Con il programma “Supercharger for Business”, Tesla consente ad aziende, hotel, centri commerciali e gestori di parcheggi di acquistare e gestire una stazione Supercharger in autonomia. Secondo le ultime indiscrezioni, l’investimento partirebbe da circa 150.000 euro per quattro punti di ricarica, ai quali si aggiungono costi di gestione legati all’energia erogata.
Con il programma Supercharger for Business, Tesla permette alle aziende di installare sul proprio terreno una stazione di ricarica con tecnologia Supercharger V4, mantenendone la proprietà e decidendo autonomamente il prezzo della ricarica per gli utenti.

Un investimento da almeno 150 mila euro?
Secondo le ultime indiscrezioni riportate dal portale francese Automobile Propre, l’investimento iniziale partirebbe da 150.000 euro per una configurazione minima composta da quattro punti di ricarica, pari a un costo medio di circa 37.500 euro per colonnina.
Si tratta però di dati non ufficiali e soprattutto di una cifra indicativa. L’investimento complessivo finale dipenderebbe infatti dalle caratteristiche del sito, dalle opere civili necessarie e dagli eventuali interventi di connessione alla rete elettrica. Per questo Tesla richiede l’indirizzo dell’installazione prima di formulare un preventivo definitivo.
Il costo totale dell’investimento per l’azienda, stando a questi numeri, potrebbe comunque essere inferiore ai 940mila dollari (800 mila euro) preventivati qualche mese fa dai colleghi di Elecktrek.
Quanto costa un Supercharger Tesla? Lo svela un configuratore
Come funziona il programma
Le colonnine installate sono i Tesla Supercharger V4, compatibili con il connettore CCS2, lo standard oggi adottato dalla quasi totalità delle auto elettriche vendute in Europa.
La potenza massima teorica arriva fino a 500 kW, anche se quella effettivamente erogata dipende dalle capacità di ricarica del veicolo collegato. Oltre ai modelli Tesla, possono rifornirsi anche le auto di altri costruttori compatibili con lo standard europeo.
Oltre all’investimento per l’infrastruttura, il programma prevede una commissione di 0,087 euro/kWh (IVA esclusa) sull’energia distribuita.
Facendo un esempio pratico, una stazione che eroga 100.000 kWh all’anno dovrà corrispondere a Tesla 8.700 euro annui, pari a 87.000 euro nell’arco dei dieci anni previsti dal contratto, qualora i volumi di ricarica restassero invariati.
In cambio, il costruttore fornisce il software di gestione, il monitoraggio remoto, la manutenzione preventiva, l’assistenza tecnica e una garanzia sulla disponibilità del servizio. L’azienda proprietaria continua invece a occuparsi della gestione ordinaria del sito e mantiene la libertà di stabilire il prezzo della ricarica.

La visibilità nella rete Tesla può fare la differenza
Uno degli aspetti più interessanti dell’offerta è l’integrazione completa nell’ecosistema Tesla. Le stazioni entrano infatti nella rete ufficiale dei Supercharger, comparendo sia nell’app Tesla sia nel sistema di navigazione delle vetture del marchio, con informazioni aggiornate sulla disponibilità delle colonnine e sulla potenza di ricarica.
Questa visibilità rappresenta un vantaggio competitivo rispetto a una stazione indipendente, perché rende più semplice essere individuati dagli automobilisti. Naturalmente, la presenza nella rete Tesla non garantisce automaticamente la redditività dell’investimento, che continuerà a dipendere da fattori come la posizione dell’impianto, il traffico veicolare e la domanda locale di ricarica.
Il modello proposto da Tesla potrebbe quindi rappresentare un’alternativa interessante, soprattutto nelle aree ad alta frequentazione. Per attività come hotel, ristoranti, centri commerciali, parcheggi, aree di servizio, la presenza di una ricarica ultrarapida oggi è un servizio aggiuntivo in grado di attirare nuovi clienti e aumentare il tempo di permanenza.
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questa operazione commerciale può aver senso solo se le strutture (hotel, centri commerciali o altro che la ospitano) son piazzate vicino a grandi flussi di untenza… attuale o nel breve periodo in aumento.. altrimenti commercialmente parlando ha poco senso, soprattutto se si toglie il “vantaggio commerciale” dei prezzi migliori garantiti dai SUC Tesla.
Per normali strutture ricettive è molto meglio puntare su economici punti di ricarica (AC per le ricariche notturne) e DC in bassa potenza per quelle che generalmente ospitano clienti per qualche ora (centri commerciali, palestre e cinema ad esempio) altrimenti i tempi di rientro dell’investimento diventano infiniti….
senza un tetto al costo si rischia di trovare la colonnina tesla a 90cent e addio vantaggio di avere tesla, che è proprio di non dover impazzire a cercare una colonnina economica prima di ricaricare, se devo anche mettermi a rivanare la mappa per non prendere una mazzata grazie ma anche no! beh ma qualche buona notizia per i consumatori mai è! Le aziende sono già abbastanza ricche e onestamente ci siamo stufati di alimentare le casse delle imprese