Dopo quattro anni di crescita ininterrotta, il settore delle energie rinnovabili in Italia chiude il 2025 con un bilancio negativo. Le nuove installazioni si fermano a 6,2 GW complessivi, segnando una flessione dell’8,2% rispetto al 2024. Un dato che preoccupa, e non poco, le imprese della filiera: la colpa, secondo gli operatori del settore, va cercata in gran parte nelle scelte — e nelle non-scelte — del governo.
Vaielettrico lo aveva già denunciato. Le politiche governative, in particolare, gli ultimi provvedimenti dell’esecutivo di centrodestra non hanno aiutato lo sviluppo delle rinnovabili. A pesare di più è il rallentamento del fotovoltaico, che con 5.621 MW installati registra un calo dell’8% rispetto all’anno precedente. È proprio il fotovoltaico l’unica tecnologia che negli ultimi anni aveva saputo imprimere un’accelerazione concreta alla transizione energetica. Dopo l’allarme lanciato dalle associazioni ambientaliste e dalle imprese dei singoli settori, dal solare all’eolico, ora è arrivata la denuncia da parte di Anie Rinnovabili, associazione che fa parte di Confindustria a che rappresenta oltre mille aziende della filiera con oltre 480mila addetti.
Il labirinto normativo che blocca gli investimenti
Le aziende del settore non usano mezzi termini nell’individuare le cause del rallentamento. La principale riguarda il caos normativo prodotto negli anni da una politica energetica ondivaga e priva di visione di lungo periodo. La lista delle norme che si sono rincorse, sovrapposte e spesso contraddette è lunga e pesante, come elencato dal documento reso pubblico da Anie. “Dal Superbonus al Bonus casa, dal Testo Unico delle FER alle aree idonee, dalla tassazione sui proventi dei diritti di superficie all’IRAP, dal Piano Transizione 5.0 all’iper-ammortamento, dal RIGEDI al CCI e alla Saturazione virtuale della rete, passando per FER 1, FER X transitorio, energy release, FER X definitivo, FER 2, FER Z, spalma incentivi, extraprofitti e via dicendo”. Ogni nuovo provvedimento ha introdotto incertezza, ritardato le decisioni di investimento, allungato i tempi di realizzazione degli impianti.
Rinnovabili, il 91% dei progetti più economico delle centrali a fonti fossili
«Oggi più che mai le fonti rinnovabili rappresentano la soluzione più sostenibile ed efficace per fronteggiare il perdurare degli elevati prezzi dell’energia elettrica», dichiara Andrea Cristini, Presidente di ANIE Rinnovabili. «Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente si è intensificato il problema dell’impennata dei prezzi del gas, che si riflette su quelli dell’energia elettrica. È fondamentale garantire una stabilità normativa che consenta di sbloccare gli investimenti per la produzione di energia rinnovabile e per l’elettrificazione dei consumi negli edifici, negli stabilimenti e nei trasporti».
Il messaggio è chiaro: senza regole stabili e prevedibili, gli operatori non riescono a programmare, le banche non finanziano, i cantieri non partono. E l’Italia resta ostaggio di gas e petrolio, con un PUN medio nel 2025 salito a 116 €/MWh, il 6,7% in più rispetto ai 108,7 €/MWh del 2024, nonostante il prezzo del gas sulla borsa fosse addirittura inferiore. Le fonti fossili, ricorda Anie, determinano il prezzo marginale dell’energia circa il 70% delle ore dell’anno.
Il gap con gli obiettivi del PNIEC
Al termine del 2025, il totale degli impianti rinnovabili in esercizio in Italia ammonta a 83,5 GW, distribuiti su oltre 2,1 milioni di impianti. Ma il PNIEC (Piano nazionale per l’energia e il clima) fissa per il 2030 un obiettivo di 131 GW complessivi. Questo significa che nel quinquennio 2026-2030 l’Italia dovrà incrementare la propria capacità del 57%. Un salto che, con gli attuali ritmi e l’attuale incertezza normativa, appare quanto mai difficile da compiere.
Rinnovabili, crollano i prezzi della batterie, salgono per solare ed eolico
Il fotovoltaico dovrà quasi raddoppiare, passando dagli attuali 43,6 GW agli 80 GW previsti. L’eolico dovrà più che raddoppiare, dai 13,6 GW attuali ai 28 GW richiesti. Per l’eolico offshore la situazione è ancora più critica: la strada è tutta in salita, anche perché si sta ipotizzando una revisione del decreto FER 2, il cui testo risulta già anacronistico rispetto alle previsioni del FER X e del FER Z. Solo l’idroelettrico ha già superato il proprio obiettivo al 2030, attestandosi su circa 21 GW contro i 19,2 GW previsti dal Piano.
Il 2025 mette in luce anche un’altra fragilità strutturale del sistema energetico italiano. Ovvero, la dipendenza eccessiva da una singola fonte rinnovabile. Le rinnovabili hanno coperto il 41,1% della domanda elettrica finale, con una produzione di circa 128 TWh su 311,3 TWh totali richiesti. Ma la quota è scesa rispetto al 42% del 2024, e la causa principale è il crollo della produzione idroelettrica, calata del 21,2% per condizioni meteorologiche avverse, un calo che la crescita del fotovoltaico (+25,1% grazie alla nuova capacità installata) non ha saputo compensare. L’eolico ha perso il 3,3%, le bioenergie sono rimaste sostanzialmente stabili, il geotermoelettrico ha registrato un lieve -0,3%.


La nostra sfortuna è stata di avere dei partiti di sinistra ideologicamente schierati che indirono un Referendum nel 1987 con il quale vincendo ci fecero soengere la tre centrali nucleari esistenti e funzionanti,
Di referendum ne abbiamo fatti due. E vorrei ricordarle che il secondo, nel 2011, si tenne con una salda maggioranza di centrodestra scaturita dal voto del 2008. Costa tanto ammettere che gli italiani, a destra e a sinistra, non vogliono il nucleare?
Provi a quantificare il concetto e vedrà che la chiusura di quelle centrali è ininfluente:
— nel solo 2025 con le rinnovabili abbiamo installiamo in Italia 6,4 GW di potenza nominale, corrispondono a circa 1,2 GW potenza media effettiva, è già più dell’energia effettiva che fornivano le 4 centrali Italiane che furono chiuse, che erano state costruite in un tempo molto più lungo di 1 anno, e la cui gestione delle scorie (che aumentano con ogni anno di utillizzo) ha dei costi alti tutt’ora non ben definiti
— se poi oggi avessimo eletto un governo meno contrario alle rinnovabili, forse staremmo installando 15-18 GW di rinnovabili all’anno (in Germania ne installano 23 GW all’anno), cioè ogni anno aggiungeremmo energia pari a 2-3 vlte l’intero parco centrali chiuse in passato
per questo, personalmente smetterei di recriminare su un passato “piccolo” e di dubbio bilancio econonomico, e cercherei di guardare all’oggi e al domani “in grande” chiedendo ai nostri politici di autorizzare molti ed economici parchi di rinnovabili “utility scale” in fretta
Con il possibile aumento degli idrocarburi sopra i 130€/barile per Brent / WTI in arrivo (Iran punta a superare i 200$ come “arma” difensiva) i futuri costi energetici previsti mi fanno pensare che è abbastanza inutile attendere bonus energetici e sconti o detrazioni fiscali per realizzare impianti F.E.R. oramai di pura sopravvivenza…. Vanno realizzati e basta, pena fallimenti per le imprese e/o spese energetiche elevatissime.
Se i “governi” ( quello europeo, italiano, regionale e comunale ) si svegliano e fanno , ognuno nel proprio pezzo di competenza, gli urgentissimi provvedimenti per sbloccare gli investimenti in campo creazione ed accumulo energie autoctone (F.E.R. + B.E.S.S. e C.E.R. per pubblico/privati) allora forse potremo guardare al futuro con qualche speranza…