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Second life è mettere in elettrico il vecchio macinino

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Sostituire il motore di una vecchia auto, come questa Fiat 500, è operazione da specialisti.

                                 Di Alessandro Scorcioni*

Trasformare in elettrico un vecchio veicolo termico, auto o moto,  significa dargli una Second Life. È un’idea virtuosa e accattivante di economia circolare.

Anche questa è economia circolare

Il termine Seconda-Vita, o più comunemente Second-Life,  è un venuto alla ribalta quando Tesla ha annunciato l’idea è di riutilizzare le celle a fine vita o esaurite delle sue auto. Per costruire il PowerWall, l’accumulo domestico di energia. Perché le celle fine vita possono essere utilizzate? La ragione sta nella definizione: una batteria si definisce a fine vita quando la sua capacità reale è inferiore all’80% di quella nominale. Quindi ha ancora una capacità pari all’80% di quella che aveva da nuova. Non più utile per un’auto, dove l’autonomia è cruciale. Ma in grado ancora di svolgere egregiamente la sua funzione in un accumulatore domestico. 

La vecchia Mini messa in elettrico dall’inglese Swindon: serie limitata in vendita al prezzo di 90 mila euro l’una.

La Second Life per un veicolo è analoga. Una carrozzeria, un telaio e degli interni ancora  efficienti e magari molto belli, vintage-modaioli come le vecchie “Mini” (guarda l’articolo) o le “Cinquetti”. Ma che non possono più circolare perché il motore è obsoleto,  inquinante ed inutilizzabile per le normative attuali.

Il kit non può essere fatto in casa

La vecchia Fiat 850 trasformata in elettrico da uno studente modenese (qui l’articolo).

Da qui nasce l’idea di elettrificare questi veicoli, eliminando il vecchio motore termico ed installando un motore elettrico. Come? Serve un kit retrofit, che contenga tutti i dispositivi necessari: carica-batteria, batteria, motore elettrico e ausiliari. Serve inoltre un’officina qualificata, che sia in grado di smontare il vecchio propulsore termico ed installare il nuovo propulsore elettrico. La stessa officina dovrebbe occuparsi delle pratiche di omologazione/immatricolazione, necessarie per poter circolare in strada. Poiché ogni modello è diverso dagli altri (attacchi motore, flange, spazi per la batteria, trasmissione, impianto elettrico…), ogni auto deve avere un kit retrofit dedicato.  Kit che deve rispettare normative di omologazione e di sicurezza e, quindi, non può essere “fatto in casa”. Ma progettato, realizzato ed omologato da un’azienda che abbia le competenze adeguate.

Ci sono limiti normativi e di mercato

Proporre al mercato i kit retrofit è un investimento importante. I costi di progetto e di omologazione sono elevati, il mercato potenziale deve essere tale da giustificare l’investimento. Ecco perché un’idea così accattivante fatica ad affermarsi: i modelli potenzialmente convertibili sono tanti. E per ciascuno bisognerebbe approntare un kit retrofit. Ma per ogni kit retrofit è necessario un investire, a fronte di un mercato che esiste, sì, ma le cui dimensioni sono incerte. In Italia, su pressione di cittadini e associazioni, è stato emanato un decreto che riguarda la regolamentazione delle trasformazioni in elettrico e dei kit retrofit. Si tratta del dl. 219/2015. Definisce come la trasformazione può essere realizzata ed i vincoli omologativi e di sicurezza a cui i kit retrofit (o “sistemi di riqualificazione elettrica”, come dice il Decreto) devono rispondere. Se da un lato si fa chiarezza su ciò che si può fare, dall’altro si sono imposti limiti che potrebbero scoraggiare i potenziali produttori.

Se diventasse una moda per vecchie 500, Vespe…

Questi tre ragazzi riminesi hanno creato un kit elettrico per la Vespa (qui l’articolo).

Nonostante ciò, le iniziative ci sono, in Italia ed all’estero. Basta cliccare su Google “kit retrofit auto elettriche” per trovare varie proposte di conversione. Ma è bene prestare attenzione però agli aspetti dell’installazione e dell’omologazione. L’idea della Second Life per auto e motocicli risponde ad una esigenza sempre più forte di una economia circolare che (ri)usi bene le risorse. E che non distrugga ciò che è ancora utile. Oltre a rispondere ad una necessità, sempre più imprescindibile, di una mobilità che sia comoda e sostenibile per gli uomini e per le città. I costi sono alti, anche a causa dei bassi numeri. Una possibile leva per accelerare il mercato potrebbe essere quella della moda. I  possessori di Cinquetti, Mini, Vespa, Lambretta & c., quanto sarebbero disposti a pagare per presentarsi all’aperitivo, nel bar in ZTL, con il proprio meraviglioso mezzo vintage-futuristico?? Noi siamo ottimisti, web-influencer fatevi avanti.

– Clicca qui per consultare la normativa in Gazzetta Ufficiale

* Alessandro Scorcioni è un ingegnere che da anni lavora alla trasformazione di veicoli in elettrico

 

 

2 COMMENTI

  1. Basterebbe iniziare a proporre kit di conversione per le Smart e le Panda e con i volumi riuscire a fare prezzi ragionevoli (non oltre i 2500/3000 euro) magari sfruttando incentivi comunali per conversioni metano/gpl.

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