Tesla ha depositato negli Stati Uniti due nuovi marchi legati alla futura Roadster. E’ il segnale concreto di un possibile lancio imminente della supercar elettrica, annunciata dieci anni fa ma mai arrivata sul mercato.
La creazione di un marchio specifico suggerisce la volontà di trasformare la Roadster in un modello quasi autonomo all’interno della gamma Tesla, con un posizionamento da vera hypercar elettrica.

Un logo specifico per la Roadster
A eccezione del Cybertruck, che ha introdotto un linguaggio stilistico separato, nessun altro modello Tesla ha mai avuto un badge dedicato. Model 3, Model Y, Model S e Model X condividono infatti l’identità classica del marchio. La Roadster potrebbe invece ricevere una personalità autonoma, più vicina al mondo delle supercar europee che a quello delle normali auto elettriche premium.

La prima richiesta di registrazione riguarda un lettering “ROADSTER” completamente ridisegnato: lettere allungate, spigolose e segmentate, con un’estetica chiaramente orientata alle alte prestazioni.
Il secondo marchio è invece un simbolo geometrico a forma di diamante, composto da linee che, secondo la descrizione ufficiale, dovrebbero evocare “velocità, propulsione, calore e vento”.
Si tratta di un elemento grafico molto diverso dall’approccio minimalista adottato finora dalla casa di Elon Musk.
Presentazione vicina?
Le pratiche sono state presentate con formula “intent to use”, cioè con l’intenzione dichiarata di utilizzare realmente quei marchi in ambito commerciale. Negli Stati Uniti questa procedura impone all’azienda di dimostrare entro alcuni anni l’effettivo utilizzo del logo o del nome registrato, altrimenti il marchio decade.
Per questo motivo il deposito viene interpretato come un indizio concreto dell’avvicinarsi della presentazione ufficiale del modello definitivo. Tesla avrebbe inoltre aggiornato anche il profilo della vettura rispetto al concept mostrato nel 2017, con linee più tese e un tetto meno arrotondato.
Va ricordato tuttavia che Tesla in passato ha registrato marchi poi mai utilizzati su prodotti realmente commercializzati.

Una storia di rinvii lunga 10 anni
Il problema principale della Roadster resta infatti la credibilità delle tempistiche. La vettura venne svelata nel novembre 2017 con promessa di produzione entro il 2020. I clienti interessati versarono caparre comprese tra 50 mila e 250 mila dollari per prenotare il modello.
Da allora è iniziata una lunga sequenza di rinvii. Elon Musk ha progressivamente spostato il debutto al 2021, poi 2022, 2023 e 2024. Nel novembre 2025 Tesla ha posticipato ancora la demo ufficiale ad aprile 2026, con produzione prevista non prima del 2027-2028.
Anche l’ultima promessa non è stata mantenuta. A marzo 2026 Musk aveva parlato di una presentazione entro fine aprile, ma durante la conference call sui risultati trimestrali ha nuovamente corretto il calendario, indicando genericamente “un mese circa” per completare test e validazioni.

La sfida delle prestazioni
Se la Roadster arriverà davvero sul mercato, sarà interessante capire quale spazio potrà trovare in Europa. Il segmento delle hypercar elettriche è ancora estremamente limitato e dominato da numeri molto piccoli, mentre normative, omologazioni e dazi potrebbero incidere sul prezzo finale.
Tesla continua inoltre a non fornire dettagli definitivi sulle specifiche produttive e industriali del progetto. Le promesse originarie parlavano di accelerazioni record, oltre 1.000 km di autonomia e persino di un pacchetto “SpaceX” con mini-thruster a gas freddo. E’ chiaro che adesso, a 10 anni dal concept, Tesla dovrà per forza “offrire” qualcosa che giustifichi una così lunga attesa (e gli acconti che sono stati versati…), anche considerando che il panorama delle prestazioni dei veicoli elettrici di oggi è molto cambiato rispetto al 2017.
Per ora, quantomeno, i nuovi marchi depositati rappresentano un segnale: la Roadster sembra tornata al centro dei piani ufficiali di Tesla. Quando entrerà in scena, capiremo che è finalmente reale.
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