Mentre il conflitto in Medio Oriente fa schizzare il prezzo del gas e manda in fibrillazione i prezzi dell’elettricità in Europa, la Spagna guarda tutti dall’alto. Il prezzo è di poche decine di euro al megawattora, contro i cento e passa pagati da tedeschi e italiani. È il risultato della scommessa sulle energie pulite.
Pochi giorni fa, mentre il Consiglio europeo si riuniva a Bruxelles nel pieno della crisi innescata dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il premier spagnolo Pedro Sanchez si è presentato alla stampa il piglio di chi ha dei numeri dalla sua. «In Spagna, dove le rinnovabili rappresentano oggi quasi il 60% della generazione di energia elettrica, i prezzi si attestano intorno ai 14 euro per megawattora. In Italia, Germania e Francia, i prezzi erano superiori ai 100 euro per megawattora. Non è un caso“. ha detto il premier socialista.
Questo avveniva una settimana fa. I dati aggiornati al 21 marzo 2026 parlano chiaro: Spagna a 37,57 euro per megawattora, Germania a 102,39, Italia a 157,45 euro per megawattora Un divario che, nelle giornate di maggiore produzione rinnovabile, si allarga ulteriormente, portando i prezzi iberici a toccare le frange più basse del continente. Il differenziale non è congiunturale: è strutturale, ed è il frutto di scelte politiche precise.
Spagna, la macchina delle rinnovabili
Tra dicembre 2019 e giugno 2025, la Spagna ha raddoppiato la sua capacità eolica e solare, aggiungendo oltre 40 GW, più di qualsiasi altro Paese dell’UE ad eccezione della Germania, che però è un mercato energetico di dimensioni doppie. Il risultato è un mix elettrico che ha ormai poco a che fare con i combustibili fossili. Nel 2024, la capacità fotovoltaica installata ha raggiunto i 32.043 MW, superando leggermente l’eolico (32.007 MW). Diventando la fonte con la maggiore potenza del parco elettrico spagnolo. Le rinnovabili rappresentano ormai oltre il 66% della capacità totale installata. Nello stesso anno, la quota di rinnovabili nel mix elettrico ha raggiunto il 56%, con un aumento di sei punti percentuali rispetto all’anno precedente, che era già stato il più alto fino ad allora.
Il 2025 ha poi portato un record destinato a restare nella memoria della transizione energetica europea. Il 16 aprile 2025, per la prima volta, la rete spagnola ha funzionato interamente con energia rinnovabile durante un giorno feriale. L’eolico, il solare e l’idroelettrico hanno soddisfatto tutta la domanda di elettricità della penisola. Un risultato straordinario, considerando che durante la settimana la richiesta industriale e commerciale è molto più alta che nei fine settimana. Nel complesso, nel 2025 la Spagna si è attestata intorno al 54% di quota rinnovabile nel proprio mix elettrico. In linea con la Germania ma ben al di sopra di Francia, Italia e della media UE.
Il disaccoppiamento dal gas
Per capire perché questo si traduca in bollette più leggere, bisogna comprendere come funziona il mercato elettrico europeo. Il prezzo dell’energia all’ingrosso è determinato dall’unità di produzione marginale — cioè la più costosa fra quelle in funzione — necessaria a soddisfare la domanda. In Europa, questa unità è quasi sempre una centrale a gas. Quando le rinnovabili saturano la rete, il gas viene progressivamente escluso, e con lui il suo prezzo. Quando la generazione da tecnologie a basso costo come l’eolico e il solare cresce a sufficienza, sostituisce progressivamente gas e carbone. Facendo sì che l’energia da fonte fossile determini meno frequentemente il prezzo finale. In Spagna, questa sostituzione avviene soprattutto nelle ore centrali della giornata, quando la produzione fotovoltaica raggiunge il picco, o nelle ore notturne, quando spira un vento forte.
I numeri dell’analisi pubblicata dal think tank Ember lo dimostrano. Se nella prima metà del 2019 i combustibili fossili dettavano il prezzo dell’energia in Spagna per il 75% del tempo, nella prima metà del 2025 questa percentuale è crollata ad appena il 19%. Conseguenza diretta: il prezzo all’ingrosso dell’elettricità in Spagna nella prima metà del 2025. Pari a 62 euro per MWh, è risultato molto inferiore al costo della produzione di elettricità con il gas. Che nello stesso periodo si è attestato in media sui 111 euro per MWh. In Italia, per fare un paragone, il gas fa il prezzo per il 70% delle ore.
La produzione di energia elettrica da combustibili fossili ha coperto soltanto un quinto della domanda di elettricità in Spagna (20%). Con una quota notevolmente inferiore rispetto a Germania (41%) e Italia (43%). Per gli analisti del think tank Ember, il disaccoppiamento strutturale tra prezzi del gas e prezzi dell’elettricità è il vero successo del modello spagnolo. Ed è la principale assicurazione contro gli shock geopolitici.
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Spagna, misure fiscali per cinque miliardi
Il conflitto esploso tra Usa-Israele e Iran ormai da tre settimane, ha prodotto un’impennata immediata sui mercati delle materie prime. I prezzi del greggio sono risultati mediamente superiori del 60% e il gas del 54% rispetto ai livelli precedenti al conflitto. I Paesi che fanno maggiormente affidamento sul gas per la produzione di elettricità risentono di più dei rincari dei prezzi elettrici. L’effetto del conflitto in Medio Oriente è più forte nei Paesi che mantengono una forte dipendenza dal gas per la produzione di elettricità e per la flessibilità del sistema energetico. Tra i Paesi che fanno maggiore affidamento sulle centrali a gas, l’Italia è uno dei mercati più esposti alla variazione dei prezzi del gas, mentre la Spagna è il meno esposto.
Anche la Spagna, naturalmente, non è immune. Dopo l’attacco congiunto di Usa e Israele sull’Iran e l’escalation del conflitto, i prezzi dei carburanti in Spagna sono aumentati di oltre il 25% per il gasolio. Il governo di Sánchez ha risposto con un pacchetto d’intervento straordinario da 5 miliardi. Il piano prevede tagli alle accise sui carburanti, riduzione dell’IVA sull’energia e un potenziamento dei poteri di vigilanza della Commissione nazionale dei mercati e della concorrenza (Cnmc) per sanzionare le aziende che dovessero speculare sugli aiuti pubblici.
Il governo spagnolo punta a intervenire in modo mirato, cercando di attenuare gli effetti immediati della crisi senza compromettere la transizione energetica, che resta uno degli assi centrali della strategia di Madrid. Una distinzione non banale, in un momento in cui, come ha ammonito lo stesso Sánchez al Consiglio europeo, non mancano governi pronti a sfruttare la crisi per ridimensionare il Green Deal.
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Transizione, vera risposta all’emergenza
Il vantaggio spagnolo è reale, ma non privo di complessità. A maggio 2025, l’uso di gas per i servizi di rete è raddoppiato rispetto all’anno precedente, arrivando a pesare per il 57% sul prezzo finale dell’elettricità, contro una media del 14% nell’anno precedente. Il sistema elettrico spagnolo, sempre più dominato da solare ed eolico, ha bisogno di reti più robuste e di accumuli capaci di gestire le fluttuazioni. Il rafforzamento della rete si rende necessario soprattutto dopo il grande black out dell’estate scorsa, perché deve essere in grado di gestire al meglio la crescita delle energie verdi.
Ma la lezione fondamentale che la Spagna offre al resto del continente è già scritta nei dati di questi giorni. Investire nelle rinnovabili non è soltanto una scelta ambientale: è una scelta di sicurezza nazionale ed economica. Ogni gigawatt di solare o di eolico installato è un argine contro la prossima crisi geopolitica, contro il prossimo rincaro del gas, contro la prossima guerra lontana che finisce per entrare nelle bollette di casa. Mentre l’Europa discute se rallentare la transizione energetica in nome dell’emergenza – come si vede anche dalla discussione di questi giorni sulla revisione del meccanismo della tassa sulla CO2 – la Spagna dimostra esattamente il contrario: la transizione è l’unica vera risposta all’emergenza.


sempre a proposito di scelte giuste della Spagna:
https://www.ilsole24ore.com/art/spagna-e-slovacchia-paesi-pieno-low-cost-AIxnAS7B
Non è solo l’energia elettrica ad essere low cost ma pure i carburanti son stati gestiti molto meglio che da noi…
Così questa primavera-estate orde di turisti da tutta Europa potranno fare le vacanze in Spagna con le loro auto (di qualunque tipo.. BEV & ICE) visto che la situazione carburanti AVIO è invece drammatica e stanno cominciando a fallire o sospendere attività molte compagnie aeree minori (tra cui una inglese, al momento).
Io non so come si possa concepire ll fatto di dover dipendere da altri paesi, per lo più canaglia- e anche se non fossero canaglia è lo stesso- per la fornitura di energia, quando potremmo farcela da soli. Questa dipendenza, come tutte le dipendenze, ha conseguenze mollteplici nefaste. Non abbiamo libertà di autodeterminazione, dobbiamo baciare il c. a Usa, Algeria, LIbia, ecc. La bilancia dei pagamenti pende fortemente sul debito per fossili. La competitività delle nostre aziende viene mortificata da un costo dell’energia doppio rispetto ad altri paesi, e sarà sempre peggio con l’automazione sempre più spinta. E’ una emergenza nazionale, e come tale va trattata anche nei confronti dei vari comitati Nimby. Ma evidentemente il governo non ci vuole sentire. Voterei persino Salvini se proponesse un progetto energetico in questa direzione, e ho detto tutto;)
premesso che secondo me:
—- sostituire il metano nel mix elettricità oggi ha tempi 10-20 volte più veloci con rinnovabili e accumuli energia, e costi 2-3 volte più bassi, che installare nuove centrali nuclulari (che invece costerebbero più dell’elettricità da metano);
— parte degli italiani e dei politici si rifanno invece ai costi del passato (oggi cambiati);
— è urgente per l’economia nazionale correre le rinnovabili (come ha fatto la Spagna nei tre mandati di governo Sanchez), perché da queste decisioni dipendono decine di miliardi all’anno, cioè molto più di qualsiasi manovra che ritocchi invece dolorosamente sanità, tasse, pensioni
— serve una posizione forte sul tema, perchè chi è al governo dovrà limitare i compromessi con le pressioni del colosso economico ENI, che è invece il primo ad esserre consultato dal governo attuale
allora non nomino i partiti, ma penso si capisce:
— i partiti nel governo attuale italiano sono contrari alle rinnovabili e megafoni dalla nefasta fiaba nuculare; aggiungerei che a me sembrano con poche eccezioni persone non competenti, e meno interessate di atri al bene comune e allo sviluppo economico; non so, ai loro elettori sta ancora bene?
— fuori dal governo, ci sono micro-partitini di centro ( o destra liberali?) di nuovo contrari alle rinnovabili, con la scusa del nucularismo, quindi almeno sul tema energia improponibili
all’opposizione abbiamo tre grandi partiti:
— uno si è rivelato incoerente e inaffidabile sul tema rinnovabili (vedi governo regionale sardegna) perchè rincorre, invece di affrontarlo, il populismo di chi abilmente investe tempo e risorse nei media per sobillare contro le rinnovabili,
—- uno è un grande partito favorevole e competente sulle rinnovabili, e contrario al nuculare in italia, con qualche incertezza populista nelle amministrazioni locali, ma favorevole e dialogante sul tema
—- uno è un partito più piccolo ma fortemente motivato e competente sul tema, che propone uno sviluppo rapido delle rinnovabili; penso è anche quello che aiuterebbe a fare meno compromessi di governo con il colosso economico ENI
personalmente penso voterò l’ultimo della lista qui sopra; non mi importa se su altre parti del loro programma potrei non essere daccordo, li reputo comunque “amministratori” decenti, seri; votando loro spero di rendere ancora più solida la posizione sulle rinnovabili del penultimo della lista, e sottrarre peso decisionale al terz’ultimo della lista
purtroppo siamo al “si salvi chi può”…😔 (e gli italiani son maestri del “penso per me…e basta”). Il guaio è che dobbiamo arrivare più o meno vivi al 2027 e poi, chiuque ci sarà. avrà bisogno di almeno un altro anno )o due! ) solo per prendere misure decenti….
Non so R.S., forse non mi informo io abbastanza ma non vedo tutte queste posizioni così nette e chiare all’opposizione, e non vedo l’energia come tema fondamentale quale dovrebbe essere. Non vedo nemmeno le regioni amministrate da quella parte avere tutta questa spinta per la transizione, posto che molti ritardi dipendono dalle Soprintendenze che rispondono al MIC.
La certezza è che chi si aspettava dall’altra parte temi di sovranità energetica (in altri tempi si diceva autarchia) è rimasto profondamente deluso. Zero programmi, zero idee se non la bacchetta magica del nucleare a fissione o peggio a fusione.
Per cui sono abbastanza disilluso, se non pessimista e faccio fatica a capire chi scegliere alle prossime. Ma una forza nuova che abbia come primo principale scopo la transizione energetica trattandola da emergenza qual è e mettendola al punto zero del programma elettorale? Impossibile che un movimento del genere venga dal basso? Da noi?
1) hanno un sacco di eolico e meno comitati che rompono le scatole
2) hanno il nucleare che conta tantissimo, tra l’altro gestito da Enel-Endesa…
1) hanno fatto un ragionamento guardando al Paese e non alle tasche e alla cadrega per qualcuno
2) hanno un atteggiamento che sarebbe anche etichettabile come “sovranista”, se non fosse che questo termine sembra proprietà delle destre. direi “nuda proprietà”, peraltro.
le loro ultime centrali nucularil le dismettono tra il 2027 e il 2035 perchè antieconomiche, decisione presa dai gestori stessi delle centrali (compresa Endesa)
con le rinnovabili e gli accumuli di energia la sostituzione delle quote di metano nel mix è 10-20 volte più radida e 3 volte più economica che costruire centrali nuculari
La Spagna ha azzeccato la politica energetica, ed i dati lo dimostrano; attirano nuovi insediamenti produttivi (in campo automotive da marchi tedeschi, cinesi e “italiani”, oltre alle preziose gigafactory per batterie ed accumuli che però a loro volta causano un consumo crescente di energia (anche se a basso costo).
Il grave ritardo strutturale che hanno nelle reti distribuzione possono comunque compensarlo parzialmente con una espansione degli accumuli, incentivando imprese ma anche privati a dotarsene.
Penso che dovranno aumentare gli oneri di rete per accelerare gli investimenti sulla “smart grid” necessaria.
Nel commercio a privati in futuro secondo me si diffonderanno contratti “a scaglioni a costo fisso ” ove ognuno sceglie la quota mensile e annuale di consumo e paga il corrispondente abbonamento, in analogia a quanto avviene nella telefonia mobile ( ci sono voluti molti anni ma siamo passati da tariffe al secondo+scatto alla risposta e kB a parte a quelli all’.inclusive dove si sceglie quanti Giga servono e le chiamate sono flat.
Ciao Damiano, condivido l’analisi sulla Spagna ma non il discorso tariffazione. Non conosco bene il mercato delle telecomunicazioni ma non credo che lì abbiano il problema del bilanciamento domanda – offerta e questo permette le tariffe flat di cui parlavi.
Nel mondo elettrico più che la quantità totale conta il momento in cui prelevi, per cui mi aspetto sempre più la diffusione di tariffe dinamiche non solo per la componente energia ma anche per quella di trasporto e distribuzione.
La Spagna si sta muovendo in questo senso, l’Italia un po’ più lentamente anche. L’effetto sarà rendere sempre più convenienti accumuli behind the meter e soluzioni di IA con cui compro l’energia a zero o poco più e la uso o addirittura la rivendo quando ha un picco di prezzo.
La batteria diventerà un oggetto “standard” com’era finora la caldaia, con una in ogni casa, o anche centralizzata a livello condominiale.
Tornando alla Spagna come dici tu la combinazione di energia a prezzi bassi, ma anche manodopera qualificata a prezzi bassi (gli stipendi sono -per ora- simili ai nostri), logistica sviluppata, vantaggi dello stare nella UE, la rendono il posto ideale per gli investimenti anche manifatturieri.
Noi avremmo tutte le caratteristiche Pet fare uguale ma ahimè è ben diversa la capacità e lungimiranza politica.
E comincio pure a leggere online giustificazioni del tipo “Eh ma la Spagna ha una geografia diversa, più insolazione, aree desertiche e spopolate, più vento etc etc” per carità in parte vero ma non mi sembra di vedere che ad esempio in Sicilia che ha caratteristiche praticamente identiche alla Spagna ci sia stata una penetrazione del fotovoltaico lontanamente simile, per non parlare dell’eolico in Sardegna. In Spagna le pale e i pannelli sono più belli dei nostri?
si Spagna è favorita come geografia, ma anche Italia è messa bene come risorse fotovoltaiche, eoliche, idroelettriche, biomassa, biometano (e volendo geotermiche) e aggiungerei siamo messi meglio come aziende dell’indotto di questo settore; al momento la differenza in negativo la sta facendo molto più la differente normativa e politica, che la geografia
— Spagna avendo più scelta per i siti dove installare, e meno spese burocratiche e legali vista la politica favorente e non ostacolante, spunta prezzi ancora più bassi per le installazioni rinnovabili e quindi per il costo al kwh risultante; a spanne, guardando gli studi sul tema e le tariffe d’asta al kwh degli impianti nei due paesi, mi aspetto che un mix 100% rinnovabili e accumuli in Spagna potrà scendere (dai già ottimi 6 cents al kwh del loro mix attuale) a un costo totale di circa 4 centesimi al kwh ( esempio: 2,8 cents il costo energia + 1,2 censt il costo di integrazione di accumuli giornalieri e stagionali)
— in Italia mi aspetto che con un mix 100% rinnovabili e accumuli, e governi meno sabotanti, potremmo scendere a un costo complessivo all’ingrosso dell’elettricità di 5-6 centesimi al kwh; è comunque un costo molto basso e competitivo, da metterci la firma subito
infatti janvaljan
la differenza tra noi e gli spagnoli è che da troppo tempo ci siamo “seduti” e vogliamo tutto facile, o lasciamo fare alle lobby. Non ci inc***mo più per ottenere diritti e servizi che ci spettano, è più facile vedere gente che discute di partite di calcio o lamentarsi senza esser proattivi.
Per cambiare basterebbe cambiare mentalità, dalla “lamentosa e inattiva” a “risoluta ed attiva”, andando a votare, scegliendo programmi politici concreti e non fuffa elettorale -che sappiamo esser tale- e poi darsi da fare uscendo dal torpore mentale (neppure il cambio operatore/tariffa in Italia viene tentato di spontanea iniziativa… magari ci “cascano” con i call-center.. tanto basta rispondere “Si, pronto” e ti trovi un contratto capestro).
L’Italia dopo gli anni ’80 è uno sbiaditissimo e lacero ricordo di quel che era l’operosa nazione del dopoguerra dove tutti provavano a far qualcosa, anche arrangiandosi.
La Spagna è molto, molto divisa anche al suo interno, abbiamo visto anni fa scontri durissimi tra Madrid e la Catalogna, ma sul piano dello sviluppo del lavoro stanno lavorando meglio di noi (ho un parente che vive -molto meglio- là da tanti anni ed ha fatto carriera rispetto alle aspettative sempre precarie offerte qui).
Il 2027 elettorale si sta avvicinando sia da noi che in altri stati europei (giusto per esser più decisi e coerenti con le politiche comunitarie poi) e spero che le “mazzate” prese in questo periodo (tra guerre armate e commerciali) servano a far capire che occorre scegliere più cooperazione guardando agli interessi condivisi e condivisibili (non dico sia facile arrivare al “win-win” però chissà …magari con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale….)🙏🏼
Hanno anche il nucleare.
Dite che non conta?
All momento conta certamente (per circa un 20%della produzione), ma la Spagna ha già deciso da anni una progressiva dismissione entro il 2035.
https://www.rinnovabili.it/mercato/politiche-e-normativa/uscita-dal-nucleare-spagna-2035/
va premesso che quelle Spagnole e Francesi sono centrali “ereditate”, già costruite, il cui costo energia apparente per la sola gestione e manutenzione ordinaria è forse circa 70 € al MWh, non includendo le spese di costruzione e quelle di smantellamento
è diverso dal caso di ipotetiche centrali da costruire nuove, la cui energia secondo gli analisti (considerando un fattore di utilizzo circa 75%) costerebbe nei primi 30 anni di utilizzo circa 180-240 € al Mwh
fatta questa premessa, sì le centrali ereditate aiutano la Spagna, ma solo quando i prezzi del gas sono alti come in questi giorni; banalmente in Spagna hanno un mix che è composto da “non gas” al (57% +20%)= 77%
però:
– nel 2020 la Spagna aveva le stesse centrali, ma il prezzo PUN Spagnolo e Italiano erano allienati, poi in pochi anni la Spagna ha alzato la quota di rinnovabili e ora ha un Pun metà del nostro
– i paesi del Est Europa con poco o tanto nuculare hanno spesso circa gli stessi prezzi PUN alti dell’Italia
– come detto da EDavolio, in Spagna i gestori delle centrali hanno programmato di chiuderle perché antieconomiche, visto che in Spagna nornalmente il PUN medio è sui 60 €/MWh e scenderà ancora
..oggi nel mix italiano c’è 44% di metano, per arrivare in fretta ad averne 23% come ora la Spagna, la sostituzione delle quote di metano risulta conveniente (e molto più rapida come tempistica) solo se è fatta con rinnovabili e accumuli