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Scandalo elettrico: all’Asinara “abbandonate” bici, scooter e barche alla spina

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Asinara

All’Asinara, l’ex isola carcere della Sardegna ora Parco Nazionale,  vengono abbandonati ed inutilizzati i veicoli elettrici pagati con i soldi pubblici. Non è ben chiaro il motivo, ma ci sono una ventina tra e-bike ed e-mountain bike, due scooter elettrici, due mini car e due battelli elettrici che aspettano da tempo di entrare in servizio. 

La storia dei due progetti

in estrema sintesi questa la storia del procedimento: nel 2008 il Comune partecipa con il Parco Nazionale dell’Asinara e un privato (una quota del 8%) al bando: “Fonti rinnovabili, risparmio energetico e mobilità sostenibile nelle isole minori” del Ministero dell’Ambiente. Il progetto viene approvato nel 2009 come progetto pilota: “Gestione sperimentale provvisoria di due Battelli elettrici sull’isola parco dell’Asinara“.
Il progetto prevedeva: “Un sistema di mobilità isolana che permetta di conciliare le esigenze turistiche con quelle proprie della protezione ambientale necessarie per la salvaguardia dell’isola Parco Nazionale“.  La base d’appalto per l’acquisto dei battelli era pari a 492 mila euro e alla gara ha partecipato una sola ditta: Agromare srl con sede ad Andria, in provincia di Salerno, che ha proposto l’importo netto di 378.840 euro esclusa IVA (ribasso del 23%).
Il secondo progetto  prende il nome di “Mobilità sostenibile dell’Asinara” ed è stato finanziato con il “Fondo per lo sviluppo delle isole minori (DUPIM 2008)  per un importo complessivo di 331 mila euro.  Il progetto esecutivo ha avuto il via libera nel 2012 dalla giunta comunale e oltre l’acquisto dei veicoli è stata approvata  la realizzazione (con una determina del 2014)  di un parcheggio di un’area self-energy negli spazi circostanti la ex falegnameria nella zona di Cala Reale per un importo totale di 170 mila euro.I progetti hanno interessato tre amministrazioni, con tre diversi sindaci: Luciano Mura, Beniamino Scarpa e l’attuale  Sean Christian Wheeler.  In questi anni si sono realizzati gli interventi, acquistati i veicoli. Ma il servizio non si è mai riusciti  ad aggiudicarlo.

Sulle barche abbiamo chiesto notizie circa due anni fa. Ci è stata consegnata dal Comune di Porto Torres (entro i suoi confini amministrativi è compresa l’isola dell’Asinara), una relazione dove emergono le lentezze e quindi i continui “rimessaggi” delle imbarcazioni. Interventi costosi per la collettività.

Dopo  11 anni le barche ancora a terra Primo intoppo, il passaggio di proprietà

L’iter burocratico dell’acquisizione di queste due barche è a dir poco tortuoso. Basta leggere un passaggio della relazione, firmata dall’ingegnere Claudio Vinci ora in pensione. L’autore scrive: “Soltanto in data 22 ottobre 2015 veniva registrato l’atto di trasferimento di proprietà dei battelli: la causa di tale ritardo è stata la diversa interpretazione su come dovesse avvenire il passaggio di proprietà, con atto pubblico o con scrittura semplice registrata“. Andiamo bene, siamo alla dittatura del timbro.

Contiamo gli anni: collaudo agosto 2014, effettivo passaggio di proprietà 25 maggio 2016. Nel mondo, nel frattempo, la tecnologia elettrica ha fatto passi da gigante e le nostre barche sono invecchiate, chiuse a chiave.

Ma ne 2017 si scopre che è difficile navigare in quel tratto di mare

A questo punto siamo pronti per il varo? Neanche per idea perché poche settimane dopo, a giugno 2016 per la precisione,  la società che ha vinto il bando, l’Agromare srl di Salernoche è stat anche l’unica partecipante alla gara, fa sapere che servono interventi di ripristino sul motore e le batterie.

Nella relazione del 2017 ci tocca leggere: “L’isola è esposta a repentina  modifica dei venti  e non avendo accosti del tutto sicuri…“. Si poteva far presente questa situazione anche nel 2009.  Il dirigente realista consiglia di evitare un bando di assegnazione perché andrebbe deserto e propone una sperimentazione. Ma le barche stanno invecchiando  – nel 2016  sono ancora ferme nella zona industriale di Salerno – e si spendono altri 27 mila euro più IVA  per la manutenzione. Sangue del contribuente.

Asinara elettrica? Del doman non v’è certezza e il sindaco non risponde

Sindaco Porto Torres
Sean Christian Wheeler, sindaco di Porto Torres

La relazione dell’ingegnere comunale  è datata 31 maggio 2017 e visto l’imminente arrivo della stazione estiva si chiede di far presto. Ma nel 2018 quando ci rivolgiamo agli uffici comunali ancora è incerto il destino delle barche. Arriviamo ad oggi e come scrive in questi giorni il collega della Nuova Sardegna: “C’è stato solo un assordante silenzio“. Abbiamo provato a contattare il sindaco  pentastellato  Sean Wheeler, ma siamo ancora in attesa di una risposta (ben venga un suo intervento o di un suo assessore).

L’ipotesi di affidare le barche elettriche ad un altro Comune

Chiaro che al primo cittadino è stata consegnata una patata ustionante visto che 11 anni fa la tecnologia elettrica per la navigazione era ai primordi. Per essere più chiari era adeguata  per le acque interne o marine costiere, ma non per collegamenti in un tratto di mare così particolare.

Voci di corridoio ci informano che per risolvere la situazione e non veder sprecati i quasi 500 mila euro del progetto si pensava di cedere le barche ad un Comune vicino che può utilizzarle. Amministratori e funzionari comunali, trovino una soluzione.

Ferme da anni all’Asinara anche e-bike, e-mtb, e-scooter e mini car elettriche

Asino Bianco
Nell’isola c’è un ecosistema unico e particolare

Oltre alle barche, e sempre acquistate con i soldi pubblici di un altro progetto, ci sono all’Asinara e-bike, e-mountain bike più gli scooter e le mini car elettriche.  In un articolo del quotidiano locale La Nuova Sardegna  l’ex assessore comunale Francesco Porcu lancia l’allarme: “Se non si utilizzano, questi mezzi si deteriorano. E si perdono anche opportunità legate alla creazione di posti di lavoro“. Tutti i mezzi sono “parcheggiati” all’Asinara da circa quattro anni.

L’isola come centro di sperimentazione, ma solo della “immobilità insostenibile”

Non sappiamo bene come si siano svolti tutti i fatti: le voci di corridoio parlano del servizio sharing cittadino andato male e della volontà di accorpare i veicoli della terraferma con quelli dell’isola in unico pacchetto. Bene, ma si faccia qualcosa. Anche qui amministratori, anche di altri entri, e funzioanri devono darsi una mossa.

L’uso dei veicoli elettrici nell’isola permetterebbe di offrire un servizio apprezzabile e innovativo. Come in Puglia dove un Parco Naturale è stato premiato dalla Ue  per l’uso dei mezzi elettrici (leggi qui) da parte delle persone con problemi fisici, degli anziani e delle famiglie con bimbi piccoli. Infatti ci sono privati che organizzano dei tour specifici. Il  Parco dell’Asinara con più mezzi potrebbe diventare un laboratorio di mobilità sostenibile di alto livello. Per ora abbiamo visto solo insostenibile immobilità.

LEGGI ANCHE: Transfluid ad Amsterdam fa navigare in elettrico il 90% delle barche. Parla il titolare Ugo Pavesi

3 COMMENTI

  1. 11 anni fa. Sempre bello vedere cosa può fare l’illuminazione, il lampo di genio… Sicuramente di un singolo! Cosa potrebbe essere l’Italia in altre circostanze!

    Si potrebbe pensare all’indotto che si poteva avere ma per fortuna di è scoperto che navigare li con quella tecnologia non era sicuro, così resta solo lo spreco! Non ci sono parole.

  2. PROFONDAMENTE INDIGNATI.

    Abbiamo, come pagina fb (Affetti dal mal d’Asinara) seguito nel corso degli anni le vicissitudini di questi mezzi elettrici sia terrestri che navali.
    Il Sindaco di Porto Torres Sean Christian Wheeler è stato da noi interessato, più volte, ma fa orecchie da mercante, come nella questione recentemente sollevata della cura, o meglio”incuria” dei Cimiteri dell’Asinara, che versano in uno stato pietoso.
    Siamo indignati per le mancate risposte ed ancor più per le mancate azioni amministrative.
    La Corte dei Conti, a questo punto dovrebbe richiedere all’Amministrazione comunale di giustificare il proprio operato e interrogare il Sindaco su come sono stati spesi i soldi del pubblico contribuente italiano.
    Purtroppo il proverbio recita “Quando ci sono troppi galli a cantare non si fa mai giorno!”

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