Per essere davvero sostenibile, a un veicolo non bastano le emissioni zero. Oltre alla propulsione elettrica conta il costo ambientale dei materiali con cui è costruito, che deve essere il più basso possibile, con la garanzia di una seconda vita. È la filosofia che guida GardaSolar, azienda che da oltre dieci anni produce natanti elettrici e che oggi, grazie a una ricerca con l’Università di Trento, rende i propri mezzi ancora più “green”. La sostenibilità, però, non è l’unica direttrice dell’innovazione. Per i suoi pedalò elettrici GardaSolar ha sviluppato una ruota anfibia che semplifica le operazioni di alaggio e varo, riducendo tempi e sforzi degli operatori. A questo si affianca un combinatore meccatronico che rende la pedalata più fluida e sicura, con una taratura pensata anche per persone con disabilità, ampliando così l’accessibilità dei mezzi.
Le barche GardaSolar: il fine vita apre alla “second life”
GardaSolar ha sviluppato, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento e il gruppo di ricerca del docente Alessandro Pegoretti, una nuova mescola polimerica a base di polietilene riciclato (PErCARBr15) ottenuto direttamente dalla triturazione delle barche prodotte da GardaSolar a fine vita, in un modello di economia circolare a km zero e interna all’azienda che azzera i costi di smaltimento esternalizzato e di trasporto del materiale vergine.

Come spiega Alberto Pozzo, fondatore di GardaSolar, «L’industria nautica tradizionale si basa su materiali compositi (vetroresina) e polimeri vergini (HDPE da fonte petrolchimica) che presentano due criticità di sistema: fine vita non gestito — le imbarcazioni dismesse sono spesso destinate a discarica, con costi crescenti di smaltimento — e la dipendenza dalla filiera petrolchimica per l’approvvigionamento dei materiali, esposta a volatilità di prezzo e a impatti ambientali significativi in termini di emissioni di CO₂».
«Per un produttore che integra verticalmente design, produzione, manutenzione e fine vita del prodotto, come GardaSolar – prosegue -, ciò comporta inoltre costi non trascurabili di smaltimento esternalizzato dei propri prodotti a fine ciclo (triturazione, trasporto a impianto di riciclo terzo) e di acquisto di materiale vergine da fornitori spesso lontani dallo stabilimento, con costi logistici e ambientali aggiuntivi».
“Dalla culla alla culla” in uno stabilimento robotizzato
Non è solo economia circolare, basata su riciclo e riuso, ma pensata a km zero, all’interno dello stabilimento per ridurre i costi ambientali ed energetici. GardaSolar ha sviluppato un modello di economia circolare interno all’azienda, che chiude il ciclo dei materiali polimerici al proprio. Questo il processo: le imbarcazioni a fine vita vengono triturate in stabilimento, il polietilene ad alta densità (HDPE) recuperato viene formulato in nuove mescole e reimpiegato direttamente nella produzione di componenti strutturali e funzionali della nuova generazione di prodotti. Il modello adotta una logica “dalla culla alla culla“: ciò che è stato un pedalò diventa il disco della ruota anfibia o lo scudo del combinatore meccatronico di un nuovo pedalò.

«Il materiale principale sviluppato è il PErCARBr15, un composito strutturale a base di HDPE riciclato rinforzato con fibre di carbonio riciclate al 15% in peso, compatibilizzato con polietilene graftizzato con anidride maleica» spiega Pozzo . Per la produzione di componenti di grandi dimensioni (oltre un metro), GardaSolar ha sviluppato, in collaborazione con PROM di Trentino Sviluppo (Rovereto) e con il team di Paolo Gregori, una linea pilota di stampa additiva robotica LFAM (Large Format Additive Manufacturing) basata su robot antropomorfo a sei assi equipaggiato con estrusore a pellet. La linea consente di produrre componenti senza ricorso a stampi dedicati, con elevata flessibilità geometrica e tempi di prototipazione contenuti.
I benefici ambientali ed economici
Da GardaSolar elencano i benefici. L’economia circolare interna elimina i costi di riciclaggio esterno e riduce quelli di approvvigionamento, grazie al polietilene riciclato prodotto in stabilimento. L’uso prevalente di HDPE riciclato limita inoltre la dipendenza dalla filiera petrolchimica e dalla volatilità dei prezzi. Sul fronte tecnologico la stampa robotica LFAM permette di realizzare componenti di grande formato senza stampi, accelerando prototipazione e personalizzazione. Infine il modello “culla‑alla‑culla” rafforza il posizionamento ESG e Blue Economy, facilitando accesso a bandi, certificazioni e clienti istituzionali.
La ruota anfibia per il varo e l’alaggio senza fatica
AMP (Amphibious Mobility Platform) di GardaSolar risolve un problema logistico centrale del settore balneare: lo spostamento manuale dei pedalò tra acqua e spiaggia — varo, alaggio quotidiano e rimessaggio invernale — che oggi richiedono sforzo e tempo proporzionali alla dimensione della flotta. La soluzione studiata da Pozzo è la ruota idrodinamica anfibia che consente al natante di muoversi sia in acqua sia sulla sabbia, comandata via telecomando, fino a 1.000 chili di carico.

«In acqua, grazie al sistema di pale idrodinamiche a deformazione controllata, AMP garantisce prestazioni superiori rispetto alle giranti tradizionali a pale fisse – sottolinea Pozzo -, con una marcata riduzione del moto ondoso e del rumore in navigazione. La tecnologia è applicabile anche a pedalò non elettrici come kit di aggiornamento». Con la crescente diffusione di pedalò elettrici, dotati di batterie e motore, il peso unitario del mezzo è in costante aumento, rendendo l’operazione manuale sempre più gravosa e onerosa.
Un natante autonomo
La soluzi0ne? «Una ruota idrodinamica anfibia ad architettura a funzioni separate: la funzione strutturale e di rotolamento a terra è affidata a due dischi laterali a topologia reticolare ottimizzata; la funzione fluidodinamica di propulsione in acqua è affidata a otto pale a profilo alare disposte sulla circonferenza, vincolate ai dischi tramite cerniere idroelastiche». Abbinato al combinatore meccatronico Multi Drive Technology (anch’esso sviluppato da GardaSolar, oggetto di domanda di brevetto), AMP è azionato direttamente dal motore elettrico integrato, comandato via telecomando. Questo rende il pedalò autonomo nelle operazioni di varo, alaggio e rimessaggio.
AMP permette al pedalò di muoversi autonomamente su sabbia e battigia tramite telecomando, eliminando spinta manuale e carrelli. In acqua «le pale a profilo alare con comportamento idroelastico offrono maggiore efficienza propulsiva e minore sforzo di pedalata». L’ottimizzazione dell’ingresso/uscita delle pale riduce onda e rumore, migliorando comfort e impatto ambientale. L’assenza di elica aumenta la sicurezza per i bagnanti. Infine l’architettura modulare «consente trasporto facile, upgrade futuri e personalizzazioni tramite stampa additiva di grande formato. AMP nasce dal progetto di ricerca industriale finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento, concluso nel 2025».

Multi Drive Technology, il combinatore meccatronico per la pedalata indipendente
Il terzo asse del progetto è il combinatore meccatronico coassiale che «consente a più persone di pedalare in modo completamente indipendente, in avanti e in retromarcia, con assistenza elettrica modulata e proporzionale all’effettivo sforzo di ciascun pedalatore grazie a due sensori di coppia indipendenti». La soluzione secondo i ricercatori supera il sincronismo forzato della pedalata (asse rigido) dei pedalò tradizionali, rendendo possibile la pedalata sicura di utenti con capacità fisiche differenti, adulti e bambini in primis. Il sistema garantisce il rientro a riva anche in caso di assenza di elettricità a causa di motore scollegato, elettronica guasta o batterie scariche. La tecnologia assicura Pozzo è applicabile anche a mezzi terrestri a pedali multi-utente come risciò turistici, surrey bikes, veicoli da parco, mobilità inclusiva.
Il problema dei pedalò tradizionali è così sintetizzato dall’imprenditore nautico: «I due gruppi di pedali sono rigidamente collegati a un unico albero di trasmissione. Se i due passeggeri non sincronizzano perfettamente la pedalata, uno frena l’altro. Quando un utente smette di pedalare, lasciare i piedi sui pedali rallenta l’altro; rimuoverli espone al rischio di urto con i pedali in rotazione. Questa rigidità rende particolarmente difficoltoso l’uso da parte di famiglie con bambini o di persone con capacità fisiche differenti».
La soluzione di GardaSolar
Secondo la ricerca diffusa dall’azienda le soluzioni di pedalata assistita oggi note (mutuate dal mondo delle e-bike) sono progettate per un singolo pedalatore e risultano «strutturalmente complesse, ingombranti e poco adatte all’uso multi-utente in marcia avanti e indietro».
In termini tecnici la soluzione Multi Drive Technology «integra in un unico modulo compatto un differenziale meccanico aperto e un motore elettrico brushless DC in configurazione coassiale, con architettura a rotore interno. Il nucleo cinematico del sistema è un differenziale utilizzato in configurazione invertita: le due uscite tradizionali (planetari) diventano ingressi indipendenti collegati a due alberi coassiali azionati dai pedali, mentre il porta-pignoni (carrier) funge da uscita/presa di forza ed è solidale al rotore del motore elettrico».

In termini tecnici la soluzione Multi Drive Technology «integra in un unico modulo compatto un differenziale meccanico aperto e un motore elettrico brushless DC in configurazione coassiale, con architettura a rotore interno. Il nucleo cinematico del sistema è un differenziale utilizzato in configurazione invertita: le due uscite tradizionali (planetari) diventano ingressi indipendenti collegati a due alberi coassiali azionati dai pedali, mentre il porta-pignoni (carrier) funge da uscita/presa di forza ed è solidale al rotore del motore elettrico».
Sono diversi i benefici: «Multi Drive Technology permette a ogni utente di pedalare in modo libero e indipendente, anche con ritmi e direzioni diverse. I sensori di coppia garantiscono un’assistenza elettrica proporzionale e naturale, adattata allo sforzo di ciascuno». La trasmissione meccanica diretta assicura sempre il rientro a riva anche senza elettricità, aumentando l’affidabilità del mezzo.
Interessante che in navigazione il sistema recupera energia tramite frenata rigenerativa, estendendo l’autonomia. «L’architettura coassiale compatta facilita integrazioni OEM in ambito nautico e terrestre. È una soluzione inclusiva, adatta a utenti con capacità fisiche differenti e a molteplici applicazioni professionali». Insomma tre innovazioni per rendere più green, sicuro e facile da usare e gestire il pedalò elettrico. Il lavoro scientifico ha ricevuto il Best Paper Award del Journal of Composites Science (MDPI) nell’agosto 2025, assegnato alla pubblicazione “From Nautical Waste to Additive Manufacturing: Sustainable Recycling of High-Density Polyethylene for 3D Printing Applications” (si può leggere QUI).
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