Elly Schlein scrive a Giorgia Meloni e mette sul tavolo una proposta da 14 miliardi di euro per accelerare la transizione energetica italiana. La segretaria del PD chiede un confronto al governo sull’utilizzo delle risorse che l’Italia potrebbe mobilitare entro il 2028 grazie alla flessibilità concessa dall’Unione europea. Nel piano entrano pompe di calore, riqualificazione degli edifici, industria, trasporto pubblico, reti elettriche, accumuli e infrastrutture di ricarica. Una proposta che riporta al centro il nodo strutturale del costo dell’energia e della dipendenza dalle fonti fossili.
Cinque cinque capitoli per cambiare l’energia italiana
La proposta di Schlein è articolata in cinque linee di intervento.
- Due miliardi sarebbero destinati al raddoppio delle risorse del Conto Termico, con l’obiettivo di accelerare la sostituzione degli impianti alimentati da combustibili fossili con pompe di calore elettriche.
- Altri tre miliardi andrebbero alla riqualificazione energetica degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Una misura che lega la decarbonizzazione alla riduzione dei consumi e alla questione della povertà energetica, soprattutto per le famiglie più esposte al caro bollette.
- Il capitolo più consistente, quattro miliardi, riguarda invece le imprese e la conversione dei processi produttivi a bassa e media temperatura, con l’obiettivo di ridurre il consumo di gas naturale.
Tre miliardi per tram, metro e autobus elettrici
Sul fronte della mobilità, Schlein propone di destinare 3 miliardi di euro al Fondo unico per le reti metropolitane e il trasporto rapido di massa. Le risorse , scrive Il Foglio, servirebbero a realizzare nuove linee di metropolitana e tram e ad acquistare autobus elettrici.
È un passaggio rilevante anche per la politica energetica: l’elettrificazione dei trasporti non riguarda soltanto l’auto privata, ma richiede una crescita della capacità della rete e una maggiore disponibilità di energia elettrica prodotta da fonti non fossili.
Ed è proprio qui che arriva il quinto capitolo del piano: 2 miliardi per reti elettriche, sistemi di accumulo, batterie e infrastrutture di ricarica. Una voce particolarmente interessante per il settore della mobilità elettrica, perché collega esplicitamente sviluppo delle rinnovabili, flessibilità della rete ed elettrificazione dei consumi.
Il nodo resta: sbloccare le rinnovabili
La lettera arriva dopo che Schlein aveva già indicato lo sblocco delle fonti rinnovabili come uno degli elementi della strategia energetica del PD per la prossima legislatura. È un punto centrale anche a giudizio di Vaielettrico: senza una maggiore produzione elettrica da eolico e fotovoltaico, l’elettrificazione di trasporti, riscaldamento e industria rischia infatti di procedere più lentamente o di continuare a dipendere, nelle ore marginali, dal gas.
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La questione non è soltanto installare nuovi impianti. Servono reti, accumuli, connessioni e tempi autorizzativi compatibili con gli obiettivi di decarbonizzazione. È il passaggio che trasforma l’espansione delle rinnovabili da obiettivo energetico a infrastruttura abilitante dell’elettrificazione.
Schlein chiede anche di cambiare la tassazione sull’elettricità
La proposta del PD comprende infine una revisione della tassazione sull’energia elettrica, che secondo Schlein oggi risulta più elevata rispetto a quella sul gas. L’obiettivo dichiarato è rendere più coerente la struttura fiscale con la decarbonizzazione e con l’elettrificazione dei consumi.
La lettera, quindi, non si limita a chiedere nuovi incentivi: mette insieme domanda elettrica, produzione rinnovabile, infrastrutture e costo dell’energia. Resta ora da capire quale sarà la risposta del governo e, soprattutto, se sui singoli capitoli potranno emergere convergenze concrete.
Per un Paese che deve contemporaneamente ridurre la dipendenza dal gas, elettrificare i consumi e rendere più competitiva la propria industria, il punto decisivo sarà trasformare le risorse disponibili in impianti, reti e consumi efficienti, evitando che i tempi autorizzativi e infrastrutturali finiscano ancora una volta per frenare gli investimenti.
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Ecco… se avevamo qualche barlume di speranza che pian piano si potesse andare in quella direzione ora non accadrà più perché “volontà della sinistra “.
NON avete scritto la NON risposta della Meloni alla lettera di schlein su clima ed energia
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Giorgia Meloni ha risposto il 17 settembre da Oslo, a margine dell’incontro con il premier norvegese Jonas Gahr Store.
Sulla lettera di Elly Schlein che proponeva come usare i 14 miliardi UE entro il 2028 per la transizione energetica, Meloni ha detto:
“Non ho avuto ancora il tempo di approfondire” la lettera ma “intendo approfondirla senza pregiudizi. Non ho assolutamente pregiudizi quando si fanno delle proposte sensate. Se ci saranno delle proposte utili le prenderò in considerazione”
Poi ha rivendicato il lavoro del governo, leggendo la lettera come un riconoscimento implicito:
“Mi ricordo quando il Partito democratico diceva che il Piano casa era fuffa, che non serviva a niente, che era vuoto… oggi si chiede di metterci più risorse. Conto Termico 3.0, ricorderete che è un provvedimento che è stato varato da questo governo: ci abbiamo messo 900 milioni l’anno. Ci si chiede di mettere più risorse, vuol dire che è uno strumento che funziona”
E ha concluso: “Mi accontento per ora dell’impronta del lavoro che abbiamo fatto fin qui, ma sicuramente approfondirò e, se ci sono cose interessanti e buone, non ho problemi a portarle avanti”.
La proposta di Schlein in 5 punti era: raddoppio Conto termico per pompe di calore, +3 mld al Piano casa per riqualificazione, +4 mld alle imprese, +3 mld per reti metropolitane e trasporto rapido, +2 mld per elettrificazione, più revisione della tassazione sull’elettrici
Visto che il percorso (ora forse accelerato) di diminuzione dell’uso degli idrocarburi liquidi e gassosi è iniziato… credo che le linee di sviluppo prospettate dovrebbero essere supportabili da tutti gli schieramenti , anche inserendo un percorso di partecipazione agli sviluppi – per ora molto lontani direi – del nucleare di nuova generazione; tra l’altro in uno schema di maggior integrazione europea (e pure di nuovi collegamenti col nord-Africa) si potrebbe tranquillamente partecipare con “intelligence” ed aziende italiane in progetti multinazionali dislocati nel contesto più efficiente e sicuro invece che volerli piazzare “a forza di legge” in contesti nazionali iper-abitati e soprattutto con inadeguati livelli di sicurezza idro-geologica… o semplicemente perché potenziali bersagli ricattatori di nazioni ostili (visto che adesso basta un economicissimo “sciame di droni” per mandare in crisi impianti di energia e sistemi difensivi).
Il trasporto pubblico locale (TPL) e di lunga distanza ovviamente va messo in primo piano assoluto anche perché l’attuale e soprattutto futura situazione reddituale dei potenziali lavoratori e pensionati non è affatto rosea: in un quadro di costante diminuzione del potere di acquisto è inutile continuare a puntare su mobilità privata con sempre più costosi veicoli (di qualsiasi motorizzazione dotati) ; sarebbe meglio puntare sulle forme più facili ed economiche di mobilità per la gran parte della popolazione (città più pedonalizzate e con ciclovie protette, servizi TPL su percorsi più riservati e scorrevoli per aumentare velocità ed affidabilità e diminuirne i costi, ed il residuo traffico privato con vetture semplici ed economiche a budget di lavoratori “normali” (oramai un buon 70-80% della popolazione) non solo la fascia elitaria.
Un modo per abbattere costi vettura e TCO è anche quello di abbassare di alcuni km la velocità ammissibili, come già fatto in alcune nazioni: si diminuiscono i consumi energetici (con qualsiasi motorizzazione), i rischi di incidenti e proporzionalmente si possono “alleggerire” le vetture…
Un ritorno al vecchio “decreto Ferri” ad esemplio fluidificherebbe le congestionatissime autostrade italiane visto che uniformerebbe maggiormente i flussi sulle corsie disponibili (2 quasi sempre, 3 o 4 solo in pochi tratti…) perché ridurrebbe il differenziale tra veicoli che causano quotidianamente intasamenti -per inevitabili frenate e manovre d’emergenza- e tamponamenti bloccanti anche per ore…
Ovviamente anche rapide installazioni ed allacci di nuove F.E.R. + ACCUMULI sono indispensabili (qualsiasi forma sia la produzione energetica va stabilizzata ed eventualmente accumulata la quota eccedente, visto che la moderazione o fermata degli impianti ha costi enormi per i produttori).
Occorrerà incentivare anche l’adozione massiva di accumuli domestici perché va ridotto il peso sulle reti (quando ad esempio tutti pretendono di accendere le PdC nei sempre più frequenti periodi afosi) che causano tanti blackout o addirittura incendi in tante parti del paese.
Non serve a nulla mettere miliardi per l’energia anzi è dannoso e controproducente, c’à già il decreto sul nucleare che da solo ha già risolto tutti i problemi. E poi è inutile abbassare il costo dell’ elettricità ha già eliminato il bollo auto
mi pare proposta di normale buon senso, per modernizzare, tagliare i costi energia, ridurre in fretta i consumi di combustibili fossili, elettrificare i servizi
e mi pare “apartitica”, avrebbe potuto farla anche un partito di destra liberale se lo avessimo, invece da noi già altre volte questo ruolo, di modernizzare ed efficientare, lo ha il centro-sinistra..
in questo caso si tratta si “scontentare” alcuni interessi costituiti e fatturati della filiera oli and gas, ENI in testa, a cui invece il governo attuale sembra totalmente azzerbinato
MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH