L’Italia continua a essere tra i Paesi europei in cui il fisco non spinge a sufficienza per accelerare la diffusione dell’auto aziendale elettrica. Secondo la nuova Good Tax Guide di Transport & Environment (T&E), il vantaggio fiscale riconosciuto alle imprese che scelgono veicoli a zero emissioni è troppo basso per compensare il maggiore costo d’acquisto. E mentre si discute di un possibile aumento della tassazione sulle auto diesel e benzina più vecchie, l’associazione chiede una riforma strutturale che colleghi il fisco alle emissioni di CO₂.
Flotte aziendali elettriche/ L’Italia accelera, ma l’Europa va a velocità doppia
Il nodo della fiscalità che rallenta la transizione
Le flotte aziendali rappresentano uno dei principali motori del mercato automobilistico europeo e potrebbero diventare un acceleratore decisivo della mobilità elettrica. Eppure, secondo l’analisi di Transport & Environment, in 18 Paesi dell’Unione Europea su 27 gli incentivi fiscali sono troppo deboli per rendere davvero conveniente il passaggio dalle auto endotermiche a quelle elettriche.
Il criterio utilizzato è semplice: confrontare il vantaggio fiscale complessivo in quattro anni, periodo medio di utilizzo di un’auto aziendale, con il maggiore costo iniziale di un modello elettrico di segmento C, stimato in 10.650 euro nel 2025.

L’Italia si ferma a un beneficio fiscale di 6.753 euro, una cifra che non riesce a colmare il divario di prezzo e che lascia le imprese senza un incentivo realmente efficace.
Le flotte aziendali valgono il 78% dell’import di petrolio
Le auto aziendali rappresentano il 59% delle nuove immatricolazioni europee, ma, a causa delle percorrenze mediamente superiori rispetto alle vetture private, sono responsabili del 78% delle importazioni di petrolio associate alle nuove auto.
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Per questo la Commissione europea ha proposto un regolamento dedicato alla decarbonizzazione delle flotte aziendali, con l’obiettivo di arrivare entro il 2030 al 45% di nuove immatricolazioni elettriche nelle grandi imprese, lasciando però agli Stati membri il compito di raggiungere il traguardo.
Belgio e Francia: il fisco può cambiare il mercato
Secondo T&E gli esempi virtuosi non mancano. Il Belgio, dopo aver introdotto nel 2021 una fiscalità fortemente favorevole alle auto elettriche aziendali, ha visto la quota di immatricolazioni salire dall’8,8% al 54,2% nel giro di quattro anni.
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Anche la Francia ha rafforzato gli incentivi fiscali tra il 2024 e il 2025, raggiungendo nel marzo 2026 una quota record del 41,3% di immatricolazioni aziendali elettriche.
Al contrario, Italia, Germania, Spagna e Polonia non hanno ancora adottato riforme strutturali capaci di orientare il mercato verso le tecnologie a zero emissioni.
La riforma dei fringe benefit non basta
L’Italia ha introdotto nel 2025 nuove aliquote per i fringe benefit: 10% per le auto elettriche, 20% per le plug-in hybrid e 50% per tutte le altre alimentazioni.
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Per T&E si tratta di un passo nella giusta direzione, ma ancora insufficiente. La tassazione, infatti, non è direttamente collegata alle emissioni di CO₂, con il risultato che veicoli molto inquinanti possono beneficiare di un trattamento fiscale non proporzionato al loro impatto ambientale.
Un paradosso evidenziato anche dalla Commissione europea, che nell’ambito del Semestre europeo ha invitato l’Italia a ridurre i benefici fiscali ancora riconosciuti alle auto aziendali alimentate da combustibili fossili.

T&E: eliminare i sussidi alle auto a combustione
Secondo Esther Marchetti, Clean Transport Manager di T&E Italia, un eventuale aumento della tassazione del 50% sulle auto aziendali diesel e benzina più vecchie rappresenterebbe un segnale positivo, ma non sarebbe sufficiente.
L’associazione chiede una riforma fiscale organica, basata sul principio “chi inquina paga“, nella quale il carico fiscale aumenti progressivamente con le emissioni del veicolo.
Per un Paese come l’Italia, terzo mercato automobilistico europeo e fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, la leva fiscale potrebbe diventare uno strumento decisivo per accelerare la diffusione delle auto elettriche senza ricorrere esclusivamente a incentivi una tantum, favorendo una transizione più stabile e coerente con gli obiettivi europei di decarbonizzazione.
Q&A
- Come si tassa il fringe benefit dell’auto aziendale elettrica?
Dal 2025, per le auto elettriche di nuova assegnazione il fringe benefit è ridotto al 10% del costo chilometrico ACI su 15.000 km annui. L’importo così calcolato si aggiunge allo stipendio del dipendente ed è soggetto a IRPEF e contributi previdenziali. Per le ibride plug in è il 20%, per le termiche il 50% (leggi anche).
- Come viene tassata l’auto aziendale lato azienda?
Per le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti, l’azienda può dedurre il 70% dei costi (leasing, noleggio, manutenzione, energia, assicurazione, ecc.). L’IVA è generalmente detraibile al 40%, salvo casi particolari di utilizzo esclusivamente aziendale.
- Cosa significa la tassa sul carbonio?
La carbon tax è un’imposta sulle emissioni di CO₂ prodotte dall’uso di combustibili fossili. Il suo scopo è rendere più costose le attività più inquinanti e incentivare soluzioni a basse emissioni, come l’elettrificazione e le energie rinnovabili.
- Guarda anche la registrazione VIDEO del convegno Verso la diffusione dell’auto elettrica: come sostenere la transizione delle flotte” co organizzato da ECCO e Vaielettrico



Vorrei inoltre ricordare a questa Esther Marchetti, laureata all’università di non so cosa, che la deducibilità di un veicolo di proprietà di una persona giuridica non rappresenta un sussidio ambientalmente dannoso ma la normale deducibilità dei costi nell’esercizio di un’impresa. Quindi, magari prima di andare a insegnare chissà cosa, impari come si porta avanti un’impresa. E solo in italia c’è questa distinzione tra M e N.
Ma che toni sono? Non riesce ad argomentare in modo civile?
E’ così civile chiedere un aumento della tassazione delle auto termiche in un paese dove le auto “non strumentali” ma comunque di proprietà di una persona giuridica hanno già una deducibilità tendenzialmente ridicola – ricordo 40% dell’IVA e 20% dei costi, con un limite monetario per giunta, fatto salvo l’uso del fringe benefit (che adesso è al 50%) per portare la deducibilità al 70%?
All’estero invece la deducibilità è al 100% . Perchè non viene richiesto di allinearsi agli altri, ma in positivo? No, è più comodo chiedere una maggiore tassazione con il nome di “eliminare i sussidi ambientalmente dannosi”.
Non mi sembra così civile come idea.
Se l’obiettivo è scoraggiare l’uso di veicoli inquinanti e incentivare l’adozione dei veicoli a zero emissioni nelle flotte aziendali, come previsto dal PNIEC depositato dall’Italia a Bruxelles, sì, mi sembra più che civile. In ogni caso le chiederei, se può, di sostenere le sue diverse opinioni senza irridere quelle altrui.
Rendiamo l’auto di proprietà di una azienda deducibile al 90% senza fringe benefit, vedrete quante auto in più vengono immatricolate. E magari facciamo le elettriche al 100% sempre senza fringe benefit, io la mia diesel la cambio domattina stessa con una EV..