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Sostenibilità, che cosa significa davvero?

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Sostenibilità non è un concetto semplice nel mondo d'oggi, dice Michele De Lucchi.

Sostenibilità è la parolina magica che ricorre spessissimo su questo sito e nel dibattito pubblico. Ma che cosa vuole dire? E come perseguirla in un mondo che punta anche alla crescita economica perenne? Riportiamo il punto di vista di un grande architetto, Michele De Lucchi, a cui seguiranno altre opinioni. A partire dalle vostre, naturalmente.

sostenibilitàSostenibilità secondo un grande come Michele De Lucchi

Usciamo per una volta dal recinto della mobilità, dalle due e quattro ruote. In genere si dice sostenibile”un modello di sviluppo in grado di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri“. E sostenibilità è stata la parolina che ha fatto da riferimento anche al Salone del Mobile da poco concluso a Milano. E De Lucchi ne ha parlato “non senza imbarazzo” in un colloquio con il Corriere. Perché imbarazzo? “Come si fa a fare ‘cose’ senza consumi, rifiuti e distruzione della risorse?“, risponde De Lucchi. “È inevitabile che produrre sia in qualche modo contro la sostenibilità, anche se dobbiamo farlo per continuare a distribuire quel grado di benessere che abbiamo costruito“. Secondo il grande architetto la strada è “ragionare prima, avere coscienza di ciò che facciamo, aggiungendo qualcosa all’attualità del fare“.  E qui cita un grande maestro come Ettore Sottsass quando diceva che “la maniera migliore di affrontare l’ecologia è fare oggetti che siano amati”.

sostenibilitàAlmeno qui evitassimo i soliti estremismi…

Già, oggetti che siano amati e quindi durino nel tempo, in contrapposizione alla società dell’usa e getta che abbiamo visto imperare negli ultimi decenni. L’appello di De Lucchi è evitare di dividersi tra Guelfi e Ghibellini anche su questo tema: “Fare e produrre già di per sé è difficilmente sostenibile. Dunque in questa grande sfida che mette assieme tutti i protagonisti del fare bisogna che ci sia un sistema equilibrato. E a tal fine estremizzare i conflitti non è mai costruttivo“. Ognuno vede gli estremisti dove vuole. C’è chi accusa anche noi di essere estremisti dell’elettrico, forse non conoscendoci abbastanza. E chi invece  dà dell’estremista a chi si ostina a cercare il pelo nell’uovo per dire che no, l’elettrico non è a emissioni zero. E che produrre le batterie e l’energia inquina. Dov’è il punto di equilibrio, dunque, anche nel mondo della mobilità? L’elettrico è un passo avanti o, come si insinua, solo uno spostare le emissioni da un punto all’altro?


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20 COMMENTI

  1. De Lucchi ha enormemente ragione. Non a caso è un “Grande dell’Architettura contemporanea”.
    Il problema è per il 90% culturale.

    La domanda in fondo è sintetizzabile nella domanda: “impareremo molto velocemente a capire, o pagheremo sempre più a caro prezzo la nostra ignoranza?”.

    vedasi
    https://www.vaielettrico.it/il-successo-dellauto-elettrica-a-rallentarla-e-lignoranza/

    Ahinoi sino a qui c’è molta ignoranza – certificata da sin troppe risposte anche su questo sito – …ma c’è anche un sacco di gente che tenta di trovare risposte con un po’ di lungimiranza. Le BEV sono una di queste (ad oggi, con la tecnologia ora a disposizione).

  2. Voglio cominciare il mio commento con una provocazione. Si può ritenere l’acquisto di un’auto elettrica una scelta sostenibile? È l’acquisto in sé a fare la differenza, oppure l’oggetto che si sta acquistando?
    Prendo ad esempio un collaboratore di Vai Elettrico, il sig. Paolo Mariano. Sappiamo dai precedenti articoli che in relativamente poco tempo il sig. Mariano ha acquistato tre vetture elettriche, ovvero la BMW i3, la Golf-e ed infine la VW ID3. La domanda è questa: se le vetture elettriche sono veramemte immuni all’usura come si vuol far credere, i km giornalieri rientravano nell’autonomia di tutte e tre le macchine e lo spazio a bordo si equivale (le vetture sono dello stesso segmento); perché il sig. Mariano ha acquistato 3 macchine in così poco tempo?
    In fin dei conti tutte le auto una volta in circolazione hanno un impatto 0 sul clima, ma sappiamo che la produzione delle batterie è altamente inquinante e in questo caso sono state prodotte 3 vetture che una volta in strada hanno contributo né più né meno alla causa del surriscaldamento climatico rispetto alle auto che le prevedevano.
    Ora poniamo che il sig Mariano possedesse una BMW serie 1, sostituita con una golf ed infine una Mercedes Classe A. Le tre auto avrebbero inquinato molto di più su strada, meno in produzione, con la differenza che però ogni anno i motori termici inquinano meno, rendendo di fatto l’acquisto più ecologico del precedente.

    Si può dire che acquistare 3 auto elettriche sia stato dunque sostenibile? Forse il fatto di non inquinare ci spinge ad acquistare di più, avendo la coscienza pulita delle ridottissime emissioni una volta dietro al volante, ma 3 acquisti significano 3 produzioni, 2 delle quali potenzialmente evitabili, che in automatico significano spreco, l’opposto della sostenibilità.

    Dunque: perché anziché impazzire a voler convertire un parco circolante di milioni di auto, realizzare idee astruse per il trasporto su gomma, richiedere a gran voce l’installazione di colinnine non si inizia a prediligere la bicicletta, il trasporto su rotaia e si fanno pressioni affinché i comuni migliorino il trasporto pubblico?
    La risposta è che siamo tutti egoisti, nessuno vuole rinunciare ad un po’ di comfort per andare incontro a soluzioni condivise, perché l’unico modo per vivere in maniera green è ridurre la produzione, ma questo è possibile solo se diminuisce la richiesta e questo parte da noi.

    Ha senso diventare vegani per salvaguardare il pianeta? No, l’essere umano è onnivoro per natura e necessita di carne, ma può benissimo evitare di mangiarne 5 kg a settimana, limitandosi ad 1 ce ne sarebbe per tutti senza danneggiare la terra. Ha senso vietare i piatti di plastica e le cannucce? Forse, tanto quelli di carta vengono prodotti abbattendo piante che già scarseggiano e per poter essere riutilizzati devono essere puliti con l’acqua. Altra acqua. Acqua che viene già abbondantemente sprecata. È un mondo popolato da troppe persone, l’unico modo per essere sostenibili è limitare, non eliminare, le cose che compriamo, affinché non sia necessario produrne in quantità eccessive. Ove non c’è spreco, c’è sostenibilità.

    • G.R. condivido il tuo discorso ed è tutto giusto ma, secondo me, hai preso un piccolo granchio su Paolo Mariano (te lo dico per interloquire, magari sbaglio io, siamo qui per confrontarci). Il consumismo nel mondo delle auto elettriche è una panacea: magari ce ne fossero di più di acquirenti “compulsivi” di auto elettriche. E provo a spiegarti perché. Paolo Mariano non ha comprato 3 elettriche per guardarle in garage e usarle pochissimo; né le ha distrutte in un incidente d’auto; né le ha rottamate. Le ha rivendute. Così facendo ha fatto un favore all’ambiente perché ha messo in rete auto elettriche a prezzi più accessibili, con l’unico scotto di avere qualche km sulle spalle (e per come le tratta lui è come se fossero di fatto nuove).
      Il mondo dell’automobile prevede 2 mercati: l’auto nuova (da acquistare, noleggiare, etc.) e quella usata. Alcuni vanno solo sul nuovo, alcuni solo sull’usato, altri dipende da cosa offre il mercato (io ho comprato sia nuovo che usato nella mia vita).
      Se adesso vai su Autoscout24 e cerchi Tesla Model 3 in Italia semplicemente non ne trovi. Ad oggi ancora manca un vero mercato dell’auto usata elettrica. Quindi chi come Mariano acquista e vende di continuo consente ad altri di accedere ad un mercato ancora ristrettissimo. Di fatto Mariano sta aiutando altri ad acquistare l’auto elettrica, pagandone una parte e godendo in cambio dell’auto stessa per pochi mesi. Quanto economicamente sia vantaggioso per lui non lo so, ma per l’ambiente è un bene. Per l’ambiente, è meglio se Tizio acquista la i3 usata di Mariano piuttosto che una Fiat Tipo nuova.

      Ma vedi tu se stasera mi toccava prendere le parti di Mariano … cose da pazzi …

  3. Siccome non può esistere la produzione a impatto zero (ma si può migliorare parecchio in tutti i campi) la soluzione di comodo, per non uscire dalla proprie aree di confort/abitudini sbagliate, è quella di cercare il pelo nell’uovo per colpevolizzare e deridere tutti coloro che propongono dei miglioramenti. Ecco quindi i paladini dei motori termici che confondono volutamente le emissioni zero con l’impatto zero (cosa ben diversa), per dimostrare che anche le auto elettriche inquinano, e poco importa se lo fanno in maniara molto ridotta rendendo comunque più vivibili le nostre città. Ed allora obiettano che nelle città ad inquinare di più sono le vecchie caldaie dei condomini, dimenticandosi però che, all’ultima riunione, hanno votato contro la sua sostituzione. Ipocrisia a gogò … che in realtà è solo allergia al cambiamento!!!

  4. Quando si parla di sostenibilità, bisognerebbe pensare globalmente, verificare se quanto si sostiene è estensibile all’intero genere umano, se quello che viene consumato è ricomponibile al ciclo naturale alla cessazione del suo utilizzo, copiare il sistema circolare naturale, studiando, progettando e costruendo sistemi che si autoalimentino a cascata. Sono processi necessariamente interdisciplinari, che andrebbero accompagnati da politiche funzionali ai risultati sperati; volendo agire in termini di mercato, bisognerebbe applicare tasse altissime a tutto ciò che non rientra in questo processo, a quanto non viene prodotto per durare il più possibile, a tutti i prodotti usa e getta, tasse proporzionali al consumo di materia prima, di suolo, di acqua, etc.etc..Quando si parla di sostenibilità spero anche si pensi alla lotta al cambiamento climatico e all’inquinamento, lotta che rende le misure da prendere necessariamente più radicali e urgenti ( secondo l’IPCC, per rallentare questi cambiamenti prima che diventino irreversibili e sempre più catastrofici, non abbiamo a disposizione 50 o 100 anni, possiamo disporne soltanto di una decina) A patto che non siamo seguaci del Trump-pensiero.

  5. Quanto a sparizione della razza umana, direi che ci stiamo lavorando con un certo impegno. Più in generale credo che De Lucchi abbia centrato un tema sul quale tutto il mondo si interroga. Ovvero come rendere il pianeta più sostenibile senza rinunciare a condizioni di vita che, almeno in questa parte del mondo, diamo per acquisite. Proviamo a calare nell’elettrico quel che diceva Sottsass tanto tempo fa: se è vero che è nella produzione delle batterie che si emette un botto, un’auto elettrica che duri solo pochi anni e poi venga smaltita è un autogol. Se invece le Case auto si convertissero a un mondo in cui l’hardware resta e loro si concentrano soprattutto nel vendere servizi, aggiornando man mano le auto ed eventualmente intervenendo sulle batterie, forse i conti tronerebbero. Forse, perché che ne sarebbe dei loro bilanci e, soprattutto, dell’occupazione?

    • Mauro ma non serve tutto questo. Il modello di business esistente è più che adeguato. Le batterie sono garantite mediamente 8 anni o 160000 km, un tempo di vita più che utile (anche perché non è che a 160.000 km esplodono, semplicemente diminuisce la capacità) e quelle che stanno per arrivare dureranno ancora di più. Il mondo delle batterie per auto è appena nato, diamogli il tempo di evolvere, concediamo ai produttori il tempo di fare ricerca e perfezionare sempre più la tecnologia. Né concordo con l’idea, ventilata con diverse sfaccettature più volte su VaiElettrico, di trasformare l’auto elettrica o la ricarica in “servizio”: non tutto è “servizio”, io voglio l’oggetto, non il servizio. Io voglio l’auto, non il servizio di trasporto. Voglio una casa di proprietà, non il servizio di affitto. Voglio un cellulare mio, non uno a noleggio. Voglio una mia lavatrice, non l’abbonamento alla lavanderia. Voglio Android Auto, non un abbonamento a un navigatore satellitare X e all’aggiornamento delle mappe. Voglio la macchinetta del caffè di proprietà, non quella gratuito con obbligo di acquisto minimo mensile da un unico fornitore.

      L’unico problema che vedo, personalmente, è quello dei produttori europei (e dei politici europei): seduti sugli allori, annunciano oggi megainvestimenti su tecnologie obsolete. In Cina c’è un fermento pazzesco, ogni giorno annunciano nuove scoperte e nuove tecnologia, un’enorme concorrenza al miglior rapporto prezzo/qualità, batterie al grafene, batterie allo stato solido, auto a guida autonoma, auto sempre più sicure. Qui in Europa il massimo della tecnologia sono le batterie NMC di Renault, ovvero quelle del secolo scorso; si loda un’auto che puzza di plastica come la Dacia Spring che hanno rifilato a noi europei perché in Cina è stato un flop; si auspica l’arrivo sul mercato della Fiat Centoventi che ha un’autonomia di base di 100 km (estensibile!); la Mercedes sforna auto da 80000 Euro e 350 km di autonomia e scatta l’applauso; le auto elettriche nuove come la Skoda si rompono, nessuno le sa riparare, e va bene così; la guida autonoma è una parolaccia, il cruise control adattivo è venduto come se fosse tecnologia aerospaziale. Ma dai … ma datevi una mossa e iniziate a competere anziché dormire sugli allori … basta a coccolare questi produttori che annunciano megainvestimenti su tecnologie del secolo scorso senza un briciolo di ricerca e sviluppo … ma iniziate a criticarle le auto europee costosissime e scadenti, la Byd Dolphin a 15000 euro dentro va a 800 volt mentre la Dacia Spring base a 20000 euro si ricarica solo in AC, quand’è che cominciamo a spernacchiare le scatolette europee anziché applaudirle? Io sogno un mondo in cui la Dacia presenta la Spring e tutti i media, all’unisono, scrivono che fa schifo e che non va assolutamente acquistata e che per 20000 euro un acquirente merita molto di più … e invece …

    • Gentile Direttore,

      concordo con quanto scritto dal signor Giampaolo in merito alla necessità di affrontare il tema della sostenibilità con un approccio globale. Riprendo inoltre un passaggio del suo commento: “Ovvero come rendere il pianeta più sostenibile senza rinunciare a condizioni di vita che, almeno in questa parte del mondo, diamo per acquisite”.

      Penso che si debba partire proprio dall’analisi di queste condizioni di vita che si reputano irrinunciabili per definire le azioni da intraprendere. L’Earth Overshoot Day per l’Italia, nel 2021, è caduto il 13 maggio. Ciò significa che, per mantenere il nostro stile di vita fino al 31 dicembre, servirebbero le risorse di oltre 2,7 Terre. Già da qui si può intuire la necessità di una trasformazione radicale delle nostre abitudini quotidiane e dei fondamenti della nostra cultura.

      Per restare soltanto nel campo della mobilità, condivido questo estratto da un articolo di Aurelio Peccei (pubblicato nel 1971):

      “Senza ricorrere a immagini di fantascienza in cui gli uomini delle metropoli future dovranno prendere un biglietto e fare la coda per vedere un bosco, un fiume o la riva del mare nelle aree protette, bisogna tuttavia ammettere che l’aumento della ricchezza, la diminuzione delle ore di lavoro e la crescente possibilità di movimento per tutti comportano una saturazione, che porterà serie limitazioni alla libertà dell’ homo movens. Non è possibile avere una popolazione numerosa che gode, insieme, di un elevato livello di vita e di una elevata mobilità. Se, al contrario, si ritiene che la mobilità è la più importante manifestazione del nostro stile di vita, bisogna adattarsi ad altre scelte, ridurre altri aspetti del livello di vita e destinare una parte crescente del prodotto interno lordo ai trasporti, e soprattutto accettare una diminuzione draconiana delle nascite. Oppure rinunciare a voler godere, ogni tanto, dell’aria pura, della vista dei boschi, della flora e della fauna”.

  6. Scusate ma mi sembra che si sia andati un po’ off-topic nelle conclusioni. Ciò che Michele De Lucchi dice è: “la maniera migliore di affrontare l’ecologia è fare oggetti che siano amati”. Basterebbe partire da qui.

    Io amo un’auto elettrica con performance non inferiori a quelle della mia termica, che abbia una longevità non inferiore a quello di una termica, che abbia un prezzo d’acquisto non superiore a quello di una termica e che posso ricaricare agilmente in un tempo non superiore a quello di una termica. Questo è un oggetto che sono pronto ad amare ed è ciò che sta dicendo Michele De Lucchi. Non mi sta dicendo di acquistare una Smart elettrica o una Dacia Spring (che “odio”), sta dicendo alle imprese che vogliono essere sostenibili di produrre un oggetto che io possa amare.

    Posso scrivere il corollario al teorema di De Lucchi? “la maniera peggiore di affrontare l’ecologia è costringere le persone ad acquistare oggetti che non amano”. Dammi un oggetto ecologico che io possa amare e lo acquisterò.

    Sic et simpliciter.

    • Dammi l’indirizzo di un ristorante dove si mangia come da Massimo Bottura e si spende come al Mc Donald e io ti invito a cena.

      • Eh no, Massimo, stavolta hai cannato 🙂 Rileggi quello che ho scritto: non ho chiesto una supercar al prezzo di una caramella, ho chiesto un’auto elettrica equivalente ad una termica: prestazioni non inferiori, prezzo non superiore, tempi di ricarica non superiori, longevità non inferiore. Tra l’altro questo è già (quasi) vero per i segmenti premium: una Tesla Model 3 Performance rispetta già quasi tutti i requisiti ed è già una valida alternativa a potenti BMW e Mercedes più costose (ma non rispetta ancora il requisito dei tempi di ricarica). Ora dobbiamo aspettare che la stessa dinamica si realizzi anche nella fascia bassa di prezzo. Per il 2035 ce la facciamo.

        E comunque, Massimo, è esattamente qui la differenza tra De Lucchi e VaiElettrico. VaiElettrico professa questa visione: “la maniera migliore di affrontare l’ecologia è acquistare oggetti ecologici anche se non li ami” mentre De Lucchi si rivolge alle imprese e dice “la maniera migliore di affrontare l’ecologia è fare oggetti che siano amati”. In pratica, alla mia richiesta di avere un’auto elettrica che mi faccia innamorare (non chiedo la luna, ne chiedo una uguale a quella che ho), tu mi prendi in giro dicendomi che pretendo Bottura al prezzo di McDonalds, De Lucchi mi dà ragione. Io la vedo come De Lucchi, voi no. Chiediglielo e vediamo se ho capito male.

  7. sostenibilità può voler dire, nel campo automobilistico, non produrre auto con 300 cavalli con velocità di 200 km/ora , volumi giganteschi e pesi enormi

    • Quindi secondo la tua teoria tutte le Tesla non sono sostenibili perché hanno tutte più di 300 cv e superano tutte i 200 km/h, anche il modello più economico. Peccato che scientificamente quanto sostieni è una boiata perché le Tesla sono le auto più efficienti, ovvero quelle che a parità di kwh percorrono più km di tutte, a differenza delle elettriche “da città” che, in quanto tali, usano componenti meno performanti, ovvero con più perdite e inefficienze e quindi a pari velocità consumano (e inquinano) di più.

      • Modello Peso (KG) Consumo
        Model S 60 2045 18.1 kWh/100 km
        Model S P90D 2357 20.0 kWh/100 km
        Model S 100D 2376 18.9 kWh/100 km
        Model S P100D 2402 20.0 kWh/100 km

        Dacia Spring Electric – 12 kWh/100 km

        Basta saper fare i conti del consumo ogni km per sapere quale auto e meno ecosostenibile , più km più inquinamento.

        • Giusi ma di che parliamo? La Dacia Spring a 125 km/h effettivi consuma 22,6 kWh, la più potente model 3 consuma a 130 km/h effettivi 18,5 kWh. Parlo dei dati reali misurati dalle prove, non dei consumi raccontati dai produttori. Inoltre la prova WLTP prevede che il test venga fatto raggiungendo una velocità massima di 131 km/h che la Dacia non raggiunge (si ferma a 125 km/h effettivi) e quindi è avvantaggiata. Infine i dati sono presi a 23° e a 14° Celsius, una temperatura che non tiene conto dell’inverno dove l’efficienza del riscaldamento della batteria della Tesla consente di avere un vantaggio enorme rispetto alla batteria della Dacia Spring. Quindi, se sulla carta i valori dichiarati dai produttori sono di 12 kWh/100 km per la Dacia Spring contro i 13.3 kWh/100 km per una Tesla Model 3 SR+ (auto da oltre 300 cv e oltre 200 km/h di velocità massima) nella realtà di tutti i giorni se la Tesla Model 3 viaggia alle stesse andature di una Dacia Spring consuma meno e questo nonostante la Dacia Spring pesi molto ma molto meno.

        • E comunque, per chiuderla definitivamente, quale auto che detiene il record di veicolo elettrico più efficiente al mondo (record certificato)? Una Ford Mustang Mach-e https://cleantechnica.com/2021/09/03/ford-mustang-mach-e-sets-3-guinness-world-records-in-uk/ un mostro di potenza e prestazioni, una belva, che ha stabilito questo record proprio qualche giorno fa (ed è pure un pesante suv!). E aspetta che escano le supercar elettriche di Maserati e Lotus, con i loro telai in fibra di carbonio e i loro motori elettrici capaci di convertire l’elettricità in modo con pochissime perdite, le loro batterie di ultima generazione perfettamente climatizzate: è finita l’epoca in cui le supercar erano quelle che consumavano e inquinavano di più, oggi si sta andando nella direzione opposta (basta vedere la più lenta ID3 come consuma in qualunque scenario sempre più della più performante Model 3) …

  8. Difficile pensare ad un ritorno all antico..macchine che duravano 20 anni..elettrodomestici indistruttibili etc…anche perché gran parte della popolazione si ritroverebbe senza lavoro.dovremmo essere più frugale nel nostro modo di essere ed eliminare quanto più possibile il mordi e fuggi dell acquisto.penso che in questo senso ad esempio nell ambito dei servizi streaming o del videogame o della musica si registrano i più grandi passi avanti dato che con pochi mezzi si può fare tutto senza dover per forza creare altra distruzione.un esempio la musica in streaming a fronte di CD e vinili inquinanti comunque oppure le nuove piattaforme per console future..un solo joyoad senza ricorrere ad una vera ed inquinante ed obsoleta dopo pochi anni console etc..

  9. Tema spinoso e poco di moda.
    Un semplice passo verso al sotenibilità sarebbe imporre per legge garanzie pluriennali. Ad esempio auto garantite 10 anni o 250mila km. Avremmo auto migliori, meno complesse e con meno fronzoli per il principio che quel che non c’è non si rompe.

  10. Purtroppo la sostenibilità è un contenitore vuoto che ognuno riempie come gli pare,a seconda delle epoche o della mentalità oppure delle mode del momento.
    Siamo degli ipocriti-tutti e senza distinzione-solo che qualcuno riesce ad essere onesto nei confronti di se stesso riconoscendo questo dato come una palese verità,mentre la maggioranza al contrario ha bisogno di giustificare le proprie azioni,illudendosi che ogni propria scelta stia nel giusto e che sono le scelte degli altri ad essere sbagliate.
    Naturalmente le scelte di tutti sono sempre sbagliate in un ottica di salvazione della nostra terra poiché essa è già condannata da tempo.
    La sua condanna sta proprio nella nostra ricerca di benessere-sacrosanto,per verità-ma che la porterà alla morte.
    La mobilità elettrica è l’ennesima ipocrisia,un giocattolo con cui baloccarsi e con cui auto-convincersi che grazie ad essa riusciremo ad essere più buoni,più bravi e più innocenti.
    Balle,ovviamente perché siamo tutti colpevoli:i nostri padri e nonni e bisnonni prima di noi che combattevano la fame,noi adesso che difendiamo la nostra digestione,i nostri figli dopo di noi che si perderanno dietro qualche altra illusione.
    Naturalmente-a scanso di equivoci-giro ogni giorno anche io in elettrico macinando chilometri e chilometri a costo zero caricando dal mio impianto fotovoltaico perché voglio essere più buono,più bravo e soprattutto più innocente.

    • Riprendo il tuo post con una frase leggermente provocatoria, se vogliamo essere non solo sostenibili ma garantire la vita del pianeta in modo estremamente ecologico e naturale l’unica soluzione è eliminare la razza umana.
      Siamo come delle cavallette per l’energia e per le materie prime, ma anche per il cibo e l’acqua.

      Ovviamente questa soluzione non esiste per cui, al netto di politiche (non facili) di riduzione della popolazione e dei consumi (ma a che costo) quello che possiamo fare è essere leggermente più sostenibili. E’ poca cosa ma non abbiamo alternative fino a quando potremo andare ad invadere altri mondi per rubare tutto quanto necessario.

      Questa è ovviamente una sfida epocale, che richiederà molti sforzi e la scelta anche di strade che poi si possono rivelare sbagliate nel tempo. Ma se ognuno facesse almeno un piccolo sforzo per essere lievemente più sostenibile, con un processi di miglioramento continuo nel tempo, qualche risultato sarebbe raggiungibile.

      Le elettriche per me sono uno di quelli, i pannelli solari un altro, ma dovremmo agire anche su altri aspetti. Come si dice in questi casi il problema è semplice, la soluzione estremamente complessa.

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