Shell esce dalle rinnovabili (ed è una buona notizia)



Shell esce dalle rinnovabili e vende anche le attività nei parchi eolici offshore. Un addio che potrebbe valere più di 1 miliardo di dollari, secondo un report  di Bloomberg.

Shell esce dalle rinnovabili, dopo l’addio al business ricarica

Shell esce dalle rinnovabili
 Wael Sawan, numero uno di Shell: via il business delle rinnovabili.

Dopo avere liquidato il business della ricarica, vuole liberarsi degli investimenti nelle rinnovibili entro l’anno prossimo. Di questi tempi è troppo profittevole il business degli idrocarburi per distrarsi su attività considerate meno redditizie come l’eolico. L’ambiente? Non conta nulla.  Da quando Wael Sawan ha assunto la carica di CEO nel 2023, Shell ha concentrato gli investimenti su petrolio, gas e soprattutto GNL (Gas Naturale Liquefatto). Ritenendo lo sviluppo nella produzione di quest’ultimo il più importante contributo che la compagnia darà al mondo dell’energia nel prossimo decennio. Per il comparto globale delle rinnovabili non è una brutta notizia, anzi. Il fatto che escano spietati speculatori di questa portata non può che giovare al settore. Mondi nuovi necessitano di protagonisti nuovi, possibilmente con un senso etico ben superiore a quando visto nel mondo del petrolio nell’ultimo secolo.

Un passo indietro che non lascia rimpianti

La retromarcia di Shell nelle rinnovabili (e in particolare nell’eolico offshore) è già in corso da tempo. Il colosso anglo-olandese ha venduto la sua quota del 50% in SouthCoast Wind Energy, al largo della costa del Massachusetts, nel marzo 2024. Passo indietro (con sostegno di Donald Trump) anche nell’Atlantic Shores nel New Jersey e nel progetto eolico galleggiante MunmuBaram (Corea del Sud).  Uscita anche da CampionWind e MarramWind, al largo della Scozia. E ora il gigante petrolifero sta rivendendo le opzioni strategiche per Sprng Energy in India, acquistate per 1,55 miliardi di dollari nel 2022. Barra sugli idrocarburi, il resto è noia.

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