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Legambiente all’attacco: “Stati Generali per l’e-mobility”

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C’è gran fermento sulla mobilità elettrica e cresce la voglia di confrontarsi sulle prospettive che può avere in Italia.  Per questo Legambiente organizza l’incontro Green mobility, verso gli Stati Generali di una mobilità elettrica e sicura.

L’appuntamento è per venerdì 13 aprile presso lo Spazio Tiziano, in Viale Tiziano, 68 a Roma, dalle  9 alle 17. Parteciperanno imprenditori, scienziati, rappresentanti istituzionali. Si prende il via con Andrea Poggio, Legambiente, che presenterà il libro-dossier “Green Mobility”, poi  Elena Melchioni, AD Lorien Consulting, con l’indagine Osservatorio Mobilità. Per le imprese interverranno Stefano Porro (Pirelli), Emiliano Niccolai (Share’ngo), Carlo Iacovini (Energica Motor), Roberto Olivi (BMW Italia) e poi Ermete Realacci (presidente Fondazione Symbola) e Raffaele Tiscar per il Ministero dell’Ambiente. La voce della scienza si ritrova nella relazione di Carlo Ratti, Senseable Lab, Massachusetts Institute of Technology, Boston. Spazio alla politica con i rappresentanti dei nuovi gruppi parlamentari e gli assessori alla mobilità di Milano e Roma. Infine Massimo Nordio, amministratore delegato Volkswagen Italia e Federico Caleno, Head of e mobility solutions development, Enel X. Nel pomeriggio due tavole rotonde con esperti del settore. Legambiente presenterà il libro/rapporto: Green mobility. Come cambiare la città e la vita. Volume a cura di Andrea Poggio, che spiega le finalità del volume e dell’incontro.

Era tradizione annuale la presentazione del rapporto sull’ambiente redatto dall’associazione, quest’anno ci si concentra  sullo specifico della mobilità, con massima attenzione a quella elettrica. Il vostro approccio al tema?

Andrea Poggio

Interdisciplinare. Per esempio nel volume abbiamo raccolto i contributi di 25 autori di estrazione professionale diversa, ma emerge una visione coerente nonostante l’eterogeneità degli interventi che vanno dal sondaggista al sociologo, dall’urbanista all’ imprenditore. Me viene fuori un’idea della mobilità del prossimo futuro molto coerente, forse davvero sta cambiando qualcosa e in modo molto veloce. Questa convergenza rende evidente che ci sono processi di cambiamento in corso che vengono letti con uno stesso approccio.

Parla di un cambiamento già in atto, già presente. Nel concreto di cosa parlate, cosa avete registrato nel vostro osservatorio?

Ci sono innovazioni di carattere tecnologico e di sistema, le descriviamo nella prima parte del libro, ma non ci sono solo novità tecniche. Registriamo un cambiamento culturale. A leggere le infografiche che abbiamo preparato si vede che la mobilità elettrica nelle città italiane è molto diffusa se andiamo oltre il dato delle immatricolazioni delle auto elettriche. Consideriamo e pesiamo anche la presenza ed il sempre maggiore ricorso alla sharing mobility, ci sono anche le bici elettriche e tutta la micromobilità di cui non si conoscono bene i numeri. Sono numeri trascurati, stiamo attenti a tutto e  alla velocità del cambiamento.

Le statistiche sulla vendita delle auto sono ancora basse, almeno per il momento, rispetto ad altri paesi europei; ma voi conteggiate e valutate positivamente anche l’uso non proprietario dei veicoli elettrici?

Esatto, i mezzi di locomozione non sono solo a emissione zero, ma pure condivisi ed in una logica intermodale ovvero nella stessa giornata mi muovo con diversi vettori. Non uso solo l’auto, ma pure l’autobus e la bici. La gran parte degli italiani usa mezzi di trasporto diversi. Si è calcolato che il 5% del viaggio quotidiano è fatto così, magari per mancanza di parcheggi.

Un esempio concreto?

Io il 13 aprile per il nostro incontro arriverò e mi muoverò tutto in elettrico: parto da casa mia, a Lodi,  con la bici, prendo il treno e faccio il cambio Rogoredo Milano per l’alta velocità e infine attraverso Roma in elettrico con la bici. Se non devo prendere il Grande Raccordo Anulare mi muovo bene, perché è difficile spostarsi in città oltre i 20 km/h.

Quindi oltre la produzione di veicoli elettrici – fondamentale per tagliare il traguardo della mobilità ad emissioni zero – è necessario preparare un sistema, organizzare una piattaforma che agevoli questo cambiamento?

Sì, affrontiamo il tema nel corpaccione del libro ovvero come si riorganizza una mobilità a zero emissioni. Il focus cade soprattutto sulle politiche urbane. Pensiamo che l’aspetto più significativo sia l’integrazione di politiche differenti. Mi spiego: il piano del traffico non può essere separato da quello dei lavori pubblici. Stesso discorso per piano acque, verde, commercio della città. Sono innovazioni che si stanno verificando a New York, Londra, Parigi dove il sindaco vuole dimezzare lo spazio pubblico destinato al parcheggio.

Il sindaco di Parigi a bordo
Il sindaco di Parigi Anne Hidalgo a bordo di una barca elettrica

Sarà una battaglia strada per strada, per citare l’assessore al traffico di New York. L’obiettivo è una città con più auto in condivisione, meno in sosta e recupero di spazio pubblico per turismo, verde, socialità, giochi dei bambini. E la sosta intesa come stazione di carica dove scambiare energia con la rete.

L’elettrico è già presente, in particolare in alcune aree metropolitane italiane. Il centro in particolare è un laboratorio di buone pratiche?

I primi a diventare elettrici sono i centri storici di Milano e Roma, con la consegna delle merci tramite i furgoni elettrici. Pensiamo a Milano e alla consegna di farmaci e pronto intervento di farmacie con mezzi elettrici, veicoli molto leggeri e non hanno problemi di sosta. Già oggi molti corrieri utilizzano bici a pedalata assista; senza dimenticare il servizio di raccolta dei rifiuti. Un altro ambito è quello dei taxi che girano tanto, ma mediamente percorrono 150 chilometri al giorno in ambito urbano. A Firenze hanno già deciso: non si potrà accedere in centro con mezzi a combustione, a Roma si sta pensando a questo per il 2024. A Milano si è approvato un odg in consiglio comunale dove si chiede l’impegno a vietare la circolazione dei mezzi a combustione in centro. L’accelerazione è del tutto evidente.

Vanno bene i piani, va bene l’organizzazione, ma servono i mezzi, i veicoli?

Riscontriamo una difficoltà dell’industria automobilistica: pochi modelli e troppo costosi. Noi lanciamo il messaggio: spicciatevi. Poi non è detto che la mobilità elettrica debba essere tutta automobilistica. Si stanno vendendo più mezzi leggeri e più autobus che automobili. In Cina hanno venduto 300mila auto, 120 mila autobus e 30 milioni di due ruote elettriche. In Cina nelle città è vietato circolare a quattro ruote. L’Europa deve darsi un’accelerata,  rischiamo di restare l’ultima isola del diesel. E guardiamo anche alla micro mobilità: il monoruota elettrico non è previsto dal codice della strada, ma finirà sulle piste ciclabili ed è un mezzo elettrico E quanti se ne vendono? Sono decina di migliaia quelli offerti nella Grande Distribuzione.