Home Alla ricarica Soste abusive alle colonnine, Enel X “fa qualcosa”. Ma non basta

Soste abusive alle colonnine, Enel X “fa qualcosa”. Ma non basta

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Le soste abusive alle colonnine che tanto esasperano i possessori di auto elettriche (qui la denuncia dei nostri lettori) sono una piaga difficile da estirpare. Ma almeno costeranno, e costeranno care. Dal 1° marzo, infatti, pagherà di più chi resta collegato alle colonnine Enel X oltre il tempo della ricarica. 

Dal 1° marzo finita la ricarica si paga una penale

Nel recente aggiornamento dei termini e delle condizioni dell’App Juice Pass _ in vigore dal 1° marzo _ Enel X ha introdotto dei appositi “corrispettivi addizionali”. Vengono addebitati se si occupa più del necessario il punto di ricarica. E’ una misura che ricalca quella già adottata da Tesla per la sua rete di Supercharger (una tariffa ulteriore di 35 centesimi al minuto che scatta 5′ dopo la fine della ricarica).

Per le soste abusive alle colonnine restano in vigore anche tutte le sanzioni previste dal Codice della Strada. Quindi i trasgressori potrebbero vedersi addebitare, oltre all’inevitabile extra costo sulla ricarica Enel X, anche una pesante multa se pizzicati dagli organi di polizia.

Ma vediamo come funziona questa misura. L’importo del corrispettivo addizionale è indicato nella scheda di dettaglio della singola stazione di ricarica pubblica interessata. Si differenzia in base alla tipologia di presa usata. In particolare, l’extra-costo è applicabile per la ricarica mediante prese Tipo 2 (o Mennekes) e Tipo 3a (ricarica quick in corrente alternata) dal lunedì alla domenica (festivi inclusi) dalle 8:00 alle 22:00. Per le prese CHAdeMO e Combo CCS2, (ricarica fast in corrente continua), invece, è valido tutto il giorno dal lunedì alla domenica (festivi inclusi).

Enel X, dopo 30 minuti scatta l’addebito automatico

La maggiorazione sarà addebitata all’automobilista una volta decorsi 30 minuti dal termine della sessione di ricarica, per ogni minuto successivo finché non si rimuove la presa. In caso di addebito, l’importo potrà essere visualizzato dal cliente in tempo reale sull’App in un’apposita schermata. E, al termine della sessione di ricarica, anche nella sezione “Le mie ricariche”.

Altre novità riguardano le modalità di selezione e successiva variazione di un piano tariffario e il processo di registrazione e adesione al servizio. Approfondite infine   le modalità di attivazione della Carta RFID, di fatturazione e di spedizione verso Paesi UE ed extra-UE.

Multa fino a 338 euro agli abusivi

Per tutti gli altri casi di soste abusive alle colonnine con occupazione impropria della piazzola di ricarica (con un’auto  termica o con un’auto elettrica non collegata alla colonnina) non resta che confidare in controlli più puntuali da parte delle forze di polizia. Il Codice della Strada sanziona ogni abuso.

 

 Dal gennaio 2017 per tutti i questi casi il Codice della Strada prevede multe e perfino la rimozione forzata. Il DL 257 del 16 dicembre 2016 ha infatti modificato l’articolo 158 del CdS, che contiene l’elenco delle soste e delle fermate vietate, aggiungendo appunto (comma h-bis) “negli spazi riservati alla fermata e alla sosta dei veicoli elettrici in ricarica”. L’occupazione indebita delle aree riservate alla ricarica viene così equiparata a quella di altre zone ad utilizzo esclusivo, come ad esempio quelle per i veicoli di portatori di handicap. Con la differenza che queste ultime, per gli aventi diritto, sono destinate alla sosta senza limiti di tempo, mentre le altre sono vincolate all’uso dell’impianto di ricarica. Le sanzioni vanno dai 40 ai 164 euro per i veicoli a 2 ruote e da 86 a 338 euro per gli altri (28 e 59 se pagati entro 5 giorni).

A nostro parere

Secondo noi si potrebbe e si dovrebbe fare di più. Come denunciano i nostri lettori, infatti, l’indisponibilità di un punto di ricarica a causa di soste abusive alle colonnine può arrecare danni gravissimi all’utente elettrico. Le soste per la ricarica vengono solitamente programmate con cura in funzione dell’autonomia residua della vettura. L’impossibilità di effettuarle, quindi, può costringere a stop forzati di ore. Oppure indurre l’utente ad effettuare rischiosi tentativi di raggiungere la stazione successiva senza sufficienti margini di autonomia (qui un esempio). E il ripetersi degli abusi crea sfiducia nella mobilità elettrica come tale, frenando una transizione verso sistemi di trasporto più sostenibili, ritenuta a ragione una priorità sociale.

Gli strumenti non mancano. In tema di sanzioni si potrebbe applicare per esempio anche la decurtazione di 2 punti della patente, come accade a chi occupa illegittimamente le aree destinate ai disabili o ai veicoli di pubblica utilità. La vigilanza potrebbero essere intensificata, prevedendo controlli regolari più volte al giorno. Contando sul fatto che gli stalli sono facilmente identificabili e non troppo numerosi anche nelle principali aree urbane italiane. Infine ogni segnalazione di soste abusive alle colonnine dovrebbe innescare un intervento immediato. E comportare la rimozione del veicolo che impedisce la ricarica, come avviene per vetture che ostacolano la circolazione o l’accesso a passi carrai. Anche la tecnologia può aiutare. Ogni punto di ricarica dovrebbe essere dotato di segnalazione luminosa che ne indica l’attivazione. Di impianto di videosorveglianza collegato alla centrale della polizia municipale. Infine di sensori che segnalino automaticamente la sosta abusiva alle colonnine.  Gli appelli al bon ton non guastano mai, ma non possono bastare.

 

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4 COMMENTI

  1. Ok per non dare tregua a chi occupa le colonnine senza caricare per nulla

    Ma tremo pensando a Enel X che fattura a coloro a cui ha interrotto la carica prematuramente…

    • La App segnala l’interruzione della ricarica. Dopodiché l’utente ha 30 minuti per abbandonare lo stallo prima che scatti l’addebito a tempo in fattura. Mi pare corretto. Resta da risolvere il problema più grave: colpire chi occupa lo stallo senza mai collegarsi, quasi sempre con un’auto termica. Mi chiedo perché costoro non possano essere sanzionati in automatico tramite video e foto, come avviene per gli eccessi di velocità o il passaggio con il rosso.

  2. Abito nel sud est della Francia e i problemi sono gli stessi. Inoltre, la denuncia (tramite email, o telefono) da parte di un cittadino non è sufficiente per fare emettere la contravvenzione. Infatti è necessaria la constatazione da parte di un pubblico ufficiale.

    Ho saputo che l’operatore delle colonnine pubbliche ha in programma di installare sensori che rilevano la presenza di un veicolo sulla piazzola. Se entro pochi minuti la carica non viene attivata, un operatore che lavora presso il centro di controllo delle stazioni di ricarica telefona alla polizia e chiede l’intervento. Non so se questo sistema è già attivo. Ma, ritengo sia una buona idea.

    Il sistema che rileva la presenza del veicolo sulla piazzola, sarà installato sotto l’asfalto. Non so perché abbiano preferito questa tecnica, invece della telecamera di sorveglianza. Forse una telecamera installata sulla colonnina di ricarica è facile da coprire (esempio vernice) in modo da impedire le riprese.

    • Penso che il sensore possa far scattare la segnalazione in automatico, mentre la telecamera va monitorata da un operatore. Sicuramente quella del sensore sembra la soluzione più efficace

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