Sardegna: “Chi lavora la terra dice sì all’agrivoltaico”, manifestazione l’11 maggio

Agrivoltaico



«La terra a chi la lavora» era lo slogan delle lotte contro il latifondo. Oggi, a distanza di decenni, gli imprenditori agricoli che vogliono investire nelle rinnovabili rilanciano con un nuovo grido: «Chi lavora la terra dice sì all’agrivoltaico». L’appuntamento è per  lunedì prossimo, l’11 maggio alle 11, in un’azienda agricola della Nurra, in provincia di Sassari, scelta come luogo simbolico: qui un imprenditore non può installare un impianto agrivoltaico a causa dei continui blocchi normativi.

Alla  Regione Sardegna: “Basta populismo”

L’iniziativa mette al centro aziende agricole in difficoltà, che vedono nell’agrivoltaico una possibilità concreta per far convivere produzione agricola ed energetica e dare ossigeno a bilanci messi in ginocchio dalle crisi degli ultimi anni. L’aumento dei costi energetici legato alle tensioni nello Stretto di Hormuz pesa migliaia di euro l’anno per azienda, aggravando una situazione già fragile. Il prezzo del gasolio agricolo è schizzato a 1,42 euro a litro contro gli 0,89 euro di inizio anno.  Saper – Sardi per le Rinnovabili, insieme ai rappresentanti del mondo agricolo, chiede alla Regione Sardegna un cambio di passo: meno propaganda e più attenzione alle esigenze reali dell’economia rurale.

rinnovabili sardegna
La presidentessa della Regione Alessandra Todde da Meloni per stop a rinnovabili

La presidente Alessandra Todde, dopo l’incontro con la premier Giorgia Meloni, ha ottenuto lo stop a 30 progetti, di cui un terzo agrivoltaici. Una scelta che, secondo Saper, rischia di penalizzare proprio chi vive e lavora la terra e cerca strumenti per continuare a farlo. Per approfondire il punto di vista dell’associazione, abbiamo intervistato uno dei suoi rappresentanti: Maurizio Pitzolu.

 Aziende bloccate su agrivoltaico, in una regione ricca di siti contaminati e vittima della desertificazione

Una manifestazione dove e perché? «Saremo nel terreno di un imprenditore agricolo della Nurra. Un’azienda agricola che aveva avviato un progetto di produzione energetica, poi bocciato nonostante si trovi in gran parte in area industriale. È uno dei tanti progetti bloccati», spiega Pitzolu. L’odio No Watt contro le rinnovabili porta al paradosso di fermare pure gli impianti di zone industriali. Ricordiamo che questi siti spesso sono compromessi. I siti di Porto Torres, Sulcis-Iglesiente-Guspinese e l’area di Macchiareddu (Cagliari) presentano gravi inquinamenti da metalli, idrocarburi e sostanze tossiche. Senza dimenticare Furtei ed Ottana. Una terra devastata (qui la mappa regionale dei siti) anche dal pascolo che ha portato alla desertificazione di ampi territori.

Agrivoltaico, gli agricoltori: “Stop alle fake news sul consumo di suolo”

Lo sottolineano i tecnici regionali (qui il link): «Il sovrapascolamento, l’erosione, gli incendi e l’utilizzo di aree non adatte all’agropastorizia di tipo intensivo hanno portato alla desertificazione di oltre il 50% della superficie totale delle aree a pascolo in Sardegna, soprattutto sui substrati più difficilmente alterabili (quarziti, graniti, dolomie), i quali non permettono la ricostituzione, se non in tempi lunghissimi, dei suoli erosi in parte o totalmente».

Maurizio Pitzolu, rappresentante di Sardi per le rinnovabili
Maurizio Pitzolu, rappresentante di Sardi per le rinnovabili

«Sono 5-6 anni che molti pastori hanno firmato contratti preliminari. Se le imprese se ne andranno, si ritroveranno con un pugno di mosche», denuncia Maurizio Pitzolu. Una speranza frustrata dagli interessi inquinanti delle lobby del petrolio, del carbone e del gas.  «La manifestazione vuole anche incoraggiare gli agricoltori a valutare impianti di piccola taglia  per autoproduzione e integrazione del reddito, una possibilità oggi frenata». Eppure in tutta Italia ci sono tante aziende che stanno investendo anche in impianti su 5 ettari come abbiamo scritto per le coltivazioni di kiwi in Romagna e limoni a Palermo (leggi qui).

Il nodo: l’allegato G della legge 20

Il cuore del blocco per l’agrivoltaico secondo l’analisi di Saper è l’ormai celebre allegato G della legge regionale 20, formalmente superata ma ancora utilizzato per respingere i progetti. L’allegato impone due vincoli considerati dagli operatori “irrealistici”: «L’impianto può occupare al massimo il 2% del fondo, che deve essere interamente in area idonea. Per un impianto da 10 MW servirebbero 700 ettari tutti in area idonea. È impossibile. Eppure questo allegato è ancora in piedi e viene usato per bloccare tutto», spiega Pitzolu. «Nonostante la legge 20 sia stata dichiarata illegittima in larga parte, l’allegato G non è stato esplicitamente annullato dalla Corte costituzionale e continua a essere applicato come “spauracchio”, con nuovi procedimenti archiviati anche dopo le sentenze del TAR».

Agrivoltaico, in Sardegna c’è chi dice si (24 luglio Sassari)

Una Regione che non distingue tra fotovoltaico e agrivoltaico. Secondo Saper, la Regione Sardegna continua a trattare l’agrivoltaico come un normale impianto fotovoltaico, senza riconoscerne la funzione agricola e senza offrire strumenti agli agricoltori. «Non c’è nessuna distinzione, nessun aiuto verso gli agricoltori. Si parla solo di fotovoltaico e di dove decidono loro di farlo». In Sardegna gli impianti agrivoltaici autorizzati e in costruzione sono pochissimi. Precedenti a moratorie e blocchi di ogni sorta.

Saper sta valutando di raccogliere le firme dei pastori per inviare una lettera alla presidente Alessandra Todde, chiedendo di sbloccare la situazione e riconoscere il ruolo degli agricoltori nella transizione energetica. «Queste persone sono in ginocchio. Fanno un lavoro usurante e si trovano pure chi dice che devono continuare così, senza possibilità di integrare il reddito. È una situazione che non sta in piedi», conclude Pitzolu.

Alessandra Todde, presidentessa della Regione Sardegna
Alessandra Todde, presidentessa della Regione Sardegna

Alcuni giorni fa è intervenuto Tore Piana, rappresentante del mondo agricolo, che ha indirizzato alla Regione un messaggio chiaro: «Continuare a dire “no” a priori, senza distinguere tra speculazione e investimenti seri, significa condannare l’agricoltura sarda a subire passivamente gli aumenti dei costi energetici, senza strumenti di difesa».  Lasciare i pannelli solo nei tetti, ci sono tante grandi aziende sarde con poche superfici disponibili, significa far perdere all’agricoltura sarda il treno dell’innovazione visto che l’agrivoltaico è anche uno strumento di resilienza contro i cambiamenti climatici.

Hormuz riabilita l’agrivoltaico. Appello alla giunta Todde: “Basta no a priori”

Eppure la presidentessa Alessandra Todde continua a scrivere: «Stiamo puntando sull’autoconsumo, sulle comunità energetiche, sugli impianti realizzati senza ulterior consumo di suolo, sul riutilizzo delle aree già compromesse e su un modello energetico che produca benefici concreti per i sardi».  Insomma ammette di non voler far investire sull’agrivoltaico. Su Facebook ha scritto: “La Sardegna non è una colonia energetica”. Ci permette di dire che è falso: due centrali a carbone in mano a multinazionali, una raffineria da cui scarti si produce energia di proprietà di una multinazionale olandese. Insomma il 70% dell’energia prodotta non è in mano ai sardi. Se si fa fare il metanodotto alla Snam la colonizzazione sarà completa e senza rinnovabili che almeno non inquinano.

E questo non piace al mondo agricolo sardo che lunedì, il posto non è stato divulgato visto i tanti violenti che hanno dato fuoco e danneggiato ben tre impianti più le continue minacce sui social, chiederà: Chi lavora la terra dice sì all’agrivoltaico. Stop agli ideologi rurali e pseudo filosofi agricoli comodamente stesi sul divano.

LEGGI ANCHE: Sardegna, festival di bufale contro le rinnovabili e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (6)
    1. Ho visto che mi ha definito traditore nel suo gruppo su Facebook, le ho risposto lì. Ma sottolineo: vada a spiegare agli imprenditori agricoli che devono perdere un’entrata significativa per persone come lei che non portano uno straccio di argomento. L’agrivoltaico consuma suolo? Tutela le piante dal cambiamento climatico? Permette l’elettrificazione delle attività agricole e quindi la salute dei lavoratori? O vuole tutelare le centrali a carbone? I loro fumi e l’inquinamento che generano?

    2. peccato che siamo costretti alla transizione energetica proprio perché la siccità ed i fenomeni atmosferici devastanti sono stati causati (consapevolmente !!) dall’uso smodato della combustione idrocarburi/carbone.

      Dovevamo contenere l’incremento delle temperature entro 1.5° ed invece siamo andati ben oltre…. Quest’anno a fine estate / autunno ci aspettano fenomeni devastanti per il grandissimo riscaldamento già in atto degli oceani.. anche la bella e sfortunata Sardegna purtroppo pagherà pesantemente , sia con siccità estiva che con precipitazioni estreme successive.

  1. Ottima iniziativa.. spero vi fatete sentire, e spiegherete ad altri un po’ di fatti e ragionamenti veri

    perchè è sbagliato lasciare tutti gli spazi in internet e Tv ai quattro scappati di casa contrari alle rinnovabili in malafede e ai loro confusi seguaci, ma che fanno caciara per sembrare in tanti

    1. Ha fatto felice anche me… non ci credo che un intero popolo (di carattere, come sono i sardi) sia “schiava” di lobby e politicanti di contorno, senza minimamente tentare di reagire ai rumorosissimi “quattro gatti” no-Watt

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