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Terni, bus all’idrogeno con le eccedenze delle Acciaierie

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terni idrogeno
Un autobus a idrogeno della Sasa, società di trasporti di Provincia e Comune di Bolzano.

C’è una notizia, in arrivo da Terni, che spiega perfettamente perchè lo sviluppo delle tecnologie idrogeno a celle combustibili possa avere un suo senso, senza per questo considerarla alternativa all’elettrico a batterie.

Facciamo questa premessa per ricollegarci alla disputa scatenata sulle nostre pagine dalla pubblicazione di alcuni articoli del professor Alessandro Abbotto sulle potenzialità dell’idrogeno verde. Il punto, sempre sottolineato da Abbotto, è che per alcune tipologie di trasporto come i trasporti pesanti, la navigazione, alcuni treni e l’aviazione l’accumulo dell’energia attraverso l‘idrogeno anzichè le batterie può essere l’unica alternativa praticabile per ottenere emissioni zero. Cioè per abilitare l’abbandono definitivo della trazione termica a combustibile fossile.

terni idrogeno

Cosa succede a Terni? Nel capoluogo umbro le storiche Acciai Speciali Terni (AST) utilizzano da sempre l’idrogeno per ottenere le temperatre richieste per la lavorazione degli acciai speciali. Grazie a un efficientamento del processo industriale, però, oggi le acciaierie si ritrovano con una autoproduzione di idrogeno eccedente rispetto al fabbisogno.

Che farne? Semplice: grazie a un accordo con il Comune di TERNI cederanno gratuitamente l’idrogeno in eccesso alla società del trasporto pubblico Bus Italia. Questa, sfruttando un finanziamento del Ministero dei trasporti di 7 milioni di euro, metterà in flotta nuovi autobus a idrogeno.  Realizzerà anche l’infrastruttura per il rifornimento. AST metterà anche a disposizione l’area su cui costruire l’impianto.

«Ci riprendiamo così il ruolo di città d’avanguardia, dinamica e innovativa che ci ha caratterizzato negli ultimi 150 anni» ha commentato il sindaco Leonardo Latini.

Non ha tutti i torti: questo ci pare un bell’esempio di economia circolare. E’ reso possibile dal fatto che nel mondo alcune aziende hanno continuato a sviluppare la tecnologia dell’idrogeno fuel cell, senza badare alla guerra di religione fra i fan delle rispettive fazioni.

 

4 COMMENTI

  1. “Eccesso di produzione” è la frase ipocrita per non dover dire “abbiamo un impianto di steam reforming da gas metano che produce più di quello che ci serve” quindi stiamo parlando di idrogeno grigio. Così il comune investirà in autobus ad idrogeno invece dei più economici elettrici e poi si vedrà. Tanto nessuno si accorgerà di nulla almeno fino a quando l’idrogeno verrà “regalato”.

    Siamo di fronte ad un esempio di greenwashing da manuale? Secondo il mio parere sì.

      • Ho dovuto cercare un po’, visto che la maggior parte di articoli in rete riporta sinteticamente soltanto quanto asserito dai promotori, ad esempio come scrive umbriaon.it: “Ast metterà a disposizione gratuitamente il surplus di idrogeno prodotto all’interno dell’area industriale e che viene utilizzato in fase di produzione”. Per trovare qualche dettaglio in più occorre andare sul Messaggero (https://www.ilmessaggero.it/umbria/federmanger_chiede_di_rilanciare_l_idrogeno-5595423.html) che scrive “Partiamo da cosa c’è. Un impianto di produzione di gas tecnici (all’interno dell’AST) con una capacità produttiva per l’idrogeno di 2.400 m2 ora che per effetto della perdita del magnetico oggi lavora a non più di 800 m2 ora. Certo si tratta di un processo produttivo che usa la tecnica dello steam reforming partendo dal metano quindi ci troviamo in presenza di un idrogeno c.d. grigio ma non ci deve scandalizzare perché fasi intermedie sono inevitabili nei prossimi 10 anni.”.
        Non sono in grado di fare fact checking della notizia del Messaggero, registro solo, a parte l’errore dell’unità di misura (m2 invece di m3) e la stranezza di indicare la produzione in volume anzichè in peso (kg), che si tratta di idrogeno grigio.

        In ogni caso, visto che il mio scopo non è quello né di promuovere nè di denigrare le singole soluzioni ma di analizzare il più accuratamente possibile i vantaggi e gli svantaggi di queste, provo a fare una lista:

        Vantaggi
        1) I mezzi ad idrogeno non inquineranno localmente, quindi sono una soluzione ecologica rispetto ai vecchi mezzi diesel che sostituiscono.
        2) L’inquinamento prodotto dal processo di steam reforming è basso perché si usa metano che è un combustibile pulito.
        3) Viene utilizzato un impianto ormai esistente che si ritrova a lavorare ad un terzo della propria capacità produttiva, con ovvie ripercussioni positive sull’occupazione locale.

        Svantaggi
        1) L’idrogeno di cui si parla non è tecnicamente un’eccedenza perché più produzione di idrogeno implica un maggior utilizzo di gas metano, quindi maggiori emissioni di CO2
        2) Non è stato detto qual è il piano, se esiste, della conversione dell’impianto in modo da produrre idrogeno verde in futuro.
        3) Il comune farà un investimento su un sistema ad idrogeno senza un chiaro piano di approvvigionamento di idrogeno verde in futuro, nè è in grado di sapere quanto costerà l’idrogeno verde in futuro, quindi non si sa che parametri di TCO abbiano usato per decidere di acquistare mezzi ad idrogeno invece che elettrici.

        Temo, in definitiva, che la scelta sia stata politica, anche e giustamente con una valutazione in termini di ricaduta occupazionale. Di contro il problema principale è che si investirà in una tecnologia che rischia di essere troppo costosa nella sua declinazione più ecologica (con idrogeno verde) e più inefficiente e complessa rispetto ai sistemi a batteria già disponibili oggi.

        E ora potete anche spiaccicarmi contro il muro come il grillo parlante 😉

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