Todde convince Meloni: stop a 30 impianti rinnovabili in Sardegna

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La presidentessa  Alessandra Todde è volata a Roma per bloccare l’approvazione di 30 progetti per impianti rinnovabili in Sardegna.  C’è riuscita, per il momento. Ma cosa pensano Elly Schlein e Giuseppe Conte di questa politica regionale, quando nei giorni scorsi hanno giustamente bersagliato il Governo per l’immobilismo sulle rinnovabili?

Il mondo è in guerra e in crisi per gas e petrolio. La Sardegna produce per la gran parte energia sporca e con dipendenza dall’estero. E il centrosinistra alla guida della Regione? Segue comitati che sbandierano un documento, la proposta di legge Pratobello, pieno di balle, dove si dichiara guerra alle rinnovabili. Sfiorando anche il ridicolo, quando si propone l’idrogeno verde che richiede tre volte gli impianti eolici/fotovoltaici necessari per ottenere la stessa potenza

Un terzo dei progetti è dedicato all’agrivoltaico, che non consuma suolo e tutela la produzione

La presidentessa Todde è volata dalla Meloni, durante il Cdm dedicato a 30 progetti di rinnovabili in Sardegna, e questa ha preso tempo invece di approvarli. Tornata in Sardegna, ha riscosso il plauso dei  Cinque Stelle. Si brinda allo stop per gli  impianti rinnovabili in una Regione che produce gran parte dell’energia dal carbone, per non parlare di quella prodotta dagli scarti del petrolio della raffineria della multinazionale Vitol Group.

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Vista di Sarroch, Comune che ospita imponenti strutture di lavorazione dei prodotti delle fonti fossili

Non a caso c’è un’inchiesta penale sui problemi ambientali – benzene nell’aria – creati dalla raffinazione del petrolio. In teoria si dovrebbero spalancare le porte a sole e vento. Al contrario, dopo aver bloccato la transizione energetica, si punta sul gas che, secondo Arera, costerà caro alle tasche dei sardi e devasterà l’ambiente con i metanodotti in programma.

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Impianto agrivoltaico nei vigneti Caviro in Emilia Romagna

Il dato più assurdo di questa crociata è l’accanimento  contro l’agrivoltaico. Un terzo dei progetti che il Governo deve approvare sono impianti che permettono la continuità dell’attività agricola e pastorale. Investimenti chiesti anche dagli operatori agricoli e che permettono di contenere i danni dei cambiamenti climatici sulle coltivazioni, garantendo entrate aggiuntive alle aziende agricole.

Una regione con problemi di desertificazione

Per di più, la Sardegna — come si legge nel sito della Regione — afferma: «Dobbiamo prendere atto dei fenomeni anomali che determinano cambiamenti climatici, ma non possiamo trascurare l’effetto dei fattori antropici che sono causa di profonde lesioni nel sistema “terra”. La desertificazione è una lesione che lascia tracce profonde anche in Sardegna». La terra diventa sterile ma anzichè  investire nell’ombra dei pannelli che permettono di rigenerare il suolo, si continua con carbone e petrolio e si vuole investire anche sul gas.

I siti che ospitano le centrali fossili, a iniziare da Sarroch, sono degli abomini paesaggistici. La presidentessa Todde dice di «rappresentare e difendere gli interessi della Sardegna» e naturalmente non manca il riferimento a «tutela del paesaggio, sviluppo e consenso delle comunità». Ma la tutela paesaggistica non può riguardare tutta l’Isola, che già da tempo non è più il paradiso terrestre. E ci sono giù restrizioni e  vincoli ambientali, come parchi e zone di tutela, che preservano il patrimonio naturale più importanti dell’isola. Tuttavia a Siniscola, pur all’interno dell’area natura, è stato approvato un parco fotovoltaico che permette di decarbonizzare il cementificio Buzzi Unicem.

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Impianto fotovoltaico che serve l’energia per il cementificio Buzzi a Siniscola

L’agrivoltaico lo chiedono gli agricoltori

E giustamente anche gli agricoltori si fanno sentire: «Continuare a dire “no” a priori, senza distinguere tra speculazione e investimenti seri, significa condannare l’agricoltura sarda a subire passivamente gli aumenti dei costi energetici, senza strumenti di difesa». La desertificazione, gli eccessi legati al turismo sulle coste, le ciminiere che sputano veleno non vengono mai affrontati con vigore, perché sembra che politicamente paghi di più ascoltare le peggiori lobby del fossile, che sono riuscite a convincere una parte dei sardi che le rinnovabili inquinano.

Schlein e Conte che posizione hanno sulla Sardegna?

Con la crisi di Hormuz il campo largo ha bersagliato il Governo per il passo lento sulle rinnovabili. Elly Schlein ha affermato che la crisi di Hormuz è la prova lampante che «petrolio e gas sono ostaggi dei conflitti» e che l’Italia resterà fragile finché non accelererà il passaggio alle rinnovabili. E l’ostruzionismo del centrosinistra sardo? Il suo inseguire il populismo delle lobby fossili?

Annalisa Corrado, responsabile Clima e Green Economy del PD, ha denunciato il silenzio del Governo sulle rinnovabili durante le informative urgenti in Parlamento, accusando l’esecutivo di restare fermo su «misure emergenziali e infrastrutture fossili come carbone e rigassificatori, mentre i prezzi dell’energia schizzano a livelli record». Vorremmo capire cosa pensa del caso Sardegna.

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Elly Schlein critica il Governo per le rinnovabili e la Regione Sardegna?

E cosa pensa il gruppo di deputati dem — tra cui Chiara Braga e Marco Simiani — che ha presentato un’interrogazione urgente al Ministro dell’Ambiente chiedendo impegni concreti per uscire dall’era dei combustibili fossili? Hanno citato la conferenza internazionale di Santa Marta come occasione persa dall’Italia per guidare la transizione. E la Sardegna che chiede il gas?

Rinnovabili a Roma, fossili nelle Regioni

Una volta si diceva partito “di lotta e di governo”. Ora siamo a un veltroniano “ma anche”, ovvero: rinnovabili a Roma, ma anche fossili nelle Regioni.

Giuseppe Conte ha definito  “miope” la strategia di puntare ancora su gas e petrolio, definendo la crisi attuale come la prova del fallimento delle politiche governative che hanno rallentato la transizione ecologica. Sarebbe utile capire cosa pensa ora della politica energetica della giunta sarda.

LEGGI anche: “Crisi energetica e transizione: basta con le soluzioni d’emergenza” e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (9)
  1. i documenti per le autorizzazioni nazionali per 31 progetti erano state approvate dal M.A.S.E., ma bocciate dal M.I.C. ( Ministero della cultura)

    in questi casi (frequenti) di contrasto trai due ministeri, decide poi il Consiglio dei Ministri, e in questo caso se ho capito Todde ha partecipato al Consiglio dei Ministri, ottenendo la bocciatura di 1 impianto, e il rinvio a nuova valutazione degli altri 30, tra cui anche un bacino per un impianto a pompaggio idroelettrico…

    grottesca la richiesta fuffa della Meloni alla Todde “se può vedere se gli stessi progetti siano realizzabili in altre aree”:
    — non funziona così, se sposti un progetto, è un progetto nuovo, si riparte da zero, il vecchio progetto e anni di studi e documentazione vanno persi
    — per la giunta sarda attuale nessuna area va bene, infatti non hanno indicato un loro piano territoriale energetico

    ==== scaricabarile al cubo ===

    il MASE già valuta anche la documentazione sull’impatto paesaggistico dei progetti, e già il MASE non è purtroppo formato solo da tecnici competenti del tema, ma anche e soprattutto da nomine politiche con curriculum i più “vari”, per cui non è facile passare questa fase anche se un progetto fosse valido

    ancora peggio il MIC; attuale Ministro Alessandro Giuli; e nelle commissioni ci sono politici con nel curriculum specializzazione in stroria dei pittori e tecniche di restauro o simili..cose volete che aggiungano alle valutazioni sul rapporto costo/beneficio effettuate dal MASE? se non un generico “Come restauratori di mobili e curatori di musei di anfore, preferiremmo che nel paesaggio non fosse costruito niente”

    è già una anomalia che che il MIC sia chiamato a rivalutare il lavoro di valutazione già lentamente fatto del MASE; in pratica il MIC si accolla spesso il lavoro sporco di emettere parere negativo sui progetti energetici, era già successo ai tempi di Sgarbi Ministro

    ora siamo arrivati ancora oltre, grazie ai decreti che hanno reso più vaga la normativa a livello regiobale, il governo fa fare il lavoro sporco di bloccare i progetti (e di prendersi il demerito) non solo al MIC, ma anche all’ “utile idiota”, cioè alle amministrazioni regionali, e il M5S di Sardegna si presta perfettamente a questo ruolo

  2. QUALCUNO IN PROCURA VUOLE ACCENDERE IL CERVELLO E CERCARE SUL DIZIONARIO LA DEFINIZIONE DI FARE AUMENTARE IL VALORE DEI TERRENI SU CUI PASSERANNO METANODOTTI ? CHISSA’…

  3. Cos’ altro aspettano le associazioni e gli agricoltori sardi q ribellarsi contro questo catastrofico comportamento che impedisce di costituire un puntello alla propria attività, riducendo costi ed inquinamento su cui si basa la salubrità e qualità dei prodotti?

    Vogliono veramente attendere fino al fallimento di gran parte delle impres piccole e medie?

    Non sono capaci di andare a sgasare un po’ di Diesel sotto le finestre della regione con i loro trattori? A pascolare ove stanno lottizzando terreni per impianti inquinanti?
    Aspettano qualche Conte, Schlein o altri “pifferai magici” con una nuova parola d’ordine? Non possono protestare da soli per i loro diritti..per i loro interessi..per la loro sopravvivenza?

  4. Personalmente non voterò il campo largo se non ci sarà una chiara presa di distanza dalle politiche a Sardegna. Inutile presentarsi come “il nuovo” se in realtà si ha in mente “il vecchio”. Le vecchie politiche a favore degli idrocarburi le sa fare meglio la destra.

    1. Non entro sulle scelte politiche di ciascuno, ma chiaramente e non solo per la Sardegna serve una visione chiara – con numeri e proposte concrete – su come uscire o attutire la dipendenza dei fossili

  5. perseo_navy

    Vaielettrico complimenti ottimo commento. La penso esattamente come voi. Per antonomasia i politici sono dei bugiardi e questo articolo non fa che confermarlo, inoltre siamo di fronte a una classe politica legata unicamente alle loro poltrone allora non si fa politica per il bene del paese prendendo anche scelte impopolari, ma si segue il vento. Un vento in Italia ostile alle rinnovabili per poi piangergerci adosso quando i prezzi dell’energia aumentano.

  6. Azione incommentabile di Todde.
    Poteri forti che manipolano l’opinione pubblica e codardia da consenso elettorale producono danni incalcolabili.
    Pagheremo tutto e lo pagheremo caro.

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