Home Academy Scambio sul posto, ecco i conti della “batteria virtuale”

Scambio sul posto, ecco i conti della “batteria virtuale”

105
CONDIVIDI
scambio sul posto

Lo Scambio sul posto (SSP) è il meccanismo che “remunera” i piccoli produttori di energia. Sapere come funzona e valorizzarne il rendimento è fondamentale per capire quanto costa la ricarica domestica dell’auto elettrica. Ed eventualmente abbinare una dispositivo di accumulo. Ma è tanta la confusione sotto il cielo. Perciò ringraziamo Andrea che ci ha inviato questa sua analisi. 

«Salve _ scrive Andrea _, nei giorni scorsi ho deciso di analizzare i dati dello SSP di un impianto FV. Ho riassunto il risultato in un documento; nel caso potesse interessare i lettori di Vaielettrico,  potete pubblicarlo, sperando che possa far luce su un argomento davvero ostico. La mia statistica è impietosa. Pochissime persone sono in grado di calcolare l’ammontare».
Di Andrea Garramone

E’ opinione diffusa che la ricarica di un’auto elettrica, da una presa collegata ad un impianto fotovoltaico, sia a costo nullo. Questo è vero se la ricarica è fatta durante il giorno. E solo se la wall box è del tipo “intelligente” e dispone di opzioni software che permettono di utilizzare solo energia autoprodotta. La figura 1 riporta i dati di produzione di un impianto localizzato a pochi chilometri da Torino, con orientamento (non ottimale) 60 ovest, da 9.5 kW circa, in un giorno di fine gennaio.

Ricaricare l’auto a “tutto fotovoltaico”

Le auto elettriche hanno un valore minimo di ricarica (di solito 6 A, pari a 1,38 kW in monofase). L’auto è stata collegata alla presa alle 8, mentre la ricarica è iniziata dopo le h10 ed è terminata alle 16 circa, per un totale di circa 20 kWh. Se avessi impostato una carica a potenza costante (ad esempio 4 kW), avrei utilizzato esclusivamente energia solare solo dalle 12 alle 15 circa, mentre fuori da questo intervallo l’energia sarebbe stata prelevata sia dall’inverter che dalla rete (quest’ultima a costo di mercato). Se alla fine dell’anno l’impianto avrà immesso in rete più energia di quanta ne è stata prelevata, si riceverà un “ristoro” economico dal GSE per la quantità di energia prelevata.

Il GSE definisce lo Scambio Sul Posto (SSP) come: “… una particolare forma di autoconsumo in sito, che consente di compensare l’energia elettrica prodotta e immessa in rete in un certo momento con quella prelevata e consumata in un momento differente da quello in cui avviene la produzione. Nello Scambio sul Posto si utilizza quindi il sistema elettrico quale strumento per l’immagazzinamento virtuale dell’energia elettrica prodotta, ma non contestualmente autoconsumata. Condizione necessaria per l’erogazione del servizio è la presenza di impianti per il consumo e per la produzione di energia elettrica sottesi a un unico punto di connessione con la rete pubblica”.

In altre parole, lo SSP funziona come una batteria, a “rendimento variabile”, con capacità di accumulo annuale.

scambio sul posto

Il gestore locale di rete (E-Distribuzione, Ireti, ecc.) comunica, mensilmente, le letture del contatore di scambio (energia immessa ed acquistata nell’anno solare) al GSE. Il quale a sua volta calcola il valore del rimborso entro il 15 maggio dell’anno successivo.

Il complesso calcolo del “dare e l’avere”

Il bonifico relativo allo SSP verrà  emesso se, contemporaneamente,  il valore dell’energia immessa ed acquistata è  di segno positivo (Ei>0, Ea>0).

Se la quantità di energia immessa è maggiore dell’energia acquistata si ha diritto anche all’eccedenza (Ei>Ea).

Il calcolo dello scambio sul posto è complesso, comprende decine di  elementi, variabili nel tempo. In estrema sintesi: lo scambio sul posto di un impianto residenziale restituisce un ammontare prossimo al valore della componente energia oltre agli oneri di sistema, il trasporto ecc..
Mentre la componente MCT e le tasse (IVA ed Accise) non sono restituite.

Le eventuali eccedenze sono valorizzate ad un valore prossim al PUN (Prezzo Unico Nazionale medio). E’ possibile scegliere se richiedere il rimborso delle eccedenze ogni anno,  oppure accantonarle per gli anni successivi. La scelta è modificabile entro il 31 gennaio di ogni anno.

La procedura per calcolare lo SSP è riportato nel documento del GSE: “SERVIZIO DI SCAMBIO SUL POSTO – regole tecniche – maggio 2019”. Ho scelto di non riportare le innumerevoli e noiosissime formule riportate nel documento GSE, ma di fornire i risultati dei rimborsi reali, relativi al 2020, di un impianto localizzato in zona nord. Naturalmente il risultato non ha valore statistico. Permette però di ricavare le informazioni utili a calcolare, con buona approssimazione, il costo dell’energia acquistata nei periodi in cui l’apporto di energia dal sole è nullo o insufficiente.

Occhio al contratto di fornitura

Inoltre l’esempio evidenzia il fatto che il sottoscrittore del contratto non è stato particolarmente diligente. Infatti aveva firmato un contratto a prezzo fisso, con un valore della componente energia (media F1-F2-F3) pari a circa 0,08 €/kWh (tabella 2) mentre il PUN medio, nel 2020, era al minimo storico di 0,039 €/kWh  (tabella 3).

Da notare un aspetto importante: il rapporto a) valore unitario economico dello SSP e b) costo unitario dell’energia acquistata, è uguale per tutti i proprietari di impianti fotovoltaici (di una data zona), solo se il contratto di acquisto, nell’anno di riferimento, è a costi variabili, ad esempio un contratto del mercato “tutelato.

La “batteria virtuale” ha reso il 62,5%. Ma…

CONSIDERAZIONI: Per quanto il prezzo di acquisto dell’energia non fosse particolarmente conveniente (0.171 €/kWh),  lo SSP ha restituito il 62.5% del valore del prezzo dell’energia. Il costo dell’energia, quando il fotovoltaico  del nostro “produttore” poco attento non era in produzione, è stato pari a: (0.171- 0.107) = 0.064  €/kWh.

Se il nostro produttore ha mantenuto lo stesso contratto nel 2021, anno in cui il PUN è stato 0,125 €/kWh, rischia di ricevere un rimborso unitario molto prossimo al costo di acquisto dell’energia (i calcoli sono mensili, ed il PUN è più basso in estate), quindi con rendimento della “batteria virtuale” prossima al 100% .  Se i miei calcoli dovessero interessare almeno alcuni lettori… vi informerò dei risultati.

In altri termini, dai valori precedenti, si può desumere che lo SSP ha funzionato come un accumulo annuale (virtuale)  con rendimento 62.5%, mentre una batteria al litio ha un rendimento iniziale > 90%. La differenza maggiore è rappresentata dal fatto che lo SSP costa poche decine di Euro/anno. Invece un sistema di accumulo costa almeno 600 €/kWh, non detraibili nel caso di impianti incentivati (neanche al 50%).

— Vuoi far parte della nostra community e restare sempre informato? Iscriviti alla Newsletter e al canale YouTube di Vaielettrico.it —

 

Apri commenti

105 COMMENTI

  1. “Invece un sistema di accumulo costa almeno 600 €/kWh, non detraibili nel caso di impianti incentivati (neanche al 50%).”

    Cosa si intende esattamente? Io ho letto che anche per il solo accumulo, anche montato su impianti già esistenti, vale la detrazione del 50%… No?

  2. Quindi chi installa un 3kWp ad oggi l’energia omessa in rete verrà remunerata? E ci saranno le tasse da pagare? Le eccedenze sicuramente ma il punto è l’energia scambiata altrimenti diventa importante mettere l’accumulo

  3. Alessio, hai ragione ! Chiedo scusa. Mi sono accorto dell’errore dopo che il post è stato pubblicato. Vedi il documento delle 16.36.

  4. Scusatemi, allego il post corretto:
    Andrea, non concordo con te che il fotovoltaico non sia conveniente.
    La mia opinione è che adesso, a maggior ragione bisogna farlo, se i prezzi dell’energia saranno per qualche tempo alti !
    Proviamo a fare due calcoli.
    Impianto da 1 kW (per semplicità)
    Costo: € 2000 (qualità eccellente!)
    Detrazione Irpef: 50% = € 1000
    Valore acquisto energia: 0,2 €/kWh
    Autoconsumo 40%, 480 kWh; risparmio: 96 €/anno
    RID: 720 kWh @ 0,05 €/kWh (con aliquota marginale 35%) = € 23
    Ricavo totale annuo: € 119
    Ritorno dell’investimento: 8,4 anni
    Nota: ho utilizzato una producibilità di 1200 kWh/kW. Tanto produce, in media, il mio impianto dal 2009, a 2 km dal Po, dove la nebbia non è un’optional, ed azimut 60 ovest (pessimo). Installate in una posizione migliore, o fuori dalla nebbia, oppure spostando, per quanto possibile i consumi di giorno, ed i ricavi vanno su almeno del 10%.
    Penso di aver riportato valori “onesti”. Dove sto sbagliando ?
    P.S. Se applico un’aliquota del 35%, si ha un reddito da 28 a 50 k€/anno, quindi la dichiarazione dei redditi bisogna farla, se non altro una pre-compilata a costo nullo.

    • Si ma il 40% è un valore molto alto come autoconsumo. Io ho sempre sentito di persone che con molte attenzioni stanno sotto il 30%. E anche prendendo un valore ottimista del 30% avresti risparmiato 72€ con energia a 0,2 (ma anche lì è un dato messo a caso, Oggi è più alto, ma in estate in genere diminuisce, non sappiamo quanto. L’energia costava attorno ai 15-16 cent, a parte il picco di basso prezzo dell’anno ancora passato dove alcuni hanno contratti a prezzo bloccato che la pagano 0,11). Se ci aggiungi i 27€ che ti rientrano dal RID (già detassati) saresti a 99 € per un rientro, con valori ottimisti, di 10 anni. Poi togliamo i 25€ annui delle spese di lettura contatore (quanto più è piccolo impianto più incidono in maniera percentuale)

      Ma basta una fluttuazione del mercato energetico (leggasi risolvere la crisi del gas, oppure quanto approvato in Europa circa considerare energia green il nucleare) per riportare i costi del kWh pre crisi, e spostare in là di parecchio il punto di pareggio.

      • In realtà se stai attendo e programmi gli elettrodomestici per farli funzionare quando il FV produce, arrivi tranquillamente a percentuali più elevate, circa il 60%.

    • Si ma il 40% è un valore molto alto come autoconsumo. Io ho sempre sentito di persone che con molte attenzioni stanno sotto il 30%. E anche prendendo un valore ottimista del 30% avresti risparmiato 72€ con energia a 0,2 (ma anche lì è un dato messo a caso, Oggi è più alto, ma in estate in genere diminuisce, non sappiamo quanto. L’energia costava attorno ai 15-16 cent, a parte il picco di basso prezzo dell’anno ancora passato dove alcuni hanno contratti a prezzo bloccato che la pagano 0,11). Se ci aggiungi i 27€ che ti rientrano dal RID (già detassati) saresti a 99 € per un rientro, con valori ottimisti, di 10 anni. Poi togliamo i 25€ annui delle spese di lettura contatore (quanto più è piccolo impianto più incidono in maniera percentuale)

      Ma basta una fluttuazione del mercato energetico (leggasi risolvere la crisi del gas, oppure quanto approvato in Europa circa considerare energia green il nucleare) per riportare i costi del kWh pre crisi, e spostare in là di parecchio il punto di pareggio.

      Certamente potrebbe anche essere il caso opposto, i prezzi questa estate invece che scendere per qualche ragione salgono…e il rientro si avvicina

      • I dati utilizzati per il ritorno economico sono mediamente “conservativi”, e necessitano di essere personalizzati.
        Proviamo ad elencare le variabili su cui possiamo agire.
        Produzione unitaria: l’impianto del mio esempio produce annualmente 1200 kWh/kW, quindi 4800 totali. L’impianto del mio vicino, con falda a mezzogiorno, produce 1350 kWh/kW, ed utilizza gli stessi materiali del mio. Un impianto nel sud Italia (Matera) della stessa qualità produce 1500-1600 kWh/kW. Eppure molti impianti, al sud, producono … come al nord. Quindi la qualità dei materiali, e del progetto, è importante.

        Autoconsumo: dalla tabella 1 si osserva che l’impianto, nel 2020, ha prodotto 4800 kWh ed immesso in rete 3377 kWh, quindi l’autoconsumo è stato: (4800-3377)/4800=0,296 (circa il 30%). Nel 2020, senza auto elettrica, l’unica accortezza per incrementare l’autoconsumo era l’avvio di lavatrice e lavastoviglie tramite timer. Nel 2021, l’auto elettrica dovrebbe aver migliorato decisamente la percentuale di autoconsumo.

        Incentivi: credo di aver utilizzato dei valori “ragionevoli”. Il RID a 0,05 €/kWh è inferiore al valore medio del PUN 2011-2020 pari a 0,0563 €/kWh (ho escluso il folle valore del 2021). Il valore di acquisto dell’energia, posta a 0,2 €/kWh, concordo (e mi auguro) che possa scendere a valori inferiori.
        Manca un altro valore:l’incentivo. Una prima lettura del decreto che approva la direttiva RED II evidenzia che sarà incentivato, certamente, l’autoconsumo di chi fa parte delle Comunità Energetiche Rinnovabili. Le Comunità “sperimentali” del 2020 ricevono, per 20 anni, 0,11 € per ogni kWh consumato contestualmente alla produzione, da tutta la comunità! Se i decreti attuativi dovessero confermare un incentivo di questo ordine di grandezza, direi che il ritorno economico migliora decisamente. Non ho trovato riferimenti, ed il valore degli incentivi, per gli impianti che non fanno parte di Comunità.
        I prossimi mesi dovrebbero chiarire i dubbi.

        • La produzione dell’impianto si è molto conservativa, è l’autoconsumo a essere troppo elevato secondo me (ma da quel che scrivete mi sto riprendendo). Però leggo che in più di uno scrivete così … avevo letto sempre di altre percentuali, probabilmente si trattava di impianti sovradimensionati.

          Per dire, del mio impianto non ho mai guardato a fondo, cmq la mia esposizione è purtroppo mediocre (6 pannelli a est leggermente nord e altri 8 pannelli a Sud quasi pieno…ma sto in una vallata con la collina che sale immediatamente da ovest a togliermi il sole troppo presto rispetto la cima della collina, poi nel corso dell’anno ci sono decine di giornate dove da me c’è nebbia e impianto non produce e, poco più in alto, un sole fantastico, con un paesaggio spettacolare..peccato che sotto il mare di nebbia ci sia io :-D). E in queste condizioni la produzione dell’app del fotovoltaico mi da un valore che con i calcoli mi porta a 1174 kWh/kWp (ma l’app non calcola i momenti in cui il fotovoltaico produce ma non funziona internet, e ho avuto ad esempio ad agosto 3 giorni pieni più qualche mezza giornata, oltre che vari momenti più o meno lunghi offline nell’anno….dovrei vedere i valori dal contatore ma sono pigro, il FV lavora ugualmente.

          Il problema delle comunità secondo me è la loro complessità. Lo SSP installavi FV (unica tua azione che richiedeva impegno cercare la ditta), ti facevano le pratiche, e te lo scordavi (salvo vedere arrivare i bonifici).

          Con le comunità? Io che ho impianto che devo fare? Se devo fare un nuovo impianto? Non si sa nulla al momento. E i prezzi sono pompati in alto dal 110%.
          Secondo me conviene aspettare al momento, come per la macchina elettrica si è in una situazione intermedia dove rischi di non prendere il buono di una cosa vecchia(SSP) ma prenderne le cose negative (prezzi alzati per 110 e anche cmq gli incentivi come lo SSP contribuivano a non fare scendere troppo i prezzi. E al contempo potresti trovarti in difficoltà con le cose nuove (comunità energetiche, magari un domani fanno una procedura che riesci a installare e aderire in automatico)

  5. Lo scambio sul posto è una mancia.. prima fino al conto energia 4 era una pacchia.. io ho 2 impianti fotovoltaici uno da 6 kw con il conto energia 4 e il ritorno annuo è di circa 1200 euro , l’impianto produce una forbice di 6000-6800 kw/h annui ed è attivo dal 2013.. il punto di pareggio è stato raggiunto nel 2020 ( ecco perché chi parla di corrente gratis dal fotovoltaico non sa di cosa parla).Nel mentre nel 2014 è stato aggiunto l’adempimento Renzi che si mangia parte dell’incentivo per non chiari motivi (60 euro l’anno per quell’impianto). Poi ho un impianto da 3 kw attivo dal 2019 con scambio sul posto , produzione annua 3500 kw/h autoconsumo 1500 kw/h e immissione di 2000 kw/h, rimborso al netto di tasse e bonus Renzi negli ultimi 2 anni 110 euro.. un furto , punto di pareggio previsto 2025. Una batteria dati i costi di mercato è improponibile perché si ammortizzerebbe in 20 anni.. Questo è il mondo reale , altro che ricarica gratis!

      • Faccio solo notare a chi dice “con il fotovoltaico ricarico gratis” che sta dicendo una mezza verità.. Anche 1/3 di verità più verosimilmente..
        Conti alla mano, tutto qui, tra ammortamento impianto , consumi domestici , energia immessa e orari in cui l’energia è disponibile non è possibile affermare di ricaricare gratis per un normale utente.
        Se prendiamo appunto il caso di chi si collega durante il giorno perchè non lavora, lavora da casa o non usa il mezzo, forse a quel punto la domanda più corretta sarebbe a cosa gli serve l’auto…

        • Il mio impianto, serve anche la casa, non solo le auto.
          In 6 anni ho ammortizzato l’impianto, non avendo il gas uso la corrente per tutto.
          Ora ricarico anche le auto.
          Certo, quando mi reco a CC, se la colonnina gratuita é libera la sfrutto, altrimenti amen.
          Per chi di giorno riesce a caricare l’auto a casa, magari è perché facendo turni si riesce ad avere la lecchi a a casa per tutti le mattine, tutti i pomeriggi la settimana successiva e tutti i giorni quella dopo quando si lavora di notte.
          Imprese che hanno produzione su 3 turni, in ita

        • Ecco, detto così mi trovi d’accordo. L’affermazione “chi ha il FV carica gratis” non è vera e forse neanche al 30%. Quello che intendevo come vera (per me) è “la carica fatta col FV è gratis”. Per farlo bisogna essere pensionati o fare i turni o un lavoro notturno o (come mio figlio) dormire alla grande il sabato e la domenica e lasciare che il babbo gli carichi la ZOE col fotovoltaico.
          Per cui, se non sei pensionato, cercati un lavoro tipo guardia giurata con turni di notte oppure mettiti a fare il fornaio, il portiere di notte, il magazziniere da Amazon. Col progresso bisogna reinventarsi, sono anni che ce lo dicono i nostri politici, ahahah … ovviamente scherzo

    • Che il fotovoltaico, se non si è obbligati e con gli indirizzi che sembrano all’orizzonte non sia così conveniente possiamo essere d’accordo ma sul fatto che “…altro che ricarica gratis!” siamo alle solite.
      Io l’impianto FV col V conto energia l’ho fatto nel 2013, molto prima che mi passasse per l’anticamera del cervello di comprare la ZOE. L’impianto è come il costo fisso della bolletta, non va messo in carico all’auto elettrica (a meno che non lo si sia fatto apposta ma mi viene strano). Ogni volta che posso caricare l’auto col FV, considerando quello che mi dà il GSE, posso ampiamente dire che è gratis. Se volessi fare i conti per l’autoconsumo sono 0,11€/kWh, per l’immissione in rete sono 0,19€/kWh da cui mi costa 0,08€/kWh, ma considerando che sono in ritardo coi pagamenti da una vita preferisco di gran lunga autoconsumarmela subito. Con l’auto elettrica ammortizzo prima l’impianto.
      Mia figlia e mia sorella hanno ognuna un FV da 3kW con lo scambio sul posto, effettivamente loro non possono parlare di ricariche gratuite…non hanno l’auto elettrica 🤣🤣🤣
      Ma se l’avessero …
      prendiamo il tuo caso: 2000kWh messi in rete ti hanno fruttato 110€, se li avessi potuti mettere tutti in ricariche avresti fatto circa 14.000km (7km/kWh, 14,3kWh/100km). Ti sarebbe costato 7,86 millesimi di € a km (millesimi), quanto il consumo gomme, se non ritieni questo al pari che “gratuito”…

      • Daniele quest’anno con l’aumento del PUN dovrebbe aumentare anche il prezzo del rimborso dello SSP.

        Ho il dubbio se aumenterà anche il rimborso dei kWh accantonati (non ho mai guardato se viene accantonata una cifra virtuale, nel qual caso non cambia la cifra, o un numero di kWh… vabbè tanto la scelta sarebbe dovuta essere fatta entro il 31/01… accantonerò un altro anno).

      • Per sfruttare i kw/h immessi dovrei lasciare l’auto collegata durante le ore di picco, quindi durante il giorno.. Sfiga durante il giorno l’auto mi serve per lavoro… A questo mi riferisco, quindi l’eccesso di produzione per una persona “normale tipo lavoratore” , non è sfruttabile.
        In un mondo ideale l’auto dovrebbe essere collegata sfruttando pienamente la “curva a campana ” di produzione giornaliera e io forse dovrei non lavorare, lavorare di notte a seconda della preferenza, essere in smart working..
        Senza un accumulo il discorso perde di significato, ma l’accumulo costa più dell’impianto fotovoltaico..

    • Bisogna però considerare l’attuale costo del FV di circa 2K€/kWp che rispetto agli anni del Conto Energia é molto più accessibile e permette comunque un ammortamento più breve.
      Nei miei ragionamenti, aggiungendo anche una Bev, é una soluzione meravigliosa anche senza SSP

    • Lo scambio sul posto coi prezzi attuali degli impianti (ma già con quelli del 2019, a meno di aver strapagato l’impianto, cosa possibile con gli sciacalli sul mercato) ti fa rientrare in 5 anni. Purtroppo la Red II ha ucciso lo scambio sul posto.

      Poi ovviamente il CE è molto più remunerativo, ma l’impianto allora costava anche molto di più, e chi installava lo faceva sulla fiducia,non vi erano tanti dati storici come oggi

    • L’impianto in conto energia lo hai ripagato in 7 anni, quello con scambio sul posto lo ripagherai in 6 anni secondo i tuoi calcoli, perché dici che gli impianti con SSP non sono convenienti?

      • Io il mio impianto in V conto energia, 13500€ 5,1kW anno 2013, lo sto pareggiando ora e le mie previsioni erano in 10-11 anni. L’impianto di mia figlia 3kW, 5100€ (adesso costa il 40% in più) con lo SSP facevo i conti di ammortizzarlo in 8 anni. Gli impianti con SSP poosono essere ancora considerati convenienti, solo che a mesi non sarà più sottoscrivibile e gli esistenti finiranno nel 2024

  6. Purtroppo di fronte a cambiamenti radicali la scommessa diventa più rischiosa.
    O almeno é ciò che penso rispetto all’ecosistema che sto cercando di completare attorno alla nuova EV.
    Mi riferisco ad un impianto fotovoltaico da 6,6kwp con wallbox che può caricare anche solo quanto prodotto, senza prelievo dalla rete.
    Nonostante sia personalmente convinto che l’accumulo sia anti economico, dovendo sostenere la spesa con investimento privato, spero che l’SSP in fase di richiesta non mi venga semplicemente tolto nel giro dei prossimi tre anni ma si possa almeno convertire in qualcosa di intelligente.
    Staremo a vedere, ma piuttosto di installare un accumulo aspetto la V2H e cambio auto (la e-C4 non la supporta)

    • Vedo un possibile problema in generale nell’utilizzo del V2H come sistema di accumulo per un sistema fotovoltaico casalingo: nella maggior parte dei casi l’automobile è a casa di notte e fuori casa durante le ore di luce quindi come si fa ad accumulare l’eccedenza prodotta?

      • Una risposta univoca non c’è ma per quanto mi riguarda mi posso organizzare la settimana per cercare di aumentare l’autoconsumo con tecnologia V2H (ipotizzo da un 30 verso un 50%).
        Lo so che non è un 90% ma, per assurdo, sarebbe quasi più conveniente tenere una EV ferma come accumulo rispetto al costo di batterie di pari capacità.
        Poi tra nonni e figli in casa nostra i consumi non sono bassi, 4MWh/anno più 2.5 circa di una Bev.
        Quindi avrei bisogno di un accumulo talmente grande che non riuscirei ad ammortizzare e la sola soddisfazione etica non è per me un motivo sufficiente

        • Ma, oddio, una LG CHEM RESU da 13kwh costa 6800€+IVA. Ipotizziamo sia per la prima casa e quindi iva al 10%, siamo a circa 7500€. Ne prendi 2 per 15.000€ e vale un auto con una capacità di 26 kw, non mi pare che ce ne siano a questo prezzo e con quella capacità (o diciamo 30k € per 50 kwh, per avere una dimensione più paragonabile alle auto). Oltre che le batterie per accumulo sono progettate appositamente, sia in termini di capacità di scarica che di conversioni inutili, da un lato c’è carica in DC diretta dal fotovoltaico, con l’auto dovrei continuamente passare da ac a dc e vicerversa per ogni carica/scarica. Non so, a me sta cosa del V2H non convince appieno, se non come uso sporadico.

        • Che motivazione etica avresti a inquinare per la produzione di un accumulo e a sprecare energia verde con le perdite delle batterie?

          Io se divenisse conveniente l’accumulo sarei in dubbio se installarlo o meno proprio per questioni etiche, per risparmiare due soldi fare male all’ambiente (anche se poco?)

          • Si, in effetti non ci avevo pensato alla produzione della batteria di accumulo.
            Allora non c’è proprio nessun motivo 😂

  7. Complimenti per la spiegazione e le considerazioni. Per il 2021 io (che sono un consumatoee attento) avevo una tariffa a prezzo bloccato del 2020 quando i prezzi erano bassissimi e prelevavo da rete a 0,139 euro/kWh (mi scadrà questo maggio). Ho già applicato le formule dello scambio sul posto con il pun e prezzi zonali del 2021 e prevedo di prendere in rimborso 0,161 euro/kWh! In pratica prenderò più di quanto ho speso! 🙂 peccato che questa pacchia finirà, ma il problema più grande è che ci si era fatto affidamento per i tempi di rientro dell’impianto 🙁

    • Alessio, io non credo che cancelleranno lo SSP per gli impianti residenziali, a fine 2020 erano installati 312.000 impianti di potenza compresa tra 1 e 3 kW e 552.000 di potenza compresa tra 3 e 20kW (GSE rapporto statistico FV 2020)… si tratta di milioni di potenziali elettori che hanno calcolato i tempi di rientro del loro investimento, basandosi solo sull’autoconsumo istantaneo e sullo SSP (almeno quelli che non usufruiscono del “Conto Energia”). A dimostrazione della mia ipotesi (veramente è più un mio desiderio…) il Decreto Sostegni ter (emanato nei giorni scorsi) che vuole colpire gli extra-guadagni degli impianti da fonte rinnovabile, nel periodo febbraio-dicembre 2022, ha fissato il limite inferiore a 20 kW.
      Naturalmente le mie non sono certezze, hanno l’affidabilità di una discussione al bar. Alessio, posso chiederti di scambiarci i dati dello SSP, quando saranno aggiornati al 2021? Magari potremmo aggiornare congiuntamente i risultati; nel caso chiedi alla redazione il mio indirizzo email.

        • I precedenti, in campo energetico, non sono tranquillizzanti:
          Nel 2014 il governo, emanando il decreto “spalmaincentivi”, riduceva in modo retroattivo, gli incentivi agli impianti fotovoltaici di potenza maggiore di 200kW. Il commento più gentile ascoltato da investitori esteri è stato: “pensavamo di essere in Europa”.

          • Grazie Marco per l’informazione… i vantaggi del blog di Vaielettrico!
            Ho scaricato il “DECRETO LEGISLATIVO 8 novembre 2021 , n. 199″, approvato il 30/11/2021 (approvazione della direttiva RED 2) che prevede 180 giorni per i decreti attuativi (30/5/2022) e da una prima lettura dell’articolo 9 (Transizione dai vecchi a nuovi meccanismi di incentivo) si può leggere:
            comma 2. ” Decorsi novanta giorni dalla data di entrata in vigore dei decreti (30/8/2022 mia Nota) di cui al comma 1, il meccanismo dello scambio sul posto è soppresso. I nuovi impianti che entrano in esercizio dopo tale data possono accedere a uno dei meccanismi di cui ai precedenti articoli … ”
            comma 3. ” I decreti di cui al comma 1 stabiliscono altresì i criteri e le modalità per la graduale conversione al meccanismo di cui all’articolo 7 degli impianti in esercizio operanti in scambio sul posto, da attuarsi a decorrere dal 31 dicembre 2024.”

          • Andrea e Marco, non possiamo che ringraziarvi per la valanga di informazioni che ci avete dato. Noi di Vaielettrico cerchiamo di condividere quel poco che sappiamo su auto, moto, barche e altri veicoli elettici; ma sui cervellotici regolamenti del sistema elettrico siamo decisamente unfitted. Siamo alle porte di una grande rivoluzione del sistema, con le Comunità Energetiche, le Uvam e quant’altro. Speriamo che la vostra assitenza non ci venga meno. Intanto, grazie ancora e buon lavoro

      • Purtroppo come ha scritto Marco le previsioni parlano di negazione dello scambio sul posto ai nuovi impianti dal 2022 e fine dei rinnovi automatici dal 2025 per gli impianti esistenti. Si dovrà passare “obbligatoriamente” ai gruppi di autoconsumo o alle comunità energetiche rinnovabili. I dati del mio ssp 2021 li ho messi su un foglio Google, dovrebbe essere la stima di quanto verrà calcolato a maggio 🙂 https://docs.google.com/spreadsheets/d/1HPTMEl8hLxcGDLQwg2DjG7Kshnff0WfIouud2eILEqI/edit?usp=drivesdk

  8. Mah, dirò una cosa banale ma.. Per noi consumatori l’ideale non sarebbe combinare le due cose? Chiaro che va tutto poi tarato su quanto consumo e quanto produco che può rendere inutile anche solo una delle soluzioni in casi troppo estremi.

    Ma una batteria di accumulo “media” che in estate si carica tutta ed è sufficiente a caricare i km medi giornalieri e ho anche eccedenza da rivendere per usarla poi in inverno dove il giornaliero non basta per coprire consumi della casa e della mobilità per le 24h

    Solo accumulo, se ho capito giusto quello che dite del red2 (andrò a leggere qualcosa ora) lo vedo logico solo ed esclusivamente se l’obiettivo è quello di rendere le abitazioni produttori netti, cioè la produzione in qualsiasi momento dell’anno e della giornata eccede lautoconsumo, ma servono accumuli veramente grandi, molto molto più grandi delle batterie installate su tutte le auto di famiglia e soprattutto potenze fotovoltaiche troppo alte per essere fattibili sulla maggior parte delle case, servirebbero comodo 15 o 18kwp soppratutto al nord Italia, figuriamoci centro/nord Europa.
    Oltre a servire tecnologie nuove per gli accumuli casalinghi, mettere cento kw in garage anche alla metà dei prezzi attuali è follia pura, la densità è meno importante in questi casi al contrario lo sono la capacità di scarica e i cicli di durata.
    Son belle le nuove tech edili per utilizzare la struttura stessa in cemento come accumulo a bassissima densità, ma su tutto quel volume le palazzine acquisterebbero un ruolo incredibile nella stabilizzazione della rete (dubito che palazzi da 50 famiglie possano aver spazio per abbastanza fotovoltaico da garantire autoconsumo per tutti h24 365g contando un futuro con 2 o 3 auto a famiglia elettriche) ma chissà quando le vedremo per le case “comuni” già le attuali A4 usano da pochi anni tech che erano disponibili sul mercato già da molti anni prima dell’obbligo di legge… Costano anche il 50% in più di una in classe b però… Il risparmio futuro comunque lo paghi in parte prima hehehe

  9. Per chi usa la pompa di calore per scaldarsi di inverno togliere lo SSP è una bella mazzata.
    Anche perch,é per quello che si sa delle comunità energetiche, sembra che dovremo andare a bussare alle porte dei vicini per vendere la nostra energia, un po’ come dei testimoni di Geova.

    Inoltre con il RID ci tasseranno anche quel poco che prenderemo dalla produzione quando il PUN tornerà a prezzi normali.

    Per ultimo sfatiamo il mito che di inverno si ri-caricano le batterie.

    Tornerò ad usare il pellet.

    • Sarà privilegiato l’autoconsumo. La pompa di calore è autoconsumo; l’auto elettrica è autoconsumo; l’accumulo domestico è autoconsumo. Comunque la finalità è incentivare il fotovoltaico minimizzando l’impatto sulla rete. Trarre le conclusioni come fa lei mi sembra prematuro

      • Leggo proprio oggi che in Scozia stanno installando un campo-batteria da 2 GWh….

        Lo stoccaggio non dovrebbe essere distribuito, ma centralizzato, affiancandolo a centrali rinnovabili, come stanno facendo in nord europa. Si potrebbe sfruttare meglio il nostro idroelettrico con hydrostorage.

        La pompa di calore è autoconsumo d’estate, ma di inverno certamente no, esperienza personale di anni.

        • L’accumulo idrico viene già sfruttato da Terna pompando acqua nei bacini soprattutto di notte quando l’energia la prendiamo a costi bassi ( spesso sottocosto) dal nucleare francese.
          Di giorno viene usato il surplus da rinnovabile se è disponibile, spesso viene esportato all’estero in quanto economicamente più vantaggioso.

      • Sono d’accordo con lei quasi su tutto, ma di inverno la batteria non serve per il riscaldamento.
        Inoltre le batterie domestiche privano i vicini della tua energia green, mentre aumentano le missioni di CO2 per il ciclo di vita di una inutile batteria casalinga.

        • “Lo stoccaggio non dovrebbe essere distribuito, ma centralizzato”
          perchè ?
          uno non esclude l’altro

          questo è un paese che ha : industria, terziario , città d’arte ,agricoltura
          perchè non usare la soluzione migliore in ogni contesto ?

          soprattutto quando nei prossimi mesi , si proporranno soluzioni a basso impatto ,
          le batterie a ioni di sodio sostituiranno rapidamente le lfp
          nelle rinnovabili a costi dimezzati

      • Sì ma la pompa di calore per riscaldamento oltre ad essere conveniente solo sopra i 5 gradi in inverno sfrutta molto poco il fotovoltaico, perchè nelle zone fredde il cielo è quasi sempre coperto e le giornate sono corte.. Io sono al secondo anno di pompa di calore con sistema ibrido e nei mesi di dicembre e gennaio è stata attiva solo per 10 giorni su 60 e in quei giorni il sole non c’era, infatti la produzione dell’impianto durante i due mesi è stata di 70 kw/h in totale..Le cose vanno bene in estate quando viene sfruttata per il raffrescamento, impostandola nelle ore centrali del giorno.

        • La mia esperienza con la ristrutturazione di casa di mia figlia è diversa. Tanto per cominciare è indispensabile un buon isolamento termico. Le ho impostato il riscaldamento a 20°C dalle 10 alle 15 quando è presumibile ci sia il sole, per il resto a 18°C. Il GAS non ce l’ha, spendere 8,6€ al mese solo per avere il contatore, piani a induzione e ACS (acqua calda) a PdC (incorporata nella PdC del riscaldamento). Forlì, riscaldamento a pavimento e FV da 3kW. Risultato: autoconsumo elevato considerando che in casa di giorno non c’è nessuno. Lei spende per l’energia elettrica quanto me, solo che io spendo anche 1.700-2.000€ di metano sigh sigh sigh

    • Quindi il suo ragionamento è: Invece di scaldarmi con PdC sfruttando il FV in autoconsumo quando c’è e spendendo X quando non c’è produzione, preferisco spendere Y sempre.
      Tra l’altro, il pellet, prima lo compri, poi lo usi.
      La corrente, prima la uso, poi la pago. E pago solo quel che uso.
      E non mi porta via spazio, non movimento pesi, non impesto l’aria che respiro.

  10. Se ho capito bene, quindi, per chi ha un impianto fotovoltaico, conviene sempre stipulare un contratto con il fornitore dell’energia elettrica con TARIFFA BIORARIA, in modo da ridurre il costo dei prelievi serali e notturni (quindi spesso quelli dell’auto) e migliorare la differenza tra prezzo della energia conferita e prelevata? Grazie

    • Augusto, per gli autoproduttori, di norma, è corretto stipulare un contratto con tariffa bioraria, perchè il fotovoltaico genera energia dal lunedi al venerdi in fascia F1. In questo modo è possibile ridurre il prezzo dell’energia prelevata, mentre il prezzo dell’energia immessa in rete non è modificabile da parte nostra ma è funzione delle scelte e delle politiche energetiche nazionali e/o europee.

    • Il contatore viene riprogrammato proprio per diventare “contatore di scambio”, quindi misura sia l’energia prelevata sia l’energia immessa.

    • Neanche una centrale idroelettrica produce energia reattiva, chissà come farà a immettere energia in rete? Forse perchè la terra è piatta!

    • Il trasferimento di energia in una rete elettrica è regolato dalla legge di Ohm. L’inverter misura (campiona) costantemente la tensione di rete e, se è disponibile energia sufficiente sul lato in corrente continua, genera una tensione di valore maggiore perchè l’energia possa fluire verso la rete.
      Infatti, l’inverter si spegne quando la tensione generata supera 252V (230V+10%).

    • Infatti se immetti in rete energia da fotovoltaico prima che ti venga riprogrammato/sostituito il contatore bidirezionale l’energia immessa ti viene conteggiata come prelevata dalla rete anche se l’hai immessa!

  11. Siete sicuri di quello che dite? l’impianto fotovoltaico non riesce a produrre energia reattiva !
    pertanto come fate a travasare l’energia dal vostro punto alla rete Enel?

  12. La batteria ha un rendimento del 90% quando la utilizzi perché hai avuto giornate produttive. Ma a questo “ottimo” rendimento rispetto al 62% dello SSP (che come scritto poteva essere superiore, se ci fosse stato un contratto con prezzo di mercato), bisogna abbassare la media con quelle molte giornate invernali dove la batteria ha rendimento dello 0% (non si carica) e lo SSP mantiene invece il 62%.

    In pratica se per 10 giorni risparmio 9 € con la batteria e 6,2 con SSP, ma per 5 giorni risparmio 0 con la batteria e 6,2 con lo SSP….chi mi avrà fatto risparmiare di più?

        • Sembra che verrà ridotto come remunerazione ma questa è una cosa su cui bisogna approfondire per chi vuole/vorrà installare il fotovoltaico

          • No non verrà ridotto, anzi per assurdo questo anno lo SSP dovrebbe rimborsare una cifra molto maggiore rispetto gli anni passati perché viene stabilito in base al PUN medio, molto alto (si legge di previsioni di 16 cent, ma ho solo letto, non mi sono mai messo a studiare il meccanismo di questi calcoli). Cercate in rete il “decreto Red II Gazzetta ufficiale”(sembra un nome stupido ma il secondo risultato dovrebbe essere il link al decreto legislativo di novembre 2021 pubblicato in Gazzetta). Li è chiaro che SSP ha i giorni contati anche per gli impianti già esistenti (non ho capito la frase “a decorrere dal” se lascia speranza di andare oltre il 2024, magari anche anni coi tempi italiani, o se intendono “entro il”).

            Per assurdo ho visto alcuni che avendo bloccato il prezzo al kWh in tempi non sospetti hanno un prezzo di 11 cent al kWh…a questi con questa anomalia converrebbe autoconsumare zero e tenere H24 una stufa a resistenza accesa durante la notte…questo perché se pagano 11 cent al kWh e poi gliene ritornano 16, hanno un guadagno di 5 cent al kWh consumato (oltre a non aver speso nulla per quanto consumato)… sembra poco ma su 3000 soli kWh che escono completamente gratis entrano in tasca altri 150€!

  13. Sto pensando di installare un impianto fotovoltaico(dato l aumento del costo dell energia)ho una macchina elettrica pompa di calore induzione ecc…
    L impianto sará di circa 6kw e il mio consumo penso che quest anno sarà di circa 6000 o 7000 kw annuali.
    Sono indeciso se installare una batteria o fare solo lo scambio sul posto.

    • Ritengo che solo con l’accumulo si riesca a sfruttare appieno il fotovoltaico infatti a distanza di anni l’ho poi installato e salvo quando carico l’auto di notte, in estate arrivo al mattino e poi si ricomincia…. Fatture tanto ridotte

    • Infatti. La direttiva europea RED II privilegia l’autoconsumo non solo individuale, ma anche attraverso le Comunità energetiche. Il sistema degli incentivi sarà interamente da ridisegnare, ma probabilmente l’abbinamento del fotovoltaico con l’auto elettrica e l’accumulo domestico risulteranno ancora più competitivi.

      • Sicuramente, intanto si è ottenuto il risultato che chi, come me, era in procinto di fare un impianto, sta alla finestra in attesa di capire cosa conviene fare…

      • Io sono scettico (sulla competitività degli accumuli al litio). Sto cercando di capirci qualcosa in ottica futura, perché vorrei cambiare la caldaia a gas con una pdc, e annesso fotovoltaico… Ma se capitano 3 giorni di nebbia/pioggia/coperto non c’è batteria che tenga, e persino l’eventuale EV con V2H andrebbe in sofferenza.

        Lo ssp era l’accumulo perfetto tra estate e inverno, nel senso che permetteva di accumulare la produzione estiva per richiederla indietro in inverno (ovviamente con l’obolo del GSE)

        Non capisco perché rovinare le cose che funzionano bene….

        • Perché una auto elettrica aggiunge un consumo elettrico annuo che può da solo tranquillamente raddoppiare il consumo medio di una famiglia (che è stato calcolato senza considerare case moderne con pdc e induzione) molti consumano molto meno di 2700kw all’anno altri molto di più, immagina un single fuori tutto il giorno per lavoro.. Con ogni singola auto elettrica in casa arrivi a far comodo almeno un migliaio o due di kw… Tutto dipende, il tuo impianto può rivendere abbastanza energia durante il giorno per compensare la maggior domanda dell’auto contando i 12 mesi? Se hai un 3kwp sul tetto sarà molto difficile, se me hai 11 magari si, ovviamente contando anche il consumo della casa pomeridiano/serale estate/inverno etc..
          O magari se sei uno che anziché fare 15k km ne fai 30,o 50k all’anno, consumi del tipo che ogni sera riempi a casa 50kw di batteria, in quel caso anche ad avere ssp, ipotizzando che arrivi a una efficienza del 70% (Iva + accise son più o meno il 30%, son basse le accise sulla corrente rispetto ai carburanti) se prelevi dalla rete con un contatore domestico magari non ti basta una notte per caricarla, soprattutto se hai due auto in casa e l’altra ogni tanto dovrai caricarla rallentando quella per il lavoro… In quel caso magari un accumulo enorme in casa fa comodo per velocizzare la carica stile colonnina fast e collegarlo anche alla casa per i consumi notturni ti rende quasi indipendente… In casa si han meno problemi di spazio, si può optare per tecnologie differenti dai cilindretti al litio classici con minor densità ma costi enormemente più bassi e più cicli

          Lo scopo finale è quello di spingere le case a prelevare il meno possibile dalla rete, i consumi domestici sono una frazione dei consumi totali di uno stato, ma già togliere quella domanda e quindi creare meno siti produttivi rinnovabili.

      • Anche il superbonus pare disegnato per incentivare l’accumulo, dato che il prezzo che viene corrisposto per l’eccesso immesso in rete viene pagato veramente poco, e al tempo stesso perchè con i vari interventi previsti permette di mettere tutto quello che serve per avere una casa molto efficiente, cappotto+fv+accumulo+wallbox.

        L’unico dubbio che abbiamo facendo i calcoli proprio in queste settimane, è che “incita” a installare sistemi di accumulo che potranno essere riempiti solo poche volte all’anno, e la “colpa” è proprio del basso prezzo di rimborso dell’immissione. Se lo stato mi paga poco o niente, mentre mi permette con i massimali di avere pacchi batterie molto grandi, sarò tentato di installare il massimo possibile, invece di dimensionare l’accumulo in modo sensato. Noi abbiamo previsto 26kw ad oggi (13+13, casa bifamiliare), ma la tentazione di mettere il massimo possibile è forte.

        • Ma metti il massimo possibile, che tanto gratis per gratis ..non sai mai in futuro se serve di più. Soprattutto di fotovoltaico.

          • Per i pannelli questo è già previsto, avremo 6+6 kw, falde sud e ovest praticamente piene; la discussione con l’elettricista era per l’accumulo. Lui vuole tarare le dimensioni , io la penso come te invece, di mettere tutto quello che ci sta nel massimale, anche perchè a tendere avremo due pdc, due BEV e l’induzione in cucina.
            Ma si spera almeno con questo di togliere del tutto il gas.

      • Se non mi pagheranno più quello che metto in rete, presumo verranno fuori dei sistemi che piuttosto che mettere in rete l’energia, spengono o modulano l’inverter per non farlo.
        I pannelli calano di rendimento con l’utilizzo. Se devo mettere in rete energia gratis, non gliela metto e risparmio l’uso dei pannelli!

        • Con le comunità energetiche e le smart grid potrebbe cambiare il paradigma. Aspettiamo un attimo prima di giudicare

        • Perché non dovrebbero più pagartelo? Già ora il surplus tra immesso e prelevato viene retribuito oppure accantonato.
          Con il 110% viene tutto retribuito.
          Certo, è un guadagno e come tale va dichiarato e ci si pagano le tasse.
          Sarà anche poco, ma è retribuito.

          • Io sapevo che gli impianti incentivati con il 110% e batterie di accumulo non potevano godere del SSP e di conseguenza tutto quello immesso in rete è perso. Del resto se ti pagano i pannelli e l’accumulo ci sarà un motivo o lo stato pensa di fare investimenti a fondo perduto?

          • Daniele CL ed Antonio: con il 110% si DEVE sottoscrivere un contratto col GSE che si chiama Ritiro Dedicato. L’energia immessa viene remunerata ai prezzi correnti dell’energia. 0,0399 poteva essere il prezzo del 2020! A dicembre è stato di 0,32 euro/kWh immesso che è tantissimo specialmente se consideri che l’impianto è stato regalato.

          • @Alessio: i tipi contratti sono 2, a prezzzo medio o a prezzo minimo garantito. La maggior parte dei contratti sono stati fatti a “prezzo minimo garantito” per cui presumo che chi ci ha fatto i conti abbia previsto che sia il più conveniente. Il momento attuale è particolare e giocare con i fornitori e col GSE è come giocare in borsa. Comunque per il 2022 il prezzo minimo garantito sarà di
            https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Servizi%20per%20te/RITIRO%20DEDICATO/Altri%20contenuti/Prezzi%20minimi%20garantiti%202022.pdf
            0,0407€/kWh che dovrà essere dichiarato lella sezione “altri redditi” con l’aliquota marginale del…38%? ma anche se fosse del 27% sarebbe un bel salasso. Per chi ha un FV da 3-5kW se non fa la dichiarazione dei redditi, il solo doverla fare gli costerà di più di quello che prende dal GSE.

          • sempre @Alessio: mettiamoci nei panni di Giorgio che qui sopra dichiara di aver messo in rete 2000kWh nel 2021. Supponiamo che avesse fatto un Ritiro Dedicato a prezzo medio, se guardi la tabella e immagini che col FV avrebbe messo in rete prevalentemente nel periodo maggio-settembre possiamo pensare che mediamente potesse avere un 0,11€/kWh da cui 220€, tolto il 38% di IRPEF (aliquota marginale, non aliquota media, gli “altri redditi” sono all’aliquota maggiore a cui si è sottoposti) diventano 136,4€, se Giorgio dovesse fare la dichiarazione dei redditi apposta, quale sarebbe il suo tornaconto? Forse ci rimetterebbe.

      • Massimo non sarei così ottimista, non ho trovato nulla di buono nelle comunità energetiche, posson andare bene per grossi distributori che hanno grandi impianti/investono in grandi impianti e riescono così a avere utenza e sistemare le pratiche avendo una remunerazione maggiore del RID, ma per il privato risultano complesse e comunque meno remunerative dello scambio sul posto.

        Ad oggi non saprei come fare, per fortuna il mio impianto nel 2024 sarà già rientrato… oggi non so se installerei (a meno di farlo col 110%)

        • Andrea, non concordo con te che il fotovoltaico non sia conveniente.
          La mia opinione è che adesso, a maggior ragione bisogna farlo, se i prezzi dell’energia saranno per qualche tempo alti !
          Proviamo a fare due calcoli.
          Impianto da 1 kW (per semplicità)
          Costo: € 2000 (qualità eccellente!)
          Detrazione Irpef: 50% = € 1000
          Valore acquisto energia: 0,2 €/kWh
          Autoconsumo 40%, 800 kWh; risparmio: 160 €/anno
          RID: 1200 kWh @ 0,05 €/kWh (con aliquota marginale 35%) = € 39
          Ricavi totali annui: € 199
          Ritorno dell’investimento: 5 anni (per me ottimo)

          Nota: ho utilizzato una producibilità di 1200 kWh/kW. Tanto produce, in media, il mio impianto dal 2009, a 2 km dal Po, dove la nebbia non è un’optional, ed azimut 60 ovest (pessimo). Installate in una posizione migliore, o fuori dalla nebbia, oppure spostando, per quanto possibile i consumi di giorno, ed i ricavi vanno su almeno del 10%.
          Penso di aver riportato valori “onesti”. Dove sto sbagliando ?
          P.S. Se applico un’aliquota del 35%, si ha un reddito da 28 a 50 k€/anno, quindi la dichiarazione dei redditi bisogna farla, se non altro una pre-compilata a costo nullo.

          • Ho dimenticato un dettaglio non marginale: lo scambio sul posto, se si riesce a collegare l’impianto alla rete, entro agosto 2022, quando non sarà più sottoscrivibile, si può utilizzare questa modalità almeno fino alla fine del 2024. I tempi medi di connessione di un impianto sono di 3 mesi.

          • Se la producibilità è 1200 l’autoconsumo del 40% sono 480 kWh mentre il RID su 720 euro… I calcoli diventano risparmio per autoconsumo 96 euro e RID 36 da tassare. Circa 120 euro/anno, per recuperare i 1000 ci vogliono 8,3 anni

          • Tra l’altro il 40% è un autoconsumo comunque alto senza batteria (non impossibile, poi dipende da consumi fissi in casa e dalla taglia dell’impianto, più è piccolo e più aumenta). E l’energia non sappiamo se resterà così alta come è oggi.

            Per la dichiarazione dei redditi penso che è un problema minore, se vuoi la fai cmq gratis (devi solo calcolare le tasse da pagare su immissione).

            E devi considerare i 20 o 25€ annui (non ricordo bene) dei servizi di lettura comunque.

            Poi non sai quanto questa estate l’energia elettrica scenderà di prezzo, e il punto di pareggio potrebbe allontanarsi.

          • @Andrea: nel mio caso, FV 5,1kW del 2013: consumi al lordo dell’autoconsumo = partito da 4500kWh/anno poi dopo cambio frigo, lavastoviglie, lampade => 3800kWh adesso 4300kWh con ZOE.
            Autoconsumo complessivo 42,2%, da 15-25% a dicembre-gennaio a 55-63% luglio-agosto.
            Comunque se non intervengono con sistemi tariffari e incentivanti diversi, eliminare lo SSP lo considero una presa per i fondelli e monterei il FV solo su obbligo (ristrutturazione) e mi scornerei per trovare un sistema che moduli il FV in modo da non cedere nulla alla rete e risparmiare l’uso del mio impianto.

          • @Daniele CL guarda che l’impianto si consuma ugualmente anche se produci meno, è l’esposizione al sole che degrada il silicio, non quanta energia produce. il tuo discorso è proprio da italiano medio…

          • @Alessio: “…il tuo discorso è proprio da italiano medio…” sono d’accordo, è proprio da italiano medio. Ma a 64 quasi 65 anni, quando hai visto di tutto e hai pagato sulle tue spalle e anche su quelle dei tuoi figli scelte scellerate (diciamo meglio “opinabili”), quando vedi che “per i tuoi figli” e a scuola i 3 cartoni blu, giallo, verde sono riempiti tutti e 3 di qualsiasi cosa, ti viene da pensare che forse…
            PS: hai ragione sul degrado dei pannelli, il maggior degrado è il tempo, però in parte è anche la temperatura e quando un generatore lavora (vedi le batterie delle nostre BEV) dissipa e scalda. certo è che l’aumento di temperatura per la potenza generata è minima rispetto a quella da irraggiamento solare. Prova a vedere qui cosa si faceva a Forlì nel 2004 quando il FV era cosa da marziani (esssagggeratooo)
            Il “sistema intelligente” per la pompa era un semplice MPPT

      • Anche se non ne ho la prova provara, l’eccedenza del mio impianto non supera mai il quartiere. Cade nel primo “pozzo” subito fuori casa. Purtroppo sarà così ancora per molti anni. Oggi sono circa un milione. Pensiamo a molti milioni di piccoli impianti nei prossimi decenni. Non sembra razionale andare ad usare milioni di piccole batterie. Ma anche fra molti anni, quando dovesse esserci eccedenza diurna, sarebbe più razionale se l’eccedenza venisse assorbita da poche strutture piuttosto che da milioni di piccole batterie. Penso a relativamente poche batterie multi 100mw, pompaggio, elettrolisi per h2 oppure anche scambi con estero. Comunque capisco chi, dovendo caricare l’auto di notte, preferisce farlo con i kwh messi da parte dalla propria batteria.

        • Non credo che un sistema elettrico centralizzato, con grandi impianti di produzione, grandi impianti di stoccaggio e grandi elettrodotti (in mano a grandi aziende) sia più razionale più economico e più sicuro di un sistema diffuso. Pensi a Internet

          • Più o meno è come una grande centrale termoelettrica per alimentare tante BEV piuttosto che tanti motori termici distribuiti e diffusi.
            Speriamo che mettano mano alla cosa anche se non mi riguarda nel breve. Se devo cedere la mia energia a prezzo ridicolo e pure tassarlo, preferisco risparmiare l’impianto e modulare la produzione in modo da non mettere in rete nulla (come già precedentemente esposto).
            Al momento per me e i miei familiari ho optato per prezzo di acquisto maggior tutela (ARERA) e cessione GSE (ARERA).
            Se mi imporranno il mercato libero per la fornitura allora vorrei il mercato libero per la cessione (vendita).

          • Non condivido il suo esempio. Il Fv domestico con autoconsumo non ha efficienza più bassa di quello utility scale. E non ha costi di trasporto e distribuzione.

          • @Massimo Degli Esposti: per il semplice FV domestico e autoconsumo ha certamente ragione ma Roberto 6.2 si riferiva al “…Non sembra razionale andare ad usare milioni di piccole batterie…”. Mi sembra si riferisse ai sistemi di accumulo individuali, e a questi io stesso mi riferivo. Io consumo, al netto dell’autoconsumo, circa 2200kWh/anno, se mi adeguassi con un accumulo da 10kWh, lo farei lavorare per 220 cicli/anno. In 10 anni le batterie avrebbero fatto 2200 cicli e, nel caso il mio prelievo si fosse azzerato, avrei risparmiato meno del costo dell’impianto al netto delle attuali detrazioni del 50%. Pensiamo alla manutenzione e alla probabilità di guasto: il un grosso impianto da 1.000.000 € in cui si preveda, ad esempio, una probabilità di guasto dell’1 per mille, si accantonano 1.000€/anno. Io per proteggermi dalla stessa probabilità che per me sarebbe disastrosa, dovrei spendere circa 1/50 in assicurazione e non 1/1000. Preventivi alla mano. Col 110% ma anche con l’80% ci si potrebbe pensare, non come intervento trainato…ma se salta anche lo SSP, chi convince qualcuno a fare il FV se non con l’obbligo dovuto a nuova costruzione, ristrutturazione straordinaria, ecc. ?

          • I suoi calcoli si basano sulle attuali tariffe, sul suo fabbisogno energetico e sulle tecnologie attuali. Potrebbero capovolgersi con un sistema tariffario e di incentivi modificato a sostegno di uno scenario diverso, di micro grid e generazione diffusa da fonti rinnovabili. Che tra l’altro è quello previsto dalla maggioranza degli operatori, anche in funzione della diffusione delle auto elettriche abilitate al V2G. Non ho le competenze per dire se queste previsioni siano corrette, ma questa è la tendenza prevalente.

          • Certamente, come già detto, ora è come giocare in borsa. Poi prendo il mio caso ma sono col V conto energia e la cosa mi tocca poco, ma faccio i conti con i miei dati per l’im0pianto di mia figlia e per la futura (spero) casa dell’altro mio figlio. Speriamo bene che si sviluppi “…un sistema tariffario e di incentivi modificato a sostegno di uno scenario diverso…”, ma da come stanno girando le cose…a pensar male si fa peccato ma…
            Per il V2G devono prima obbligare le aziende a FV e colonnine.

          • No, mi scusi sono stato poco chiaro. Mi riferivo solo ai milioni (spero) di piccoli impianti domestici, per i quali sembra non razionale dotarli ognuno di batteria per gestire l’eccedenza diurna.

          • Certo oggi, non sarebbe sempre economicamente vantaggioso. Ma questo è un altro discorso.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome