Taglio del nastro a Vizzini: via all’agrivoltaico (con pecore) più grande d’Italia

Vizzini agrivoltaico



Non solo in Texas e in Cina o in Australia ma anche in Italia si sperimenta il pascolo con la produzione di rinnovabili. Una produzione di massa, quindi più economica, che garantisce energia a 135mila famiglie. Una vera transizione di cui abbiamo già scritto ma che ora prende sempre più forma con l’inizio dei lavori. Siamo a Vizzini in Sicilia  con un impianto firmato European Energy: un progetto agrivoltaico da 225,5 MW e oltre 200 milioni di euro di investimento. 

Vizzini Agrivoltaico
Il rendering dell’impianto agrivoltaico di Vizzini in Sicilia

Il parco agrivoltaico più grande d’Italia dove la produzione energetica convive con il pascolo

La società sottolinea che a Vizzini il parco è destinato a diventare il più grande impianto agrivoltaico d’Italia e uno dei maggiori in Europa, il progetto rafforza ulteriormente la presenza di European Energy nel mercato italiano delle rinnovabili e amplia il portafoglio di impianti utility scale nel Sud Europa.

A regime, l’impianto produrrà circa 405 GWh all’anno, equivalenti al fabbisogno di oltre 135.000 famiglie. Il modello integra la produzione di energia rinnovabile con attività agricole, tra cui pascolo ovino, interventi di riforestazione e misure per la biodiversità.

Agrivoltaico, gli agricoltori: “Stop alle fake news sul consumo di suolo”

Il progetto beneficia di una visibilità di ricavi a lungo termine grazie al regime d’asta italiano FER X Contratto per differenza. «Sviluppato con particolare attenzione all’efficienza operativa, alla scalabilità e alla redditività nel lungo periodo. L’avvio del cantiere segue il completamento della fase di progettazione e appalto, che ha incluso la selezione di tecnologie agrivoltaiche adeguate alle condizioni agricole locali. La costruzione coinvolgerà imprese, fornitori e partner tecnici del territorio».

Le dichiarazioni della società

Abbiamo sentito più volte Alessandro Migliorini, Head of Public Affairs Italia di European Energy, che sottolinea: «Il progetto è stato sviluppato in stretta collaborazione con gli attori locali e le autorità, con particolare attenzione all’integrazione dell’impianto nel territorio. Oltre alla produzione di energia rinnovabile, comprende attività agricole, misure di mitigazione e iniziative di riforestazione pensate per il contesto locale».  Vediamo anche le dichiarazioni di Filippo Ricci, Country Manager Italia, «Negli ultimi vent’anni European Energy ha consolidato un solido portfolio di progetti e una forte presenza locale. Continuiamo a registrare grande interesse da parte degli investitori verso progetti utility scale con risorse di alta qualità, visibilità a lungo termine e soluzioni integrate di gestione del territorio. Il nostro obiettivo resta sviluppare progetti solidi sia dal punto di vista operativo che da quello degli investimenti».

Vizzini Agrivoltaico
I valori più importanti dell’impianto agrivoltaico di Vizzini in Sicilia. Elaborazione Vaielettrico

Infine Jens-Peter Zink, vicedirettore generale di European Energy: «Vizzini è un progetto di grande portata, con basi solide nel lungo periodo. La combinazione tra ricavi garantiti, avanzato stato di sviluppo, connessione alla rete e capacità produttiva utility scale conferisce al progetto un profilo molto interessante nel mercato europeo delle rinnovabili». 

Agrivoltaico, si può fare: kiwi a Faenza, limoni a Palermo

Il progetto di Vizzini rientra nel portafoglio aggiudicato da European Energy nell’ambito del programma italiano di aste FER X – Contratto per differenza. In totale, cinque progetti solari sviluppati in Sicilia, Puglia e Molise, per complessivi 513 MW, hanno ottenuto sostegno attraverso questo meccanismo. European Energy aveva già realizzato il parco solare di Troia, in Puglia, che al momento dell’entrata in esercizio nel 2020 era il più grande impianto fotovoltaico a connessione unica d’Italia. Peccato che in Sardegna dove esiste la più grande concentrazione di allevamenti ovini d’Italia i progetti vengono fortemente osteggiati da comitati e politica regionale.

  • LEGGI anche:Assemblea eolico: vengo anch’io? No, tu no al ceo di European Energy” e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (6)
  1. Sono un allevatore della provincia di Palermo e allevo pecore da più generazioni, contento che questo impianto sia entrato in produzione resto favorevole agli impianti fotovoltaici. Anche io ho tentato, in vano, di utilizzare la superfice di molti ettari dedicati al pascolo per un progetto del genere. Mi è stato detto che gli appezzamenti dovevano essere vicini ad autostrade centri industriali Obbiettivamente io dico che le fattorie sono nel cuore delle campagne e dunque non possono essere a 1000 metri dalle reti, ma magari a 3000. Questo è bastato, fin ora, per rinunciare agli investimenti su un progetto che potrebbe facilmente arrivare a una superficie di 100 ettari, considerando pure che questa stima raddoppi per effetto di quei proprietari di appezzamenti che non trovano più conveniente coltivarli nemmeno a seminativo e dunque utilizzati solo per il pascolo.

    1. Ciao, è preferibile essere vicini alla rete per ridurre i costi del collegamento, ma non dovrebbe essere un problema vincolante, forse (?) era invece un riferimento alle aree “solar belt”, cioè le fasce di terreni (larghe 300 metri o simile) a diretto confine con autostrade e aree industriali?

      di solito sono le uniche fasce, perchè considerate in parte degradate, in cui è consentito valutare progetti di fotovoltaico su terreni agricoli.. per le altre aree agricole vengono invece valutati solo impianti agrivoltaici

      agrivoltaici che a loro volta si distinguono in:
      — tipo semplice, adatto specialmente a convivere con pastorizia, che si installa anche senza incentivi pubblici sul capex, e poi può ripagarsi vendendo energia con un contratto di asta Fer, oppure anche vendendo energia sul libero mercati, eventualmente con o senza anche la spesa per un accumulo a batteria Bess integrato, per poter poi vendere energia alla sera prezzando meglio i singoli kwh;
      — tipo evoluto, pannelli montati su strutture più alte e sistemi di monitoraggio climatico, questo con alti costi, e spesso anche se non necessariamente abbinato a incentivi PNRR o di altro tipo pubblici

      PS: la normativa è stata cambiata e pasticciata più volte negli ultimi anni, anche sino a pochi mesi fa; inoltre le Regioni hanno una parte di discrezionalità aggiuntiva nel fissare i criteri; eventualmente andrebbe ricontrollata la situazione ad oggi rispetto a quanto ti dissero ieri, e per scupolo anche un secondo parere vista la attuale confusione normativa

  2. Dai dati tabella, resa in “ore annue equivalenti”:
    — circa 1800 ore annue ( capacity-factor 20,5 % ) credo ottenute in Sicilia in questo caso senza aggiungere inseguitori solari, usando solo pannelli fissi inclinati a sud, ma comunque bifacciali

    essendo un agrivoltaico, la densità dei pannelli per ettaro non è massima, ma in questo caso neanche così bassa:
    — 0,86 MW potenza nominale pannelli per ettaro

    probabilmente perchè pannelli recenti (alta resa per metro quadro) e forse montati in doppie o triple file su ogni supporto fisso, invece che in fila singola, questo alza un po’ la percentuale di superficie occupata dai pannelli rispetto alla percentuale lasciata libera per i corridoi di passaggio

    ..poi sarei curioso di capire a quale altezza sono stati costretti a montarli dopo le tante incertezze, ostacoli e cambi in corso d’opera dei decreti recenti, il dubbio viene perchè se capisco il costo dell’impianto è un po’ maggiore del previsto per questa tipologia e grande taglia di impianto

    l’energia ricavata per ettaro risulta già importante, nonostante sia un agrivoltaico e non un fotovoltaico puro:
    — 1557 MW-h all’ anno per ettaro

    leggevo poi che la Regione Sicilia, avendo tanti progetti rinnovabili tra cui scegliere, anche per saturare meno la potenza di connessione prenotata sui nodi della rete elettrica, starebbe pensando sui prossimi progetti di iniziare a dare priorità a progetti con inclusi accumuli BESS, e sarebbe molto interessante, una mossa di pianificazione intelligente che precederebbe la scarsa volontà/intelligenza a livello di governo nazionale

    === pecore vs diesel ==

    il terreno a pannelli e pecore, fornisce 1557 MWh lordi elettrici ad ettaro;
    diciamo 1350-1400 MWh togliendo perdite varie di trasmissione/stoccaggio energia; diciamo 1200-1250 MWh netti utilizzabili alle ruote di una BEV dopo aver tolto altre perdite del powertrain

    se questo terreno fosse coltivato a girasoli per biodiesel, richiederebbe più acqua, non ospiterebbe la pastorizia, fornirebbe un reddito da fame all’agricoltore (quasi in perdita se non ripianato con i sussidi europei), e circa 1000-1500 litri di biodiesel all’anno per ettaro, cioè 10-15 MW-h all’anno di energia termica lorda in biodiesel, cioè 4-6 MWh utilizzabili netti; ricapitolando:

    — 1557 MWh elettrici anno ettaro lordi vs 15 MWh termici lordi
    — 1200 MWh netti usabili vs 6 MWh netti usabili

    in questo caso siamo 200 a 1 come maggiore resa energetica per superficie dell’agrivoltaico con pastoria rispetto a coltivazioni di biodiesel

      1. hai ragione, grazie, bordo inferiore a “soli” 1,3 metri, più alto del necessario (con le pecore mi pare si usava 80 cm) ma già più accettabile rispetto al demenziale 2,1 metri che inizialmente nel decreto 2024 non prevedeva eccezzioni

        ..non so se in rete ho letto giusto, l’iter autorizzativo sarebbe iniziato nel lontano 2018… accidenti porca vacca (anzi pecora)

        su youtube c’è un video dove presentano l’impianto e si vedono prati ventosi e ondulati in bei paesaggi rurali con starde bianche, e con già presenti turbine eoliche, e mi pare che non stonano per niente, anzi… il titolo del video:
        ” European Energy, impianto agrivoltaico da 225,5 mw: sara’ tra i piu’ grandi nell’Ue “

  3. C’è da scommettere che agli ovini non sembrerà vero di poter pascolare sotto una confortevole ombra offerta dai pannelli fotovoltaici 🐏🐑🐏🐑⛱️🌞

    Scherzi a parte, nel giro di pochi mesi si potrà riscontrare il beneficio anche ambientale della compresenza di bestiame al pascolo e protezione da eccesso di irraggiamento, con un miglioramento delle qualità biodinamiche del suolo; nel giro di pochi anni potrebbero aumentare la fertilità anche di terreni agricoli marginali.
    E comunque un riparo per gli animali non può che far bene pure a loro, che sicuramente “ringrazieranno” con una miglior salute e produttività.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Articolo Precedente

Greenergy Forum 2026: appuntamento a Ravenna con la rivoluzione elettrica

Articolo Successivo

Nature scopre i cavi superconduttivi per rinnovabili e idrogeno made in Italy

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!