La Svizzera ha testato per la prima volta la ricarica induttiva di veicoli elettrici in condizioni reali grazie al progetto pilota Inlade. Guidato dal fornitore energetico Eniwa AG, con il supporto della ricerca Empa, il test non ha riguardato solo la tecnologia, ma anche aspetti autorizzativi e l’integrazione nel sistema energetico.
Il progetto, sostenuto dal Bundesamt für Energie e dai cantoni di Zurigo e Argovia, ha permesso di validare una tecnologia già esistente ma mai sperimentata su scala reale in Svizzera. L’obiettivo era verificarne la fattibilità quotidiana, l’impatto su batteria ed efficienza e le implicazioni per futuri modelli di gestione dell’energia.
I veicoli per il test sono stati modificati per includere bobine riceventi e interfacce con i sistemi ad alta tensione, ottenendo poi un’approvazione individuale per circolare su strada.

Il sistema Inalde con tecnologia Witricity
Il sistema scelto per Inalde è una piattaforma Witricity. Richiede un parcheggio preciso sopra la piastra a induzione per massimizzare la trasmissione di energia. Durante il test un display ha guidato il conducente nella posizione corretta. Mentre nelle applicazioni future la regolazione dovrebbe essere delegata ai park assistant automatici.
Una volta riconosciuta la piastra, il sistema esegue un controllo della presenza di oggetti o animali tra le bobine prima di avviare la ricarica, che parte in modo automatico. Un aspetto interessante, perchè le soluzioni senza cavo possono ridurre l’ingombro urbano delle infrastrutture e aumentare la fruibilità per flotte aziendali e car sharing, settori particolarmente attenti all’efficienza operativa.

Efficienza reale, ma…
I ricercatori Empa hanno verificato l’effetto della ricarica induttiva su batteria, sicurezza ed efficienza energetica. Nelle prove con neve, pioggia e differenze di temperatura è stato registrato un rendimento attorno al 90%, quindi vicino alla ricarica via cavo. Tuttavia, il dato va contestualizzato: i sistemi tradizionali raggiungono abitualmente un’efficienza del 94-98%, quindi le perdite di energia sono ancora alte.
Questo elemento è centrale in un contesto europeo dove l’ottimizzazione delle reti di distribuzione è una priorità. E dove ogni punto percentuale di efficienza incide sui costi operativi e sulla sostenibilità delle infrastrutture.

Un vantaggio per la ricarica bidirezionale
Il punto che ha attirato maggiore attenzione riguarda la possibilità di sfruttare il sistema wireless per la ricarica bidirezionale, cioè l’uso delle batterie dei veicoli come storage distribuito. Come sottolinea Empa, la ricarica induttiva permette ai veicoli di connettersi alla rete molto più spesso, senza che il conducente debba collegare alcun cavo. Per i Paesi dove si stanno sviluppando progetti pilota sul Vehicle-to-Grid, un sistema che aumenta la frequenza di connessione potrebbe facilitare la nascita di servizi energetici basati sulle flotte elettriche.
In prospettiva urbana, questa caratteristica potrebbe favorire la ricarica “silenziosa” e invisibile nei parcheggi privati, nelle autorimesse condominiali o nelle flotte aziendali, riducendo gli attriti tipici delle infrastrutture fisiche.
LEGGI anche “Ricarica induttiva by Porsche: a casa tua a 11 kW” e guarda il video di Marco Berti Quattrini


Altro aspetto molto interessante della ricarica induttiva è che si presta bene alle auto a guida autonoma, in particolare i robotaxi, eliminando la necessità di qualcuno che vada a connettere il cavo. Aspetto che lo accomuna al battery swap e di cui non mi risulta un corrispettivo basato su connettori “automatici”.
Sarò pessimista ma io le colonnine le vedo come un qualcosa di già vecchio e sorpassato, l’elettrificazione di massa dei trasporti sarà basata su altre tecnologie