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E-bike cinesi, scattano i dazi Ue: rincari fino all’80%

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Scattano i dazi Ue sulle e-bike cinesi: l’importo varia a seconda dei produttori, ma si può arrivare fino al 79% per le aziende che non hanno collaborato all’indagine antidumping condotta da Bruxelles.

Se ne parlava da tempo, ma alla fine la tagliola è scattata. I produttori di bici elettriche cinesi sono accusati di concorrenza sleale a causa di aiuti finanziari e varie agevolazioni concesse dal governo di Pechino che consentirebbero loro di esportare i loro prodotti nell’Unione europea a prezzi inferiori a quelli praticati in patria e addirittura sottocosto. Il fenomeno riguarda alcune centinaia di migliaia di bici importate a prezzi anche inferiori ai 500 euro. Secondo le autorità europee, sollecitate dai produttori del Vecchio continente, la concorrenza sleale della Cina minaccia 800 aziende europee  con circa 90 mila dipendenti.

I prezzi delle importazioni scontano una  sotto quotazione compresa tra il 16,2% e il 43,2%. Nel biennio 2016-2017, l’industria europea  ha perso 24 punti di quota di mercato in un mercato che è cresciuto del 74%, mentre le importazioni dalla Cina sono aumentate del 250% e hanno guadagnato 17 punti di quota di mercato, passando dal 18% al 35%.Con l’imposizione dei nuovi dazi, invece, l’industria europea potrà recuperare quote di mercato, creando 4.500 nuovi posti di lavoro e aumentando la produzione quest’anno fino a 900 mila unità. L’importo dei dazi è modulato in funzione della collaborazione fornita durante l’indagine e della quota di prodotto incentivata con aiuti finanziari illeciti. Sono compresi  in due diversi documenti appena pubblicati in Gazzetta ufficiale. Uno riguarda dazi compensativi per bilanciare il differenziale di costi fra Europa e Cina, l’altro riguarda dazi antidumping veri e propri, cioè una sorta di sanzione punitiva per chi pratica concorrenza sleale. I sussidi illegali riguardano le materie prime, dai metalli ai prodotti chimici usati durante la lavorazione, all’energia, fino al sostegno finanziario. Si va da un minimo del 18,8 a un massimo del 79,3%. Stando all’associazione europea dei produttori di biciclette EBMA, però, i dazi posso essere aggirati sfruttando passaggi attraverso  paesi terzi o vanificati “rivestendo” in Europa prodotti a tutti gli effetti cinesi. In sede di stesura delle misure, infatti, alcuni Paesi europei hanno abilmente giocato le proprie carte garantendosi la possibilità di evitare i dazi nel caso in cui le bici fossero assemblate nel loro territorio. Ecco perché nell’ultimo scorcio dello scorso anno molti produttori, anche italiani, hanno stretto accordi commerciali e produttivi con aziende del Nord Europa, in particolare tedesche e polacche.

Mentre le auto elettriche sono uno degli oggetti del contendere nella guerra commerciale in corso fra l’amministrazione Trump e Pechino, sulle e-bike cinesi gli Stati Uniti hanno imposto da tempo un dazio  antidumping del 25%.  Che però non ha impedito una crescita esponenziale delle importazioni dall’Estremo Oriente non solo di e-bikes, ma anche di monopattini, hoverboard e scooter.

3 COMMENTI

  1. Era Ora !
    Il mio pensiero non puo’ che associarsi alla Etna Valley (https://www.investiacatania.it/) un opera ed una scelta fatta dall’Italia e supportata dal pluridecorato Pistorio (allora a.d. StMicro)
    Un eccellenza che arrivo’ a 12000 posti di lavoro HiTech (quelli ad alto valore aggiunto) in Sicilia, un traino per tutta l’isola e forse per l’Italia intera.
    Quel progetto morì perchè qualsiasi prodotto fatto a Catania era sempre inferiore al prezzo di Mercato dei Cinesi (drogato da un cambio dopato dal Governo Cinese)
    Avevano tutto il know how e tutta l’infrastruttura per creare una gigafactory di batterie.
    Io sono di Bergamo, ma non rido quando in treno verso Milano incontro dei giovani siciliani che si sono trasferiti in Lombardia per trovare lavoro.

    • Caro Diego
      giusto proteggere la nostra industria da pratiche scorrette e concorrenza sleale, fenomeno che nel settore delle e-bike certamente è stato dimostrato. Però non generalizzerei. Una competizione globale e aperta che permetta di affermarsi a chi è più bravo ed efficiente è nell’interesse del progresso, di un equilibrato sviluppo mondiale e anche di tutti noi consumatori. Poter disporre di beni a prezzi accessibili è un vantaggio a cui non rinuncerei. Quanto alla Sicilia e alla Etna Valley non sono in grado di esprimere un giudizio: certo però che i problemi, da quelle parti, non sono solo la concorrenza cinese. A Bergamo, per esempio, la Brembo se ne fa un baffo.

  2. Ciao Massimo,
    https://www.vaielettrico.it/la-frenata-sullelettrico-del-signor-brembo-e-noi/
    sembra che Bombassei abbia letto il tuo post.

    a queste condizioni senza regole non c’e’ verso di rimanere sul mercato

    ti chiedo anche di censurare la frase
    “certo però che i problemi, da quelle parti, non sono solo la concorrenza cinese”

    ancora con questi luoghi comuni e qualunquisti sul meridione, quando proprio STMicro ricevette la benedizione e la proclamazione di tutti le istituzioni italiane ed Europee

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