declinate nelle due versioni da strada ed enduro – con potenze da “cinquantino” e da simil 125cc (E-Sum Pro) – ma in Germania commercializza anche alcune tipologie di scooter urbani molto apprezzati.

Per il 2022 l’azienda tedesca ha in atto grandi novità. Il primo step è andato in scena al Salone milanese di Eicma lo scorso novembre, dove Tinbot ha presentato il modello TS1, una moto elettrica in stile scrambler, proposta nella versione “urbana”, con velocità limitata a 45 km/h, e in quella potenziata fino a 11 kW di picco. Un modello che sarà sul mercato italiano da giugno-luglio, a quanto pare con alcune modifiche migliorative rispetto a quanto visto a Milano.

Tinbot RS1

Sportiva da 35 kW, anche per patentati A1

Il secondo step si chiama appunto RS1, una naked sportiva a zero emissioni che ancora mancava nella gamma a due ruote dell’azienda tedesca. E qui ci soffermiamo. Perché la nuova Tinbot ha caratteristiche per farsi piacere, anche dai giovanissimi visto che può essere guidata anche dai patentati A1 (oltre che con la patente B), quindi a partire dai sedici anni di età.

Tinbot RS1 ha infatti un motore centrale con potenza nominale di 11 kW, che però raggiunge i 35 kW di picco. La velocità massima dichiarata è di 120 km/h. La batteria da 8 kWh consente un’autonomia di circa 200 km nel ciclo urbano, che scende a 130 in caso di velocità media più alta. I tempi di ricarica completa si assestano intorno alle 4 ore.

Dalle prime immagini a nostra disposizione, il design ci appare molto compatto, senza eccessivi fronzoli stilistici. La moto pesa quasi 190 kg, ha ruote da 17 pollici e il sistema ABS in frenata.
Nel bagaglio tecnologico spicca la strumentazione digitale, la connettività USB/Bluetooth e la doppia chiave antifurto.

Tinbot RS1

In aprile le consegne in Italia

Tinbot RS1 sarà presentata ufficialmente il mese prossimo nella sede dell’azienda alle porte di Francoforte. E lì verranno svelati ulteriori dettagli. Di certo a marzo scatterà la produzione. Già da ora è possibile prenotare RS1 dal sito Tinbot Italia, visto che le consegne nel nostro Paese partiranno in aprile.

 

Quattro le colorazioni previste. Il prezzo di base è di 9.980 euro.

 

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12 COMMENTI

  1. Chissá se la potenza nominale della RS1 è 11kw esatti per poter fare andare in autostrada o tangenziale i patentati A1/B.. Aspetto con interesse la presentazione ufficiale per conoscere tutti i dettagli come la doppia chiave antifurto (sará per la batteria ?)

  2. Relativo alla Tinbot RS1
    Ok, sono l’unico motociclista a pensare che una moto con velocità massima di 120 km/h e autonomia di 130 non abbia alcun senso?
    Definire sportiva una motocicletta che prende paga da una vespa mi sembra molto coraggioso.
    Inoltre l’elettrico è perfetto per la città, col motociclismo ha ed avrà sempre poco a che fare.
    Autonomia indecente per giri domenicali, (anche le Zero non raggiungono nemmeno i 400 km), inoltre sui passi montani dove i motociclisti si ritrovano, dovrebbero installare centinaia di colonnine fast per permettere ai motociclisti di tornare a casa!.
    Al limite in pista ( ma con velocità superiore ai 300 km/h) si potrebbe fare lo swap delle batterie ai box, ma a questo punto, al pari delle auto, rimarranno roba per persone molto “abbienti” economicamente parlando.

    • Nessuna moto raggiunge i 400 km di autonomia.
      Le energica più costose forse potrebbero farne 250-300.
      La tecnologia è ancora immatura purtroppo, penso ci vorranno ancora 8-10 anni per raggiungere prestazioni ed autonomie tali da non fare rimpiangere le migliori endotermiche.
      Nel frattempo però ci sono motoretta interessanti, come quelle da enduro, leggere, silenziose e con prestazioni adeguate.

    • -Ok, sono l’unico motociclista a pensare che una moto con velocità massima di 120 km/h e autonomia di 130 non abbia alcun senso?-

      No tranquillo, non sei l’unico. Le vendite delle auto elettriche aumentano con percentuale a doppia cifra ogni anno, gli scooter elettrici tutto sommato a modo loro si vendono, invece i produttori delle “motociclette vere” elettriche continuano a picchiarsele sui denti e continueranno serenamente a farlo con queste proposte e con questi prezzi che evidentemente non interessano a nessuno. Questo mentre le moto a benzina, seppure in un mercato ridimensionato, si vendono molto bene. Quindi il mercato potenzialmente ci sarebbe. E siccome quando un prodotto non si vende non è colpa del cliente ma è colpa del prodotto, evidentemente non sei l’unico a farsi questa domanda.

    • Il mercato motociclistico è diverso da quello automobilsitico e anche da quello degli scooter.
      Auto e scooter sono commodities, servono a qualcosa.
      Le moto no. Non servono a nulla, non sono più comode di uno scooter o di un’auto, non consumano meno, non hanno maggior capacità di carico… sono essenzialmente inutili.
      Le moto sono, semplicemente, il più bel mezzo di trasporto che esista.
      Questo implica che il mercato parli non alla testa del pubblico, ma direttamente alla sua pancia.
      E quando parli alla pancia delle persone, succedono cose strane.
      Trovi quello che vuole la moto più rumorosa possibile perchè gli piace sentire il motore che gira alto, c’è quello che gode a ogni cambio marcia calciato secco con un movimento del piede deciso, c’è quello che sa quando esce di casa ma non sa quando tornerà e dopo quanti km percorsi, con le piaghe nel didietro…
      Come fai a dire a questa gente che una moto elettrica che non fa rumore, non ha cambio e ha un’autonomia limitata, è emozionante?
      Io personalmente mi ritengo un motociclista atipico, non mi piace il rumore fine a se stesso, e il cambio mi stressa abbastanza. Sogno onestamente di poter avere un giorno una Zero o una Energica tra le mani per poter provare quello che vuol dire viaggiare come se fossi su un tappeto volante.
      Però poi mi sveglio e mi scontro con un’autonomia che, anche quando dichiarata di 250km, in termini reali sono la metà (a passo allegro considerando da un 80% al 20% della batteria), che ti costringe a pianificare il tragitto, e se per un’auto il cui scopo è portarti da un punto A a un punto B la cosa non è problematica, per una moto sì, lo è. Non si può pianificare un giro in moto, io almeno personalmente non ho mai fatto un giro esattamente come lo pianificavo al momento della partenza.
      E questo non sarebbe neanche il problema più grande. Il vero ostacolo è un prezzo di acquisto che, ad esempio, mi farebbe comprare la DSR allo stesso prezzo di una GS 1250 ultra-accessoriata, avendo però come obiettivo la CB500X, quindi tre volte tanto.
      Se per auto e scooter stiamo parlando di mercati che sono alla soglia della maturità, per le moto siamo ancora in alto mare.
      Sono ottimista sul fatto che i miglioramenti che ci saranno in campo automobilistico si rifletteranno sul mercato motociclistico, ma ci vorrà ancora qualche anno… spero non 10!

      • Ottime osservazioni Andrea. Mi identifico completamente in lei e nelle sue preferenze da motociclista “contemplativo”. Ho provato Energica qualche anno fa Eva, un tuffo nell’iperspaziot e condivido molte delle sue valutazioni. Compresa l’emozionante sensazione di viaggiare su un teppeto volante. Quanto all’autonomia, ha ragione: i 250 km sono una chimera. Però, difficilmente percorro più di 150 km senza una sosta, forse perchè non sono più un ragazzino. Energica può ricaricare anche da colonnine fast, che ormai si trovano dovunque (pianificando minimamente il viaggio), e in una ventina di minuti il pieno è fatto. Il costo è assolutamente fuori portata per il motoappassionato tipo, ma anche questo non è un limite invalicabile a giudicare da quel che si vede spesso su strada. A mio modesto parere il vero problema è l’agilità. Con quasi 300 kg di peso, in gran parte collocati al centro della moto e abbastanza in alto, i cambi di direzione sono un pò problematici. (ricordo la mia vecchia BMW R100 RS che non buttavi giù altro che chiudendo completamente il gas..)

        • Un altro problema, che potrebbe penalizzare molto la guida “sportiva” di modelli non di fascia alta, è il surriscaldamento di motore e soprattutto batteria dopo un percorso un pó lungo a regime alto.. E’ vero che in parte il pilota se l’è cercata – per modo di dire – ma in ogni caso non deve essere bello ritrovarsi con l’elettronica che taglia di colpo l’alimentazione in autostrada o altre “situazioni complicate”.

          • Mai sentito un caso come quello che lei ipotizza. Motore e batteria non si surriscaldano mai, a meno che non ci siano elementi difettosi

          • -Mai sentito un caso come quello che lei ipotizza-

            Ohimè Massimo, solo per sua informazione, ma sono cose che quantomeno sono successe. Ne ho sentite diverse, però a onor del vero risalgono a qualche anno addietro. In particolare succede (succedeva?) con le Zero.

            https://www.veicolielettricinews.it/zero-motorcycles-sr-e-fx-performance-vere-pochi-compromessi/

            Fatalità conosco personalmente l’estensore dell’articolo (Leslie Scazzola) poichè abbiamo persino lavorato assieme qualche volta. Le posso assicurare che è persona assolutamente degna di fede.

            Cosa accada oggi non glielo so dire, probabilmente sono fenomeni relegati al passato (seppure prossimo)
            Ma i problemi di surriscaldamento e conseguente “modalità recovery” sono fenomeni che si sono verificati davvero.

          • Arrticolo del 2015, la preistoria dell’elettificazione (anxche per i giornalisti)

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