Secondo dati rilanciati da Bloomberg, tra ottobre e dicembre 2025, circa il 20% dei Tesla Cybertruck venduti sarebbe stato immatricolato da società controllate dallo stesso Elon Musk. Un dato che riaccende il dibattito sulla domanda reale del divisivo pick-up elettrico.
Venduti alle sue società 1.350 esemplari su 7.071
Nel quarto trimestre 2025 Tesla avrebbe consegnato 7.071 Cybertruck. Di questi, circa 1.350 unità sarebbero finite a società riconducibili al suo miliardario fondatore. Il grosso degli acquisti sarebbe stato effettuato da SpaceX, ma nel computo generale rientrano anche altre aziende legate a Musk, come The Boring Company, Neuralink e xAI.
Se confermata, la percentuale è significativa: un veicolo su cinque venduto nel periodo sarebbe stato assorbito internamente dall’universo imprenditoriale di Elon Musk. E la cosa fa riflettere.

Vada per SpaceX. Ma Neuralik e xAI cosa c’entrano?
Nel caso di SpaceX, la scelta appare in qualche modo coerente con una progressiva elettrificazione delle flotte aziendali. Il Cybertruck nasce infatti come mezzo robusto, con grande capacità di carico e struttura pensata per impieghi gravosi. In un contesto come basi logistiche, centri di test o stabilimenti, il modello potrebbe trovare un utilizzo concreto.
Più difficile invece comprendere la funzione strategica di volumi consistenti presso aziende come Neuralink o xAI, realtà che non hanno esigenze operative immediatamente legate a veicoli commerciali.
Cybertruck, dubbi sulla domanda “reale”
Il tema centrale non è tanto l’acquisto da parte di aziende collegate a Musk, quanto il segnale che questi numeri possono dare sull’effettiva domanda reale del controverso Cybertruck. Se una quota rilevante delle vendite arriva da società dello stesso gruppo imprenditoriale, infatti, il mercato retail e corporate indipendente potrebbe essere più debole delle attese.
Dopotutto il Cybertruck ha beneficiato di enorme visibilità mediatica, ma trasformare notorietà in volumi stabili si sta rivelando più complesso. Prezzo elevato, dimensioni fuori scala per molti mercati e design estremamente polarizzante restringono il bacino potenziale.

Obiettivi molto lontani: solo un decimo raggiunti
Tesla aveva indicato in passato un potenziale produttivo di 250 mila unità annue. Oggi quel target appare distante. Dopo un avvio discreto nel 2024, il 2025 avrebbe mostrato un rallentamento netto, con stime che ora collocano il modello su volumi molto più contenuti, nell’ordine di 20-30 mila unità l’anno. Per un progetto così ambizioso, la differenza è enorme.
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