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Tesla, dieci anni di (vera) innovazione?

Quali novità ha portato nell'industria automobilistica la Casa fondata da Elon Musk ormai dieci anni fa?

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Dieci anni in un mondo popolato da concorrenti ultracentenari: da poco Tesla Motors ha spento la decima candelina, traguardo che certifica il suo status di Casa auto non giovane, ma giovanissima. L’età in questo caso è inversamente proporzionale alla forza dell’azienda, come dimostra la capitalizzazione in Borsa. Ma la domanda è: tecnicamente che cos’ha detto di nuovo questo marchio che molti paragonano a miti dell’innovazione come Apple e Microsoft?

 

Un mondo nuovo attorno alla mobilità

Il compleanno cade nel pieno di settimane piuttosto tumultuose per l’azienda di Elon Musk, prima con lo stop di quattro giorni alla produzione del Model 3, poi con la notizia dell’incidente mortale avvenuto su un Model X che forse procedeva in modalità Autopilot e ha preso fuoco dopo l’impatto. Così molti analisti gettano benzina sul fuoco, vaticinando un’imminente bancarotta e scenari apocalittici.

Previsioni che vanno prese con le pinze, perché figlie della grande esposizione mediatica di cui da sempre gode la Tesla, che fa molto parlare di sé quando le cose vanno bene e ancora di più quando le cose vanno male. Questo perché il vero valore della Tesla non è certo nei prodotti, ma nel suo potenziale, in quella visione portata avanti da Elon Musk che trascende l’automobile e si propone come modus vivendi dove l’energia pulita è al centro di tutto.

La più grande rete di ricarica privata al mondo

Le auto sono solo parte di un business che comprende la fornitura di energia derivante dal fotovoltaico (Solar City, guarda), con cui peraltro è alimentata parte della Gigafactory, e un progetto visionario come quello dei tunnel sotterranei (Boring Company), senza dimenticare i Supercharger, ovvero la più grande rete di ricarica privata del mondo, che attualmente conta 1.191 stazioni per un totale di 9.184 colonnine a cui si aggiungono gli oltre 5.000 Destination Charger che si trovano in alberghi e centri commerciali.

Attualmente tutti questi punti di ricarica sono compatibili solo con le Tesla, ma si tratta di una banale questione di spine e prese che può essere risolta in breve tempo e generare profitti. Tornando al compleanno della Tesla Motors, ricordiamo che era il 18 marzo del 2008 quando dallo stabilimento di Fremont, usciva la prima Tesla Roadster, cioè una Lotus Elise che arrivava direttamente dall’Inghilterra senza la meccanica e veniva poi completata in USA con le componenti progettate per la trazione elettrica.

La novità principale della Roadster erano le prestazioni, che rivoluzionavano lo stereotipo delle auto elettriche lente e noiose. Il tutto grazie a uno 0-100 km/h da 3,9 secondi, e una velocità massima superiore ai 200 km/h, senza dimenticare i 340 km di autonomia. Considerata questa carta di identità, i 100 mila dollari erano un prezzo accettabile per una piccola produzione di circa 2.500 auto durata quattro anni.

La Roadster ha avuto subito successo, ma soprattutto è stata la base di un progetto che oggi sta compiendo il suo salto di qualità definitivo con la Model 3 (guarda), l’elettrica da 35.000 dollari che ha il compito di portare Tesla nel mass market. E che, dopo grandi ritardi di produzione, attualmente veleggia verso le 2.000 unità a settimana. Ma nell’attesa della diffusione dell’ultima arrivata, la Model S rimane la Tesla più popolare. E  quindi vale la pena dare un’occhiata al suo progetto. Per capire quali sono i suoi segreti, oltre all’ottimo sfruttamento degli asset digitali con lo spettacolare sistema di infotainment composto da un grande tablet da 17 pollici.

Un pianale che sembra uno skateboard

Tutto parte dal basso, con quello che viene definito come “skateboard chassis”, perché la sua forma ricorda esattamente quella di uno skateboard. In poche parole, il pianale di una Tesla Model X, ma anche della Model X e della Model 3, non è formato semplicemente da lamiera, ma buona parte del pianale stesso è fatto dal pacco batterie, che poi è contornato da una specie di rettangolo di acciaio scatolato. Da questo rettangolo sono poi collegati i telaietti ausiliari che supportano le sospensioni e il motore posteriore (costruito dalla stessa Tesla). E poi via via il resto degli elementi superiori che fanno da base al telaio space frame realizzato in alluminio (in acciaio sulla Model 3).

Considerando che sulle oltre due tonnellate di massa della Model S quasi un terzo è rappresentato dalle batterie che Tesla realizza insieme a Panasonic, si capisce quanto sia importante tenerle più in basso possibile. Per questione di baricentro ma anche di sfruttabilità dello spazio, e anche per proteggerle accuratamente dall’esterno. Il secondo componente più pesante in una Model S è il motore (23%), seguito dal telaio (17%) e dagli interni (14%).

Lo spunto tecnico più interessante, l’innovazione che consente di avere una buona dinamica di guida, prestazioni eccellenti, un peso accettabile, tanto spazio a bordo e soprattutto un’autonomia scacciapensieri, è proprio quello dello “skateboard chassis”. Concetto ripreso da tutta l’industria dell’auto “tradizionale”.

E se fosse il camion la sua innovazione disruptive?

Ma nel frattempo Elon Musk guarda avanti, allargando il business al settore del trasporto pesante con il Tesla Semi. Ovvero un camion completamente elettrico, pronto per arrivare sul mercato nel 2019. E che è stato già ordinato in diversi lotti da alcune aziende di spedizioni come FedEX e UPS. Questo mezzo potrebbe essere rivoluzionario per il settore del trasporto su gomma, soprattutto negli Stati Uniti, dove le lunghissime distanze e la legge impongono pause obbligatorie.

Il Tesla Semi può percorrerne fino a 800 km a pieno carico e a velocità autostradale, sostiene la Tesla. Questo grazie anche a una ottima penetrazione aerodinamica. E soprattutto si potrà ricaricare in soli 40 minuti grazie agli inediti Megacharger. Secondo Musk, i costi di gestione saranno inferiori del 20% rispetto a un mezzo diesel e la totale affidabilità sarà garantita per un milione e 600mila km. Che sia questo il futuro   Tesla, la killer application dell’innovazione in grado di farla diventare adulta e in buona salute?