Tesla ha superato un nuovo traguardo in Cina: dalla Gigafactory di Shanghai è uscito il quattromilionesimo veicolo. Un risultato che conferma il ruolo strategico dell’impianto asiatico, responsabile negli ultimi sei anni di quasi metà delle consegne globali del marchio.
Dal suo avvio – nel gennaio 2019 – la Gigafactory di Shanghai è diventata l’asset industriale più prolifico dell’azienda. Secondo i dati rilasciati, il passaggio dai 3 ai 4 milioni di veicoli prodotti ha richiesto circa 411 giorni, poco più rispetto ai 387 necessari per passare da 1 a 2 milioni e in scia con i 414 giorni del traguardo dei 3 milioni.
C’è chi sottolinea dunque un lieve “rallentamento” rispetto ai ritmi record degli esordi. Ma che in azienda non desta la minima preoccupazione.

Produzione super ma più “lenta”…
Il primo veicolo uscito dalla linea, a dicembre 2019, aveva già mostrato ciò che sarebbe diventato il famoso “Tesla speed”: costruzione dell’impianto, avvio delle linee e prime consegne nell’arco di un solo anno.
Da lì, l’impianto ha impiegato 30 mesi per raggiungere il primo milione di auto, accelerando poi vertiginosamente a meno di 13 mesi per il secondo milione. Un risultato che ha definito un nuovo standard per la produzione in grande scala di veicoli elettrici.
Sebbene il leggero rallentamento della successiva produzione possa riflettere aggiustamenti del mercato o fattori legati alla catena di approvvigionamento, la Gigafactory di Shanghai rimane lo stabilimento Tesla più produttivo a livello globale e un pilastro della strategia produttiva dell’azienda.
La struttura – che si estende su una superficie di 860.000 mq – continua a garantire volumi elevati, costi competitivi e una notevole elasticità produttiva. Anche se il contesto asiatico rimane soggetto a oscillazioni della domanda e alle dinamiche geopolitiche che possono influire sugli export, inclusi quelli in Europa.

Spunti per l’Europa
La produzione di Shanghai è infatti fondamentale anche per le forniture di Tesla verso l’Europa, Italia inclusa, soprattutto per i modelli Model 3 e Model Y, che restano tra i più diffusi nel nostro mercato elettrico.
Resta da capire se, in un contesto di possibili dazi e revisione delle politiche di importazione europee, Tesla manterrà invariato il ruolo della fabbrica cinese o se cercherà di spostare parte dei volumi su stabilimenti non sottoposti ai dazi Ue, come quello di Berlino e i due americani.
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La Tesla Shanghai è…. cinese. Cinese il mercato con condizioni facilitate per realizzare nuove linee, cinesi i dipendenti (con condizioni lavorative molto diverse dalle occidentali), cinesi i clienti che ben poco si preoccupano delle “sparate nazi” di Musk sui social (han ben altro cui pensare, loro).
Ben diverso il destino di Tesla Berlin, che se la deve vedere con governi nazionali e locali, con anti-Musk, gruppi ecologisti preoccupati dell’impatto attuale della fabbrica e delle espansioni richieste, alle prese con un pubblico di potenziali clienti disorientato dalle politiche ondivaghe dell’Europa in campo ambientale (ormai più “TACO” di Trump ! ) e dei governi nazionali, senza contare che comunque per noi occidentali il “ciclo prodotto” di Tesla è stato allungato fin troppo e pur essendo fortemente rinnovata nei contenuti interni le migliorie visibili forse non bastano a giustificare il passaggio ad un’auto “nuova” sia per chi già ha i precedenti modelli che chi ambisce a passare a qualcosa di veramente nuovo. I tanti marchi cinesi in arrivo ci portano in Europa molte diverse impostazioni di design (anche se alcuni modelli sembrano un po’ clonati tra loro ce ne sono altrettanti fortemente dirompenti che possono attrarre quelli che amano distinguersi (anche con auto brutte talvolta).
Personalmente penso che Elon sia troppo distratto da SpaceX, Starlink e AI/BOT per occuparsi abbastanza del settore auto; la rinascita di Tesla secondo me potrebbe avvenire nel momento in cui metterà la propria “piattaforma” a disposizione di altri costruttori (anche americani… se realmente crede nel MAGA) che possano produrre nuovi modelli in vari segmenti attualmente non coperti ma fondamentali per la presenza in tanti mercati non USA.
Diciamo che Telsa (Musk) in Europa ha fatto harakiri, altro che anti-Musk… comunque meglio così per le case europee.
caro Damiano la condizione di lavoro nelle fabbriche multinazionali cinesi è molto meglio delle condizioni a cui siamo abituati nelle nostre fabbriche
grazie @Eraldo …. temevo questa conferma ….
In Italia starebbero ancora aspettando i permessi per aprire
credo sia una triste verità.
certo che fa impallidire pensare che 1 sola fabbrica abbia prodotto quanto praticamente tutta l’industria auto italiana negli stessi anni di riferimento..