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SK Innovation pronta a lanciare la batteria da 600 km

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Dall’inizio del prossimo anno la coreana SK Innovation sarà pronta a realizzare su scala industriale una nuova generazione di batterie ad altissima capacità energetica, in grado di garantire alle auto elettriche un’autonomia fino a 600 chilometri con una singola carica. Dal 2022 sarà in grado di rifornire il mercato con la nuova tecnologia.

L’ ha detto il presidente Yoon Yae-seon al convegno  “The Electronic Times’ Second Tech Week”. «Le prime batterie che fornimmo a Kia Motors’ ‘Ray’ nel 2012 _ ha detto _ avevano un’autonomia fra 100 e 150 km. Quelle che cominceremo a produrre per i nostri clienti dall’inizio del 2020 avranno un’autonomia di 600 km». Questo grazie allo sviluppo delle nuove celle NCM 9½½ che utilizzano come materiale anodico  nickel, cobalto, e manganese nelle proporzioni del 90%, 5%,5%. Il nickel è un materiale meno costoso del cobalto, più facilmente reperibile sul mercato mondiale delle materie prime. Secondo il presidente di SK Innovation da quando verranno utilizzate su larga scala le nuove batterie il problema dell’autonomia per i veicoli elettrici «non sarà più nemmeno un argomento di discussione».

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Il presidente di SK Innovation Yoon Yae-seon

SK innovation sta lavorando anche su altri elementi delle batterie, come le membrane di separazione e i materiali catodici. In particolare materiali ad alta percentuale di silicio in grado di sviluppare una densità energetica fino a 700Wh/L, risolvendo i problemi di durata e sicurezza che questa tecnologia comporta.

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Sk Innovation ha in corso contratti di fornitura per 430 GWh, pari a un valore di 42 miliardi di dollari. Entro il 2023 conta di raggiungere i 700 GWh. Per onorarli Sk Innovation sta costruendo impianti in varie parti del mondo, dall’Europa alla Cina e agli Stati Uniti.  L’obiettivo è raggiungere una capacità produttiva globale di 100 GWh l’anno entro il 2025.

 

8 COMMENTI

  1. Si parla anche delle batterie al grafene ma la soluzione migliore a mio modesto parere è la sostituzione del liquido catalizzatore scarico con altrettanto carico.
    Quindi è importante la rapidità di carica non batterie sempre più capaci di conseguenza pesanti.

    • La soluzione che lei cita, Roberto, è alla studio della start up bolognese Bettery Nessox. Ma è ancora lontana da un’applicazione industriale. Come la ricarica ultraveloce a 350 e anche 500 kW, o il battery swap (sostituzione rapida delle batterie) parliamo di soluzioni che puntano a risolvere il problema della ricarica restando nelle abitudini d’uso dell’auto termica, pensando cioè al rifornimento durante il viaggio, in tempi brevi e sostando presso grandi e costose stazioni di rifornimento. Ma le auto sono in movimento mediamente per il 2-3% della loro vita. Non è più logico rifornirle quando sono comunque ferme? Il che è possibile con l’elettricità che, a differenza della benzina, può arrivare ovunque, anche in casa o davanti a casa. Con batterie da 400-500 km di autonomia, poi, un’auto “piena” ogni mattina potrebbe coprire il 99% delle esigenze quotidiane di mobilità. La ricarica rapida durante viaggi a lungo raggio resterebbe un’esigenza episodica e marginale, da affrontare con una rete di impianti autostradali ultraveloci.

      • Concordo perfettamente

        Il problema che va risolto è legato ai viaggi oltre il range quotidiano già affrontato con le ricariche domestiche notturne/uffici.

        Avere colonnine in autostrada o presso le uscite in grado di ricaricare in 30 minuti durante la pausa che tutti bene o male effettuiamo ogni due ore per viaggi oltre i 300 km
        Portare dietro il peso di batterie grandi per due/tre viaggi lunghi non ha senso al momento, fatto salvo il cambio di tecnologia delle batterie con riduzione dei pesi

        • Certo, io sono ottimista perché penso che nei prossimi 5 anni avremo batterie con autonomia di 400-500 km e pesi, dimensioni e costi moto inferiori agli attuali. A quel punto non servirà stressare ulteriormente né la tecnologia delle batterie né quella delle ricariche.

      • Basterebbe che mettessero in Italia mano ai contratti domestici. Li facessero da 10 kW senza sovrapprezzi e nessuno, avendo 11 kW disponibili, avrebbe di certo problemi a ricaricare. Poi se uno avesse anche fotovoltaico potrebbe caricare a potenze maggiori, senza problemi.
        in quello scenario una EV che potesse caricare a 10 kW imbarcherebbe 80 kWh in 8 ore (di notte), buoni per fare 550 km. Basterebbe solo 20 kWh di capacità in più di adesso e una semplice variazione normativa.

        • Caro Andrea, concordiamo in pieno sul fatto che si debba metter mano alla normativa che riguarda la ricarica domestica. Non solo per rendere più semplice e meno costoso l’aumento della potenza, ma soprattutto per facilitare l’installazione delle wall box nei garage condominiali. Quanto alla potenza, comunque, non sono indispensabili i 10 kW: nel 99% dei casi l’auto a fine giornata non sarà completamente scarica (la percorrenza media giornaliera in Italia non supera i 100 km) e necessiterà semplicemente di un rabbocco notturno che la riporti a piena carica. Ciò è possibile anche con potenze di 6-7 kW.

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