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Sempre più Supercharger Tesla (non al Sud)

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Sempre più Supercharger Tesla, ma non al Sud. L’azienda di Elon Musk ha aggiornato la mappa delle sue ricariche super-fast, ormai capillari anche in Italia.

Sempre più Supercharger, le nuove mappe

Con l’inizio del 2020 Tesla ha pubblicato le nuove mappe relative a Stati Uniti, Europa e Asia. Un formicaio di puntini rossi (15 mila nel mondo), che danno l’idea di quanto sia ormai facile rifornire nelle stazioni di servizio riservate ai possessori di Tesla. Peraltro a prezzi molto competitivi (in Italia 33 centesimi al kWh, mentre la concorrenza arriva anche a 50). Dando uno sguardo all’Italia, si vede subito che da Firenze in su la mappa è ormai ben coperta.

Sempre più Supercharger
La mappa dei Supercharger Tesla in Europa.

Il Nord, in particolare, ha una densità di Supercharger paragonabile a quello di mercati più evoluti per l’elettrico, rispetto all’Italia, come la Germania e la Francia. Il discorso cambia se ci si spinge più a Sud, dove i Supercharger si possono contare sulle dita di una mano.

Ricariche Tesla 2020

Ancora sguarnite le isole e parte del Meridione

Come si può vedere, non ci sono bandierine rosse nella due isole maggiori, Sicilia e Sardegna. Il Supercharger più a Sud si trova vicino a Reggio Calabria. Risalendo lo stivale le ricariche Tesla nel meridione sono soltanto tre, di cui una in Puglia e una in Campania. Ma anche la parte più centrale dell’Italia mostra solo quattro bandierine.

ricariche TeslaÈ chiaro che si tratta di un work in progress e che man mano che le installazioni cresceranno anche da Firenze in giù. Ma al momento è un fatto che le Tesla si vendono soprattutto al Nord, in particolare tra Milano e il Nord-Est. E un investimento importante come un Supercharger, evidentemente, ha senso solo se c’è un’utenza che lo possa utilizzare. Da ultimo, a settembre, era stata annunciata l’apertura di tre nuove stazioni Supercharger. Portando a 33 il numero di impianti nel nostro Paese e a 300 il numero di colonnine. Le ultime aperture sono state a Borca di Cadore (BL), Tarquinia (VT) e Vicenza.

 

 

 

 

9 COMMENTI

  1. Effetto macchia di leopardo. Un po’ come succede con il Digital Divide a causa della cablatura della fibra ottica o semplicemente con ADSL. C’è, se è conveniente in una data zona cablarla in base alle richieste utenze. Per Tesla è giustificabile dato che è esclusivo uso dell’utenza proprietari delle sue auto, ma mi piacerebbe invece sapere come si presenta la mappa con altri “operatori generici“ per capire se il divario tra nord e sud è simile o meno.

    • Credo che al momento l’unica colonnina che eroga potenze superiori ai 50 kW nelle isole sia la Ionity installata a Palermo. Chiaramente Enel X ha una sua rete che copre anche il Sud (https://www.enelx.com/it/it/mobilita-elettrica/mappa-stazioni-ricarica), ma al Nord è molto più capillare, perché c’è più utenza. E soprattutto si integra con molti altri operatori, pubblici e privati, che al Sud ancora non se la sentono di investire.

    • Puoi installare una app per le ricariche per consultarle anche nei dettagli. Ciascun operatore ne ha una diversa ma sull app store noon hai problemi a trovare aggregatori. Via internet ovvio trovi tutto ma non é altrettanto comodo.

      La stragrande maggioranza delle colonnine sono da 22kw.

  2. Dove vivo io il più vicino saranno 50km e di Tesla ne vedo tutti i giorni. Peccato sia partito il solito vecchio gioco del chi c’è l’ha più grosso, una maggiore diffusione sarebbe decisamente più sostenibile ma immagino che non interessi più competere in quella fascia.

  3. Ad oggi le tesla sono, per la maggior parte degli italiani, troppo costose. Considerando che l’auto media, al sud, si aggira intorno ai 15000 di valore, come ci si può aspettare che una famiglia ne investa ben più di 50000 se poi manca l’erogatore per la ricarica? Gli investimenti sono tali perché potrebbero anche essere sbagliati… Allora dove manca tesla potrebbero intervenire compagnia per più affermate sul territorio, magari dove hanno lucrato installando ettari di pannelli solari per la loro energia verde, o con le pale eoliche. Ci sarebbe il modo di colmare il divario fra nord e sud, ma purtroppo ognuno guarda le proprie tasche, ad iniziare dai governanti che non si prodigano per cercare di ridurre, l’enorme gap ancora esistente.

    • Ho sempre pensato che il Sud, e le grandi isole Sicilia e Sardegna in particolare, potrebbero essere dei grandi laboratori per un mondo libero dal petrolio, che produca (quasi tutta) l’energia che produca. So già le obiezioni: c’è la criminalità organizzata dietro agli impianti di rinnovabili e ai fondi europei ecc. ecc. Ma non è che si smetta di fare il pane se si scopre che il fornaio è un delinquente. Tra l’altro, e chiudo lasciando spazio a chi sul tema è più informato di me, la sostenibilità è diventata un grande drive di attrazione turistica. Ma da noi è tutto difficile e chissà perché i grandi gruppi vanno altrove ad investire, per esempio quando si tratta di esperienza di second life delle batterie.

  4. Adesso inducono a comprare elettrico, dopo, quando con le accise con i carburanti lo stato non farà più soldi metteranno balzelli e tasse sulle auto elettriche, Scommettiamo??

    • Se anche fosse come dice lei, ci dica perchè preferisce essere spennato sul petrolio anzichè sull’elettricità pulita.

  5. Sono anni che aspetto i supercharger in Sardegna, prima era previsto ad Olbia nel 2018 ed uno ad Oristano nel 2019. Quello si Olbia spostato al 2019 e ora al 2020 come anche quello di Oristano.
    Le colonnine di Enel X e di altri operatori sono talmente poche che è molto difficile spostarsi in elettrico, sopratutto per chi non ha un garage.

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