Uber e la cinese WeRide hanno attivato ad Abu Dhabi le prime corse pubbliche totalmente autonome dei robotaxi, senza conducente né safety operator a bordo. Un passo che segna l’ingresso ufficiale del Medio Oriente nella fase “driverless” della mobilità autonoma urbana.
La collaborazione tra Uber e WeRide – azienda cinese tra le più avanzate nel campo della guida autonoma – era stata annunciata nel settembre 2024 con l’obiettivo di portare i robotaxi negli Emirati Arabi Uniti. Tre mesi dopo, ad Abu Dhabi erano iniziate le prime corse autonome ma con un operatore di sicurezza a bordo. Una fase che le due aziende descrivevano come “propedeutica” alla commercializzazione vera e propria.
Oggi quella promessa diventa realtà. Il servizio è diventato completamente driverless, una novità assoluta per la regione. Per i passeggeri non cambia la user experience tipica di Uber: basta selezionare l’opzione dedicata e, se il tragitto rientra nell’area operativa di WeRide, si viene abbinati a un WeRide GXR Robotaxi.

Servizio driveless “a più mani”
L’operatività segue un modello simile alla collaborazione di Uber con Waymo negli Stati Uniti, in città come Austin e Atlanta. Uber gestisce l’intera parte di fleet operations, dal supporto ai clienti alla pianificazione dei veicoli, mentre il partner locale Tawasul Transport cura pulizia, manutenzione, ispezioni, ricarica e gestione del deposito.
WeRide resta responsabile della validazione tecnica e dei test di guida autonoma.
La flotta impiegata è dotata di sistemi avanzati di percezione e mapping, con sensori Lidar, radar e telecamere integrati in un’architettura ridondante, requisito necessario per operare senza personale a bordo.
Per gli utenti, l’esperienza promette tempi d’attesa ridotti grazie alla possibilità di aumentare le probabilità di assegnazione selezionando esplicitamente la voce “Autonomous” nell’app. Una scelta che indica come il servizio sia pensato per una convivenza graduale tra auto tradizionali, veicoli con autista e robotaxi totalmente autonomi.
L’Europa in prospettiva, ma…
Il lancio ad Abu Dhabi accelera la maturazione dei robotaxi in un’area che negli ultimi anni è diventata un laboratorio globale per l’innovazione urbana. L’arrivo previsto a Dubai come prossima città-pilota conferma la volontà delle due aziende di consolidare un network regionale prima di passare ad una possibile espansione. Anche occidentale. Uber e WeRide hanno infatti dichiarato di puntare a 15 nuove città nei prossimi cinque anni, alcune delle quali si troveranno proprio in Europa.
Il dato è rilevante perché, nel Vecchio Continente, l’adozione dei robotaxi procede più lentamente rispetto a Stati Uniti e Asia, anche per via di normative più restrittive. L’elemento geopolitico poi non è secondario. Gli Emirati hanno la forza economica per accelerare tecnologie emergenti, mentre in Europa l’ingresso di attori cinesi come WeRide richiede un equilibrio tra apertura all’innovazione e tutela dell’ecosistema industriale locale.
Per l’Italia, dove la sperimentazione dell’autonomous driving resta confinata a progetti pilota e aree limitate, il debutto di un servizio driverless commerciale in Medio Oriente rappresenta un banco di prova utile. Dimostra che un modello operativo con più soggetti coinvolti – dalla gestione flotte all’infrastruttura – può funzionare, purché supportato da un quadro normativo chiaro.
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