Il Governo sblocca 530 MWW di impianti nelle regioni del Centro Sud. Il Not In My Back Yard, “non nel mio giardino”, questa volta si è piegato alle esigenze ambientali, nonostante la protesta di comitati ed amministratori locali (non in tutte le regioni). Su 14 progetti di impianti rinnovabili ha prevalso la valutazione del ministero dell’Ambiente su quelle delle Soprintendenze del ministero della Cultura. Gli impianti autorizzati sono in Puglia, Basilicata, Lazio e Sardegna, Erano fermi per mesi a causa dei pareri discordanti tra i due ministeri. Intanto prosegue alla Consulta la contrapposizione tra Stato e Regione Sardegna.
Via libera a siti eolici, fotovoltaici ed agrivoltaici
Il via libera del Governo riguarda soprattutto il Sud, con tutte le regioni meridionali coinvolte. In Puglia sono stati autorizzati sette impianti:
- il fotovoltaico “Apricena 02” da 25,67 MW con sistema di accumulo da 50 MW tra Apricena e San Paolo di Civitate;
- l’agrivoltaico “Deliceto Hv” da 63,78 MWp tra Bovino, Castelluccio dei Sauri e Deliceto;
- il parco eolico “Borgo Fonte Rosa 2” da 47 MW a Manfredonia;,,,,,,
- un secondo parco eolico da 60 MW tra Cerignola e Ascoli Satriano;
- un agrivoltaico da 28,1 MW a Manfredonia;
- l’agro-fotovoltaico “Cer01” da 44,7 MW a Cerignola;
- e l’agrivoltaico “Asc05” da 55,4 MW tra Ascoli Satriano, Cerignola e Melfi. Una lista lunga.
ANIE Rinnovabili/ Le regole incerte bloccano gli investimenti
Insomma la Puglia fa la parte del leone con metà degli impianti sbloccati. Un impianto fotovoltaico è fra Puglia e Basilicata, nel comune di Spinazzola (Barletta Andria Trani), da collegare alla stazione elettrica di smistamento nel comune di Genzano di Lucania (Potenza).

Tre impianti sono nel Lazio:
- impianto agrivoltaico da 25,3 MW nel perimento di Roma Capitale;
- altro agrivoltaico “Ardea 26” da 14,032 MW nel Comune di Ardea (Roma), in località “La Fossa”;
- impianto eolico “Parco Eolico Energia Viterbo”, da 13 aerogeneratori e potenza complessiva di 78 MW, nei comuni di Montefiascone (Viterbo) e Viterbo.
Tre impianti in Sardegna, contro il parere della Regione
Gli ultimi 3 impianti riguardano la Sardegna:
- impianto eolico “Boreas” da 60 MW, nei comuni di Jerzu (Nuoro) e Ulassai (Nuoro);
- impianto fotovoltaico “Cacip_25” nel comune di Uta (Cagliari), in località Macchiareddu;
- agrivoltaico solare “Serramanna 2” da 27,1362 MW, nel comune di Serramanna (Sud Sardegna).
La presidentessa Alessandra Todde si era rivolta al Consiglio dei ministri per chiedere alla presidentessa Giorgia Meloni di bloccare 30 impianti.
Una sospensione accettata, ma dal Governo stanno già passando al via libera per alcuni dei progetti. Il concetto è chiaro: l’esigenza ambientale domina su quella culturale, beninteso non completamente, come pure il tema energetico su quello urbanistico.
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E a proposito dell’Isola continua lo scontro istituzionale tra Governo e Regione sulla legge regionale (n. 31/2025). L’esecutivo contesta il dato dell’installazione dei grandi impianti vietati sul 99% del territorio sardo. Si discute in queste ore il ricorso per illegittimità costituzionale sollevato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
I giudici dovranno valutare la fondatezza delle questioni di violazione dell’ordine costituzionale sollevate dallo Stato in materia di competenze, principi di ragionevolezza e iniziativa economica, dal momento che ben 150 gigawatt di rinnovabili sono bloccati da iter autorizzativi, veti regionali e lungaggini burocratiche. Il ritardo nella transizione energetica è stato denunciato recentemente anche da Legambiente Sardegna che ha calcolato un ritardo di 20 anni.
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Davvero imbarazzante la posizione della regione Sardegna che evidentemente pensa solo al bacino elettorale e non alla salute e al costo dell’ energia per i propri cittadini.
ho cercato la relazione tecnica di uno degli impianti eolici su terra al sud italia citati e con turbine recenti da 6 MW l’una prevedono una produzione di energia netta per 3100 ore equivalenti, sulle 8760 ore annue
significa un capacity-factor netto del 35%, notevole per un impianto su terra, merito del sito ventoso e delle turbine di nuova concezione.. alla faccia di chi ancora pensa che l’Italia non avrebbe abbastanza vento
al momento il capacity factor medio del parco eolico italiano netto non solo all’uscita degli impianti, ma contando anche la disponibilità della rete in uscita dagli impianti, cioè l’energia effettivamente immessa in rete, se ricordo è circa 22%, varia un poco in base all’annata
è una media compresi impianti di concezione molto “antica” con turbine piccole e basse con capacity factor 13% e/o privi di manutenzione per impianti con contratti scaduti e in attesa di ottenere permessi per l’up-grade o/e collegati a una rete elettrica priva di accumuli che a volte non può accettare i picchi della loro energia (mi spiegava un tecnico di rete che capita in Sardegna che parte dell’eolico vada fermato nei momenti di forte produttività perché la loro rete attuale senza accumuli non lo supporta)
up-gradando gli impianti datati e aggiungendone di nuovi, il C.F. medio italiano netto degli impianti su terra leggo potrebbe salire a valori medi tra 25% (cautelativo) e 27% (più ottimistico)
Ho letto da qualche parte , che in Puglia stanno facendo i primi revamping eolici..
si parla di aumento del 150% di produzione a parità di igombro
25 anni passano presto ,
io non capisco l’arroganza decisionale dei “vecchi”, anche solo mentalmente, che stanno pregiudicando il futuro dei giovani ;
quei pochi che restano in patria e hanno poca voglia di procreare
per un futuro sempre più incerto .
Dovrebbero far votare a 16 anni e ci dovrebbero essere i referendum propositivi come in svizzera
anche in Campania, anche se limitati dalle poche autorizzazioni rilasciate, stanno facendo rewamping dei più vecchi e sgangherati impianti eolici, che erano anche abbastanza brutti da vedere, pale piccole ma un po tozze e con l’effetto visivo “selva” , cioè tante turbine piccole e ammassate in disordine vicine tra loro;
esempio di rewamping:
– – prima: 20 turbine ammassate da 0,7 MW,
cioè 14 MW totali, con bassa resa 17%,
– – dopo: 5 turbine molto alte da 5-6 MW ognuna ma ben distanziate,
cioè 25-30 MW totali, e con alta resa 25%
l’energia generata dallo stesso sito dopo up-grade può aumentare di un fattore tra 2 e 4, per cui i rewamping dovrebbero avere priorità assoluta nelle autorizzazioni
e visivamente anche se le turbine sono più alte e grandi, risultano ben distanziate, meno impattanti alla vista perchè pare l’occhio valuti più le proporzioni del paesaggio all’orizzonte che le misure assolute
..quando in Campania inaugurano un rewamping, ho letto articoli di festaggiamento, discorsi di orgoglio per i nuovi impianti, e vanto per aver riportato a prato perfetto i punti dove c’erano i basamenti in sovrannumero delle vecchie turbine dismesse (come previsto per legge; più esattamente, i basamenti, che sono interrati, vengono coperti da 1 metro di terra e nuova vegetazione);
e anche l’immancabile DeLuca che fa un’intervista magari in video un po’ scherzosa e un po’ gradassa sul fatto che la Campania rispetterà gli obiettivi di installazione PNIEC
è un’altra regione che mi sembra abbastanza favorevole
Visti i crescenti problemi che abbiamo nel settore idro-elettrico, bisogna darsi veramente una bella accelerata nella costruzione di parchi eolici ed accumuli, e questo articolo di Reuters ci dimostra perché “ce lo chiede l’Europa”….
https://www.reuters.com/commentary/reuters-open-interest/why-italys-weak-hydro-output-may-drag-europes-gas-rebuild-efforts-2026-06-08/
Ovviamente al primo posto assoluto io mettere l’interconnessione delle reti europee per far si che la grande estensione (nord-sud / est-ovest) del continente copra con tante modalità diverse le esigenze delle reti interne, compreso il nucleare… ma lasciato costruire dove esistono siti veramente idonei, depositi di smaltimento scorie efficaci e capienti e soprattutto politici in grado di emanare leggi e decreti attuativi pensando al “bene comune” e non solo ai loro interessi lobbistici.