Mentre Meta punta sul gas, Tesla torna alle rinnovabili siglando due nuovi mega contratti. In un solo giorno il colosso americano si è assicurato la produzione di oltre 640 MW di impianti fotovoltaici e una quota significativa di accumulo con batterie. Gli accordi riguardano un grande progetto in Arizona, dotato anche di un sistema di storage, e un nuovo parco solare in Texas.
Il gruppo guidato da Elon Musk sta puntando a garantirsi forniture di elettricità pulita a lungo termine per sostenere la crescita delle proprie attività industriali e dei carichi energetici legati all’Intelligenza artificiale. Cresce la competizione con i grandi operatori dei data center.

Tesla, nuova energia pulita in arrivo
Il progetto più rilevante è Project Sterling, sviluppato in Arizona da ContourGlobal, società controllata dal fondo KKR. L’impianto avrà una capacità di 509 MW fotovoltaici affiancati da un sistema di accumulo da 360 MW, pari a circa 1.440 MWh di capacità grazie a batterie con autonomia di quattro ore.
Tesla acquisterà il 90% della produzione dell’impianto attraverso un contratto di lungo periodo, mentre il restante 10% sarà gestito direttamente da ContourGlobal sui mercati elettrici. L’entrata in esercizio è prevista nel 2028.
Nello stesso giorno Tesla ha annunciato un secondo Power Purchase Agreement (PPA) con lo sviluppatore Zelestra per acquisire l’intera produzione del futuro impianto Lumen Farm, un parco fotovoltaico da 140 MW nel nord-est del Texas. La costruzione dovrebbe iniziare nel 2027, con avvio dell’esercizio commerciale nel giro di altri due anni.
L’AI aumenta la fame di elettricità
La motivazione di questi investimenti pare abbastanza evidente. Negli Stati Uniti la domanda di elettricità sta crescendo rapidamente, alimentata soprattutto dall’espansione dei data center dedicati all’Intelligenza artificiale, che stanno aumentando la pressione sulle reti elettriche.
Anche Tesla ha consumi in costante crescita. Oltre alla Gigafactory Texas, l’azienda sta ampliando la propria capacità di calcolo per l’AI e necessita quindi di grandi quantità di energia a prezzi prevedibili e con basse emissioni.
In questo scenario i suddetti accordi rappresentano quindi uno strumento strategico. Consentono infatti di bloccare per molti anni forniture di energia rinnovabile, riducendo l’esposizione alla volatilità dei prezzi dell’elettricità.

Tesla, tra impianti e acquisto di energia
L’aspetto più curioso della vicenda è che Tesla disporrebbe già delle tecnologie necessarie per realizzare impianti simili. L’azienda produce infatti le batterie Megapack, oggi tra le più diffuse per l’accumulo su larga scala, commercializza pannelli fotovoltaici e sta costruendo in Texas una nuova fabbrica destinata a raggiungere una capacità produttiva di 100 GW di moduli solari.
Nonostante questo, per entrambi i nuovi progetti Tesla ha preferito acquistare energia da sviluppatori specializzati invece di costruire direttamente gli impianti.
La scelta riflette una distinzione sempre più netta tra chi realizza le tecnologie e chi sviluppa grandi impianti utility-scale. Costruire e gestire centrali fotovoltaiche richiede competenze, autorizzazioni e tempi diversi rispetto alla produzione di hardware. E Tesla questo lo sa.

Una competizione sempre più accesa
Gli ultimi sviluppi in casa Tesla dimostrano come la società stia allargando le proprie maglie nello stesso mercato presidiato dai grandi operatori digitali. Zelestra, per esempio, ha già firmato diversi accordi con Meta per alimentare i suoi data center e figura tra i principali venditori mondiali di energia rinnovabile alle imprese.
La ragione alla base è sempre la stessa: un carico elettrico in rapida crescita necessita di una fornitura quanto più economica e pulita. La concorrenza per l’energia solare, soprattutto in Texas, si sta intensificando e Tesla non vuole farsi trovare impreparata nella corsa ad assicurarsi grandi volumi di elettricità rinnovabile.
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