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Terna guarda al 2050: ecco i conti dell’Italia green (e in auto elettrica)

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terna auto elettrica

 

Terna, auto elettrica, rinnovabili, stoccaggio, bilanciamento della rete, investimenti. Alziamo lo sguardo al 2030 e oltre, fino al 2050, e cerchiamo di rispondere alle domande che tutti ci poniamo: siamo in grado di arrivare a metà del secolo con un sistema energetico a zero emissioni?

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Luca Marchisio, Head of Strategy di Terna

Lo facciamo con Luca Marchisio, Head of Strategy di Terna Spa. Terna è il gestore della rete elettrica italiana ad alta tensione ed è il primo operatore in Europa, con linee elettriche per quasi 75 mila km.

Ingegner Marchisio, quanta energia servirà ad alimentare il parco auto elettrico italiano nel 2030, quando sarà di 6 milioni di unità, e poi nel
2050 quando sarà interamente elettrico. Terna ha fatto delle stime?

Faccio una premessa: l’auto elettrica ha una caratteristica che viene spesso dimenticata: quella di essere estremamente efficiente. Come anche la pompa di calore per riscaldamento. È una questione di termodinamica, una verità assoluta. Se vediamo i consumi di energia primaria, abbiamo un’efficienza del 70-80-90% rispetto al 20-30% dell’auto termica. Questo significa che i volumi di energia sono molto inferiori.
Ogni auto a batteria, con una percorrenza media di poco più di 10 mila km, consuma in un anno 2 MWh di elettricità, quindi un milione di auto sono 2 TWh, 10 milioni 20TWh e così via. Per i 4 milioni di BEV e i 2 milioni di PHEV, che consumano anche benzina, previsti dal Piano Nazionale Energia e Clima, il PNIEC, al 2030 noi stimiamo 10 TWh di energia elettrica all’anno. Queste sono le stime degli scenari alla base dei nostri piani
strategici energetici. Rispetto al fabbisogno nazionale di 320 TWh dell’ultimo anno ante Covid, questo numero è significativo ma facilmente gestibile. Non è un numero che preoccupa.

Scusi se la interrompo: lei parla di fabbisogno ante Covid. Quanto ha inciso la pandemia, e quanto l’efficientamento energetico, sui consumi elettrici in Italia?

L’anno scorso il fabbisogno è stato di circa 300 TWh. Il calo è stato dovuto quasi interamente ai lock down: un calo di questa entità in un anno è solo marginalmente merito dell’efficientamento. Tant’è che nei primi mesi del 2021 vediamo che siamo tornati sostanzialmente ai livelli pre Covid.

terna auto elettrica

Quindi non è vero, come tanti dicono, che i consumi delle auto elettriche, quando saranno di massa, metteranno in crisi il sistema elettrico italiano?

I consumi della mobilità elettrica privata, come dicevo, avranno un impatto sostanzialmente gestibile. Più difficile da gestire è invece il profilo di potenza nei momenti di picco della richiesta. Questi, se non vengono gestiti in modo smart, rischiano di generare degli impatti significativi sulla rete. Per gestire il sistema, in sostanza, potrebbe essere necessario ricorrere più del necessario alle fonti fossili integrative.

2050: all’Italia serviranno 700 TWh (il 5% per le auto)

Valutando anche il prevedibile efficientamento dei consumi, a quanto assommerà, secondo Terna, l’aumento della richiesta di energia elettrica rispetto i livelli attuali, al 2030 e al 2050?

A valutare gli scenari al 2050 non siamo ancora arrivati. Sarà l’esercizio che faremo in vista del prossimo piano di sviluppo. Nel frattempo abbiamo come riferimento la strategia di lungo termine pubblicata a fine 2020 dal governo e trasmessa all’Ue, che prevede al 2050 una riduzione del parco veicoli circolante, dagli attuali 40 milioni a 24 milioni, grazie
soprattutto allo sviluppo del trasporto pubblico locale e dello sharing nella città. Di questi, 19 saranno elettrici e quindi genereranno un fabbisogno aggiuntivo di 38 TWh annui. Sono di nuovo un numero trascurabile rispetto a consumi elettrici stimati a quella data di 700 TWh: si parla del 5%.

Quindi la strategia di lungo termine prevede un raddoppio abbondante dei consumi elettrici per metà secolo?

Sì, un sistema quasi totalmente elettrificato richiederà a livello di paese circa un raddoppio. Questo in parte per l’aumento dei consumi elettrici diretti, in parte per la produzione di idrogeno e combustibili sintetici per alimentare quelle attività che non si possono elettrificare. La produzione di idrogeno verde attraverso la scissione della molecola dell’acqua con elettrolizzatori porterà sù di molto i consumi elettrici. Il documento citato stima che oltre 200 TWh andranno a coprire questo tipo di attività per produrre combustibili green sintetici.

Le rinnovabili? Ci basteranno, anzi…

Un giro un po’ complesso, anche perché tutta l’energia dovrà essere rinnovabile. E’ possibile generarla tutta da fonti rinnovabili?

Il potenziale di produzione da fonti rinnovabili in Italia è enorme. In un Paese mediterraneo come il nostro, ad alta disponibilità del sole, circa 400 TWh verranno dal fotovoltaico e 150 dall’eolico. Sempre secondo la strategia di lungo termine sopra citata, di questi 400 TWh, circa due terzi verranno dai piccoli impianti su tetti e un terzo da
impianti “utility scale” su ex cave, terreni inutilizzati o agricoli dismessi.

La parte sui tetti arriverà a coprire a stento il 10% di tutta la superficie edificata in Italia. L’impegno di suolo è meno dell’1% del territorio nazionale. In potenza installata, rispetto a oggi, bisognerà aumentarla di 10 volte. Oggi abbiamo 30 GW installati, 20 in fotovoltaico e 10 in eolico.  producono circa 50 TWh annui. Dobbiamo arrivare a 550 TWh.

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Chi finanzierà questa imponente installazione di nuova capacità?

Come investimenti per il Paese questa transizione ha più plus che minus. L’attuale modello di produzione ha più costi variabili che costi fissi: l’investimento per l’impianto è modesto, mentre è enorme l’acquisto di combustibile e diritti di emissione di CO2. Si basa su trading e acquisto di combustibili dall’estero, quindi è negativo anche per la nostra bilancia dei pagamenti.

Il modello futuro è l’opposto: i costi variabili sono a zero, perché non si bruciano combustibili, si usa il sole; ciò significa che le uscite sono nulle durante la vita, solo la manutenzione che è molto bassa, almeno per il fotovoltaico. Invece quel che è richiesto è un forte impegno di capitale all’inizio. Per forza di cose questo dovrà essere appannaggio anche delle famiglie e delle piccole imprese, non solo dei grossi player come avviene oggi. La scelta del consumatore non deve essere fatta solo su quel che costa meno oggi ma poi costa un sacco in consumi dopo.

Anche il privato dovrà essere stimolato e guidato a mettere i soldi su investimenti con ritorni a lungo termine. Serviranno incentivi e prestiti agevolati. Il superbonus 110% e gli incentivi per le auto elettriche vanno già in questo senso, incoraggiando i privati a ragionare in termini di “total cost of ownership”. Questo permette di capire che un’auto elettrica o un impianto di riscaldamento a pompa di calore sono già oggi più convenienti. Ma serve un cambio di mentalità che richiede tempo.

Così Terna raddoppierà la sua rete

L’installazione di nuova capacità non dipende da Terna. Terna però dovrà
far circolare l’energia nel Paese. Cosa vorrà dire raddoppiare la capacità
di trasporto, soprattutto sulla dorsale Sud-Nord? Quanto dovrete investire?

Il nostro piano di sviluppo prevede al 2030 oltre 14 miliardi di euro di investimenti, e questo è disegnato sullo scenario PNIEC e quindi su un target di 55% di rinnovabili sui consumi elettrici. Poiché i nuovi scenari europei hanno alzato l’asticella, è presumibile che al prossimo aggiornamento del PNIEC il 55% diventi 70% (NDR: Cingolani proprio in questi giorni ha parlato del 72%), il che ci porterà ad aumentare ancora gli investimenti. Al 2050 anche la capacità di trasporto dovrà sostanzialmente raddoppiare. Sono investimenti importanti ma di certo inferiori a quelli richiesti al sistema Paese nel suo insieme. Basti pensare che bisognerà sostituire 39 milioni di auto: se uno moltiplica per il costo di capitale…

Oltre 14 miliardi di euro in dieci anni sono alla portata di Terna?

A titolo di esempio, il nostro piano di sviluppo 2016-2019 prevedeva comunque investimenti annui per circa 700 milioni. C’è stato quindi un raddoppio a 1,4 miliardi, ma questo è dovuto principalmente a poche grandi opere. Alcune serviranno a razionalizzare le infrastrutture sul territorio e permettere la risoluzione di alcuni colli di bottiglia che
potevano essere accettabili ieri, ma non lo saranno più domani. Altre, per risolvere alcuni macro problemi del nostro Paese.

Un’opera molto importante sarà il Tiyrrhenian Link per connettere con cavo sottomarino le grandi isole Sardegna e Sicilia con il continente; da sola vale 3,7 miliardi di euro. Servirà a gestire la generazione da fonti rinnovabili, abbondante sulle isole, e metterla a disposizione del resto del Paese e contemporaneamente a garantire la sicurezza della fornitura. L’altra grande opera sarà il cavo sottomarino in Adriatico che collegherà Abruzzo e Marche, l’Adriatic Link.

Meno tralicci, più cavi sottomarini

Quando si parla di grandi reti elettriche, nell’opinione pubblica scatta subito l’allarme: selve di tralicci, inquinamento elettromagnetico e via dicendo…

La gran parte degli interventi è in cavo, quindi non visibile. E’ una tecnologia che per motivi tecnici non si può usare sempre; ma dove è possibile, noi stiamo sostituendo i tralicci con cavi sotterranei a basso impatti visivo. I campi elettromagnetici non sono un fatto: ad oggi non è stata mai dimostrata una correlazione con problemi alla salute. Tuttavia, noi rispettiamo i vincoli di legge, che tra l’altro sono molto più restrittivi di
quelli previsti negli altri Paesi. E quando è possibile sostituiamo due linee obsolete con una nuova a minor impatto. Il cavo adriatico, per esempio, aumenterà la capacità di scambio Sud-Nord senza aumentare le linee aeree, che hanno bassi livelli di accettabilità. E’ una soluzione più onerosa, ma meno impattante.

Il tema chiave? Lo stoccaggio

All’aumento dell’apporto delle energie rinnovabili, intermittenti e non programmabili, aumenta il fabbisogno di stoccaggio e di soluzioni per mantenere il bilanciamento della rete. Cosa bisognerà fare?

Lo stoccaggio è il tema chiave. L’efficienza intrinseca del vettore elettrico ha come contraltare la difficoltà di stoccaggio. Per il gas anche il tubo è un serbatoio di accumulo, almeno in una giornata, mentre il ‘filo’ no. Servono quindi soluzioni di accumulo per garantire flessibilità. La flessibilità è di tre tipi: giornaliera, settimanale e annuale.

Il tetto di casa
Un tetto solare può produrre l’energia per ricaricare l’auto?

Quindi?

Quando avremo 300 GW di fotovoltaico installato, ogni giorno avremo una campana di produzione che parte da zero al mattino, arriva al massimo all’ora di pranzo e poi torna a zero a sera. Nel momento di picco avremo un’eccedenza e dovremo accumulare energia da rilasciare a sera e mattina. Ogni giorno serve un sistema di accumulo ad alta efficienza e alto rendimento, perché sarebbe assurdo buttare via il 40-70% di questa energia. Gli accumuli ideali per dare questo servizio sono gli quelli chimici e i pompaggi. Altra questione è gestire gli andamenti stagionali, quando avremo forte richiesta in inverno per il riscaldamento e in estate per il raffreddamento, e molto meno in primavera e autunno.

Eolico e fotovoltaico fanno gioco di squadra

La interrompo di nuovo. Nell’infraday, però, l’eolico avrà fluttuazioni di tipo diverso dal fotovoltaico no?

Infatti: funziona a fasi di 3-5-7 giorni, almeno nel Mediterraneo. Al Nord è un altro mondo perché lì il vento spira praticamente di continuo, fino a 4-5 mila ore all’anno su un totale di 8.760 ore. Noi abbiamo circa 2 mila ore potenzialmente utilizzabili, con una ciclicità grosso modo settimanale. Non c’è una grande differenza fra giorno e notte, ma tutto è molto randomico. Perché a volte l’assenza di vento può essere anche di parecchie settimane per poi spirare per due tre settimane di fila.

In Germania hanno momenti in cui il sistema va in crisi proprio per questo, per un eccesso di produzione da eolico oppure, al contrario, per assenza di vento e sole (NDR: si chiama Dunkelflaute, hanno pure coniato un termine ad hoc i tedeschi). Ma alla fine l’eolico è comunque molto utile, perché è complementare al fotovoltaico. Avere un mix diversificato di fonti ti dà una copertura, un hedging, detto all’inglese. Se hai solo fotovoltaico avrai un problema a ogni settimana di maltempo.

Batterie, pompaggi, idrogeno & auto elettriche

E l’idroelettrico? L’accumulo nei bacini è stagionale, ma con i pompaggi può diventare anche uno stoccaggio di energia a ciclo giornaliero. E’così?

Sì, quello dei pompaggi può essere un accumulo giornaliero o settimanale, al pari di quello chimico nelle batterie. Il PNIEC si è già espresso su questo. Al 2030 questa capacità “utility scale” dovrà salire a 6 GW. Altri 4-4,5 GW saranno invece figli di piccoli accumuli industriali o domestici associati a fotovoltaico per un totale di circa 10,5 GW complessivi al 2030.

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E le auto?

No, le auto a batteria non sono comprese perché nel PNIEC le auto sono considerate solo in quanto fornitrici di flessibilità: con lo smart charging possono ricaricarsi in modo intelligente, prelevando energia solo in funzione della disponibilità in rete. Non si tiene conto invece della tecnologia V2G che immette anche energia dalle batterie alla rete.

FCA Mirafiori, un caso di scuola

Quindi le batterie auto con tecnologia V2G potrebbero ampliare le risorse di accumulo del sistema?

Guardi che la flessibilità sarebbe già una grande risorsa. Noi stiamo lavorando con alcune imprese, rispettando la terzietà che ci impone il nostro ruolo di gestore della rete elettrica nazionale, perché non abbiamo un coinvolgimento diretto. Ma non acquistiamo capacità, bensì flessibilità. FCA ha partecipato recentemente a un’asta (la Fast Reserve, ndr) fornendo flessibilità attraverso le FIAT 500 elettriche stoccate nei parcheggi di Mirafiori (leggi). E’ un progetto bellissimo di cui noi siamo fieri come Paese. Loro hanno partecipato all’asta, unici a farlo con le batterie auto, anziché con grandi accumuli elettrochimici stazionari dedicati. Noi li abbiamo aiutati a capire se quel servizio era realizzabile.

Fiat Centoventi V2G
Uno squarcio di futuro: tante Fiat Centoventi (oggi un prototipo) in stazioni di ricarica V2G

Primo, la flessibilità. Poi il V2G

Se introduciamo invece il V2G, che contributo darà alla rete di Terna con 24 milioni di veicoli elettrici?

Un contributo assolutamente prezioso, sia per noi sia per l’automobilista che fornisce questo servizio. Il valore estraibile da ogni singola auto in base alle nostre valutazioni è circa equivalente al costo annuo della ricarica. Se consideriamo i 2 mila kWh annui di consumo medio, come valore di energia siamo attorno ai 120 euro, che diventano 3-400 aggiungendo gli oneri di sistema.

Per la rete di Terna?

Significa avere a disposizione una risorsa di flessibilità a costi competitivi, senza dover investire in ulteriori infrastrutture, ma ottimizzando solo l’esistente. Se poi dalla ricarica flessibile, passiamo al vero e proprio V2G, quindi non solo prelevare in modo flessibile ma anche reimmettere in rete, il beneficio è ancora superiore. Ma non trascurerei il valore già insito in una ricarica intelligente. Anche perché il primo soggetto impattato da questa risorsa è il distributore.

Un’infrastruttura di distribuzione, a fronte della penetrazione massiva di veicoli elettrici in un contesto urbano in cui tutti tornano a casa e attaccano l’auto alla presa alle 7 di sera, va  rafforzata. Noi come Terna siamo impattati, ma il primo impatto è concentrato nei grandi centri urbani. Milano, Torino Roma e molte altre città italiane dovrebbero rifare completamente la loro rete di distribuzione. Quindi lo “smart charging” deve essere strutturale: comincia a prelevare solo quando la rete non è più sovraccarica.

L’importanza della ricarica intelligente

E i siti diversi per la ricarica, come luoghi di lavoro e grandi parcheggi?

E’ chiaro che anche questa sarà una grande opportunità. Anche perché sono i siti dove c’è già la possibilità di aggregare. Le auto sono ferme per ore, c’è la certezza di avere  quel certo numero di auto stabile e prevedibile. Il cliente dirà a che ora vuole l’auto carica e l’intelligenza gestirà la ricarica in modo tale di soddisfare la richiesta, senza sovraccaricare la rete. 

Sono aggregazioni già fatte, un unico interlocutore per Terna. Terna ha calcolato il  potenziale di accumulo delle auto?

Un’ auto, oggi, ha mediamente una capacità di accumulo di 50 kWh, fino agli 80-90 kWh delle Tesla. Nello scenario PNIEC che citavamo in precedenza, si è stimato un fabbisogno di accumulo al 2030 per circa 10 GW complessivi (6 GW utility, più 4,5 GW diffusa) con una capacità energetica associata di circa 50 GWh (quindi con un rapporto energia/potenza medio pari a circa 5 ore). Se la capacità necessaria è 50 GWh, e le auto hanno una capacità di 50 kWh ciascuna, vuol dire che un milione di auto elettriche hanno la stessa capacità di accumulo di tutto l’accumulo che ci serve al 2030. Solo un milione di auto elettriche.

Nelle auto elettriche c’è l’accumulo che serve a Terna

Invece nel 2030…

Ne avremo 4 milioni solo di elettriche pure, quindi avremo 200 GWh di capacità di accumulo che è quattro volte ciò che servirebbe a bilanciare il sistema. Poi è chiaro che ci sono tanti fattori da considerare che riducono drasticamente la disponibilità effettiva: quante di queste auto saranno in circolazione, quante ferme e quante collegate nell’istante e con “state of charge” utilizzabili ecc. E’ chiaro che i numeri si riducono
drasticamente, ma le potenzialità sono enormi.

Affascinante e molto complesso. Occorrerà una grossa sperimentazione sul campo per elaborare le matematiche?

L’essere umano ha fatto cose più complicate nella sua storia. Quello che serve innanzitutto è stabilire dei protocolli di dialogo, che ancora non ci sono, soprattutto con le colonnine di ricarica.

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55 COMMENTI

  1. Premetto che ho registrato il mio nome e la mia mail.
    Ho lavorato e lavoro nel sistema elettrico da moltissimi anni e seguo giornalmente quello che succede in Europa.
    Nel merito e’ evidente che attualmente non esista un piano organico, una road map, per arrivare agli obiettivi 2030-2050. Il famoso foglio del ‘come’. La scelta e’ politica sia nel contesto internazionale che europeo e questo e’ il punto ad oggi.
    Nello specifico i numeri non tornano perche’ ognuno vede il proprio orticello di interesse. Non e’ compito di Terna produrre energia, gli e’ espressamente vietato dal suo statuto, e nemmeno, per esempio, responsabilita’ di Eni mettere l’idrogeni nei tubi. Sempre qualcun altro dovra’ farlo.
    Ecco allora le previsioni su quello che dovranno fare altri diventano soggettive. Per inciso per permettere la ricarica notturna a 9M di auto servirebbero 9M di punti di ricarica e se non sbaglio quelli previsti sono solo una frazione.
    Consiglio poi a tutti a tutti di stare sul merito dei numeri. Tutte le opinioni sono da rispettare ma non esiste il diritto dell’ignoranza.

    • Non dmentiche che ogni unità immobiliare, e sono oltre quasi 30 milioni in Italia, ha una presa elettrica. Di queste si calsola che il 20% circa dsponga di posto auo. Dei 38 milioni di auto immatricolate in Italia, solo il 5% è normalmente in circolazione: la maggior parte è pargheggiata per ore anche di giorno e portebbe ricaricare.

  2. Se anche il capo di terna sbaglia i dati e da numeri a caso…
    dice che FV e eolico italiani generano adesso 50 TWh, quando in realtà sono parecchi di meno.
    Poi dice che “al nord” il vento spira di continuo…!!… 4-5000 ore/anno… non certo l’eolico a terra, che in Germania genera a meno del 25% di fattore di capacità.
    Nei primi 3 mesi del 2021, dati Fraunhofer, i 63 GW attuali di eolico tedesco, dei quali 8 circa offshore, hanno generato il 32% in meno dei 3 mesi analoghi del 2020. Anche il FV di meno, nonostante diversi GWp in più ‘. Anche idro e il resto delle rinnovabili, tutte in negativo rispetto al 2020.
    Nel regno unito e’ da 9 giorni continui che il loro eolico, più ‘ di 10 GW offshore e ancor di più a terra, genera 1-2 GW elettrici, notte e giorno. Centrali a gas a manetta, ovviamente, vedasi dati su grid watch.
    Piu’ che un’intervista con un tecnico pare uno spot pubblicitario. Brutto segno.
    Deludente, e non poco.

    • Il nord Europa non è la Germania. I dati di tre mesi non significano nulla, qui si parla di medie annuali in serie storiche. Terna non si occupa di generazione, ma di trasmissione e Luca Marchisio non è un climatologo ma il responsabile delle strategie che come noto guardano più avanti del naso. Quando il saggio indica la luna…

      • Non cambia nulla, anche se la Germania non e’ il nord… che sarebbe quale paese quindi “il nord”? La Danimarca ha avuto ed ha stessi problemi della germania, generazione ridotta, e su tre mesi invernali con alta domanda elettrica la differenza la fa, il 32% in meno, eccome.
        A Marchisio ho rinfacciato di aver dato dati ELETTRICI sbagliati, non di clima: ha detto FV+eolico in ITA 50 TWh/anno, quando invece sono di meno… e 5000 ore anno di eolico lo fanno solo l’offshore in Scozia. Se poi Marchisio o Degli Esposti pensano che si possa installare tutto l’eolico per tutto il continente europeo nelle acque della Scozia allora bisogna dirlo.

        • Si proponga come consulente a Terna, vista la sicurezza con cui spiega come stanno veramente le cose al loro responsabile delle strategie. Però sarà meglio che si presenti con nome, cognome e titoli accademici.

          • Non c’e’ problema: Roberto Kersevan, Senior Applied Physicist, CERN, Ginevra.
            Una ricerca su google scholar le permettera’ di trovare la gran parte delle mie pubblicazioni scientifiche, molte peer-reviewed da esperti esterni anonimi.

            Il signore da voi intervistato (se l’avete intervistato) ha detto delle stupidaggini, o voi le avete riportate. IO le ho fatte notare. Punto.
            Invece di prendere nota e magari andare a verificare se per caso io avessi qualche ragione, lei ha risposto con tracotanza immediata.

            Leggo nel suo (di lei) CV che e’ giornalista economico al sole24h… quindi, mi permetta di dirle che lezioni o battutine infantili (tipo quella della luna e del dito) lei A ME non puo’ farle/darle su argomenti scientifici come questo.
            Continui pure a scrivere articoli/interviste piene di strafalcioni, dei quali nemmeno se ne rende conto perche’ non capisce una beneamata fava di nulla di fisica e tecnologia.
            Ah, oltre a fare ricerca da piu’ di 30 anni nei migliori laboratori del mondo (posso fare lista) ho anche un carattere franco, e dico quello che penso senza false cortesie o pudori.
            Si dia una calmata e abbassi i toni, un po’ di sana introspezione sui propri limiti di conoscenza, che nel suo caso sono abissali e evidenti anche per un cieco, si impongono.
            Buona serata.

          • Signor Roberto Kersevan, lei i toni li ha tenuti bassi fin dal primo commento dove definisce “stupidaggini” le dichiarazioni di Luca Marchisio. Converrà che chi si esprime in questi termini, per di più in forma anonima, avrebbe meritato di essere immediatamente bannato. Tuttavia non lo abbiamo fatto, e lei ha nuovamente dimostrato la sua caratura rincarando la dose. Ora almeno sappiamo come si chiama e quali siano le sue credenziali accademiche. Non ci impressionano, signor Roberto Kersevan: lei resta un arrogante maleducato. Suppongo che il responsabile delle strategie di Terna non abbia alcuna voglia di perder tempo per risponderle nel merito. Io mi limiterò a ricordarle che un giornalista ha un solo dovere: riportare fedelmente le dichiarazioni del suo interlocutore. Ed è esattamente ciò che abbiamo fatto.

          • Da quando in qua definire “stupidaggini” delle… stupidaggini sarebbe maleducazione? 🙂
            La mia forma e’ tanto anonima che ho rivelato il mio nome e cosa faccio subito, il nick robertok06 e’ comparso automaticamente quando ho messo l’e-mail di gmail, non ci ho fatto caso, tutto li.
            Quanto ai doveri dei giornalisti, oltre a riportare fedelmente le dichiarazioni degli intervistati ci sarebbe anche il verificare quello che dicono, in maniera critica… senno’ chiunque puo’ dire qualsiasi cosa e va bene. Lei confonde i comunicati stampa con il giornalismo.
            Io non sono arrogante, me se vedo una cosa marrone, sul marciapiede, che ha cattivo odore non la chiamo cioccolatino andato a male, ma cacca di cane, quello che e’.
            Ho letto stupidaggini e le ho chiamate con il loro nome, tutto li.
            Saluti, distinti, ovviamente, ci mancherebbe altro.

          • Che classe! Il dovere di un giornalista è riportare fedelmente le dichiarazioni e controllare che la fonte sia accreditata. Secondo lei, Il responsabile delle strategie di Terna è una fonte inattendibile. A me pare molto più attendibile del signor Roberto Kersevan. Ciò detto qui anche il signor Roberto Kersevan può dire la sua, come vede. Purché la smetta di fare il bullo.

      • “Non andare molto lontano” e “progettare il sistema elettrico per i prossimi 50 anni” sono due cose che NON vanno a braccetto.
        Inoltre, le quantita’ generate durante un anno intero per rinnovabili intermittenti e stagionali come il FV e l’eolico dicono poco. Il FV ITA medio da Nov a Gen genera ~1/3 di quanto generi d’estate, quindi e’ importante tenerne conto. Stessa cosa per l’eolico, che “in media soffia sempre da qualche parte”, ma solo in media, in realta’ ci possono essere buchi di generazione di una settimana intera e anche piu’… in quel caso cosa si fa? Adesso si importa di piu’ dall’estero, da FR, CH e SL in gran parte (e anche da DE via CH), ma in un futuro piu’ o meno prossimo con tante rinnovabili intermittenti dappertutto non si riuscira’ a farlo, perche’ se manca il vento a noi manca anche ai paesi limitrofi, e non si puo’ pensare di poter supportare, esempio, tutto il nord EU con il vento della penisola iberica, quando manca in nord EU e c’e’ in Iberia… non esiste proprio.

        • si, il problema della discontinuità delle rinnovabili è noto a tutti, non è ancora stato risolto, ma, in qualche modo si deve provare; anche perchè, al massimo, è sempre meglio elettricità un po’ intermittente che niente elettricità.

          • Vorrei sommessamente ricordare che tutto l’articolo ruota attorno alla soluzione dell’accumulo e della ricarica flessibile delle batterie prorpio a cusa della non programmabilità della generazione da fonti rinnovabili. E spiega come sarà risolto. Non se sarà risolto, perchè in proposito non ci sono dubbi. Si rassegnino i detrattori

          • Marcus, rispondo a te perche’ a degli esposti qui sotto non si puo’, non c’e’ il tasto “risposta”.
            Degli Esposti dice “si rassegnino i detrattori”… in realta’ le batterie NON possono neanche lontanamente sostituire stoccaggio tradizionale, tipo idro da pompaggio.
            I numeri sono impietosi, soprattutto per quelli che NON li possono/vogliono capire come degli esposti.
            Un’ora di consumo medio elettrico attuale in Italia e’ di ~ 300.000/8760=34 GWh.
            Un anno intero di produzione della gigafactory di tesla in Nevada corrisponde a 35 GWh (questo era il dato iniziale, puo’ aver cambiato adesso), cioe’ quasi uguale… e costerebbe a ~250 Euro/kWh la bellezza di 8,75 mlrd Euro.
            Questo per UNA SOLA ORA DI STOCCAGGIO…e se non vado errato le notti (assenza di sole) hanno in media DODICI ore, non 1, e d’inverno, quando piu’ conta, hanno fino a 15-16 ore (senza contare cieli coperti per il fotovoltaico).
            L’eolico, da parte sua, che nel mediterraneo e’ molto meno produttivo dei “paesi del nord” che piacciono tanto a degli esposti e suoi intervistati, puo’ avere periodi di “lull”, di mancanza, che durano anche diversi giorni, fino a piu’ di una settimana… basta guardare i dati sul sito di Terna.

            Per lo stoccaccio via idrogeno, argomenti simili (taglio corto, qui): le perdite in quel caso sono maggiori di quelle delle batterie, di molto, ed i costi attuali del kWh elettrico finale, cioe’ partendo da surplus rinnovabile trasformato in H2 che poi ridiventa elettricita’, sono assurdamente alte, attorno al 60% e anche piu’.

            Piu’ che di rassegnarsi alla realta’ DEI DATI, non so cosa dovrebbe fare Degli Esposti… anche se cominciare a studiare un po’ di fisica di base non sarebbe male, gli eviterebbe di fare certe figure non proprio ottime, per dirla con un eufemismo.

            Saluti.

          • Visto che sta rispondendo a un lettore, signor Roberto Kersevan, ttollererò ancora la sua boria. Non tollererò invece le imprecisioni. Primo: il costo a kWh delle batterie (Tesla e altre) è circa la metà di quello da lei indicato e si stima che scenderà sotto i 100 dollari a kWh entro il prossimo anno. Secondo: un costo del kWh elettrico finale da idrogeno verde del “60% superiore”, come dice lei, non è affatto “assurdamente alto”. Dipende da quanto ne servirà. Se dovesse coprire brevi periodi di “buco” delle rinnovabili, per di più spesso coincidenti con minimi di consumi, potrebbe risultare irrilevante in una media di costo su base anno. Qui non parliamo di fisica, ma di economia.

          • Guardi i dati noti di impianti di stoccaggio messi in linea recentemente, per esempio quello di Neoen in Austrialia, che tanto ha preso di titoloni sulla stampa/blogs “verdi”. Molto piu’ dei 250 Euro/kWh da me citati.
            Lei cita IPOTESI FUTURE basate su modelli.
            Nel frattempo, se uno compra una Powerwall Tesla ADESSO la paga 7-10 mila Euro (a seconda del paese) per 13,5 kWh… fanno ~500-750 Euro/kWh. Dati da sito Tesla, non me li invento.
            Tesla Italia, 8900 Euro per 14 kWh, 635 Euro/kWh: https://www.tesla.com/it_it/powerwall/design

            Il costo del kWh da H2 “verde” e’ il contrario di quello che dice lei. Le IPOTESI (per il momento) di renderlo compatibile come costi con l’H2 blu o grigio sono basate su ESTRAPOLAZIONI, di nuovo, fatte immaginando che i costi degli elettrolizzatori scendano di molto, e che i detti elettrolizzatori funzionino a manetta, cioe’ con tempi di utilizzo massimi… senno’ non si ripagano certo ai costi suddetti… un po’ come le centrali “peaker” a gas che generano MWh estremamente cari (rispetto alle centrali non-peaker) perche’ funzionano solo poche centinaia di ore/anno.

            I buchi delle rinnovabili possono durare SETTIMANE!… non poche ore come si potrebbe pensare.
            Se lei va adesso sul sito https://gridwatch.templar.co.uk/ trovera’ I DATI di generazione di tutte le fonti elettriche in UK, e vedra’ che l’eolico, tutto, anche quello off-shore ha generato sotto ai 5 GW di potenza, e per periodi di molte ore anche meno di 1 GW!, negli ultimi 15 giorni!… hai voglia di stoccare H2 per coprire quei buchi!
            Infatti, stanno facendo girare le centrali a gas a manetta!… adesso, un sabato di basso consumo, 13,5 GW di gas, 5,2 di nucleare, eolico a 1,68 GW… sotto ai 3 GW da circa 48 h continue.
            I costi di tutto questo sono rilevantissimi, e ragionando per medie, come suggerisce lei e come lei dice che farebbe anche l’intervistato di Terna, non si va da nessuna parte. Dev’essere per quello che tutti i paesi che hanno tante rinnovabili intermittenti hanno i costi elettrici piu’ alti.
            Primo posto AL MONDO la Germania, che ha 63 GW di eolico e 54 di FV e ha il kWh a 32 cEuro (!!), secondo la Danimarca che genera il ~60% della sua elettricita’ da eolico, a seguire vicina l’Italia, che spende 6,7 mlrd Euro/anno solo per foraggiare, fino al 2033 i saggi “investitori” che hanno approfittato di scandalosi “incentivi” al fotovoltaico negli anni dell’assalto alla diligenza: anche questa E’ ECONOMIA!

            Salutim, distinti, ovviamente.

          • Debitamente depurato della consueta arroganza, il suo commento assume l’aspetto di una interessante discussione nel merito. E’ vero che i costi di un sistema basato sulle rinnovabili, allo stato delle tecnologie e dei processi produttivi, sono superiori a quelli dell’attuale sistema basato su fonti fossili. Ma lei, da ricercatore, dovrebbe essere il primo a credere nell’innovazione tecnologcica e nei benefici anche economici che può produrre. Nel frattempo metta nel conto anche i costi dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento e ci dica se sia davvero proferibile andare avanti con il “business us usual” come sembra suggerire lei. Oppure ha in mente un’altra soluzione?

          • Allora la soluzione è quella di non guardare solo ai costi economici e
            fare degli stoccaggi di idrogeno (o metanolo ricavato dall’idrogeno, o altro …)
            per produrre elettricità durante la notte,
            nei giorni in cui non c’è sole,
            nelle settimane in cui non soffia il vento
            e nei mesi invernali nei quali la produzione fotovoltaica è bassa.

            Se costasse tutto meno rispetto al metano (che non abbiamo) allora saremmo degli imbecilli per non averlo fatto prima. Sarei contento se il costo del KWh elettrico finale fosse solo il 60 % rispetto all’attuale … ci metterei la firma subito; anche un costo finale del KWh doppio o triplo o quadruplo rispetto ad ora, secondo me, sarebbe una buona cosa.

          • parlare di idrogeno non ha senso, verde rosa grigio blu a pois è sempre insulso, qualsiasi altro accumulo ha rendimento superiore. Trovo comunque il signor Roberto troppo pessimista sulle rinnovabili quando scrive ‘tutti i paesi che hanno tante rinnovabili intermittenti hanno i costi elettrici piu’ alti.’ strabordare di rinnovabili è l’unica scelta sensata, per periodi di bonaccia o nuvoloni ci sono sempre gli interscambi
            Roberto, ho trovato molto interessante lo studio rethink_X, se non lo ha già fatto è una lettura interessante e valida trasferibile ovunque nel mondo, https://www.rethinkx.com/energy

            chi prende le decisioni ora deve ragionare in prospettiva, noi ora abbiamo un governo di incompetenti che sta prendendo decisioni disastrose, ma sono fiducioso lo stesso, i governi non possono influire più di tanto

            se a qualcuno per motivi a me ignoti interessassero le mie credenziali io ho la quinta elementare e sto sul divano tutto il giorno a grattarmi

    • Mi scusi, ma non mi sembra che sia riportato quello che scrive lei scrive:
      I testo dice “… Al Nord è un altro mondo perché lì il vento spira praticamente di continuo, FINO a 4-5 mila ore all’anno su un totale di 8.760 ore. NOI abbiamo circa 2 mila ore potenzialmente utilizzabili, con una ciclicità grosso modo settimanale. Non c’è una grande differenza fra giorno e notte, ma tutto è molto randomico. Perché a volte l’assenza di vento può essere anche di parecchie settimane per poi spirare per due tre settimane di fila….”

    • allora, i dati 2020 dicono 25,5 TWh di solare e 18,5 TWh si eolico, che fa 44 TWh, chiaro stava parlando per approssimazioni ma non mi sembra abbia detto chissà quale castroneria…sicuramente quest’anno si incrementerà ancora peraltro suoerando i 45… sul wind non credo abbia torto: si riverisce alle nuove turbine da 6 fino a 10 MW che effettivamente garantiscono fino a 5000 ore in nord europa grazie ad una maggiore altezza e una maggior flessibilita’: non è possibile fare quel calcolo dai dati a consuntivo in quanto contengono turbine vecchie che fanno molte meno ore e gradualmente verranno sostituite…anche in Italia si parla di passare da 1800 a quasi 3000 ore solo sostituendo la turbina, si vada a vedere le ultime autorizzazioni sui sito VIA del ministero…

      • La castroneria per uno che lavora a Terna e’ che con le rinnovabili intermittenti e stagionali NON programmabili/dispacciabili NON HA SENSO parlare di media su tempi lunghi, gia’ a partire da un solo giorno, dato che sia il FV che l’eolico possono passare da decine di GW a quasi zero in poche ore (vedi caso in Germania su sito del Frauhofer… peccato qui non si possano postare grafici).
        Dai dati/rapporti mensili proprio di Terna si vede che il FV italiano genera per i tre mesi nov-dic-gen circa 1/4 di quanto generi nei mesi estivi ad alta produzione… quindi pensare di poter stoccare surplus nei 3 mesi invernali col FV e’ ridicolo!… bisognerebbe installare 3~4 volte tanto per generare H2 (o surplus di elettricita’ per batterie) per sopperire alla produzione ridotta.
        Anche in Italia si parla di passare… ma dipende chi parla… certo se ascolti le associazioni pro-FV o pro-eolico e prendi le loro parole come verita’ rivelate, allora si… ma la realta’ e’ spesso diversa.
        Sul sito del Fraunhofer, o quello di Terna, trovi i dati settimanali/mensili/annuali, e vedi che l’eolico anche nei paesi che hanno piu’ vento di noi genera a poco piu’ del 20% di fattore di capacita’ medio… 63 GW installati in DE e 131,85 TWh generati (eolico on- e off-shore assieme)… fa un fattore di capacita’ medio del 23,8%, cioe’ 2090 h equivalenti a piena potenza.

        https://energy-charts.info/charts/energy_pie/chart.htm?l=en&c=DE&interval=year&year=2020

  3. Alcune considerazioni:
    – il v2g non si può fare, è una chimera. Costa uno “stonfo” di soldi, richiede un’infrastruttura fantascientifica. Si può fare, certo, presso enormi parchi auto, come quello di Fiat o magari di qualche mega concessionario, ma non in modo distribuito, costa, lo ripeto, uno “stonfo” (è un termine tecnico-scientifico, cercate su Google)

    – il 110% non è un incentivo, è un debito nostro e dei nostri figli. In pratica lo stato si fa prestare i soldi dalla UE, sotto ci mette la nostra firma e quella dei nostri figli, prende quei soldi e li dà ai privati che hanno la possibilità (anche economica) per accedere al 110%. In soldoni: “tu e la tua famiglia state pagando e continuerete a pagare a vita i pannelli del tuo vicino di casa (e gli state anche regalando un 10% in soldi reali, così, tanto per gradire)”. Sapevatelo.

    – il discorso della bilancia economica, con il gas che compriamo dall’estero, proprio non torna. Intanto anche i pannelli arrivano dall’estero (o credete che siano davvero fabbricati dal calzolaio nella zona industriale più vicina?) ed è falso che la spesa si limita all’investimento iniziale: visto che pannelli ed inverter hanno una durata di vita limitata nel tempo e che dopo un po’ vanno sostituiti, ecco che dopo un po’ parte un altro assegnino per l’estero. Lascio ad altri fare il compitino di cosa complessivamente costi di più (ma se fate i conti applicando gli “incentivi” già mostrare i vostri limiti in matematica …)

    – lo “scoop” di questo articolo è invece il boom di domanda di energia, passando da 320 a 700 TWh, principalmente, si legge, a causa dell’idrogeno. Io, boh, resto basito: non abbiamo i soldi per rendere pulita la produzione di questi 320 TWh annui, non ho proprio idea di come arriveremo a 700, mi sembra economicamente insostenibile

    • V2G: il capo di Terna, per quello che ho capito io, ha sostenuto che il V2G al momento non è considerato come sistema di compensazione della rete ma calcolano solo la ricarica intelligente.
      Testuale: “…No, le auto a batteria non sono comprese perché nel PNIEC le auto sono considerate solo in quanto fornitrici di flessibilità: con lo smart charging possono ricaricarsi in modo intelligente, prelevando energia solo in funzione della disponibilità in rete. Non si tiene conto invece della tecnologia V2G che immette anche energia dalle batterie alla rete….”.

      I pannelli si comprano (purtroppo) all’estero una volta ogni 25-30 anni e c’è la possibilità di produrli in casa, il metano e il petrolio si devono comprare tutti gli anni e obbligatoriamente all’estero.

    • ‘il 110% non è un incentivo, è un debito nostro e dei nostri figli.’

      ma che dice … grazie a questo rarissimo esempio di provvedimento intelligente della nostra classe politica si è dato lavoro a tanti ITALIANI e garantito a tutti noi risparmi per i prossimi decenni perché vede una casa popolare molto più efficiente energeticamente impatta anche sulle mie tasse comunali
      gli ultimi dati ENEA quantificano in 206 GWh annui i risparmi acquisiti grazie a questo provvedimento per i prossimi decenni e potremo eliminare qualche centrale termoelettrica inefficiente con risparmi anche per la mia e sua bolletta
      https://www.lavoripubblici.it/news/superbonus-proroga-2023-semplificazione-estensione-25631

      • Credo debba prendere un po’ di lezioni d’economia da ad esempio Nino Galloni od altri… Ancora con la credenza dell’economia a debito. Poi per il resto i dati sono si (secondo me) in forte difetto e con una forte accelerata si rivedrà tutto in positivo.

        • ‘Credo debba prendere un po’ di lezioni d’economia da ad esempio Nino Galloni’

          credo le lezioni sarebbero a ruoli invertiti
          ma se crede tenti lei, mi insegni lei “l’economia a debito” (che in epoca di negative yield su 18 mila miliardi di bonds più o meno il 30% del debito globale fa già sorridereanzi quasi sghignazzare)
          su, coraggio, mi illumini lei

          • Ah si si va bene allora siamo apposto abbiamo un super galloni. Già questo fa sorridere saluti a lei ed alle sue teorie 😀 😀

          • Scriva in italiano. In epoca di “tassi negativi”, quando la liquidità eccede la richiesta, ricorrere all’indebitamento è l’opzione di massimo vantaggio per il debitore. E’ sicuro di averlo capito?

          • In epoca di “tassi negativi”, quando la liquidità eccede la richiesta, ricorrere all’indebitamento è l’opzione di massimo vantaggio per il debitore. E’ sicuro di averlo capito?
            ———

            perché io che cosa ho scritto ?
            problemi anche con la lingua italiana ?
            :))

          • il 110% aumenta CERTAMENTE il pil
            non spiego, attendo sghignazzando eventuali tentativi di sostenere il contrario
            finanziare il 110% a tassi negativi sarebbe un problema …
            ahahahahahahahahah … l’ignoranza galoppa sfrenata

  4. Massimo Degli Esposti 21 Aprile 2021 at 9:06
    Se lei crede di essere molto più intelligente, preparato e informato del gestore della rete elettrica italiana, del Governo, del Gse, di Arera e della comunità scientifica italiana, spieghi almeno perchè non condivide queste stime.

    Risposta
    AMC 21 Aprile 2021 at 9:10
    Cioè?
    Cosa vuol dire con le sue affermazioni?
    Ci fa capire meglio in che modo sarebbero a suo vedere previsioni d’una ‘imbecillità assoluta’?

    Risposta
    Antonio Nagliati 21 Aprile 2021 at 11:17
    Scrivere commenti in un blog troppo presto la mattina a volte fa scrivere caxxate…..meditate gente meditate.

    ———–
    vedo che la mia risposta non è ancora pubblicata, nel caso dipendesse da problemi di impaginazione rispondo qui un’altra volta in solido

    lo scorso anno i consumi elettrici causa covid sono tornati a 20 anni fa ma anche prima erano in un trend discendente

    immaginare al 2050 la circolazione di addirittura 5 milioni di veicoli endotermici mentre in Norvegia è già proibito dal 2025 è utopia pura

    i consumi medi dei veicoli elettrici considerati nei calcoli dal manager terna sono quelli di una tesla da 2 tonnellate, facile ipotizzare nel 2050 siano la metà

    anche i 19 milioni di veicoli elettrici in sostituzione dei 40 milioni attuali di parco circolante è una pura utopia in quanto i veicoli saranno autonomi e estremamente duraturi, anche ipotizzando non venga vietata la proprietà di tali veicoli ai singoli in ogni caso saranno gestiti da flotte, nessuno normodotato comprerebbe un mezzo autonomo che non può guidare e che dura 4 milioni di km per una percorrenza media annua di 12 mila km tenendolo parcheggiato mediamente il 96% del tempo (percorrenza e tempi in sosta sono i valori attuali), considerando veicoli con percorrenza annue minime di almeno 10 volte le attuali gestiti da flotte il parco circolante sarà di parecchio inferiore

    finora ho parlato solo di veicoli elettrici, ma nella previsione dei consumi entrano anche le previsioni su efficientamenti, popolazione, eccetera, discorsi troppo lunghi

    i consumi elettrici (tuttora gravati da un 7% di perdite di rete, di questo non incolpo terna, il fotovoltaico che ho sopra la mia testa non sa cosa siano le perdite di rete, il futuro è fatto da prosumer non da utiity energetiche) faccio prima a scrivere che nel 2050 saranno con ogni probabilità INFERIORI alla media dell’ultimo decennio

    https://grafici.altervista.org/consumo-e-produzione-di-energia-elettrica-per-fonte-in-italia/
    https://download.terna.it/terna/Rapporto_Mensile_Marzo_2021_8d90318b45b8492.pdf

    • Grazie per averci dettagliato i motivi del suo dissenso rispetto alle valutazioni espresse da Terna sulla base delle previsioni ufficiali del PNIEC. C’era proprio bisogno di esordire definendole “imbecillità assolute”? Perchè, sa, qui non amiamo scambiarci insulti

      • sono arcistufo di pniec, iea, eia, fan di idrogeno, gestori di rete elettrica che divulgano da decenni previsioni totalmente errate di cui sono perfettamente consapevoli

        comunque il manager terna può contraddire e ribadire la sua previsione di 700 TWh di consumo annuo nel 2050 portando argomenti, almeno avrò qualcosa da contraddire con fatti indiscutibili o semplicemente di cui sghignazzare

    • Occhio con i numeri però. La prima nazione a vietare la vendita delle endotermiche (e non la circolazione) sarà la Norvegia che, nonostante si preveda per quest’anno di raggiungere il 70% di nuove immatricolazioni di BEV, non è ancora riuscita (in 10 anni) a sostituire nemmeno il 10% del parco circolante. Io mi auguro che nel 2050 le auto endotermiche saranno già dimenticate, ma se in Italia non si arriva a vietarne la vendita nemmeno nel 2035, io direi che nel 2050 più di qualcuna un circolazione ancora ci sarà.

      • che si vieti o meno non ha importanza, col crollo annuale dei prezzi al kWh che è in corso entro il 2025 le endotermiche non avranno mercato
        per quanto riguarda la Norvegia ad Oslo è vietata la circolazione delle endotermiche dal 2019 e lo scorso marzo le endotermiche sono al 9,5% del mercato interno
        https://cleantechnica.com/2021/04/07/85-plugin-electric-share-in-norway-combustion-falls-below-10/
        non è necessario arrivare allo 0,1% perché una casa automobilistica si convinca a terminare di proporre endotermiche ad un mercato che non le vuole
        nel 2050 nessuna endotermica esisterà in circolazione, questo è poco ma assolutamente certo, tralasci le previsioni di mckinsey morgan stanley e compagnia cantante, mai ne hanno azzeccata una e mai ne azzeccheranno

  5. Io non capisco perché nessuno di questi grossi player
    Enel Terna ecc..
    parla di usare le reti italiane per campi fotovoltaici
    a basso impatto paesaggistico agricolo e a costi logistici irrisori
    L’italia ha
    una rete ferroviaria di 24.299 km, una rete stradale (strade statali, regionali, provinciali, comunali) di 837.493 km, una rete autostradale di 6.757 km

    Perché non si possono fare campi fotovoltaici ai margini di queste infrastrutture ?

    esempio coreano
    con pista ciclabile coperta “omaggio” per le tangenziali urbane

  6. Bellissima intervista. E’ gratificante vedere che ci stiamo muovendo a ritmi incredibili verso la conversione da fonti fossili a energie rinnovabili. Anche io sono rimasto un attimo perplesso nel leggere della riduzione del parco circolante, ma credo che siano fenomeni sociali talmente grandi che sfuggono alla percezione dell’uomo della strada. Avanti tutta.

  7. Ottimo articolo… Proporrei di metterlo obbligatoriamente su tutte le riviste “motoristiche” italiane ed anche su giornali economici così forse tutte le persone che commentano (senza cognizione di causa) si sveglino dall’incantesimo delle auto termiche! Bravi vaielettrico.

  8. ‘prevede al 2050 una riduzione del parco veicoli circolante, dagli attuali 40 milioni a 24 milioni, grazie
    soprattutto allo sviluppo del trasporto pubblico locale e dello sharing nella città. Di questi, 19 saranno elettrici e quindi genereranno un fabbisogno aggiuntivo di 38 TWh annui. Sono di nuovo un numero trascurabile rispetto a consumi elettrici stimati a quella data di 700 TWh: si parla del 5%.’

    nel 2050 avremo oltre due volte i consumi elettrici attuali con una significativa ma non totale quota di trasporto totalmente elettrico …. mi chiedo chi possa aver partorito simili imbecillità assolute
    se queste sono le basi per la pianificazione degli investimenti cari italiani siamo rovinati

    • Se lei crede di essere molto più intelligente, preparato e informato del gestore della rete elettrica italiana, del Governo, del Gse, di Arera e della comunità scientifica italiana, spieghi almeno perchè non condivide queste stime.

    • Cioè?
      Cosa vuol dire con le sue affermazioni?
      Ci fa capire meglio in che modo sarebbero a suo vedere previsioni d’una ‘imbecillità assoluta’?

      • rispondo per tutti al meditante
        i consumi elettrici nazionali sono ora ai valori del 2000, superato il picco del 2008 hanno un trend di continua discesa sempre con perdite di rete intorno al 7%, il fotovoltaico sopra la mia testa (che ho) non sa cosa siano le perdite di rete
        nessuno normodotato può pensare che nel 2050 esistano ancora endotermici circolanti, non spiego
        i consumi medi dei veicoli elettrici conside5rati dal manager terna validi anche nel 2050 sono quelli delle tesla attuali, il consumo medio di un veicolo elettrico nel 2050 sarà la metà, non spiego
        24 milioni di auto elettriche circolanti in Italia in sostituzione del parco attuale di 40 milioni è un puro sogno, le auto saranno autonome gestite da flotte, nessuno normodotato comprerebbe una auto che non può guidare e va da sola per tenersela per i successivi 4 milioni di km
        finora ho parlato solo di auto, dovrei parlare di efficientamento energetico, di popolazione italiana, e di altre cosucce ma non spreco ulteriore tempo

        https://download.terna.it/terna/0000/0837/47.PDF

        • 24 milioni totali, 19 elettriche l’ho cambiato con 24 milioni elettriche considerando uno svarione clamoroso 5 milioni di endotermici circolanti nel 2050 mentre diverse nazioni ne stanno già vietando la circolazione e produzione … una vettura endotermica deve fare il pieno del carburante preferito, ci deve essere qualcuno che glielo produce e glielo da

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