Schwarz (Lidl e Kaufland) torna alle termiche: e la strategia green del gruppo?

Lidl e Kaufland


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Il gruppo Schwarz, proprietario delle catene Lidl e Kaufland, in retromarcia sulla transizione elettrica. Ha deciso infatti di sospendere temporaneamente in Germania gli ordini di nuove auto elettriche aziendali, tornando ai modelli con motore termico. Una scelta motivata da ragioni economiche – in particolare dalla scarsa tenuta del valore residuo delle BEV -ma che appare in evidente contrasto con la comunicazione del gruppo, da anni incentrata sull’ecologia. Tuttavia continuerà ad investire nelle colonnine di ricarica nei suoi negozi, ribadendo  anche l’obiettivo delle emissioni nette zero entro il 2050.

Quando il conto economico pesa più della sostenibilità

La decisione, secondo il quotidiano Lebensmittel Zeitung ripreso dal sito electrive, riguarda esclusivamente la Germania. Interessa le nuove auto di servizio destinate ai dipendenti di Lidl e Kaufland. Il gruppo spiega che il problema non è l’auto elettrica in sé, ma la forte svalutazione che rende poco conveniente acquistare direttamente i veicoli e rivenderli dopo alcuni anni.

È una motivazione comprensibile dal punto di vista finanziario. Ma proprio perché arriva da un’azienda che ha fatto della sostenibilità uno dei pilastri della propria comunicazione, la scelta rischia di alimentare dubbi sulla solidità degli impegni ambientali quando entrano in gioco i costi.

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Il paradosso è evidente. Schwarz continua infatti a ricordare gli investimenti nella mobilità elettrica: migliaia di punti di ricarica installati presso i supermercati Lidl e Kaufland, sperimentazioni con camion elettrici e il traguardo del net zero al 2050.

Eppure, nel momento in cui deve decidere quali vetture mettere a disposizione dei propri dipendenti, il gruppo conclude che, alle condizioni attuali del mercato, conviene tornare ai motori a combustione.

Un segnale che riguarda tutto il settore

La vicenda non va letta come una bocciatura definitiva dell’auto elettrica. Piuttosto evidenzia uno dei nodi ancora aperti della transizione: il valore residuo delle BEV e il funzionamento del mercato dell’usato.

Per molte aziende il problema viene assorbito dal noleggio a lungo termine. Schwarz, invece, acquistando direttamente i veicoli, ne sopporta integralmente il rischio economico. È questa scelta gestionale ad aver fatto prevalere il conto economico sugli obiettivi ambientali.

Lidl e Kaufland

Secondo il management, oltre alla maggiore svalutazione delle elettriche rispetto ai modelli con motore a combustione, incide anche la rapida evoluzione tecnologica – con continui miglioramenti di autonomia, ricarica e software – e una domanda dell’usato ritenuta ancora insufficiente per alcuni segmenti di mercato.

Va però ricordato che il mercato delle elettriche usate è oggi molto più articolato rispetto a pochi anni fa. In Germania, ad esempio, cresce l’interesse per i modelli compatti e con prezzi accessibili. Ma continuano a soffrire soprattutto le vetture premium e quelle tecnologicamente meno aggiornate.

Non va sottovalutato anche il fatto che il gruppo Schwarz  si serve prevalentemente da un unico produttore, BMW, che negli ultimi mesi ha notevolmente allungato i tempi di consegna delle sue vetture elettriche a seguito del successo degli ultimi modelli della serie Neue Klasse. Non si può escludere perciò che tra le due aziende siano intercorsi accordi commerciali per privilegiare l’acquisto di modelli termici.

Resta però una domanda inevitabile: quanto è credibile una strategia climatica che continua a investire nelle infrastrutture per la mobilità elettrica ma, quando si tratta della propria flotta aziendale, torna a scegliere i motori termici?

  • LEGGI anche: “Flotte aziendali elettriche/ L’Italia accelera, ma l’Europa va a velocità doppia” e guarda il VIDEO

 

 

Visualizza commenti (9)
  1. seppur una notizia spiacevole, non ci darei troppa importanza. Lo vedo come rallentamento temporaneo verso la transizione e non come inversione vera e propria. Piuttosto mi chiedo: se fra i motivi c’è il valore residuo dell’usato, perché non tenere le auto più a lungo? Anche perché le BEV non sono soggette a manutenzione onerosa (in denaro e soprattutto in tempo) a certi chilometraggi come le auto a combustione. Come ci ricorda spesso Damiano I , ogni tot è sicuramente utile mettere l’auto sul ponte per ispezionarla, ma non hai quelle riparazioni su distribuzione, trasmissione e motore già dopo 80-100 mila km…

    1. difatti @columbs le batterie son garantite generalmente almeno 8 anni… significa che come minimo non scendono sotto le soglie “di buona usabilità” neppure dopo 10 anni di strapazzi (e le conferme sugli ultimi modelli stanno arrivando… ).
      Ovviamente i “valori residui” son frutto della Legge Domanda/Offerta che potrebbe repentinamente cambiare proprio per l’aggravarsi degli inconvenienti nel settore idrocarburi (tra guerre ed altri impedimenti pluriennali).
      5 anni fa mi son liberato del SUV gasolio E6 guadagnando almeno +4000€ rispetto alla sua quotazione ordinaria perché era un momento favorevole..
      A breve la situazione per le motorizzazioni a gasolio potrebbe diventare molto, molto complicata (causa drastica riduzione Diesel disponibile) e quindi far tracollare i valori residui dei modelli con quella motorizzazione (ovviamente a beneficio delle NEV / BEV ).
      A casa di parenti sono intervenuto (causa caldaia a gasolio !!) ordinando un raddoppio del F.V. + accumulo (per replicare come a casa mia il quasi totale abbandono dei “fossili” 🦕🦖) in modo da essere più indipendenti 🌞⚡⚡ed eventualmente non bruciare (letteralmente 💵💵🔥🔥) ingenti cifre in carburanti .
      Le BEV potrebbero improvvisamente diventare molto appetibili almeno per tutti coloro che hanno uno spazio privato (casa o lavoro) ove ricaricarle a tariffe estremamente competitive rispetto ai combustibili…. Son molti quelli che possono passare a BEV… ed in Europa >70% dei guidatori fa max 60km/giorno… quindi anche una vettura elettrica “anziana” copre ampiamente il fabbisogno settimanale 😉

  2. Daniele Sacilotto

    Mia moglie lavora in LIDL da più di 20 anni. Per quanto riguarda le sue conoscenze qui in Italia pare che siano i dipendenti a non volerle perché con l’auto tradizionale è inclusa la carta carburante mentre con l’auto elettrica è inclusa una card rfid per le colonnine. Questo però costringe a ricaricare sempre alle colonnine, con conseguente svantaggio di praticità, anche per chi potrebbe ricaricare a casa. Ovvio che se il costo non è un problema suo il dipendente sceglie la comodità

    1. ovviamente con le poche colonnine gratuite di Lidl installate (nella mia città ancora non c’è… solo nei comuni vicini) non possono neppure provare a ricaricare la BEV … altrimenti i clienti non avrebbero incentivo ad andarci.
      Nei supermercati meglio posizionati però potrebbero attrezzare parcheggi per le auto dei dipendenti con qualche presa AC di ricarica come “benefit” ma riconosco che statisticamente è molto improbabile che abbiano tutti questi spazi a disposizione….

  3. se hanno problemi con la turnazione delle vetture in flotta… ci sta…
    speriamo che non arretrino sul ben piu impattante rifornimento magazzini / punti vendita con TIR elettrificati… che hanno un ciclo d’uso estremamente piu lungo e piu tempo quindi per ammortizzare i parchi autotreni … Con gli attuali costi degli idrocarburi non dovrebbe essere un problema.
    Quanto alle flotte auto BEV magari una volta che devono sostituirle potrebbero quantomeno offrirle con diritto di prelazione ai dipendenti dei punti vendita (che già fanno un lavoro pesante… visto che son “tirati al limite”) in modo da agevolarli in caso desiderassero passare all’elettrica.

    Comunque, almeno in Italia dovrebbero assicurare la presenza di 4 punti ricarica (e non solo 1 o 2 come ho visto nella mia zona, quando presenti)… così ci pensano i clienti “green” a salvare il pianeta (😂😂), non i miliardari.

  4. La strategia green spesso è solo marketing…..
    Per i grandi gruppi e multinazionali contano i profitti!!!!

  5. È la solita arroganza dell’uomo che si crede onnipotente: il sistema economico che abbiamo creato noi pretende di averla vinta sulla Natura che ci ha creato.

      1. Legambiente tanti anni fa aveva creato un GIF animato con un messaggio così potente — adattato da una frase celebre del famoso capo indiano Toro Seduto — che lo ricordo ancora oggi:
        “Quando avremo inquinato l’ultimo fiume,
        abbattuto l’ultimo albero,
        pescato l’ultimo pesce
        ci accorgeremo di non poter mangiare il denaro.”
        Evidentemente non ce ne siamo ancora accorti.
        Non rimane che sperare di accorgercene troppo tardi.

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