La transizione energetica continua a correre, ma la vera notizia non è solo la crescita delle installazioni. È il prezzo dell’elettricità prodotta. Secondo il nuovo rapporto di Irena, nel 2025 oltre il 90% della nuova capacità rinnovabile entrata in esercizio ha generato energia a un costo inferiore rispetto alla più economica nuova centrale fossile. Un risultato che rafforza il vantaggio competitivo di fotovoltaico ed eolico proprio mentre in Europa, Italia compresa, il costo del gas continua a rappresentare un fattore di incertezza per famiglie e imprese.

Il fotovoltaico cresce, l’eolico resta imbattibile
Nel 2025 sono stati installati nel mondo oltre 690 GW di nuova potenza rinnovabile, circa il 20% in più rispetto all’anno precedente. Il fotovoltaico continua a essere il motore della crescita con oltre 500 GW, mentre l’eolico aggiunge circa 160 GW.
Dal punto di vista economico, però, è proprio l’eolico onshore a conquistare il primo posto: il suo costo livellato dell’energia (Lcoe) scende a 33 dollari/MWh, il valore più basso tra tutte le tecnologie analizzate. Il fotovoltaico utility scale si mantiene invece stabile a 44 dollari/MWh, segnale che dopo anni di riduzioni record i margini di ulteriore discesa si stanno naturalmente assottigliando.
Prezzi giù in Cina, ma l’Ue guarda alla sicurezza industriale
La fotografia del mercato globale conferma il predominio della Cina, che nel 2025 ha installato quasi due terzi del nuovo fotovoltaico mondiale e circa tre quarti del nuovo eolico.
Questa leadership si riflette anche nei costi: l’eolico onshore cinese produce energia a 27 dollari/MWh, mentre l’offshore si ferma a 49 dollari/MWh. Numeri difficili da eguagliare per gli altri mercati.
Per l’Europa, tuttavia, la sfida non è soltanto il prezzo. La strategia industriale comunitaria punta infatti a rafforzare la filiera continentale delle tecnologie pulite, riducendo la dipendenza dalle importazioni asiatiche. Una partita che riguarda anche l’Italia, chiamata ad accelerare sulle rinnovabili senza perdere competitività.

Il gas costa sempre di più
Il confronto con le fonti fossili diventa ancora più netto osservando i dati relativi al gas naturale.
Secondo Irena, costruire nuove centrali a gas è oggi più costoso rispetto a pochi anni fa, anche per effetto dell’aumento del prezzo delle turbine e del costo del capitale.
Nei Paesi dove il gas è tradizionalmente più caro, tra cui Italia, Germania e Giappone, il costo dell’elettricità prodotta da nuovi impianti si avvicina ormai ai 100 dollari/MWh, oltre il doppio rispetto ai grandi impianti fotovoltaici e ben al di sopra dell’eolico.
È uno scenario che rafforza il ruolo delle rinnovabili non solo nella decarbonizzazione, ma anche nella sicurezza energetica e nella stabilità dei prezzi.

Il vero ostacolo oggi non sono più i pannelli
Il rapporto evidenzia un cambio di paradigma. Se in passato il costo delle tecnologie era il principale fattore di competitività, oggi pesa soprattutto il costo del denaro.
Nel caso del fotovoltaico, i costi di installazione sono diminuiti di circa il 6%, ma il prezzo finale dell’energia è rimasto stabile perché l’aumento dei tassi di interesse ha compensato i risparmi ottenuti su moduli e componenti.
Per Irena è quindi il costo del capitale, insieme alla stabilità normativa e alla velocità delle autorizzazioni, a determinare la competitività dei nuovi impianti. Un tema particolarmente attuale anche in Italia, dove la semplificazione delle procedure resta uno degli strumenti più efficaci per favorire nuovi investimenti.
Batterie più economiche, accumulo sempre più conveniente
Arrivano buone notizie anche dal fronte degli accumuli.
Nel 2025 il costo delle batterie utility scale a quattro ore è diminuito di circa il 30%, attestandosi intorno ai 140 dollari/kWh, mentre in Cina è già sceso sotto i 70 dollari/kWh.
Questo rende sempre più competitivo il modello degli impianti fotovoltaici con batterie, tanto che circa un quarto dei nuovi impianti utility scale installati lo scorso anno integra già sistemi di accumulo. Nei siti più favorevoli il costo complessivo dell’energia è ormai inferiore a 85 dollari/MWh, con ulteriori riduzioni attese nei prossimi anni.
Mezzo trilione risparmiato, ma restano le incognite
Irena calcola che nel 2025 le fonti rinnovabili abbiano evitato nel mondo circa 480 miliardi di dollari di spesa per combustibili fossili e impedito l’emissione di 8,4 miliardi di tonnellate di CO₂.
Il quadro resta però in evoluzione. Gli investimenti nella produzione di tecnologie pulite sono rallentati rispetto ai picchi del 2023 e le tensioni commerciali internazionali, insieme all’aumento del costo di alcune materie prime, potrebbero frenare la discesa dei costi nei prossimi anni.
Il messaggio del rapporto resta comunque chiaro: la sfida delle rinnovabili non è più dimostrare di essere convenienti. Lo sono già. Per molti Paesi, Italia compresa, la partita si gioca ora sulla capacità di installarle più rapidamente e di creare le condizioni finanziarie e regolatorie per accelerarne la diffusione.
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