Va bene la sostenibilità, ma non nel parcheggio sotto casa. Che si trovi spazio altrove. È questo il ritornello di chi protesta a ogni nuovo stallo per la ricarica elettrica. Poco importa che gli avvisi pubblici siano stati diffusi con largo anticipo: si accusa comunque l’amministrazione di non aver informato. Il classico fenomeno NIMBY, “Non nel mio cortile” dove emerge anche una certa leggerezza — per non dire irresponsabilità — da parte di alcuni amministratori locali. Emblematico il caso del sindaco che prima autorizza la colonnina di Enel X e poi rinnega tutto, puntando il dito contro “i colori sgargianti del rivestimento” della colonnina. Eppure la livrea delle stazioni è nota.
Retromarcia del sindaco a Osasco: non gli piace il colore…
Nel piccolo paese piemontese i cittadini hanno avviato una raccolta firme per chiedere a Enel X di spostare la colonnina di ricarica. Il motivo? Si critica l’impatto visivo. Un’obiezione che può avere un senso, finché non riemerge — puntuale — l’accusa di «perdita di tre posti auto». Gira e rigira, il nodo è sempre quello. Ad Osasco, come riportato da Torino Cronaca e Torino Oggi, entra in scena il sindaco Adriano Miglio. Il primo cittadino aveva approvato l’installazione, salvo poi precisare che «dal progetto presentato dall’azienda non era così immediato capire l’ingombro che avrebbe avuto e sicuramente non ci aspettavamo dei colori così sgargianti».
Poche colonnine? Non a Colorno: “Troppe e rubano i parcheggi”
Eppure la livrea di Enel X è ben nota e l’ingombro minimo come si vede dalla foto qui sotto. La colonnina, spiegano i giornali piemontesi, è stata collocata accanto all’ala coperta del centro storico. Il monumento è tutelato? No, non ci sono vincoli.

E arriva la chicca finale del sindaco: «Preferirei che venga completamente rimossa. Abbiamo già una colonnina a Osasco, vicino alla farmacia, ed è sottoutilizzata. Non ce n’è quindi alcun bisogno». Peccato che basterebbero poche auto elettriche in più in paese per rendere quella colonnina tutt’altro che sempre disponibile.
Proteste anche a Forlì, non nel mio parcheggio
La sindrome Nimby si manifesta anche in Romagna, a Forlì. La testata locale Forlì Today titola: «Colonnine elettriche installate senza preavviso: parcheggi eliminati». È la segnalazione di una cittadina che parla di «disagio» per le colonnine in fase di installazione in via Don Vasumi. Stesso copione del comune torinese: «eliminano diversi parcheggi pubblici». E questo nonostante la stessa cittadina riconosca che «la mobilità sostenibile è un obiettivo condivisibile». Una formula tipicamente Nimby: non nel mio cortile, o meglio, non nel mio parcheggio. L’accusa rivolta all’amministrazione? «Installate senza alcun preavviso da parte del Comune».
A Caserta: cavi della ricarica in mezzo alla pista ciclabile
Eppure basta una rapida ricerca online per trovare numerosi articoli sul piano comunale che prevede l’attivazione di 140 colonnine. È evidente che qualche parcheggio andrà perso, ed è altrettanto evidente che un certo disagio ci sarà. Ma se l’obiettivo è ridurre gas di scarico e inquinamento acustico, qualche sacrificio diventa inevitabile. In una dichiarazione, l’assessore Giuseppe Petetta aveva illustrato anche i criteri di scelta: «Un nuovo piano delle postazioni di ricarica dei veicoli elettrici individuando 24 location caratterizzate da polarità di interesse, parcheggi, aree urbane e zone densamente frequentate. In tali postazioni verranno installate complessivamente 36 nuove stazioni di ricarica che si andranno ad aggiungere a quelle già presenti sull’intero territorio comunale».
Non solo parcheggi: anche i blackout sarebbero colpa delle colonnine…
Sorvoliamo sulle critiche al paesaggio — si attacca la colonnina mentre si tollera di tutto nei nostri centri storici — perché dopo il tema dei parcheggi arriva puntuale un’altra accusa ricorrente: le colonnine provocherebbero i blackout.
Il caso di Granarolo dell’Emilia lo abbiamo già documentato. Ma il tema riaffiora anche su un quotidiano autorevole come La Stampa, nella rubrica Lo Specchio dei Tempi, dove alcuni lettori sostengono che le colonnine consumino troppa energia e provochino black out. Addirittura più dei condizionatori, sempre più diffusi.




A Milano, in zona periferica, A2A sta installando mini colonnine senza stallo dedicato.
Sono le City Plug, di cui Vaielettrico ha parlato più e più volte:
City Plug, A2A E-Mobility firma la rivoluzione della ricarica
City Plug di A2A: la rivoluzione parte da Brescia
City Plug di A2A: ecco perchè sarà il Santo Graal della ricarica
Arrivano a Milano le colonnine City Plug A2A: 4.000 di punti di ricarica!
10 City Plug di A2A a Monza
E in questo video l’Ad di A2A Renato Mazzoncini ci spiega la filosofia diella soluzione City Plug: https://youtu.be/QfZQrE7U-d8
Sono quelle che ho soprannominato “vie della ricarica”.
Almeno a Milano sono inutili e inutilizzabili: installate su strada in zone densamente trafficate e popolate, sono quasi sempre occupate (legittimamente) da veicoli ICE: quindi è come se non ci fossero.
Da alcuni mesi vicino casa mia è attiva una “via della ricarica”, e ne hanno appena attivata un’altra. Davvero raramente ho visto caricare a quegli stalli, cosa diversa per le classiche A2A dove carico anche io: sono molto utilizzate, tanto che ne stanno installando un’altra a poca distanza.
Secondo me hanno solo senso dove non manca lo spazio: città meno dense di auto come Brescia, da dove sono partiti, o comunque parcheggi non in strada, tipici delle zone periferiche.
Chiaro, c’è un problema collaterale, non diretto di A2A, che fa del suo meglio.
Ma da utente mi incazzo perchè penso sia disponibile, sulle app le vedo disponibili, ma è come se non ci fossero. Da azienda, ritorno dell’investimento, 0.
Se volete, approfondiamo il discorso 🙂
Approfondisca. Ci interessa capire come si potrebbe trovare un compromesso accettabile da entrambe le parti.
Vedo molto difficile trovare un compromesso: il problema va affrontato su più livelli.
Il primo: le colonnine, tutte, devono essere coscienti dello spazio attorno a loro. Che siano occupate ingiustamente o no, devono essere in grado di riportare lo stato di disponibilità del loro stallo. So che qualcuno ci sta lavorando, ne avete anche parlato su questo sito, ma siamo ancora nelle fasi embrionali e purtroppo passeranno anni prima che questo diventerà la norma.
Da utente BASE, se metto nel navigatore una destinazione lontana e, mi dirà dove fermarmi per ricaricare: io mi aspetto che quel punto sia disponibile, così come dice il navigatore. Punto.
Se non raggiungiamo questa efficienza, il mondo EV non sarà mai digerito dalle persone comuni.
Secondo: le city plug, le vie della ricarica, creano un problema invece di risolverlo. Da utente, penso che ci siano tantissimi punti di ricarica, ma la realtà è che non sono usabili.
Tutte le città italiane hanno un problema di parcheggi: sostanzialmente ci sono troppe auto per abitante se rapportate al resto d’Europa. Non possiamo togliere parcheggi alle auto tradizionali, ok toglierne 4 per le AC tradizionali, ma non 8 o 12 come le city plug.
Per come stanno le cose, le city plug non hanno senso nei centri città Italiani. Andrebbero installate nelle zone periferiche, dove i parcheggi abbondano essendo zone ideate con l’auto al centro (che poi questo sia un bene o no è un’altra storia). In sostanza, vanno messe dove non si “combatte” per il parcheggio quando si torna da lavoro.
Se invece continuano a installare le city plug in città come Milano, spenderanno solo soldi inutilmente e noi utenti non le useremo mai.
Chiaramente è una fase di transizione, in futuro le auto elettriche saranno di più, ma pensare di rientrare dall’investimento tra 10 anni è follia!
Concludo con un ultima osservazione: noto una grande assenza di colonnine di ricarica nei parcheggi privati. Proprio lì dove non manca lo spazio. Perchè?
Faccio degli esempi pratici su Milano, città con tanti EV, non Caltanissetta.
Tanti Esselunga 0 colonnine; su 5 parcheggi di Rho Fiera forse uno ne ha qualcuna, ATM parcheggi di interscambio 0 colonnine, Parcheggio Bicocca Village 0 colonnine, altri parcheggi privati non pervenuti.
Tutto ciò non ha senso, secondo me è su questi attori che si deve intervenire per dare senso alla mobilità elettrica!
Tantissimo buon senso, Oliver. Aggiungo una sola osservazione e un’idea.
Con il tasso di occupazione attuale, circa il 2%, quasi nessuna colonnina, anche con stallo riservato, riesce a ripagare l’investimento in meno di 10 anni. E questo determina tariffe che sono le più salate d’Europa.
Con una webcam in ogni stazione, integrata alle App, operatori della ricarica e utenti potrebbero controllare in tempo reale se gli stalli sono occupati abusivamente. Ed eventualmente richiedere l’intervento dei vigili urbani.
Ricordo un fatto simile tanti anni fa, Milano giunta Moratti, bocciarono l’installazione delle prime colonnine di ricarica… motivo? I colori non gli piacevano, ovviamente in palese malafede, il marito della Moratti petroliere…👎
Bastava farle di color “blu petrolio” e non ci sarebbero stati problemi!
Non si rispettano i piani colori per le case, marciapiedi che fanno pena, buche sulle strade… chiaro che il problema non è il colore ma raccogliere i voti dei No Watt
Era un articolo di Quatroruote di tanti anni fa, la giunta Moratti bocciò l’installazione di colonnine di ricarica perché secondo loro i colori non andavano bene, lo ricordo, la cosa mi fece schifo. Patetici.
Come già raccontato in un vostro articolo in precedenza vorrei ricordare che nessun CPO installa colonnine su suolo pubblico di propria iniziativa. È l’amministrazione comunale che avvia l’iter facendo richiesta ad un CPO. Poi di comune accordo viene deciso il sito di installazione in base a specifiche tecniche della zona (vicinanza ad una cabina ENEL) e disponibilità di parcheggi dedicati. Quest’ultima cosa viene decisa dal Comune, quindi dal Sindaco, compatibilmente con disponibilità locale e necessità tecniche. Quindi il Signor Sindaco dovrebbe dirlo ai suoi cittadini che il contatto con EnelX lo ha preso lui e sempre lui ha deciso il posto in cui installare la colonnina. EnelX avrà solo verificato la disponibilità tecnica per la potenza impegnata
Per di più la richiesta viene pubblicata sull’albo pretorio per 15 giorni per eventuali osservazioni. Non è mai un atto d’imperio
Il problema dei parcheggi è veramente annoso da quanto leggo. Allora potrebbe essere giunto il momento di introdurre qualcosa di simile a quanto fatto già nelle grandi metropolitane giapponesi. Ovvero, impossibilità d’acquisto di un’auto se non si possiede un posto auto privato dove parcheggiarla quando non usata. Si potrebbe pensare anche a un permesso a pagamento di 150-250 €/anno per ogni auto lasciata in strada (direi l’equivalente di un abbonamento annuale per il trasporto locale).
Premesso che, per nostra fortuna, le auto di famiglia vengono ricoverate in box, dietro casa mia, in una zona dove trovare parcheggio è difficilissimo, per collocare 2 colonnine hanno occupato lo spazio dove si parcheggiavano 4 auto. Non è il modo migliore per fare accettare i punti di ricarica.
Un’auto elettrica in ricarica, lascia libero un altro parcheggio. O no?
No, mi sono espresso male, hanno installato 2 stalli occupando lo spazio dove parcheggiavano 4 utilitarie o 3 s.w. o suv
Egregio Degli Esposti, provi a mettersi nei panni di chi torna a casa alla sera su una Panda ventennale ( che usa non per passione motoristica ma magari perché l’unico lavoro che ha trovato è in un luogo non servito da mezzi pubblici e che non cambia non per ostinato conservatorismo ma perché il suddetto lavoro è lautamente retribuito 1100€ al mese) e trova il posto dove Pandine scassate come la sua se ne parcheggiavano due occupato da una E- Mustang o un enorme SUV Audi elettrico (sono i più frequenti utilizzatori dei due stalli). Per fare accettare i cambiamenti (necessari certamente e da fare al più presto) bisognerebbe mettersi nei panni di chi questi cambiamenti li subisce e non trattarli sempre come cavernicoli incapaci di accettare le meravigliose e progressive sorti dell’elettrico. A questo proposito anche sminuire le complicazioni legate alle ricariche ( necessità di molteplici app e tessere etc.) bollando come luddista chi se ne lamenta, anziché spingere per rendere il più semplice possibile il passaggio a nuove modalità di rifornimento non aiuta il cambiamento.
Primo: ci dica quando mai abbiamo bollato come luddista (controlli sul vocabolario il significato della parola, che non è quello che crede) chi si lamenta della App o trattato come cavernicoli eccetera eccetera. Mi pare che anche in questo caso l’aggressività va in senso inverso.
Secondo: provi anche lei a mettersi nei panni di un onesto lavoratore che rientra a casa la sera con la sua Dacia Spring da ricaricare, acquistata a 3.900 euro con incentivo, e si trova la colonnina occupata da un Suv Audi diesel (caso molto più frequente, visto che sono cento volte di più di quelli elettrici)
Terzo: mai sminuite le complicazioni della ricarica (acuite da chi ragiona come lei). Tant’è vero che abbiamo lanciato il nostro “Manifesto dell’e-driver” proprio per denunciarle. Provi a leggerlo: L’auto elettrica per tutti/ Metti una firma sul nostro “Manifesto dell’e-driver”
Mi scuso per avere, forse per scarsa capacità comunicativa, dato l’impressione di voler aggredire. Il mio voleva solo essere un tentativo di mettere in luce un’altra prospettiva da cui guardare l’inevitabile e salutare (lo ribadisco) cambio di abitudini e mentalità riguardo alla mobilità. Visto i pessimi risultati dei miei interventi mi asterrò dal proporre altre considerazioni, pur seguitando a seguire con interesse il vostro utile lavoro. Lascio ad altri più capaci il ruolo di avvocato del diavolo.
Visto che ogni colonnina serve due automobili elettriche, due colonnine giustamente occupano quattro posti auto: cosa c’è di sbagliato, quindi? Mi sembra che sia il modo migliore per installare colonnine.
Beh, io una soluzione ce l’avrei! Visto che si perdono parcheggi con gli stalli delle colonnine, facciamo dei parcheggi al posto dei distributori di benzina! Come? Non si può? E perché? Non sono la stessa cosa, impianti di rifornimento elettrico o combustibili fossili? Sempre rifirnimento per autoveicoli sono, dunque se si pèrdono posti da una parte si guadagnano dall’altra.
Nulla da dire, se non che definire la stampa un quotidiano “autorevole” quando il suo nomignolo è “la busiarda” mi pare esagerato 😂
De gustibus, ma La Stampa è un quotidiano autorevole. Poi sull’elettrico i quotidiani generalisti a volte peccano, sono d’accordo
-Ad Osasco (…) entra in scena il sindaco Adriano Miglio (…) non ci aspettavamo dei colori così sgargianti-
Poi dite che sono io lo stronzo quando dico che in Piemonte quest’anno vedranno i modiali dell’ 86, ma in una televisione rigorosamente in bianco e nero, mandandosi tra di loro degli SMS col 3310 per commentare i gol e controllando internet con la 56K. 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂
I “bugia nen” dell’era elettrica ?? Ma è colpa del progetto senza rendering a colori che avrebbe facilitato il responso della commissione paesaggistica 😉
Ah, i soliti italiani che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca!
Ossia aria pulita “per i miei bambini” e guidare il naftone in centro parcheggiando sul sagrato della chiesa del ‘400.
Ossia gli ospedali efficienti ed evadere le tasse.
Ossia scuole modello a tempo pieno con bus, pasto e libri gratis ed evadere le tasse.
Ossia le strade senza buche ed evadere le tasse.
Ossia una classe politica degna dell’Europa ed astenersi dal votare.
Nulla da vedere.
Ossia aria pulita “per i miei bambini” e guidare il naftone in centro parcheggiando sul sagrato della chiesa del ‘400.
E poi alla sera andare in palestra sul tapis roulant….
Scusa ma cosa ti hanno fatto i tapis roulant?
Ne ho uno a casa da 10 anni e in inverno è una manna dal cielo!
È per il controsenso di quello che, invece di andare in chiesa a piedi e quindi fare movimento, ginnastica, parcheggia di fianco al portone il suo SUV ( solo perché non può sentirci direttamente ), e poi paga un abbonamento alla palestra per fare ginnastica.
Sì, però se le si devono anche spiegare….