Uber vuole incrementare la propria flotta di robotaxi a guida autonoma puntando sulle auto del marchio americano Rivian. L’investimento fino a 1,25 miliardi di dollari prevede la messa su strada dal 2028 di 50.000 veicoli autonomi basati sul SUV R2.
L’accordo rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di Uber, che negli ultimi mesi ha moltiplicato le partnership nel settore dei robotaxi, puntando a costruire un ecosistema multi-fornitore.

Uber: strategia multi-partner per la guida autonoma
Negli Stati Uniti, Uber ha già avviato un servizio di robotaxi a Las Vegas insieme a Motional, controllata da Hyundai. Parallelamente, prevede di integrare i veicoli autonomi di Zoox in città come Las Vegas e Los Angeles.
L’obiettivo è ambizioso: robotaxi attivi in 28 città entro il 2028, sfruttando piattaforme tecnologiche basate su sistemi di Nvidia. In questo contesto, l’accordo con Rivian non è isolato. Solo sei mesi fa Uber ha investito diversi milioni di dollari in Lucid Motors per un progetto analogo.
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L’accordo Uber-Rivian vale 40.000 veicoli entro il 2031
La struttura della partnership con Rivian prevede lo stanziamento di 300 milioni di dollari iniziali, per salire poi fino a 1,25 miliardi complessivi legati al raggiungimento di milestone tecnologiche.
Così facendo, Uber prevede di inserire sulla propria piattaforma 10.000 robotaxi R2 in una prima fase per arrivare ad acquistarne altri 40.000 nel lungo periodo.
Le prime operazioni sono attese nel 2028, inizialmente a San Francisco e Miami, con espansione fino a 25 città tra USA, Canada e anche Europa, entro il 2031.

Rivian già avanti sulla guida autonoma
A differenza di molti concorrenti, Rivian sta sviluppando internamente tutta la tecnologia per la guida autonoma. E i progressi sono interessanti. L’azienda si è già dotata infatti di elementi chiave come: un chip di silicio proprietario (RAP1), un sistema di sensori multimodali (11 telecamere, 5 radar e un sensore LiDAR) e una piattaforma software integrata.
Questa strategia di integrazione verticale è stata evidenziata anche dal CEO di Uber Dara Khosrowshahi, che vede in questo approccio un vantaggio competitivo per scalare rapidamente e raggiungere traguardi comuni comunque molto ambiziosi.
Anche perchè, aspetto da non sottovalutare, i robotaxi richiedono chip ad alte prestazioni installati direttamente a bordo, capaci di elaborare enormi quantità di dati in tempo reale: un servizio AI basato sul cloud non è sufficiente a questo scopo.
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Quella dei robotaxi sarà una vera rivoluzione capace di cambiare la nostra vita quotidiana e anche la forma delle nostre città. Uber lo ha capito e si è mossa in anticipo, non si però se questo si rivelerà un vero vantaggio competitivo dato che appunto il cuore tecnologico è nell’auto più che nel servizio