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Spagna: incentivi non bastano, arrivano altri 350 milioni. E in Italia?

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Se in Italia tutto è fermo, non ci sono più incentivi, in Spagna il governo Sanchez stanzia altri 200 milioni, più 150 dal Pnrr,  per sostenere l’elettrificazione del Paese. Nuove risorse, all’interno del piano Moves III, per coprire la domanda prevista nei prossimi mesi.

Il ministro della transizione ecologica María Jesús Montero

La Spagna investe ancora “per evitare incertezze e la paralisi della mobilità elettrica”

La proroga della durata del programma e le nuove risorse sono spiegate dal Governo con una logica chiara: “Evitare incertezze e una paralisi dello sviluppo  della mobilità elettrica“. Tutt’altra musica rispetto all’Italia dove il governo Meloni ha bloccato il mercato per sei mesi – da dicembre a inizio giugno – con l’annuncio di generosi incentivi che hanno bloccato le vendite. Poi la fiammata che in meno di nove ore ha bruciato 200 milioni, una fetta considerevole pari al 40% prenotati dalla società, lasciando fuori tanti cittadini.

In Spagna non sono mancate le tensioni – con l’Italia è uno degli ultimi Paesi in Europa per l’elettrificazione della mobilità –  Recentemente il presidente dell’associazione spagnola di fabbricanti di automobili e camion (Anfac), Wayne Griffiths, aveva annunciato le proprie dimissioni in polemica con il governo per la mancanza di politiche per l’elettrificazione.

Wayne Griffiths, presidente di Seat-Cupra, la parte spagnola del Gruppo Volkswagen.

Il programma MOVES di Sanchez stanzia 2,5 miliardi  per la transizione  elettrica

Si è quindi passati dai 400 milioni iniziali fino 1 miliardo e 550 milionia causa del gran numero di richieste” ed è stata spostata in avanti la data di scadenza.

Ecco la nota del governo Sanchez: “Il Ministero per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica (MITECO) provvederà alla proroga fino alla fine dell’anno del programma MOVES III approvato dal Consiglio dei Ministri con un aumento dei fondi di 350 milioni per l’ acquisto di veicoli elettrici e installazione di punti di ricarica. Ora il programma MOVES III raggiunge i 1.550 milioni“.

Fondi per stazioni di ricarica, flotte aziendali elettriche e trasporto pesante a batteria

Ma non è finita qui. Il ministero annuncia anche 50 milioni per “una nuova linea di MOVES Fleets (MOVES Fleets Plus), che accelererà l’elettrificazione delle flotte aziendali“. I tecnici sottolineano che questa operazione permetterà “come abbiamo visto in altri paesi” che  “l’elettrificazione delle flotte aziendali, che rinnovano i loro veicoli più frequentemente, contribuiscono a generare, indirettamente, un mercato dell’usato che rende accessibili anche i veicoli elettrici nel resto della società”.

Attenzione: incentivi anche ai mezzi pesanti con altri 50 milioni. La somma di tutti gli interventi degli ultimi anni arriva a un dato interessante: “Il lancio di queste nuove linee, più quelle precedenti dell’ecosistema MOVES, rappresentano un totale di 2.550 milioni di euro per promuovere la mobilità elettrica in Spagna tra privati, aziende e settore pubblico, senza contare sui fondi del PERTE VEC a sostegno dell’automobile industria manifatturiera“.  I fondi interessano anche le stazioni di ricarica.

Solo 4.500 euro a veicolo, ma sicuri

Fondi totali buoni anche se gli incentivi sono meno generosi di quelli italiani, ma con qualche fondo in meno si sarebbe potuta soddisfare una domanda maggiore dei cittadini, con un contributo di 4.500 euro. Ma lasciano il rubinetto sempre aperto, in Italia resta chiuso.

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27 COMMENTI

  1. Basta con questi incentivi! Ma vi sembra normale che io, con le mie tasse, debba “aiutare” gente a comprarsi macchine da 42k€? Se l’elettrico vuole progredire che impari a camminare con le proprie gambe e non sulle spalle dei contribuenti altrimenti continueremo a essere presi per i fondelli dai costruttori di auto; chiaro è l’esempio di Stellantis con Leap motor. Per stessa ammissione di Stellantis produrrà in Polonia perchè “i costi sono paragonabili alla Cina” peccato che la T03 in Cina costa circa 8K€ e da noi 20k€; c’è più elettronica per adeguarsi agli standard europei? E quanto costa questa elettronica? E poi tutti a piangere che gli incentivi sono finiti subito… Proprio in questo sito ho letto più volte che gli incentivi dovevano essere riaperti anche verso le società per favorire la diffusione dell’elettrico.. Beh lo hanno fatto et voilà, il 40% degli incentivi se lo sono “fumato” le società. Quindi?
    Vogliamo investire dei soldi per il settore auto? Un bel rimborso spese agganciato al chilometraggio annuo (Ogni veicolo fa una revisione ogni due anni con tanto di registrazione della percorrenza) e alla classe di emissione del veicolo. Chi meno inquina e fa più strada riceverà indietro più soldi e chi vuole “il macchinone” se lo paghi (tutto) di tasca propria.

    • Concordo. Serve favorire la concorrenza in tutti i modi possibili e immaginabili per rompere il cartello dei prezzi alti ed evitare che l’Europa continui a essere per loro un mercato premium. Purtroppo il mercato unico europeo da questo punto di vista ci danneggia: essendoci paesi più ricchi, conti alla mano conviene di più per un produttore fissare margini enormi su ogni modello anche a costo di vendere meno che non competere per il prezzo più basso. Il problema è che noi non abbiamo lo stipendio finlandese, tedesco o lussemburghese, abbiamo lo stipendio italiano ma siamo immersi in un mercato che tara i prezzi sugli stipendi ricchi.

      Gli incentivi sono la risposta sbagliata perché stiamo usando soldi nostri per consentire ai nostri concittadini di comprare … un orologio normale al prezzo di un rolex. Mentre quello che dovremmo fare è aprire il mercato all’invasione dei prodotti low cost. L’assurdo è che nessun politico ci difende perché gli amici di Ursula hanno messo i dazi e l’opposizione non li leverà perché ha passato questi anni a difendere gli interessi dell’operaio italiano (5 persone) ma non del consumatore italiano (60 milioni di persone). Siamo f077u71, soprattutto noi italiani.

      L’unica flebilissima speranza è nei costruttori cinesi che, venendo a costruire qui da noi, scansano i dazi e iniziano una guerra dei prezzi. Ma, vedendo le previsioni degli analisti da qui a 6 anni, non accadrà nulla di questa con le cinesi destinate cresce in Europa ma non così tanto da far pensare che ci saranno prezzi onesti come in Cina. L’auto è diventata ormai un bene di lusso e nessuno sta lavorando per cambiare lo status quo.

    • Gira e rigira sono sempre soldi pubblici; detto questo l’elettrico è un fenomeno complesso e ha necessità di sostegno e incentivi. Poi questi spesso sono mal gesti e mal governati. Il vero problema è la mancanza di una politica chiara sulla diffusione dell’elettrico. Non azioni che cambiano ogni tot mesi, iniziative – vedi incentivi nautica – annunciati nel 2022 e mai entrati in vigore. Per non parlare del Retrofit. E tanto altro che non va.

    • è un discorso di rapporto costo/benefici

      >> 3 euro a testa in un anno per incentivare le BEV sono pochi,
      e a me fa piacere, l’aria in città o intorno alle raffinerie la respiro anche io

      >> 11 euro a testa per incentivare l’aquisto di termiche, Alfa Tonale, Audi, Tiguan, etc, con miglioramenti marginali sulle emissioni o anche aumenti, sono assurdi

      >> filiera carburanti riceve circa 23 miliardi di incentivi anno in Italia, se fai un conto ad autovettura sono centinaia di euro all’anno a vettura, da moltiplicare per 12 anni di vita vettura; poi vanno aggiunti soldi in costi sanitari

      >> in pratica un Pandino termico è sovvenzionato a spese pubbliche quasi per l’equivalente del suo prezzo di listino; sarebbe cosi scandaloso tenere ancora per 1-2 anni 3000-4000e di sconto Iva, magari sulle BEV più economiche, e erogati senza gli scossoni nocivi di questo anno, per velocizzare anche le infrastrutture?

      >> se parliamo di peso sulle tasse e sul debito pubblico, in un anno le cattive decisioni governative ci stanno costando migliaia di euro a testa in mancato sviluppo futuri e in sprechi già contabilizzabili; altre migliaia di euro a testa ci costa poi l’evasione fiscale

      alla fine accusare le BEV di pesare sulle tasse non sembra un diversivo?

      • So dove hai preso quei numeri ma sono falsi. A parte gli incentivi per l’acquisto di auto a benzina euro 6 a fronte della rottamazione di auto sicuramente più inquinanti quantomeno in termini di pm, non esistono altri incentivi sulle fonti fossili, è un dato falso. Esiste un sistema di tassazione più o meno gravoso, in continua evoluzione, parametrato dal governo per ottimizzare al massimo le entrate fiscali (un po’ come le tasse che paghiamo sul lavoro, sui beni di consumo, etc.). Significa che se su certe voci legate al petrolio la tassazione passa da X a 2X per assurdo lo stato ci guadagna meno (com’è successo per il superbollo che ha creato un buchetto nei conti pubblici). L’unico caso dove davvero lo stato va in perdita e sono soldi veri che entrano è per la rottamazione di un’auto vecchia e l’acquisto di un’auto nuova (senza rottamazione niente incentivo sulle auto a benzina).

        • Qualcuno ha delle fonti attendibili da citare per risolvere la questione di Enzo che accusa di falsità R. S. in merito alle sovvenzioni alla mobilità fossile?

        • 23 miliardi annui di sussidi tornano alla filera carburanti in italia,
          altri 20 miliardi alla filera metano da riscaldamento

          23+20 si arriva ai famosi 43 miliardi annui in Italia, goglabili;
          43 è il dato del 2019 attualizzato in euro del 2023 (calcolo visto su in sito istituzionale, vedo se riesco aritrovarlo); alcune annate il valore è maggiore

          poi si può stare a argomentare che sono finanziati con le accise e l’iva sui carburanti, e che una parte minore magari serve a scontare il carburante ai trattori; comunque finanziai costi altri della infrastruttura petrolifera, rendendoceli meno percepiti

          oggi che il kwh da colonnina costa come la benzina, i sussidi al fossile secondo me distorcono la concorrenza tra ICE e BEV e la percezione che abbiamo dei costi

          mentre i costi sanitari ora non li so ritrovare, e sono stime difficili, si parlava di 3000e a persona in lombardia all’anno per l’inquinamento dell’aria, diciamo 30% dovuti alle auto termiche, sono 1000euro l’anno a persona nel caso certo sfortunato della lombardia;
          anche chi non guida, 10.000euro in 10 anni; perchè anche pochi malati aggiuntivi o cronici, relativamente pochi, costano molto in termini di ammortizzatori lavorativi e moltissimo in assistenza sanitaria, che un problema capiti a me o a un altro

          saranno conti sbagliati? non so ma c’è da pensarci, che forse le BEV sono un buon investimento per la comunità ora che si può scegliere di alleggerire i costi sociali totali del sistema trasporti;

          e poi c’è il discorso “politico” dipendenza dall’estero per il petrolio, che espsone a speculaziane nei momenti di crisi e ci condiziona le scelte e valutazioni di politica estera in modo sgradevole

        • Guido rispondo a te ma vale per tutti. Quelli che tutti chiamano “sussidi” tali non sono, si tratta quasi sempre di minore tassazione (a seguire altri casi). Faccio un esempio: oggi il diesel, pur pagando accise micidiali che ne raddoppiano il costo, è tassato meno del benzina, questa minore tassazione è chiamata sussidio. Quando il governo Conte decise di mettere uno stop alle accise della benzina se il prezzo superava i 2 euro per calmierarlo, questo fu chiamato sussidio. Lo stesso vale anche per produzione, trivellazione, distribuzione, etc. Ma non è un sussidio, è sbagliato, è solo una rimodulazione delle imposizioni fiscali volte non tanto a guadagnare meno (parlo dello stato) ma a guadagnare di più, esattamente come fa lo stato quando alle persone fisiche applica una tassazione a gradini/gradoni: se tassa più l’imprenditore ricco che l’imprenditore povero (sulla carta) lo fa non per “sussidio” ma perché con una tassazione alta per entrambi il povero muore e lo stato guadagna meno. Se il ricco non è tassato di più anche qui lo fa per motivi egoistici, altrimenti quello prende la residenza in Olanda. E’ il caso provato, noto e documentato del superbollo: se tu stato esageri ti si ritorce contro, lo stato si sparò nei piedi quando lo introdusse. Quindi i famosi sussidi non sono altro che continue messe a punto della tassazione volte non ad aiutare davvero ma a massimizzare gli introiti per lo stato (che possiamo parlare quanto vogliamo della politica ma da qui a dire che l’art. 1 della costituzione è inquinare il più possibile ce ne vuole).

          Chiaramente gli ambientalisti quando la rimodulazione è al ribasso ci vedono il sussidio. Per me la parola sussidio è quando o metti le tasse a 0 o addirittura ci metti i soldi a fondo perduto (come per l’acquisto di auto nuove, quello sì è un vero sussidio) ma di tutti quei soldi che l’Italia darebbe come sussidi alle fonti fossili solo una minima parte sono veri soldi, il resto è normale, ovvia, scontata, comune e dovuta politica (fiscale ma non solo) volta a massimizzare le entrate statali, i posti di lavoro, il contenimento dell’inflazione, gli investimenti produttivi, l’attrattività del sistema industriale, l’autosufficienza energetica, etc. etc. etc. ovvero tutto quello che ci si aspetta che uno stato (senza -ismi) faccia. Quindi anche eventuali prestiti, garanzie sui prestiti, assicurazioni, riduzione di tasse e royalties sui terreni vanno visti non nell’ottica di perdita di gettito da parte dello stato, ma l’opposto, ovvero tutte azioni volte a guadagnare di più.

          Vedila all’incontrario: se lo stato andasse dietro agli ecologisti e rinuncerebbe a quelle manovre, quello che avverrebbe è che l’estrazione di petrolio anziché farla in Basilicata la fanno altrove e a noi la benzina costa di più (ricordiamoci che in Basilicata ad esempio non pagano il metano per riscaldamento …), se non concedi un prestito o offri una garanzia su un prestito quell’azienda non la fanno da noi ma negli Emirati, etc. etc. Quindi il fine ultimo dello stato non è aiutare i petrolieri come fa invece per aiutare gli indigenti (social card o reddito di cittadinanza, quelli sì sono in perdita ma benemeriti) bensì quello di aumentare e massimizzare le sue entrate utilizzando tutte le leve disponibili. L’ovvio e ciò che ci si aspetta che faccia.

        • “filiera carburanti riceve circa 23 miliardi di incentivi anno in Italia” (quello che dice R.S.). Falso. Secondo le fonti invece la filiera carburanti meriterebbe di pagare x miliardi (non so quanti, non ho controllato e non mi interessa) per compensare i danni. La non compensazione del danno è cosa ben diversa, nonostante questa locuzione viene ahimè sintetizzata molto impropriamente con la parola sussidio (e comunque non incentivo, l’incentivo è ben altro).

          Visto che chiedevi le fonti

          https://www.imf.org/en/Publications/WP/Issues/2023/08/22/IMF-Fossil-Fuel-Subsidies-Data-2023-Update-537281

          Qui si capisce bene perché la parola “sussidio” è inappropriata (come cercavo di spiegare nella risposta precedente) e non è affatto come la si usa in questo forum. “This paper provides an updated assessment of fossil fuel subsidies at a country, regional, and global level. It builds on a series of previous IMF reports, quantifying both explicit subsidies (undercharging for the supply costs of fossil fuels) and implicit subsidies (undercharging for environmental costs and forgone consumption tax revenues). The full gap between efficient prices (the sum of supply, environmental, and other costs) and retail prices multiplied by consumption equals the total fossil fuel subsidy. Indeed, the gap between efficient and current fuel prices is often substantial given, not least, the damages from climate change and the large number of people dying prematurely from fossil fuel air pollution exposure (4.5 million a year). Underpricing fossil fuels implies that overnments forgo a valuable source of much-needed revenue and undermines distributional and poverty reduction objectives since most of the benefits fromundercharging accrue to wealthier households.”

          In pratica cosa dicono: considerato che le fonti fossili fanno tot danni allora dovrebbero essere tassate di più e ritengono sottostimata l’attuale tassazione. Il “sussidio” non sono soldi che lo stato ci mette bensì è una tassazione considerata insufficiente alla luce dell’inquinamento dell’aria e del cambiamento climatico.

          Utilizzando lo stesso linguaggio allora ancora le sigarette, gli insaccati, lo zucchero e forse anche il sesso non protetto beccherebbe dei sussidi statali perché i danni che arrecano queste attività non sono compensate adeguatamente alla tassazione che meriterebbero.

          Basta sussidiare il sesso promiscuo, ok?

          • Posso farti una domanda… Il tuo discorso ha senso ma non ho capito una cosa.. Per il bollo sarebbe un sussidio oppure no? Sia all’inizio che dopo i 5 anni, e il metodo di potenza a libretto delle ev può essere considerato alla pari di un taglio delle accise?

            E secondo, quindi secondo te é stato messo uno scalino senza rottamazione nelle ev sostanzialmente perché con un maggiore numero di ev circolanti riescono ad avere (più probabilmente in futuro) più soldi dalle tasse, oppure per far contenti i produttori di ev così che possano tenere alti i margini (e possibilmente usare l’Italia nella produzione anche se non economica), sicuri di rientrane con le tassazioni lungo la filiera?

        • nel caso italiano sono calcolati senza le compensazioni dei danni ambientali/sanitari, che volendo si aggiungono a parte

          ci sono fondi per aiutare a pagare le esplorazioni per la ricerca del petrolio e le trivellazioni, fondi per le raffinerie, fondi per le infrastrutture della filera carburanti, e poi anche fondi per ridurre la tassazione in alcuni casi (es. i trattori)

          per cui:

          >> o si ammette che le famose accise e iva sui carburanti in realtà sono molte di meno, perchè una buona parte è una partita di giro a sostenere i costi del sistema dei trasporti a petrolio, e allora non ci sono i sussidi, ma non c’e neanche un abuona parte della tassazione,

          >> oppure li si chiama sussidi

          quello che secondo me è ingannevole è continuare a lamentarsi che i carburanti sarebbero molto tassati, e allo stesso tempo negare i 23 miliardi che tornano indietro in questo caso definibili come sussisi

          cioè il prezzo vero del carburante petrolifero senza tassazione ma contando i costi di infrastruttura risulterebbe molto più di 0,9 euro al litro

          • /// R.S.: nel caso italiano sono calcolati senza le compensazioni dei danni ambientali/sanitari, che volendo si aggiungono a parte ///

            E’ quello che ho scritto, ma non si tratta di “incentivi”.

            /// R.S.: ci sono fondi per aiutare a pagare le esplorazioni per la ricerca del petrolio e le trivellazioni, fondi per le raffinerie … ///

            puoi citare un fondo per le raffinerie?

            Mi cito:

            /// Enzo: Quindi anche eventuali prestiti, garanzie sui prestiti, assicurazioni, riduzione di tasse e royalties sui terreni vanno visti non nell’ottica di perdita di gettito da parte dello stato, ma l’opposto, ovvero tutte azioni volte a guadagnare di più ///

            Se quando parli di “fondo per le raffinerie” ti riferisci a un fondo di garanzia, come ho già scritto questi vengono dati dallo stato con la logica del ritorno economico, ovvero offro questa agevolazione perché poi tu azienda fatturi e io guadagno dalle tasse sul tuo fatturato e sul fatturato di tutta la filiera fino al consumatore finale con iva e accise. Un po’ come fanno i fondi pensione che investono i propri soldi solo perché stimano che il ritorno economico è superiore all’investimento iniziale. Quindi non soldi a fondo perduto ma investimenti economici per massimizzare i profitti.

            Un esempio di questa gestione? Meno di 2 mesi fa il MEF ha venduto azioni pari al 2,8 per cento del capitale di ENI, incassando 1,4 miliardi di euro. Altro che fare beneficienza alle compagnie petrolifere.

            Lo stato, in pratica, si comporta come un investitore privato: investe i suoi soldi e usa la tassazione come leva per trarre il massimo profitto diretto e indiretto per i suoi azionisti (noi cittadini). Ripeto, esattamente come un privato o un fondo speculativo. Quindi non “incentivi” bensì leggi e investimenti che l’hanno economicamente reso più ricco, sicuramente c’ha guadagnato e non poco. Fino a ieri l’ha fatto ignorando i danni ambientali (che non ha compensato del tutto), adesso corre ai ripari con piani per il climate change.

            Ma ripeto il concetto, la parola incentivo è errata e la parola sussidio, utilizzata nei sacri testi citati da tutti i media e politici, è fuorviante. Andrebbe usata la locuzione “mancata compensazione (dei danni ambientali) a fronte di guadagni importanti”, a me la parola sussidio fa venire in mente il reddito di cittadinanza, non a caso quando per primo ho fatto notare che non è vero che ci sono soldi statali a fondo perduto che finiscono nella filiera del petrolio (tranne quelli per l’acquisto di auto a benzina a fronte della rottamazione di auto più inquinanti) tutti a chiedere chiarimenti e fonti perché la litania del sussidio ripetuta 1000 volte li aveva convinti del contrario. Ciò che la parola sussidio non rappresenta correttamente è ciò che ne consegue, ovvero la famosa compensazione dei danni ambientali si ridurrebbe in una ennesima tassazione sulle teste del popolo col più alto debito pubblico d’Europa: vogliamo altro debito pubblico con una nuova tassa? Non lamentiamoci poi se dobbiamo ricorrere al fondo salvastati, arriva la troika e i nostri btp cambiano rating da bbb+ a c e la BCE non ce li compra più.

      • Se l’auto elettrica è così conveniente non vedo la necessità di incentivare con soldi pubblici.
        Basta con questo sperpero di denaro pubblico.
        Chi vuole l’auto nuova ( elettrica/termica ) se l’ha compri.

        • Un po’ troppo semplice come discorso. La conversione del parco auto deve essere intesa come una politica sanitaria e ambientale, questa la giustificazione dell’investimento che riduce le spese sanitarie e dalle conseguenze create dal riscaldamento climatico

    • Ti darei ragione se parlassi dell’Italia
      ma l’articolo , parla della Spagna,
      un paese in pieno sviluppo
      che sta investendo in rinnovabili massicciamente da anni

      ogni EV in più in circolazione , sono barili di petrolio in meno da importare ..
      l’Incentivo ci sta se hai energia elettrica rinnovabile spesso in surplus durante l’estate

      P.S.
      La Spagna produce più del triplo delle auto prodotte in italia , con una popolazione inferiore

      con marchi fortemente elettrificati come Cupra
      con iteressi manifestati anche da Tesla
      e da Stellantis a costruire nuove fabbriche di EV

  2. ricordo per chi se lo fosse perso:

    in Spagna risparmiano decine di miliardi all’anno nel settore energetico grazie alle rinnovabili utility (fotovoltaico ed eolico) installate in massa dal 2018-2019 (quando sono scese di prezzo) ad oggi; in pochi anni hanno abbattuto i costi energetici a livelli esagerati, PUN medio nell’anno 2024 inferiore a 4 centesimi al KWh

    possono sbizzarrirsi a redistribuire ogni anno un “tesoretto”, in parte abbassando le bollette, in parte in investimenti virtuosi nel mondo del lavoro che magari porteranno altri benefici in competitività e quindi salari più alti (peraltro per legge hanno alzato i salari minimi)

    ma anche per noi che ancora non abbiamo questo tesoretto, può essere un investimento fruttevole agevolare il mercato BEV, o almeno non dargli strattoni cambiando norme e incentivi in modo brusco; sarebbe utile a ridurre progressivamente le spese di importazione di petrolio, e le spese sanitarie intorno alle raffinerie e nelle città

    ma soprattutto anche se non facciamo quasi più auto, abbiamo un forte indotto di componentistica auto (e le auto stanno diventando elettriche), fabbricazione colonnine, pompe di calore, cavi alta potenza, inverter, componentistica in generale per energie rinnovabili e reti elettriche, siamo forti esportatori e magari saremo anche consumatori di queste componentistiche

  3. Non avevo dubbi sul prolungamento degli incentivi originariamente previsti per la fine di luglio:la Spagna è un altro pianeta rispetto a questo strapaese che risponde al nome di italietta.Loro hanno imparato dal passato,noi no.Sono anche egoisticamente contento per essere sicuro così di ricevere l’incentivo per la nuova 500e appena comprata:la loro procedura per richiedere gli incentivi devo riconoscere che non è molto intuitiva ed immediata…

    • Da noi, la maggioranza degli italiani, pare voglia non imparare dal passato, che non ricorda e tratta come un racconto fantasy, ma riportarlo nel presente. Quel passato dove ci siamo presi una tramvata in faccia e tante macerie.

  4. In Italia l’entrata derivante dalle accise, cioè da mezzi che attraverso la combustione di derivati del petrolio inquinano, avvelenandoci, e favoriscono il cambiamento climatico ammonta a 23 miliardi.
    La Presidente del Consiglio, dopo i video populisti di qualche anno fa, NON ha eliminato le accise e NON le ha abbassate.
    Perchè non utilizzare almeno una parte di tali accise per finanziare l’elettrico ed anche tutte le altre innovazioni che servono non solo ad attenuare la crisi climatica, ma anche a diminuire l’inquinamento delle nostre città? Ovviamente si deve trattare di bonus molto limitati e destinati gradualmente a calare.

    • Si certo devono essere spesi bene, in modo efficace. Per me l’idea è buona, ma la vedo ardua

      • Quei soldi non sono mai stati incassati, causa evasione fiscale. Gli altri già spesi nei CPR in Albania

  5. Forse perchè in Spagna hanno investito molte aziende automoti e per la produzione di veicoli elettrici da anni e questo per i costi minori non certo perchè la % di auto elettriche sia molto differente da quella italiana. Se non produci nel paese è dura poi chiedere che vi siano sovvenzioni non stop, peraltro se ben ricordo il ministro ha già detto che per il 2025 gli incentivi dovrebbero essere per chi produce nel belpaese non a chi le importa soprattutto da paesi extraUE.

    • Ma tu davvero credi che chi fabbrica auto elettriche in Croazia, Polonia, Marocco, Ungheria o Spagna guarda quante auto si vendono lì (che, per la cronaca, sono pochissime)? Se fosse così costruirebbe tutti in Francia o Norvegia … le fabbriche di auto giustamente e ovviamente se ne fregano del mercato locale anche se a volte usano quell’argomento come pretesto per giustificare la mancata attuazione dei piani promessi … è tutta scena quella di richiedere al governo locale degli incentivi per l’elettrico, non beviamoci qualunque fesseria si inventa il marketing …

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