Sanchez o Meloni, chi ha la ricetta giusta per crisi energetica? Il premier spagnolo (foto sopra) ha scelto: elettrificazione, energie rinnovabili e autonomia. La nostra premier insiste su gas e petrolio. Con un pellegrinaggio continuo nei Paesi produttori per trovare nuove forniture.
Lo spagnolo: “Staccarci dai fossili non è solo una scommessa climatica”

La strategia della nostra premier la conosciamo. È ispirata in gran parte dal n.1 dell’Eni, Claudio Descalzi, e continua a puntare sull’importazione di idrocarburi. Sanchez è su una linea opposta e l’ha ribadito al vertice europeo di Cipro. Un sunto del suo discorsosi trova qui su X o sul sito ufficiale del suo governo. La Spagna, dice, ha chiaro il cammino: elettrificazione, energie rinnovabili e autonomia energetica. “Staccarci dai combustibili fossili non è solo una scommessa climatica: è anche una scommessa sulla nostra sovranità e sulla nostra competitività. E questa trasformazione richiede più investimenti in interconnessioni e in decarbonizzazione”, ha detto. Sanchez ha ricordato che, dall’inizio della guerra, in Europa il costo dell’importazione di combustibili fossili è aumentato di 24 miliardi di euro. Sostenendo la necessità misure comuni per affrontare la crisi e proteggere i più vulnerabili, le imprese, gli agricoltori e gli allevatori, esposti all’aumento dei prezzi dei fertilizzanti.
Sanchez o Meloni? “In Spagna l’elettricità costa meno…”

In questa chiave, il premier spagnolo ha messo sul tavolo la necessità di una tassa coordinata sui profitti straordinari del settore energetico. Per finanziare poi le misure proposte dalla Commissione per affrontare la crisi. Allo stesso modo, Sánchez propone l’attuazione di un nuovo strumento, ispirato a RePowerEU, per sostenere con il bilancio europeo gli investimenti nella transizione verde. Non sono solo sogni o progetti quelli del premier iberico: già oggi la minore dipendenza dai fossili (con più rinnovabili) si traduce in prezzi più bassi dell’elettricità. Da noi l’obiezione è sempre: ma in Spagna installare rinnovabili è molto più semplice che in Italia. Ci sono grandi zone scarsamente popolate e non coltivate in cui installare eolico e solare. Vero. Ma anche l’Italia ha grandi potenzialità inespresse, bloccate dai veti di una politica (nazionale e locale) che cavalca tutte le proteste. Senza mai trovare momenti di mediazione che possano far coesistere esigenze locali con sblocco degli investimenti. E così andiamo a cercare sempre più gas e petrolio, sempre più cari, in giro per il mondo. Con la Confindustria che addirittura vuole tornare al carbone.
– Le italiche bugie sull’energia: VIDEO-INTERVISTA al prof. Armaroli



Dottore le segnalo una omissione che sicuramente verra prontamente corretta…la Spagna possiede 7 reattori nucleari
Reattori che però ad oggi, nel mondo reale e non in quello dei desideri (desideri bipartisan, sia chiaro), sono l’asso nella manica per poter dire che ha più ragione Sanchez della Meloni.
Horribile dictu, ma tant’è.
(cosa che peraltro mi infastidisce perchè Sanchez è un urfido sovversivo comunardo, wokista e senzaDio, il che mi provoca eritema, prurito e macchiette rosse al solo pensiero di dover dire che tutto sommato ha ragione)
Ricordo l’articolo del profesor Milani
https://www.vaielettrico.it/un-mondo-con-solo-fonti-rinnovabili/
Dove questi dice apertamente che il problema è l’ultimo 10-15%, e dove senza giri di parole afferma che per “farcela” con le sole rinnovabili quel 10-15% circa va “sgraffignato” sostanzialmente tirando la cinghia e facendo “Power to gas” per l’inverno. Tecnicamente corretto, in pratica nel mondo reale, in mezzo alla gente reale che vota… Auguri.
Ma è altrettanto vero che correre dietro al petrolio e derivati oggi come oggi è quantomeno miope.
La Spagna ha attualmente 7 reattori nucleari attivi, distribuiti in 5 centrali, e ha già programmato la loro completa dismissione entro il 2035.
La Spagna ha deciso di chiudere progressivamente tutte le centrali tra il 2027 e il 2035, secondo un calendario già definito e confermato più volte:
Almaraz I → chiusura nel 2027
Almaraz II → chiusura nel 2028
Ascó I e Cofrentes → intorno al 2030
Ascó II → 2032
Vandellós II e Trillo → 2035
Il nucleare copre oggi circa il 20% del fabbisogno elettrico spagnolo, che dovrà essere sostituito da rinnovabili, pompaggio idroelettrico e batterie.
Non so se il cordone ombelicale delle partecipate Eni ed Enel con lo Stato sia la causa principale di questa scelta forse si farebbe prima convincere Eni ed Enel a far installare le rinnovabili così si cambia strada nel campo delle rinnovabili esiste le struttura a spalliera che in agricoltura sarebbe una manna.
Smettete di farci vedere i soliti vecchi fotovoltaici a terreno non è là realtà.
Se lo stato dà la priorità alle rinnovabili lo spazio si trova basta solo un minimo di buon senso. Quelli che si lamentano dei paesaggi deturpati a 60 km dalla costa gli mettiamo i generatori a gasolio.