La prima elettrica del nuovo marchio di Royal Enfield debutta in Europa. Batteria da 3,91 kWh, 15,4 kW di potenza massima e 115 km/h di velocità. Roma è tra le prime cinque città scelte per il lancio.
La Flying Flea C6 è pronta ad arrivare sulle strade europee. Royal Enfield ha aperto gli ordini della sua prima moto elettrica anche nel vecchio continente. Il prezzo? 5.990 euro con consegne previste a partire da ottobre 2026. L’Italia rientra fin dall’inizio nei programmi di Royal e Roma è una delle cinque città europee scelte per il debutto, insieme a Parigi, Barcellona, Berlino e Londra.
Batteria da 3,91 kWh e 104 km di autonomia
Flying Flea è il marchio elettrico creato da Royal Enfield e la C6 rappresenta il suo primo modello. Una moto pensata soprattutto per gli spostamenti urbani, ma con caratteristiche e soprattutto un carattere che la rendono diversa dalle altre cittadine.
Il motore della Flying Flea C6 sviluppa una potenza massima di 15,4 kW, circa 21 CV, con una coppia massima dichiarata di 60 Nm. La velocità massima raggiunge i 115 km/h, mentre l’autonomia WMTC è di 104 km.
Ad alimentarla c’è una batteria agli ioni di litio da 3,91 kWh, racchiusa in un involucro in lega di magnesio e raffreddata ad aria. Numeri che raccontano abbastanza chiaramente la destinazione d’uso della C6: ci si sposta agevolmente in città, ma niente gite nel fine settimana.
Per la ricarica si può scegliere fra tre modalità, Rapid, Standard e Trickle, quest’ultima studiata per privilegiare la durata della batteria. Per passare dal 20 all’80% servono poco più di 60 minuti collegandosi a una normale presa da 16 A. Royal Enfield dichiara indicativamente un chilometro di autonomia recuperato per ogni minuto di ricarica. Non c’è quindi una ricarica rapida DC, ma un caricatore di bordo dimensionato per sfruttare una comune alimentazione domestica.
Tra richiami agli anni Quaranta e tanta elettronica
Le prestazioni non fanno sgranare gli occhi, ma la Flying Flea C6 punta – giustamente – molto sul design. Il nome riprende quello della piccola Royal Enfield Flying Flea nata negli anni Quaranta e utilizzata anche in ambito militare, ma l’interpretazione è decisamente moderna.
L’elemento più caratteristico è il telaio a vista in alluminio, abbinato a una particolare forcella Girder in alluminio forgiato, soluzione che contribuisce fortemente all’identità della moto.
Il contrasto tra stile retrò ed elettronica è evidente anche nella strumentazione. Il display TFT circolare è touchscreen e lavora insieme al nuovo Fleaware OS, sistema operativo proprietario basato su Android Automotive OS. Sono previsti aggiornamenti OTA, navigazione connessa e gestione della moto attraverso l’app Flying Flea.

Tra le dotazioni troviamo inoltre cruise control, assistente vocale, controllo di trazione e ABS sensibile all’angolo di piega, oltre alla possibilità di personalizzare le modalità di guida e la risposta della frenata rigenerativa. Tecnologia piuttosto rara su veicoli strettamente urbani e in questa fascia di prezzo.
La sella del passeggero è removibile e anche la posizione delle pedane può essere regolata. Tre le colorazioni previste al lancio: Flea Green, Storm Black e Parachute White.
A Roma il primo punto vendita italiano
Royal Enfield ha scelto una strategia di lancio progressiva, concentrando inizialmente la distribuzione della Flying Flea C6 soltanto in alcune grandi città.
Per l’Italia il riferimento sarà Royal Enfield Roma Nord, in via Mesula 12. Il prezzo fissato per il mercato europeo è di 5.990 euro, mentre nel Regno Unito la C6 parte da 5.300 sterline.
Il debutto europeo arriva dopo quello in India. Secondo Royal Enfield, nei primi tre mesi i clienti della C6 hanno già percorso complessivamente oltre 100.000 km, un primo banco di prova che ha preceduto l’espansione internazionale.
Con la C6, Royal Enfield non si limita ad aggiungere una variante elettrica alla propria gamma tradizionale, ma sceglie di costruire un marchio separato. D’altra parte le cugine a benzina stanno diventando sempre più mature e ben inserite nel mercato delle modern classic. La C6 è una moto leggera con un prezzo difficile da valutare: un po’ alto per quello che offre in termini di prestazioni (sulla carta), ma molto interessante se consideriamo il progetto nel suo complesso.




ma come prezzo “un pò alto”? c’è gente che vende le vespa retrokit a 14000€ e delle biciclette elettriche che costano quasi uguale e degli scooter che comunque stanno li li con il prezzo
E niente …… Agility 125 ruota da 16 pollici € 2300 + messa in strada e bauletto (di serie ) 2700€….
Fa tranquillamente i 40 con 1 ( uno )litro di benzina!!! Quindi 6000- 2700= 3300€ risparmiati che se li giro in benzina sono 1650 litri ( a due euro a litro) che per 40 km fa 66000 km a gratis….
Ultima nota io viaggio quasi tutto l’anno con lo scooter e faccio 6/8000 quindi sarei a posto per 8/10 anni e poi lo rivendo a
500€ come minimo.
Chi vive in Liguria sa come funziona il mercato dei 50cc e 125 cc
Tranquillo , a 6000 euro hai una hornet 500 che è gia una vera moto, non una bici prodotta con qualità indianacon 1000 euro in più puoi strusciare il ginocchio con una cbr 500r , poi ci sono moto 125 che porti a casa aal 50% della cifra richiesta da royal Enfield. Poi gusti son gusti ed ogni uno del suo portafoglio fa quel che vuole
Ma no, ma facciamo anche finta che la moto elettrica sia un prodotto che commercialmente vive di vita propria, che ha le sue logiche ed i suoi prezzi in rapporto alle prestazioni… facciamo finta di crederci e facciamo finta che le moto a benzina non esistano.
Ma quindi al di là del fatto che a 6000 euro finisce totalmente fuori mercato, ma davvero dobbiamo berci che la stessa identica, uguale identica moto che in India costa 3000 euro qui raddoppia il prezzo, soprattutto in assenza di particolari controindicazioni tecniche che possano giustificarlo? No, ma davvero? Nemmeno il trasporto è una giustificazione, non è un’automobile che da sola quasi riempie il container o chi per esso. Di quelle moto dentro ad un container ce ne stanno almeno 20 o 30.
Torno a ripetere: ma ci dobbiamo credere davvero? 😉
il problema non è mai il prezzo… è il cliente.
Se trovano chi è disposto a spendere quella cifra, complimenti !
altrimenti… scaffale .. e poi chiudono (oppure abbassano i prezzi)
Beh dai, 6000 euro sul nostro mercato e con le alternative che ci sono a quella cifra è un affarone per una moto che fa 100 km in discesa e vede i 115 orari col vento a favore, che viene venduta a 6000 euro quando in India ne costa 3000 al pubblico (spoiler: se le importi a botte di container rischi di pagarle tra i 1500 e i 2000 euro l’una), la cui importazione non richiede particolari difficoltà omologative (non provateci nemmeno: lo so perfettamente cosa “costa” omologare e cosa no, questa si importa con la stessa difficolta di una scopa elettrica) e soprattutto perchè proprio in quanto elettrica non sussistono problemi di sorta in sede di anti-inquinamento ed equivalenza emissioni. che sono appunto le rotture più grosse.
Tantomeno c’è differenza sulle dotazioni tecniche ed eventuali adas perchè anche in india la moto mantiene esattamente lo stesso pacchetto tecnologico e di sicurezza avanzato previsto per il mercato europeo.
Quindi la domanda è: ci prendono per scemetti, scemi o completamente rintronati?
O sono alla perpetua caccia di incentivi pagati coi soldi pubblici?
Perchè a 3500 euro non lo nego: sarebbe simpaticissima
A 6000… scaffale.
-Quindi la domanda è: ci prendono per scemetti, scemi o completamente rintronati?
O sono alla perpetua caccia di incentivi pagati coi soldi pubblici?-
qui ci stanno gli uni (rintronati) e gli altri (li sordi)