Tesla avvia il sistema di “coda virtuale” per i Supercharger, una funzione attesa da tempo e nata dopo alcuni episodi di tensione tra automobilisti nelle stazioni più congestionate. Il nuovo sistema-pilota permette agli utenti di mettersi in fila direttamente tramite app, evitando le classiche code fisiche davanti alle colonnine.
La mossa riflette la crescente pressione sulla rete di ricarica Tesla, soprattutto ora che gran parte dei Supercharger è aperta anche ad altri marchi elettrici. La sperimentazione è partita in cinque stazioni, a New York e in California, aree considerate tra le più critiche per densità di traffico EV e utilizzo delle infrastrutture.

Coda virtuale: come funziona?
Quando un automobilista arriva a una stazione Supercharger satura, può unirsi alla “coda virtuale” – una sorta di lista d’attesa – direttamente dall’app Tesla. Il sistema traccia la sua posizione e visualizza il numero di auto davanti a lui tramite una notifica di attività in tempo reale.
Tesla utilizza sia la posizione dello smartphone sia quella del veicolo per verificare la presenza effettiva presso la stazione. E avvisa volta per volta gli utenti in coda del loro turno per la ricarica.
Ovviamente il sistema si basa sul rispetto della coda da parte dei conducenti. Tesla non può impedire a un utente di collegare l’auto alla presa di corrente anche se non è il suo turno.
Le prime località coinvolte nel test sono New York (Bronx), dove c’è un elevato utilizzo da parte di driver ride-hailing e flotte urbanee, e quattro siti della Bay Area di San Francisco (Los Gatos, Mountain View, San Francisco, San Jose), probabilmente il mercato Tesla più saturo al mondo.
Il problema code ai Supercharger
La nuova funzione arriva dopo mesi di polemiche sulla congestione della rete di ricarica Tesla. Nel 2025 un video diventato virale mostrava alcuni proprietari Tesla litigare fisicamente davanti a una stazione Supercharger affollata per decidere chi avesse diritto alla colonnina successiva.
L’episodio aveva spinto Tesla ad annunciare l’arrivo di una coda virtuale già entro il secondo trimestre 2025. Il progetto, però, è arrivato con circa un anno di ritardo.
Tesla sostiene che le attese riguardino solo circa l’1% delle sessioni di ricarica, ma nei grandi centri urbani e durante i picchi di traffico il problema è diventato sempre più visibile.

Una rete multibrand, ora sempre più…”affollata”
Dietro il tema delle code c’è soprattutto la trasformazione della rete Supercharger. Oggi circa il 70% degli oltre 80 mila stalli Tesla nel mondo è aperto anche a veicoli di altri costruttori. Una scelta strategica che ha aumentato notevolmente il tasso di utilizzo delle infrastrutture.
Negli Stati Uniti, inoltre, Tesla sta diventando di fatto uno standard industriale grazie all’adozione del connettore NACS da parte di numerose case automobilistiche.
Il risultato è che la rete, nata inizialmente come ecosistema esclusivo Tesla, sta rapidamente evolvendo verso una piattaforma multi-brand con problematiche simili a quelle delle reti pubbliche tradizionali.
Tesla aveva già introdotto nel 2023 le cosiddette “congestion fee”, penali economiche da 1 dollaro/minuto per chi occupa inutilmente la colonnina oltre il 90% di ricarica nei siti più trafficati. Ora il focus si sposta sulla gestione delle attese, ma il vero banco di prova sarà la capacità di continuare a espandere rapidamente la rete mentre cresce il numero di EV compatibili.
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