A Roma arrivano 110 milioni di euro per la nuova flotta di bus elettrici e a idrogeno. Un investimento rilevante, ma il dato che merita attenzione è la ripartizione dei fondi: ben 83,6 milioni sono destinati ai nuovi autobus a idrogeno, mentre 27 milioni finanziano quelli elettrici. Una differenza marcata, soprattutto considerando che la tecnologia a cella a combustibile ha registrato diversi insuccessi negli ultimi anni, dalla Scozia alla Francia, con progetti ritirati e sospesi.
L’investimento in idrogeno tre volte più ampio che l’elettrico
Le risorse del ministero dei Trasporti — assegnate dalla Città Metropolitana a Roma Capitale e poi trasferite ad Atac tramite convenzione — mostrano una netta prevalenza dell’idrogeno, che riceve fondi tre volte superiori rispetto all’elettrico. Una scelta che sorprende, considerando che molte capitali europee e diverse città italiane hanno puntato esclusivamente sul trasporto pubblico elettrico, una tecnologia ormai matura, mentre in Europa si registra il flop di numerosi progetti legati all’idrogeno.

A Bologna sono entrati in servizio da pochi mesi oltre 100 autobus a idrogeno, mentre Cagliari ha adottato un approccio più prudente con solo 3 mezzi a cella a combustibile, affiancati però da un investimento interessante in un impianto fotovoltaico dedicato alla produzione di idrogeno verde.
Dagli autobus all’hub dell’idrogeno, aperto anche ai privati. Sarà sufficiente?
Sia nella nota stampa sia sul suo profilo LinkedIn, l’assessore alla mobilità sostenibile e ai trasporti Eugenio Patanè ha insistito su un punto: l’investimento non riguarda soltanto il cambio di propulsione della flotta. Il cuore del progetto, sottolinea, è la produzione di idrogeno. Per questo sono stati stanziati 6 milioni destinati alla realizzazione dell’elettrolizzatore di Acilia.

L’assessore si mostra ottimista: «Il deposito diventerà un hub strategico per il quadrante sud della città, con un impianto in grado di produrre e distribuire almeno 560 kg di idrogeno verde al giorno. L’obiettivo è costruire un vero e proprio ecosistema per la mobilità a idrogeno, con un distributore potenzialmente aperto anche ai veicoli privati, contribuendo così a estendere la transizione ecologica oltre il trasporto pubblico».
Un’idea ambiziosa, ma 560 kg di idrogeno al giorno bastano per il rifornimento di una trentina di autobus che percorrono 250–300 chilometri quotidiani. La domanda, inevitabile, è se questa capacità sarà sufficiente a garantire l’autosufficienza della flotta e, in un secondo momento, a generare una domanda di idrogeno anche sul mercato privato.
Al momento non sono stati diffusi dettagli sulla produzione dell’idrogeno verde, che richiede impianti dedicati e collegati a fonti di energia rinnovabile di dimensioni significative e ha costi di produzione molto superiore a quello grigio o blu ricavato da fonti fossili. Il dubbio è che resti una foglia di fico, destinata a coprire una piccola quota del fabbisogno. Lasciando a quello “sporco” il grosso del business. Come a Bologna, dove i bus all’idrogeno sono già in circolazione, ma alimentati solo da idrogeno da fonti fossili. Almeno per il momento.
Nei nuovi bus dotazioni avanzate e nei depositi le stazioni di ricarica
Oltre alla tecnologia di alimentazione, il piano prevede una serie di dotazioni per migliorare il servizio a bordo. I mezzi saranno accessibili alle persone con mobilità ridotta e disporranno di aria condizionata, prese Usb per la ricarica di cellulari e dispositivi elettronici, sistemi di videosorveglianza e tecnologie conta passeggeri. L’investimento non riguarda soltanto i veicoli. Una parte dei 110 milioni servirà infatti ad ammodernare i depositi, affiancando al rinnovo della flotta le infrastrutture indispensabili per alimentare e gestire i nuovi veicoli.
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eh sarei curioso di capire di chi è la responsabiltà di aver destinato questi fondi ministeriali ad autobus ad idrogeno in varie città pare, non solo a Roma
ho intravisto confusamente notizie di 6 miliardi di fondi autorizzati da Europa ad Italia per par partire la fiilera idrogeno, ma non credo fossero in modo specico per veicoli
nel bando di roma la parte virtuosa sembrano i 6 milioni per gli elettrolizzatori (da abbinare però ad usi industriali, non per veicoli), e non gli 80 milioni per gli autobus ad idrogeno, che dureranno quanto prima di finire rotti o in comunque disuso per costi eccessivi?
all’estero si sa già abbastanza che è uno spreco di denaro e una complicazione, che quando testata non resiste più di qualche anno, pensare di usare l’idrogeno per veicoli.. mentre l’evoluzione rapida delle batterie ha già risolto i problemi per l’uso di autobus a batteria
sospetterei lo zampino dei nostri ministeri, Urso e Salvino, e qualche robusta “stecca” e scambio di favori tra aziende fornitrici e politici, per vincolare i fondi in un certo modo, ma non ho informazioni
Sarà potente la lobby del nucleare nel mangiare soldi pubblici, ma anche quella dell’idrogeno non scherza… 🤬