Rinnovabili, la rivista Science non ha dubbi: “Non le ferma più nessuno”

La rivista “Science”, la più seguita e autorevole al mondo nel settore scientifico assieme a Nature, ha riconosciuto le rinnovabili come il “salto tecnologico” più rilevante del 2025. Il termine inglese usato dalla rivista è  “breakthrough”- Che si può intendere come una scoperta significativa, un risultato, un progresso che segna un passaggio importante nello sviluppo di nuove tecnologie.

Science le hanno definite anche “unstoppable“, la formula sintetica dell’inglese per dire che non le ferma più nessuno. Nel suo articolo dedicato al “Breakthrough of the Year 2025”, non celebra una singola scoperta di laboratorio, ma un insieme di progressi che stanno trasformando il sistema energetico mondiale. La rivista descrive come le energie rinnovabili, sostenute da innovazioni tecnologiche e da una rapida riduzione dei costi, abbiano raggiunto una massa critica tale da incidere concretamente sulla lotta al cambiamento climatico. Un passaggio che, secondo Science, segna un punto di non ritorno nella transizione elettrica.

Le rinnovabili hanno raggiunto una massa critica tale da incidere nel concreto sulla lotta al cambiamento climatico

L’analisi parte da dati e casi concreti, mostrando come l’innovazione scientifica si sia tradotta in capacità industriale e diffusione su larga scala. Tra gli esempi più significativi citati da Science c’è lo sviluppo delle rinnovabili in Cina. La rivista sottolinea come il Paese sia diventato il principale motore mondiale dell’espansione di solare ed eolico, non solo per volume di installazioni, ma anche per capacità di produzione industriale. Secondo Science, la Cina ha costruito in pochi anni un ecosistema capace di abbattere drasticamente i costi, rendendo le tecnologie rinnovabili competitive a livello globale.

L’articolo evidenzia come enormi parchi solari ed eolici, spesso collegati a nuove infrastrutture di rete, stiano contribuendo in modo sostanziale alla crescita della capacità elettrica cinese. Un processo che, pur con contraddizioni e sfide ancora aperte, dimostra come la transizione possa procedere a velocità molto elevate quando ricerca, industria e politiche pubbliche convergono.

Science insiste su un punto chiave: il vero “breakthrough” non è solo tecnologico, ma riguarda la capacità di portare l’innovazione su scala. I miglioramenti nell’efficienza dei pannelli solari, nella progettazione delle turbine eoliche e nei sistemi di gestione digitale delle reti diventano decisivi solo quando vengono applicati su milioni di impianti.

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La Cina come laboratorio globale della transizione

Nel caso cinese, spiega la rivista, la produzione su larga scala ha accelerato l’apprendimento tecnologico, creando un circolo virtuoso tra innovazione e riduzione dei costi. Questo modello ha effetti globali, perché rende le rinnovabili più accessibili anche ad altri Paesi impegnati nella transizione elettrica.

Un altro esempio richiamato da Science riguarda i progressi nei sistemi di accumulo, fondamentali per integrare grandi quantità di rinnovabili nelle reti. La rivista cita lo sviluppo e la diffusione di batterie sempre più efficienti, utilizzate sia per applicazioni industriali sia per il supporto alle reti elettriche.

Questi sistemi, spiega Science, stanno contribuendo a superare il problema dell’intermittenza, rendendo possibile una quota crescente di energia rinnovabile senza compromettere la stabilità del sistema. È uno dei passaggi che permette di considerare la decarbonizzazione del settore elettrico non più come un obiettivo teorico, ma come una strategia realistica.

Economia e clima: una convergenza ormai evidente

Nel collegare i progressi tecnologici alla dimensione economica, Science osserva come le rinnovabili siano diventate, in molti contesti, l’opzione più conveniente per nuova capacità elettrica. Questo vale in modo emblematico per la Cina, ma si estende anche ad altre regioni del mondo.

Il risultato, sottolinea la rivista, è una convergenza sempre più forte tra obiettivi climatici e convenienza economica. Ridurre le emissioni non significa più rallentare lo sviluppo, ma ridefinirlo su basi più sostenibili.

Rinnovabili, il 91% dei progetti più economico delle centrali a fonti fossili

Un segnale chiaro dalla comunità scientifica: la sfida non è più dimostrare la fattibilità delle rinnovabili, ma accelerarne l’adozione globale

Con il “Breakthrough of the Year 2025”, Science lancia un messaggio netto: la transizione elettrica è entrata in una fase decisiva. Gli esempi riportati, dalla Cina ai sistemi di accumulo, mostrano che le soluzioni esistono già e stanno funzionando.

La sfida, conclude implicitamente l’articolo, non è più dimostrare la fattibilità delle rinnovabili, ma accelerarne l’adozione globale. Ed è proprio questa accelerazione, sostenuta dalla scienza, che rende le energie pulite uno degli strumenti più potenti nella lotta al cambiamento climatico.

Visualizza commenti (30)
  1. @MT64
    (rispondo qui perché la sezione sotto dei commenti si è bloccata)

    le installazioni con o senza tracker di pannelli bassi tipicamente su ogni trave hanno una singola fila (n larghezza) di pannelli, e i pali metallici sono conficcati nel terreno senza plinti in cemento, vedi tu stesso le fotografie

    se parliamo di pannelli posizionati più in alto, quelli che andranno fatti per via del decreto governativo che vieta i panneli bassi, potrebbero o meno esserci plinti di cemento alla base dei pali, oppure pali mandati più in profondità, e i pannli esedno più alti potrebber essere in parte scorgibili dalle aree circostanti

    ma cosa cambia dove ci fossero i plinti? il 999 per 1000 del terreno resta verde e naturale, non impermeabilizzato; e se in futuro si volesse smantellare l’impianto, insieme ai pali e ai cavi, si estraggono anche i plinti

  2. So che è difficile da credere ma sulla Gazzetta di Mantova c’è un articolo che ha questo titolo: “Studio sugli impianti Bess: rischio sanitario sotto la lente”.

  3. Non la ferma più nessuno! Esagerati c’è Trump, restando nel nostro anche qui>La Provincia di Pavia ha archiviato la richiesta di autorizzazione per un grande impianto agrivoltaico da 121,7 MW tra Dorno e Pieve Albignola, perché la società proponente non aveva fornito tutta la documentazione necessaria.

    Si tratta del terzo progetto nella stessa zona a incontrare ostacoli, dopo opposizioni da parte del Comune e verifiche provinciali.<< Le rinnovabili son come Attila nessuno lo fermava son il flagello! Nemmeno stavolta il papa fermerà tutto, visto che s'è alleato a loro

    1. Purtroppo da noi (Italia) gli organismi preposti allo studio ambientale/tecnologico sono farciti di persone altamente ottuse e/o asservite ad interessi legati al petrolio e derivati, se non addirittura ancora al nucleare, del quale costi, tempi realizzativi e gestione delle scorie sono argomenti tabù.

  4. Scusate ma quando penso a come ragionano persone come MT64 mi deprimo veramente. Mi sembra inverosimile e letteralmente incredibile che il governo metta il bastone tra le ruote a queste tecnologie. (Ma se lo dice il sommo RS non posso non crederci) Mi consolo pensando che nel 33 in Germania erano messi peggio. Scusate ancora.

    1. a comprensione dei contrari, mi sembra che sui media negli ultimi 2-3 anni c’è un bombardamento notevole mediatico e politico di slogan e ripetizioni anti-rinnovabili

      purtroppo se il “tuo” partito è di questa area e ti esponi a queste “ripetizioni”, è possibile che ti polarizzi e “assorbi” in buona fede dei concetti ingannevoli, è il principio della pubblicità/propaganda

      ma andando a guardare i numeri, “quantificando”, non serve nessuna “invasione” di pannelli o pale eoliche, si parla di arrivare al 2050 con il 3-6 per mille del territorio utilizzato per le rinnovabili, e liberandosi della dipendenza energetica e politica da USA/Russia/Algeria

      in Germania
      mi pare di aver capito che avendo come prima fonte l’eolico, che non hanno problemi a vedere tra le distese dei campi agricoli, erano però partiti con l’idea irrealistica di fare ftv quasi solo sui tetti, ma i loro prezzi energia non scendevano abbastanza rapidamente anno su anno; ora vedo stanno iniziando a installare più ftv anche a terra, che è molto economico è aiuta a far scendere prima i prezzi dell’energia, e per vincere le resistenze degli abitanti più tradizionalisti hano previsto buone compensazioni economiche per il comune che ospita le installazioni

      in Spagna
      hanno fatto il contrario, nel 2019 avevano ereditato una normativa ostica per le installazioni sui tetti, mentre hanno dato via libera a installare molto ftv a terra, e in 5 anni (insieme a eolico) con le istallazioni a terra ha fatto crollare i prezzi energia e si sono tolti dall’emergenza; solo adesso stanno iniziando a installare anche sui tetti..se la sono giocata bene

    2. IN parte difenderei MT che non ha tutti i torti riguardo ai parcheggi dei super e iper mercati che consumano corrente tutto il giorno con enormi parcheggi assolati ed asfaltati. Cosa aspettano a ricoprili di pannelli? Fan soldi a palate consumano suolo ed energie e nemmeno 1€ in aiuto per produrre energia. Dovrebbero essere i primi visto che gran parte dei nostri guadagni finiscono nelle loro casse,

  5. Tutto bene.
    Ma devono vietare la possibilità di usare i campi verdi per fare i parchi fotovoltaici.
    Non si possono vedere.
    Con tutti i capannoni ed i parcheggi che ci sono, si usino questi spazi.

    1. Nello Roscini

      Se gli stessi campi li usano per coltivare colza , per il cosiddetto “biodiesel” è meglio ?
      a già quelle cose le fanno nei paesi poveri che “preferiscono” morire di fame
      per vendere l’olio di colza a noi ..

      imho campi destinati al pascolo di ovini (pecore)
      è un peccato non adibirli ad agrivoltaico per i prossimi 25 anni
      lo hanno fatto in Texas ,
      alle noste pecore non piace l’ombra del pannello e a quelle texane si ?

      ogni generazione sceglierà almeno 3 volte nella loro vita se mantenere i pannelli sui pascoli o pagare di più la bolletta
      o sostituire i campi con nuove soluzioni meno impattanti

      intanto usiamo quello che c’è e magari mettiamo l’OBBLIGO come in Francia di coprire i parcheggi commerciali e di grandi aziende
      che quelli resteranno per sempre IMHO
      P.S.
      ogni riferimento ai no-watt sardi e alle loro pecore abbronzate è voluto !

      1. Esatto, che prima utilizzino gli spazi già “degradati” come i parcheggi o i tetti dei capannoni.
        Peraltro penso che bastino ed avanzino a coprire le varie necessità anche future.

        1. i tetti di capannoni, case, parcheggi:

          1) non bastano per le necessità future:
          pannellando circa 1/8 netto ( 1/5 lordo) della superficie di queste coperture (per ragioni tecniche 1/8 è già tanto) si arriva a circa 105-115 GW considerando pannelli moderni con efficenza 25%

          2) la loro installazione, manutenzione ed energia è più cara:
          gli impianti sui tetti costano da 2 a 2,5 volte quelli a terra a pannelli bassi, e hanno un rendimento inferiore, invece di produrre energia a 2-4 cents, lo fanno a 7-10 cents,

          che è un costo ancora ottimo per autoconsumo, evitando tasse e costi di rete, ma non è un costo così rivoluzionario invece per l’immissione in rete di questa energia, dove invece si aggiungono tasse e costi di rete

          3) la loro installazione è lenta come quantità annuali, i tetti sono frammentati, poco accessibili, e/o da ristrutturare prima di poter fare gli impianti

          4) per i pannelli a terra, i terreni “verdi” (contivati o con pastorizia o non utilizzati) sono quelli più economici e disponibili.. a volte si usano anche terreni a destinazione industriale, ancora terreni verdi, ma già è meno frequente

          perchè c’è pressione speculativa per fare nuova edilizia o centri logistici, cementare nuovi terreni industriali o agricoli che non vengono usati o hanno un basso rendimento.. invece mettendoci dei pannelli gli dai un buon valore e restano terreni “verdi”, è una alternativa a perderli

          senza pannelli a terra rinunceremmo a:
          – avere uno sviluppo rapido delle installazioni
          – avere prezzi energia più bassi da subito
          – supportare l’economia delle aziende agricole stesse
          – supportare l’economia della nazione intera

          mi sembra troppo per uno sfizio di gusto estetico, anche si parla di qualche per mille dei terreni, e il territorio è già densamente pieno di segni visibili dell’uomo

          personalmente poi molte delle installazioni le trovo belle da vedere, oppure hanno una siepe alta intorno (dove prevista cresce dopo qualche anno) che non le rende visibili..

          e installazioni recenti sono gradevoli anche viste da vicino, con colori più sobri e naturali perchè fatte con pannelli monocristallini neri (non più blu) e bifacciali (senza il foglio di plastica bianca che è visibile sul retro dei monofacciali)

          le installazioni recenti sono valutate e autorizzate anche sull’aspetto estetico, per es. la forma dei confini..se in un terreno con anche intorno aree irregolari o boschive, anche l’installazione è meglio se non ha un forma semplice a quadrato/terrangolo, ma una forma più irregolare, e dove possibile siepi o alberatura perimetrale

          PS: togliamo il condizionale al “sarebbe”, il governo attuale ha di fatto progressivamente vietato le installazioni a pannelli bassi e reso molto più difficili anche quelle a pannelli alti

          secondo me con i recenti decreti ci siamo giocati tra vantaggi diretti e indiretti per almeno circa 30 miliardi all’anno nel bilancio statale

          e così’ poi il governo in questi giorni fa le manovre di bilancio in cui raschia 3 miliardi da entrate future e aree socialmente sensibili, per pagarci iniziative con incentivi pubblici per sostenere le imprese e le aziende agricole, invece di permettere di abbassare in fretta direttamente il prezzo energia e/o diventare produttori di energia rinnovabile

          1. Ti vedo molto “sul pezzo” sull’argomento, io sono un po’ fanatico dell’estetica della natura, vivo in Piemonte e qui in alcune zone esistono dei fotovoltaici a terra e “non si possono vedere”… ti chiedo, ma è tecnicamente fattibile, anzichè utilizzare terreni agricoli o quasi, piazzare pannelli solari ai bordi di autostrade e ferrovie? abbiamo in Italia migliaia di km di queste infrastrutture, già paesaggisticamente compromesse, non si potrebbero associare pannelli ai lati perimetrali (tipo le attuali barriere fonoassorbenti)? in questo modo la produzione sarebbe più capillare, continua, meno impattante dal punto di vista ecologico e, perchè no, anche paesaggistico. PS: voto anche io sull’obbligatorietà per tetti fotovoltaici nei parcheggi di supermercati e centri commerciali… in questo modo avremo anche un bel incentivo allo sviluppo della mobilità elettrica visto che quando fai la spesa carichi anche la macchina… che oggi lo puoi fare già, ma non è così “comodo” ancora diciamo.

          2. @R.S.
            So che sei sempre molto preparato e lo apprezzo.
            Non sono in grado di discutere nello specifico sui provvedimenti del governo ma, per chiarezza, non sono assolutamente contrario alle rinnovabili.
            Però sono contrario ad una ulteriore deturpazione della natura e quindi vorrei proprio che prima si utilizzassero altre strategie (ed in particolare dove è già stato tutto abbruttito), anche se costa di più.
            Questi sono comunque investimenti a lunghissimo termine.

          3. se scrivi “deturpazione delle natura”, è una tautologia, siamo tutti contro la “deturpazione”

            ma io dico che le installazioni non sono tutte uguali, la maggior parte non sono “deturpazione”, cosi come non è uguale la percezione che ne hanno le varie persone anche in base al posizionamento politico/ideologico

            su questo sta facendo un buon lavoro di linee guida e divulgazione l’associazione per l’agrivoltaico sostenibile AIAS

            se cerchi qualche loro video, spiegano come integrazione estetica degli impianti nel territorio agricolo può essere “bella” oltre che molto funzionale anche alle coltivazioni

            è loro la definizione di “agrivoltore”, coltivatore di cibi e energia, oggi è una nuova figura, ma che diventerà una “figura tradizionale”.. ci vuole del tempo per abituarsi

          4. @vince

            tappezando le barriere antirumore credo non ricavi moltissimi GW, e sono installazioni costose; invece con la “solar-belt”, le aree agricole ma poste appena intorno ad aree industriali o ad autostrade, potremmo risolvere, e con bassi prezzi di installazione e collegamento alla rete, ma il governo attuale ha appena ridotto molto l’autorizzabilità di impianti in queste aree

            quanto alle superfici già cementificate, cioè coperture di parcheggi, capannoni, abitazioni, sicuro vanno sfruttate per installazioni di pannelli.. costano di più ma siccome si usano anche per autoconsumo la cosa sta bene in piedi economicamente.. e hanno un significato anche simbolico, di sfruttare “prima” o “anche” queste aree.. è che inevitabilmente sfuttare queste aree è molto lento, sulle coperture installi se va bene 2-3 GW all’anno, forse 4 GW se ci fosse una programmazione..

            a noi servirebbe installare almeno 12 GW all’anno, se volessimo decarbonizzare tutto in soli 20 anni, installando 200-300 GW complessivi di fotovoltaico ( e un poco di eolico in mare e su terra).. si parla di impegnare il 3-6 x 1000 del territorio, secondo me si può fare senza stravolgere ninete

            se invece ci concentriamo sull’obiettivo è a breve termine, cioè far scendere quasi subito i prezzi energia per far rifiorire l’economia nazionale, l’occupazione, il bilancio statale, e l’indipendenza energetica/politica da estero, abbiamo bisogno di installare i primi prossimi 20 GW di fotovoltaico alla maggiore velocità possibile e possibilmente a basso prezzo..

            cioè almeno sui primi 20 GW dovremo dare priorità assoluta alle installaziini a terra, per uscire dall’emergenza prezzi energia.. fatto questo possimoa anceh dibattere a lungo su dove e come installare gli altri 250 GW 😉

    2. Attenzione alle facili generalizzazione!
      Per prima cosa, “campi verdi” non significa automaticamente “campi coltivabili”.
      L’agrisolare è stato sviluppato appositamente per conciliare diversi tipi di coltivazioni con l’installazione di impianti fotovoltaici sovrastanti, e fior di studi scientifici hanno dimostrato addirittura una migliore qualità di quanto viene coltivato e una importante riduzione della quantità di acqua necessaria per irrigare.
      E i “campi verdi” adibiti a pascooi per il bestiame possono convivere perfettamente con l’installazione di impianti fotovoltaici a terra opportunamente distanziati. Mai vista quella foto di Enel (!!!) in cui si vedono tranquillamente pecore al pascolo tra le file di pannelli, mentre altre pecore si riposano all’ombra dei pannelli inclinati?

      1. A parte la bella foto di Enel, gli impianti che ho visto realizzare qui attorno sono ben diversi.
        Campi verdi tappezzati da pannelli fotovoltaici in mezzo ad altri campi coltivati, con pannelli a 1,5m dal suolo e solo parzialmente orientabili (in alcuni casi fissi ad altezza del terreno).
        Il tutto veramente osceno.
        E sotto non ci passi con niente, sicuramente non ci passano neanche i bovini. Che se poi ci passano rischiano di tirarli giù. Forse vanno bene per allevare le galline….

        1. E ridaje con ‘sti “campi verdi”…
          Non le sorge il dubbio che, per esempio, potrebbero essere aree che le aziende agricole comunque non coltiverebbero (per mille motivi), e che l’affitto per un impianto fotovoltaico rende invece redditizie?

          1. Io scrivo “verdi” nel senso che sono in campagna e liberi da costruzioni, e perché ovviamente non posso sapere qual è lo stato catastale di quel pezzo di terra.
            Detto questo, continuo a non essere d’accordo.
            L’altro giorno ho incrociato un campo fotovoltaico in mezzo a boschi e vigne.
            Le lascio immaginare la grande bellezza….
            E poi chiediamoci perché il contadino del caso fa costruire un campo fotovoltaico al posto di coltivarlo!
            E cosa succederebbe se tale abitudine si diffonderebbe!

          2. @MT64
            è una credenza errata, le installazioni non si possono diffondere oltre un certo limite, un limite basso, perchè dopo le prime installazioni, crollano i prezzi energia e viene meno convenienza economica a fare altre installazioni

            in aggiunta, per rassicurare gli scettici, sono stati introdotti dei limiti di percentuali molto basse di terreni comunali/provinciali che possono errere catalogati come adatti alle installazioni

            in Italia abbiamo un 10-15% del territorio nelle aree montane, e in parte anche collinari e pianeggianti, che catastamente sono “parchi/boschi/aree protette” e non vengono toccate, quasi non puoi neppure raccogliere la legna da terra senza permesso, anche se poi riescono a costruirci edilizia

            poi abbiamo un 50% del territorio che è “area agricola”, e non nessariamente sono campi o campi coltivati, già c’è dentro di tutto, aree più pregiate e aree non pregiate

            poi hai un pacciugo di aree abitative, commerciali, logistiche, industriali, stradali, ma che le superfici non le mette a disposizione facilmente, preferiscono farci sceculazione edilizia cioè cementare, e anzi erodono ogni anno la parte delle aree agricolo e talvolta anche i parchi

            infine ci sono anche aree da bonifica, se ricordo almeno 500 km2 a livello nazionale

            vedi che trovare un 3 per 1000 di aree ( 1000 km2 su 300.000 km2), escludendo i parchi, dove mettere anche 300 GW di fotovoltaico a terra ( e 300 GW a terra e altri 100 GW sui tetti sono una quantità di energia oltre ogni immaginazione; potrebbe bastarne molta meno) non è difficile, e se ci fosse programmazione si potrebbero operare anche scelte virtuose

            per es. assegnare dei bonus e malus di tipo economico alle installazioni a seconda del tipo di aree, per guidare le installazioni sul territorio senza vietarle a prescindere

            invece tagliare fuori a priori il 50% del terrorio, cioè le aree “agricole”, perchè catastalmente hanno quel nome, ma poi magari sono anche aree non di pregio e non utilizzate, a me sembra ideologico, e masochistico per l’economia dato che sono le installazini che forniscono l’energa più economica (rispetto ai terreni da bonifica o altre soluzioni più complicate).. e le autorizzazioni sono vagliate anche per l’aspetto estetico, allo stato attuale in maniera abbastanza maniacale, un cavillo estetico anche discutibile è motivo di bocciatura

            tra l’altro, le installazioni di agrivoltaico fanno rifiorire economicamente le aziende agricole, e di conseguenza anche i loro terreni.. invece di rischiare che vengano trasformati in “edificabili”, o genericamente al sud le campagne vengano abbandonate, per mancanza di redditività e stipendi adeguati per i lavoratori agricoli

            al momento in italia perdiamo tante aeree agricole e verdi per la cementificazione edilizia, ma veniamo indirizzati a distrarci da questa enormità accusando invece i pannelli solari, che il suolo si lo occupano, ma preservandolo

          3. @R.S.
            Tu scrivi “…le installazioni di agrivoltaico fanno rifiorire economicamente le aziende agricole, e di conseguenza anche i loro terreni.. ”
            Ben venga se fosse realmente così, ma in quei cinque casi che ho visto, sotto i pannelli nessuno ci fa niente, ma proprio niente (a parte tagliare l’erba).
            Quindi temo che il verbo rifiorire valga solo per l’aspetto economico ma non per l’aspetto agricolo.
            So che ci sono limiti seri per le installazioni, ma so anche molto bene che in Italia i limiti si cambiano facilmente.

            Sono d’accordo che andrebbe valutato ogni terreno caso per caso, sperando nell’onestà di chi controlla.
            Ma da quello che vedo non mi sembra.

        2. @MT64

          se la spaziatura tra le fila dei pannelli è abbondante, cioè i pannelli non coprono più del 40% dello spazio, cioè lo spazio tra le file dei pannelli è visivamente più largo della larghezza di una fila dei pannelli

          ..potrebbe essere una installazione di agrivoltaico a pannelli bassi, le prime realizzate come da linee guida europee e linee guida per l’agrivoltaico pubblicate nel 2022 del ministero Mite (ora Mase); installazioni poi vietate con il decreto DL agricoltura dal governo attuale, a me sembra su richiesta del gruppo (associatosi in vari campi nel 2021) ENI – Bonifiche Ferraresi – Coldiretti

          se è un agrivoltaico, è obbligatorio il pascolo oppure la coltivazione interfilare, con verifiche stringenti

          ================
          .. se invece le file dei panneli sono più serrate tra loro visisamente, più dense (si arriva anche al 60% della superficie) è una installazione di fotovoltaico semplice (non agrivoltaico), sen obblighi di coltivaione, ma sono isntallazioni che per legge non erano permesse già prima su aree agricole, salvo nelle fasce di contorno di autostrade e industrie, dove:
          – servirebbero da vicino le utenze
          – avrebbero la connessione di potenza alla rete già pronta
          – non sarebbero una stranezza nel “paesaggio” molto tra virgolete

          al momento queste fasce decreto dopo decreto negli ultimi 2 anni sono state “erose” e ristrette a meno di 300 metri e applicabili ora solo in un sottogruppo delle aree industriali, cioè hanno lasciato quasi niente come terreni utilizzabili per il fotovoltaico; sono state escluse anche aree compromesse da precendenti siti di estrazione mineraria o fossile; e nelle poche aree rimaste, i prezzi di affitti o vendita si sono alzati creando distorsioni di mercato e un altro poco di costo aggiuntivo delle’energia prodotta

          ho scritto un altro poco, perché sono stati adottati vari altri provvedimenti apparentemente al fine di rendere più cari e difficili da realizzare questi impianti, che di base avrebbero un prezzo stracciato

          stesso discorso per l’agrivoltaico a pannelli bassi, è stato vietato perchè costava poco e/o rendeva indipendenti economicamente le imprese agricole

          il governo attuale preferisce incece distribuire incentivi con soldi pubblici per impianti e inziative più costose e in quantità moderata.. così mantengono un potere di “scambio”, a spese nostre, e costi energia più alti più a lungo, penso a favore di ENI

          1. non prendono incentivi pubblici (non necessari):
            – fotovoltaico utility cioè installazioni a terra
            – agrivoltaico a pannelli bassi (ora vietati)
            – agrivoltaico a pannelli altezza media
            – eolico

            invece a volte prendono incentivi, anche se già non sarebbero più necessari, ma senza incentivi il ritorno dell’investimento è più lungo, cioè poco allettante rispetto alla burocrazia necessaria:
            – agrivoltaico evoluto
            – fotovoltaico sui tetti
            – fotovoltaico per le imprese
            – parco agrisolare (sui tetti delle aziende agricole)
            – Comunità energetiche
            con o senza un accumulo energia abbinato

        3. Quasi un quarto delle aree coltivabili italiane non sono coltivate, si parla di oltre 3 milioni di ettari. Sicuramente sono meglio i tetti, specie se industriali, ma se quelle terre non sono coltivate perché non mettere pannelli? Qua vicino ho visto vari spazi usati così e non sono cementificati: i pannelli poggiano su una struttura di pali metallici piantati nel terreno senza cemento. Quindi possono essere rimossi lasciando l’area com’era prima, e sicuramente con molto meno impatto di coltivazioni di alberi per uso industriale (soprattutto carta) che dopo ti lasciano un campo che sembra un pezzo del fronte nel Donbass con buchi che potresti parcheggiarci un’automobile

          1. Mi è difficile credere che qualcuno abbia installato dei pannelli (magari orientabili) senza dei plinto di cemento.

            Comunque sarò ben felice quando vedrò recuperare un area verde; ma non sono sicuro che sarò ancora vivo…

    3. Sono anni che ISPRA dice che dovrebbero bloccare la cementificazioni di campi verdi, eppure non viene fatto!!!
      Invece, mettere dei pannelli fotovoltaici su campi verdi(non più usati perché forse non produttivi) dovrebbe essere vietato pur sapendo che smantellando il sito il terreno tornerebbe coltivabile, cosa che non è fattibile dopo la cementificazione.
      Il mio parere è che le aree verdi dovrebbero restare il più possibile integre. Abbinare agrivoltaico è sensato. Ancora più sensato è usare aree industriali dismesse o comunque dove non ci sono più attività e bloccare la cementificazione di aree vergini/agricole.

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