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Tacita, la sfida di Rigo ai moto-fracassoni

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Appassionato, deluso, determinato, visionario. Quando parla di moto elettriche _ e della sua creatura, Tacita spa che le produce _, Pierpaolo Rigo è un po’ tutto questo. Ma di una cosa è certo: non mollerà.

Nonostante le difficoltà che trova qui in Italia, dove, dice, «Steve Jobs non avrebbe mai potuto tirar fuori il suo i.pad», dove i motociclisti continuano ed essere «fracassoni dentro», le istituzioni «parlano, parlano ma non concludono mai nulla» e le banche «non badano alle idee, ma solo alle garanzie». Però, nonostante l’immane sfida di sviluppare i suoi bolidi da fuoristrada con le sole forze sue e di sua moglie, in una «officina diffusa» fra le case e gli scantinati di una dozzina di collaboratori, non mollerà «perché _ dice _ altrove, in Germania, Regno Unito e ora anche in America, le mie moto piacciono e si vendono».

il modello T Cruise

L’ultima nata, la T-Cruise, è il primo tentativo di diversificare la gamma solleticando i gusti, molto particolari, dei “bikers” americani. L’ha presentata meno di un mese fa a un salone specializzato in Ohio e già, dice, «abbiamo ricevuto un buon quantitativo di preordini». Potremmo dubitarne, se il suo smartphone non squillasse per incamerarne altri due proprio mentre lo stiamo intervistando. Aspetteranno più di un anno perché le prime consegne saranno nel 2019.

Pierpaolo Rigo

Non siamo nella piccola officina di Pisa dove le moto vengono assemblate, né sotto la Mole, nell’ufficio dove Tacita ha la sede ufficiale. Siamo a Santena, piccolo centro alle porte di Torino dove Pierpaolo Rigo è nato e abita. Seduti al bar. Sei giorni su sette gestisce l’azienda da casa, on line, con il cellulare. Il settimo va a controllare quel che succede nell’officina di Pisa, dove «c’è una filiera di artigiani che lavorano per passione: ti rifanno un pezzo dieci volte, su misura, e se hanno una nuova idea ti telefonano la domenica. Qui a Torino tutti hanno la sindrome Fiat: commesse da migliaia di pezzi o non ti ricevono neppure».

L’altro suo strumento di lavoro è la moto. «Il primo cliente di Tacita sono io _ racconta _. La provo e la riprovo e ogni volta torno con una nuova soluzione in testa. Tra queste valli ci vado fin da ragazzo, quando, da grande appassionato di Enduro, mi cimentavo anche in qualche gara.  Allora tutto il paese sapeva che mi stavo allenando dal frastuono che pioveva già dalla montagna. Oggi mi vedono rientrare e mi dicono: bravo che non fai più casino». L’idea di un fuoristrada elettrico e il nome _ Tacita è la dea latina del silenzio _ sono nati nel 2009 proprio come reazione al motociclismo fracassone. Abbandonate le gare, lasciati, dopo un incidente, i grandi rally africani, Pierpalo e la moglie si sono scoperti «intimamente ambientalisti».

il modulo t station

Lanciando uno sguardo lontano ci chiede: «Che rumori senti qui intorno? Uccellini e traffico? Togli i motori e resteranno solo gli uccellini». Rigo è convinto che il pubblico delle due ruote elettriche abbia qualcosa in più di quello a quattro ruote. «Qualsiasi motociclista _ dice _, anche solo spostandosi da casa al lavoro, sceglie sempre la strada con più curve. La mobilità sostenibile per noi non è solo razionale ed etica, ma anche più piacevole». Comunque, ha appena prenotato una Tesla «non perché sia un fan di Elon Musk, ma perché Tesla è l’unica auto elettrica omologata per il traino del mio carrello porta moto». Un carrello brevettato, il T station, dotato di pannelli fotovoltaici e accumulatori per ricaricare le moto in mobilità.

Pierpaolo Rigo, a sinistra, con i suoi collaboratori

Non si smentisce nemmeno quando indossa i panni dell’imprenditore: «Il mio obiettivo è strutturare l’azienda. Per servire il mercato americano ho creato Tacita Usa con un socio locale; qui dovrò aggiungere qualche linea di montaggio e rafforzare la rete commerciale; e nel 2018 uscirò con modelli aggiornati ad altissime prestazioni. Insomma, per migliorare dovrò investire tanto. Ma voglio crescere passo dopo passo, mantenendo un approccio etico».

CONTINUA CON: Tacita, la sfida di Rigo ai moto fracassoni/2 La gamma

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