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MobilitAria fa il punto su quel che respiriamo

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MobilitAria 2019 è stato presentato a That’s Mobility, la vetrina ideale per questo rapporto. È uno studio curato dal Gruppo “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club e da CNR-IIA, coadiuvati da OPMUS e ISFORT.

La relazione offre una panoramica sulle politiche di mobilità e sui dati relativi alla qualità dell’aria delle 14 principali città e aree metropolitane d’Italia. I dati emersi sono interessanti, specialmente se rapportati a quelli raccolti dai ricercatori su diverse municipalità europee.

Un popolo di poeti, artisti e…automobilisti

Una componente importante nella relazione redatta dagli esperti deriva dalla ripartizione modale dei trasporti (Modal Split). Questo indicatore consente di determinare con immediatezza i comportamenti di mobilità dei cittadini. Il confronto tra città italiane ed europee propone profili differenziati. Dalla disamina emerge in UE un maggior utilizzo di forme di trasporto sostenibili (TPL e mobilità ciclabile) e una quantità di veicoli per 1000 abitanti inferiore rispetto alle realtà metropolitane italiane.

Parigi può contare su un livello di TPL pari al 68%, contro il 38% di Milano, mentre a Copenhagen il 30% degli spostamenti avviene in bicicletta (6% a Firenze). Il gap più grande si riscontra però osservando il tasso di motorizzazione. La media europea si attesta intorno a 350 veicoli per 1000 abitanti, sorpassata da tutte le città italiane elencate nel rapporto (il valore intermedio in Italia si aggira su 550 veicoli per 1000 abitanti).

MobilitAria: attenzione al PM10

mobilitaria

Per quanto riguarda la qualità dell’aria sono stati considerati gli inquinanti particolato (PM10 e PM2,5) e biossido di azoto (NO2). Tra tutte le aree urbane analizzate (in Italia ed Europa), soltanto Torino registra concentrazioni maggiori al limite annuale per PM10. Gli sforamenti giornalieri dei livelli previsti per il pericoloso aerosol sono però diffusi. Parigi, Praga e Budapest si uniscono a Torino, Cagliari, Milano e Venezia nella black list per gli eccessi di particolato. Le città italiane appena citate presentano però valori irregolari per circa un terzo dell’anno, il doppio rispetto alle “sorelle” europee. La situazione migliora osservando i dati sul biossido di azoto,il cui superamento di limite medio è di una decina di giorni annuo. Anche in questa classifica compaiono Torino, Milano e Parigi, centri urbani che necessitano di profondi cambiamenti nei trasporti per ridurre l’inquinamento atmosferico.

Strategie per la sostenibilità

L’adozione di un progetto politico strutturato è un passaggio fondamentale per poter raggiungere un sistema di trasporti urbani sostenibili. Gli esempi provenienti dalle municipalità europee contenute nel rapporto sono numerosi. Entro la fine dell’anno Londra prevede di disporre di autobus a due piani ibridi, estendendo il provvedimento a quelli dotati di un solo piano nel 2020. Questo primo traguardo è funzionale a un obiettivo ancora più grandioso: l’intera flotta (9.200 autobus) a zero emissioni nel 2037. A Copenhagen, invece, si è fissato un programma per far sì che tutte le auto di proprietà privata siano emission free nel 2025.

Città progettate per le persone, non per le auto

Anche la logistica ricopre un ruolo cruciale nella transizione verso la mobilità gentile. Amsterdam, attraverso il programma Logistic Cityhub, desidera sostituire i furgoni di consegna nel centro città con silenziose imbarcazioni elettriche. Gli esperti del rapporto “MobilitAria 2019” hanno individuato alcune linee guida da seguire in Italia per avvicinarsi ai progetti europei. Ovvero: crescita della mobilità pedonale, ciclabile e della sharing mobility. Ma anche maggiori investimenti per il TPL elettrico e Piani per la Logistica Urbana. La motivazione per agire, spiega MobilitAria, c’è tutta: immaginare un futuro in cui le città sono progettate per le persone.

– leggi anche: Milano per prima sperimenta la logistica a zero emissioni