Il 2026 sarà un anno spartiacque per lo storage energetico con accumulo a batteria. Dopo un 2025 storico, in cui la capacità globale di Battery Energy Storage Systems (BESS) ha superato i 250 GW, il mercato accelera ulteriormente. Le nuove installazioni sono attese oltre quota 130 GW, con Cina e Stati Uniti in prima linea. Un’espansione che ridisegna i sistemi elettrici e apre nuove opportunità anche per l’Europa.
La traiettoria di crescita del battery storage non è più una scommessa tecnologica ma una realtà industriale. In diversi mercati maturi l’accumulo sta infatti assumendo un ruolo strutturale nella gestione delle reti, contribuendo alla stabilità e alla flessibilità in un contesto di forte penetrazione delle rinnovabili.
Nuovi record di capacità installata
Le proiezioni per il 2026 indicano oltre 130 GW di nuove installazioni a livello globale, equivalenti a circa 350 GWh di capacità energetica. A guidare la corsa saranno ancora una volta la Cina e gli Stati Uniti, seguiti da Regno Unito, Australia e Germania.
Il sorpasso sull’idroelettrico a pompaggio, avvenuto nel 2025, ha un valore simbolico e industriale: l’accumulo elettrochimico è oggi la principale tecnologia di storage per potenza installata a livello mondiale. Un cambio di paradigma che influenza le strategie di pianificazione energetica, inclusi i piani europei di decarbonizzazione.

Mercati emergenti sotto i riflettori
Accanto ai leader storici, si affacciano con decisione nuovi protagonisti. Italia, Arabia Saudita, Cile, diverse aree dell’Europa orientale e il Medio Oriente stanno incrementando i programmi di gara e i progetti utility scale.
Per l’Italia, in particolare, il 2026 potrebbe rappresentare un passaggio cruciale: tra aste MACSE, capacity market e sviluppo di grandi impianti stand-alone, il BESS è destinato a diventare un pilastro della sicurezza energetica nazionale. Resta però centrale il nodo autorizzativo e la necessità di integrare rapidamente gli impianti nelle reti di trasmissione e distribuzione.

Batterie al posto del gas
Uno dei trend più significativi riguarda la progressiva sostituzione della generazione a gas con impianti di accumulo, soprattutto per i servizi di picco e bilanciamento. In alcune regioni in Australia e in diversi stati americani, tra cui la California, le batterie stanno già erodendo quote di mercato alle centrali termoelettriche.
Il segnale è chiaro: grazie a tempi di risposta rapidissimi e a costi ormai competitivi, il BESS si conferma soluzione efficiente per accompagnare l’espansione di fotovoltaico ed eolico, riducendo l’esposizione alla volatilità dei combustibili fossili.
In Europa, dove il gas resta centrale nella generazione, l’accumulo potrebbe svolgere un ruolo analogo, a patto di un quadro regolatorio stabile.
Economia dell’accumulo: costi e ricavi
Il rallentamento nel calo dei costi delle batterie non frena l’attrattività del settore. La maggiore durata degli asset, l’ottimizzazione delle catene di fornitura e le economie di scala mantengono solidi i fondamentali economici.
Particolarmente interessante è il modello solar-plus-BESS, che combina impianti fotovoltaici con sistemi di accumulo per massimizzare l’autoconsumo e l’arbitraggio energetico. I ricavi derivanti dall’energy arbitrage e dai servizi accessori continuano poi ad attirare capitali, sia nei mercati maturi sia in quelli emergenti.
Per gli operatori italiani, la sfida sarà intercettare queste opportunità in un contesto competitivo globale, tenendo conto delle possibili evoluzioni normative e dei meccanismi di sostegno.

L’Europa deve accelerare e creare una sua filiera industriale
Se il 2026 sarà davvero l’anno della consacrazione del BESS, l’Europa dovrà accelerare per non restare indietro rispetto a Stati Uniti e Asia. La partita non riguarda solo la potenza installata, ma la capacità industriale, la filiera delle batterie e l’integrazione con le rinnovabili.
L’espansione dell’accumulo rappresenta un’opportunità strategica: maggiore indipendenza, reti più resilienti e una penetrazione più rapida delle fonti rinnovabili.



ovviamente sarebbero benedette anche da noi le installazioni localizzate di BESS, ma andrebbero fatti impianti molto calibrati per dimensioni e localizzate in aree idonee; son sistemi abbastanza che rischian di produrre anche rumore da impianti di climatizzazione e non è facile trovare un luogo abbastanza isolato da non arrecar disturbo a bassa frequenza
ad oggi spero installino solo impianti con raffreddamento a liquido, quelli moderni con capienza di stoccaggio 5-6 MWh a semicontainer.. dovrebbero avere ventole meno invasive
impianti con raffreddamento ad aria, capienza 2-3 MWh a semicontainer, spero ad oggi in italia non ne vengano fatti più.. sarebbero la gamma prodotti proprio bassa bassa
su Reuters l’altro giorno leggevo dei disastri che stan provocando le installazioni di data-center / hyperscalers in contesti urbanizzati e zone industriali; oltre alle pesantissime conseguenze sui consumi di acqua ed elettricità (che spesso mettono in crisi le utilities.. e la popolazione) hanno pure grossi impatti “sonori” proprio per le ventole di raffreddamento che stan rendendo la convivenza impossibile ai viventi (magari non saranno problematici presso le dark-factories, a meno che non mettano le orecchie ai robot..)
a caspita.. in effetti i data-center devono smaltire in calore il 100% dei loro consumi, che in estate aumentano pure per i consumi delle ventole stesse
ai Bess basta smaltire “solo” il calore delle perdite delle celle e dell’inverter (al carburo di silicio in quelli recenti).. circa un (3+1)= 4% della potenza impegnata in fase di carica e altrettanto in fase di scarica, e sono anche meno densi, le ventole del radiatore finale dovrebbero poter essere meno toste
comunque in caso di rumori eccessivi, chiamare ARPA.. vengono a fare una fonometria di controllo presso le abitazioni, se ci sono superamenti dei limiti di rumore rispetto al sottofondo ambientale e ai limiti previsti per il tipo di zona specifica, obbligano gli impianti a fare modifiche insonorizzanti
si… anche il caso che leggevo su Reuters era “illuminante”: a copertura di un edificio di due piani avevano fatto installare un bella linea di alberelli come barriera sonora….
Anche da noi ci son tanti casi in cui ARPA ha influito ben poco, purtroppo… (e sempre e comunque mai in prevenzione completa ma sempre a “tappare il buco” dopo la verifica dei problemi effettivi)
si non dico sia tutto perfetto, ma gli strumenti per far rispettare i limiti in via preventiva o post opera ci sono:
– ogni impianto o nuova attività (non solo energetici) prima di poter essere autorizzato deve presentare uno studio di previsione di impatto acustico; e in casi delicati, o a richiesta di chi si lamentasse nell’area, si fanno le verifiche sul campo ad opera installata
– in italia i limiti acustici sono strettissimi, specie i “criteri differenziali” di notte (la differenza tra il rumore di fondo dell’area e il fondo più l’impianto nuovo); se non sono rispettati, prima si chiama ARPA a misurare gratuitamente;
– se si ritiene che l’ARPA locale sia troppo accomodante nel modo in cui esegue le misurazioni (ma di solito con gli impianti industriali non sono accomodanti, si tutelano anche loro dal rischio di cause legali), si chiama un tecnico privato abilitato a rifare una misurazione
– si va avanti di contenzioso finchè non vengono sistemate le emissioni sonore con insonorizzazione presso gli impianti o presso i disturbati; almeno in questo settore, il contenzioso viene vinto, visti i limiti molto bassi, la controparte pagherà spese e risarcimenti.. spesso sistemano prima di arrivare a un lungo contenzioso (per un po’ sono stato nel settore certificazioni)
PS: una fila di alberi non ha effetto insonizzante, ARPA lo sa 😉 però migliorano percezione visiva e spicologica, che conta parecchio.. tanto che a volte l’acustica è una scusa per lamentarsi della “vista” (o degli odori, nel caso di industrie)
l’asta che ha fatto Terna ,l’anno scorso per le BESS è andata benissimo
le hanno pagate meno di quello che avevano preventivato
a detta dei dirigenti Terna :”si ripagheranno da sole”
la Spagna ha stanziato nel 2025 800 MILIONI di Eur da spendere solo in un anno in BESS , prima del “famoso” blackout
il futuro è arrivato , è da vedere se questo paese sarà pronto per coglierne le opportunità o continuerà con la sua decadenza
restando a favore solo di paesi come Portogallo e Spagna che solo 3 o 4 lustri fa erano messi come o peggio di noi e ora sono in piena accelerazione grazie ai costi bassi dell’energia da rinnovabile
— in Australia
c’è una accelerazione notevole di fotovoltaico e accumuli, il loro quarto trimestre dell’anno (ottobre-novembre-dicembre) è passato da:
– 45% di rinnovabili nel Q4 2024
– 52% di rinnovabili nel Q4 2025
va fatta la tara al dato perché da loro il Q4 è estate, non inverno, il dato di miglioramento sull’anno completo sarà meno estremo, ma è lo stesso un ritmo “bestiale”, che se la gioca con quanto sta avvenendo in Pakistan,
e supera il recente record di velocità della Cina
in Australia stanno già crescendo di pari passo I BESS insieme agli impianti di rinnovabili, i BESS non sono in leggero ritardo ritardo come in Europa; con la crescità citata sopra in 1 anno hanno avuto un corrispondente crollo (dimezzamento) molto brusco dei prezzi energia, come velocità nel tagliare i prezzi hanno battuto la Spagna:
https://www-abc-net-au.translate.goog/news/2026-01-29/australia-hits-power-demand-record-as-renewables-pass-50pc/106280246?_x_tr_sl=auto&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_hist=true
— nel 2025
nel mondo sono stati installati circa 106 GW potenza di accumuli a batteria BESS, corrispondenti a circa 300 GW-h di capacità; a questi si aggiungono poi altre installazioni di altri tipi di accumuli, soprattutto pompaggi idroelettrici, e poi ad aria compressa, batterie a flusso, etc
— nel 2026
come scritto nell’articolo sono previsti almeno 130 GW potenza di installazioni aggiuntive di BESS, corrispondenti al oltre 350-400 GW-h di capacità
— all’inizio:
si installano sistemi BESS cosidetti da 2 ore, cioè ad es: 1 GW potenza con 2 GWh batterie… a parità di capacità sono sistemi più cari avendo “inverter” (semplificando; il termine tecnico è PCS, power conversion system) più potenti, ma permettono di guadagnare forte ripagandosi in pochi anni vendendo servizi di stabilità alla rete, servizi legati alla potenza instantanea fornibile più che alla quantità di energia
un Bess di potenza, configurazione “costosa” a 2 ore, e in un impianto di dimensioni non molto grandi, da noi vedo dei grafici che suggeriscono potrebbe costare sui 200 € al KWh, già molto meno di 1-2-3 anni fa
— in una fase successiva:
i ricavi “facili” si attenuano perché il numero di BESS in rete aumenta, e si passa ad installare sistemi con inverter meno potenti rispetto alla capienza (o vista diversamente, con più capienza in rapporto alla potenza degli inverter); oltre ai servizi di potenza e stabilità di rete già citati, che ora vengono retribuiti meno di prima, adesso una parte dei profitti viene cercata vendendo anche lo spostare dell’energia da un orario all’altro, se ricordo lo chiamano “arbitraggio”: comprare energia a basso prezzo nei momenti di esubero e la rivendono alla sera o al primo mattino facendo concorrenza alle centrali a metano..
è in questa fase, già avanzata in Australia e in California per esempio, che la quantità di energia stoccata a batteria cresce parecchio.. e i Bess industriali attuali stanno passando da una durata-garanzia standard di 20 anni ad una di 25 anni, anche questo ne aumenta la convenienza
è stato calcolato che i sistemi BESS a 6 ore e di grandi dimensioni, almeno 20 semicontainer da 5-6 MW-h, cioè almeno 100-120 MW-h, realizzato da grandi aziende con economie di scala, che hanno vinto la recente asta MACSE italiana e entreranno in funzione nel 2027-2028 hanno un costo capex da noi già molto basso di:
130 € al KWh installato, che poi banalmente sarebbe in linea con il costo attuale in una auto elettrica di (pacco batteria + inverter + caricatore)
nel dubbio diciamo anche un BESS 6 ore di grande taglia costasse ad oggi 150 € al KWh di capienza (contando eventuali oneri di finanziamento esterno), è un prezzo ancora in discesa, sul lungo periodo in Europa si scenderà sotto a 70 al KWh costo sistema completo installato, di cui solo una frazione di costo sono le batterie vere e proprie
ma già oggi è cambiato tutto negli scenari: abbinare rinnovabili ad accumuli è già molto conveniente, c’è una coda enorme di progetti ovunque di rinnovabili e anche di progetti di Bess.. guardare sul sito Terna Econnextion
i colli i bottiglia sono le autorizzazioni e le normative, anche su come gestire la disponibilità di rete elettrica, in Germania ad esempio un freno è stato a lungo su come conteggiare gli oneri di rete per energia che eventualmente dalla rete ricaricasse i BESS posti a servizio di un impianto rinnovabile
da noi Fratin da una parte ha da poco ammesso che per Italia serviranno almeno 135 GWh di capienza accumuli al 2040 e almeno 200 GW-h al 2050; secondo me è ancora una sottostima, ma è un primo passo per i nostri politici.. penso arriveremo a parlare di 300-400 GW-h come nelle simulazioni dei mix 100% rinnovabili
dall’altra parte lo stesso ministro sostiene che aver autorizzato nel 2025 nuovi accumuli BESS per 6 GW potenza sarebbe sufficente; per me non lo è, cosi come sono molto poche le autorizzazioni delle rinnovabili del tipo economico, quelle chiamate “utility” perché pensate per immettere energia in rete, più che per fare autoconsumo:
– solare a terra di grande taglia
– agrivoltaico interfilare a pannelli bassi
– eolico a terra
che sono state recentemente azzoppate tramite decreti, per non dire quasi completamente vietate in Italia.. qui purtroppo si tira a prolungare gli alti prezzi energia del metano e pertrolio ENI, e ad infilarci pure i soldi buttati dalla finestra (ma raccolti da chi ci guadagnerebbe) per progetti lunghi di obsoleto nuculare
intanto Germania, Inghilterra, Spagna ed altri corrono con le installazioni per assicurarsi un futuro energetico ed economico più agevole