La Spagna accelera sull’auto elettrica con un piano da 1,3 miliardi di euro che punta ad ampliare gli incentivi, rafforzare la rete di ricarica e sostenere la produzione nazionale. Il premier Pedro Sanchez ha presentato il nuovo “Piano Spagna per l’Auto 2030”. Una mossa che conferma le ambizioni di Madrid in un settore in cui il Paese è già il secondo produttore automobilistico europeo.
Anche se riguarda l’industria nazionale automotive, il governo spagnolo guidato dal leader socialista lancia un messaggio a tutta l’Europa. Il piano a sostegno dell’auto elettrica arriva a ridosso della discussione che dovrebbe aprirsi nelle prossime settimane a Bruxelles sulle regole per la transizione. Ambientale ma anche legata alla nuova mobilità- E il messaggio che manda Pedro Sanchez è molto preciso: “La Spagna non scende dall’auto elettrica“.
La Spagna vuole spingere per modelli meno costosi
Il primo pilastro del pacchetto è costituito dai 400 milioni di incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici. Pensati per ampliare l’accessibilità dei modelli a zero emissioni anche alle fasce di reddito medio-basse. Un obiettivo che in Italia conosciamo bene: senza modelli con prezzi competitivi, la domanda rischia di rimanere debole. La quota di auto elettriche in Spagna è al momento al 10% del totale: quasi il doppio dell’Italia, ma sotto la media europea. A questo si aggiungono 300 milioni destinati a nuovi punti di ricarica, un tassello essenziale in un Paese dove la rete è cresciuta molto, ma non in modo omogeneo.
Per sostenere la capacità produttiva interna, il governo stanzierà inoltre 580 milioni al PERTE, il programma con cui Madrid punta a consolidare la filiera elettrica, dalle batterie ai veicoli finiti. Una scelta strategica se si considera che la Spagna ospita numerosi stabilimenti di brand europei ed è in forte competizione con l’Europa orientale per gli investimenti industriali.
Sanchez: “L’idea che l’elettrica inquina è una bufala”
Sanchez ha parlato di una vera e propria “rivoluzione della mobilità”, ricordando che in meno di trent’anni la Spagna ha già ribaltato il proprio mix energetico grazie alle rinnovabili. Da qui la convinzione che entro il 2050 la quasi totalità dei veicoli sulle strade possa essere elettrica. Il premier ha anche affrontato le polemiche sul reale impatto ambientale della mobilità a batteria, definendo una “bufala” l’idea che un’elettrica inquini quanto un’auto termica lungo l’intero ciclo di vita, e sottolineando come le emissioni legate alla produzione vengano compensate in meno di due anni.
Il piano, della durata quinquennale, si propone di aumentare il valore aggiunto del settore da 85 a 120 miliardi, mantenere i circa 1,9 milioni di posti di lavoro oggi generati dalla filiera e incrementare la produzione fino a 2,7 milioni di veicoli l’anno, portando la quota di elettriche e plug-in dal 12% a un ambizioso 95%.
Pur trattandosi di un’iniziativa nazionale, il piano spagnolo si inserisce nel più ampio dibattito europeo sul futuro dell’auto. La sfida è duplice: evitare che la produzione scivoli fuori dall’UE e garantire ai cittadini veicoli realmente accessibili. Temi che riguardano da vicino anche il mercato italiano, dove la competitività dei modelli elettrici e la solidità della filiera restano due nodi centrali.
Il messaggio politico è chiaro: la Spagna non vuole perdere terreno nella corsa globale all’elettrico. Ma l’avanzata della mobilità a zero emissioni in Europa dipenderà anche dalla capacità dei diversi Paesi — Italia compresa — di coordinare incentivi, infrastrutture e sviluppo industriale.

