La guerra in Russia arriva fino alle pompe di benzina. Gli attacchi con droni ucraini contro raffinerie e depositi di carburante stanno provocando una crescente carenza di benzina e diesel in molte regioni del Paese. Le code ai distributori e il razionamento dei carburanti stanno modificando anche le abitudini di una parte degli automobilisti: secondo Rosatom, nell’ultima settimana le sessioni di ricarica delle auto elettriche sono aumentate del 40%, un segnale di come la crisi energetica stia avendo effetti anche sulla mobilità.
Quello che fino a pochi mesi fa sembrava uno scenario improbabile si è trasformato in una realtà sempre più evidente. La Russia, uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio, deve fare i conti con una penuria di carburanti causata dai ripetuti attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere. Una situazione che, almeno temporaneamente, rende più conveniente utilizzare un’auto elettrica rispetto a un modello con motore termico.

Le raffinerie sotto attacco cambiano gli equilibri
Negli ultimi mesi Kiev ha intensificato gli attacchi con droni contro raffinerie, depositi e infrastrutture energetiche russe con l’obiettivo di ridurre la capacità logistica e militare di Mosca. L’effetto collaterale è una forte contrazione della produzione di benzina e diesel destinati al mercato interno.
Le conseguenze sono ormai visibili in numerose regioni: lunghe file ai distributori, razionamenti e prezzi in aumento, mentre il Cremlino è stato costretto a limitare le esportazioni e a cercare nuove forniture per tamponare l’emergenza. Secondo diverse ricostruzioni, una quota significativa della capacità di raffinazione russa risulta oggi fuori servizio o fortemente ridotta a causa dei danni subiti.
Rosatom: +40% di ricariche in una sola settimana
È in questo contesto che Rosatom, il colosso nucleare statale che gestisce anche una rete di oltre 290 stazioni di ricarica pubbliche, ha registrato un dato inatteso: tra il 21 e il 28 giugno le sessioni di ricarica sono cresciute del 40%.
Secondo l’amministratore delegato Alexei Likhachev, l’aumento è direttamente collegato alla scarsità di carburante. Non significa che gli automobilisti russi stiano convertendo in massa i propri veicoli all’elettrico, ma la crisi potrebbe influenzare le future scelte di acquisto, mostrando uno dei vantaggi della mobilità elettrica in situazioni di forte instabilità nella disponibilità dei combustibili fossili.
Elettrico ancora piccolo: 200 mila veicoli, 6.500 colonnine
Va ricordato che il mercato delle auto elettriche in Russia resta limitato rispetto a quello europeo o cinese. Il parco circolante comprende poco più di 200 mila veicoli elettrici e ibridi plug-in, mentre le infrastrutture di ricarica sono solo 6.500 in tutto il Paese e ancora concentrate nelle principali città.
Sono cinesi la maggior parte di auto elettriche vendute. Questa la classifica:
- Great Wall Motor Company Limited
- Chery Automobile Co. Ltd.
- AvtoVAZ (JSC)
- Tesla Inc.
- BYD Company Limited
Tuttavia si sta sviluppando un embrione di manifattura locale. La stessa Rosatom ha avviato a fine 2025 una gigafactroty di batteria per una capacità di 4 GW annui.

La crescita delle ricariche registrata da Rosatom, quindi, va interpretata soprattutto come un effetto della crisi dei carburanti e non come un’accelerazione strutturale della transizione elettrica. Anche perché permangono ostacoli importanti, dalle enormi distanze del territorio alle condizioni climatiche estreme.
Lezione globale: è vulnerabile chi dipende dal petrolio
L’episodio offre comunque uno spunto interessante anche per il mercato europeo. Uno dei principali argomenti a favore dell’auto elettrica è infatti la diversificazione delle fonti energetiche: mentre un veicolo tradizionale dipende esclusivamente dalla disponibilità di benzina o gasolio, un’auto elettrica può essere alimentata da una rete elettrica prodotta con fonti diverse, comprese le rinnovabili. La Russia è anche tra i principali produttori di energia da fonte nucleare.
Il caso russo dimostra come una crisi che colpisce le raffinerie possa avere effetti immediati sulla mobilità tradizionale. Non è certo questo il motore della transizione energetica, né è una situazione auspicabile. Ma evidenzia come la dipendenza dai carburanti fossili rappresenti un elemento di vulnerabilità strategica oltre che economica anche per chi ha abbondanti risorse petrolifere interne. Gli stessi Stati Uniti, pur essendo totalmente autosufficienti per petrolio e gas, subiscono le pressioni del mercato globale registrando il raddoppio dei prezzi alla pompe.
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