Rinnovabili: in Germania anche il ministero dell’Economia e i colossi industriali sostengono l’iniziativa Sila Atlantik. Obiettivo: 15 gigawatt di potenza eolica e solare prodotta in Africa destinata ad alimentare le imprese tedesche. L’Italia dovrebbe imparare e non importare dall’Africa soltanto il gas.
Il vento dell’Atlantico e il sole del deserto per l’industria europea. Non è uno slogan, ma l’idea alla base di Sila Atlantik, il maxi-progetto che punta a trasportare elettricità rinnovabile dal Marocco alla Germania attraverso uno dei collegamenti sottomarini più lunghi mai realizzati. A rilanciare il tema è il quotidiano economico Handelsblatt, che descrive l’iniziativa come un tassello potenzialmente strategico nella ridefinizione della geografia energetica europea.
Il progetto coprirà il 5% del fabbisogno tedesco
Il piano prevede la costruzione in Marocco di grandi impianti eolici e solari per circa 15 gigawatt di capacità installata, con un’esportazione annua stimata fino a 26 terawattora. In termini pratici, significherebbe coprire all’incirca il 5% del fabbisogno elettrico della Germania, il cuore manifatturiero dell’Unione europea e uno dei Paesi più esposti alle difficoltà della transizione dopo l’uscita dal nucleare e la crisi del gas russo.
Il progetto si inserisce in una tendenza sempre più evidente: l’Europa, a corto di spazi, risorse naturali uniformi e consenso territoriale per nuove installazioni, guarda con crescente interesse alle regioni con maggiore disponibilità di sole e vento. In altre parole, la transizione energetica europea sta iniziando a somigliare, almeno in parte, a una nuova forma di interdipendenza energetica.
Rinnovabili, missione compiuta dal governo: eolico e solare in calo
Tra i clienti anche le ferrovie Deutsche Bahn
Secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, il ministero federale dell’Economia sostiene il dialogo con Rabat, mentre diversi operatori energetici hanno manifestato interesse. Tra i potenziali clienti dell’elettricità verde figura anche Deutsche Bahn, uno dei maggiori consumatori di energia del Paese, che vede nell’import diretto da rinnovabili un’opzione concreta per centrare gli obiettivi climatici.
La compagnia ferroviaria copre già oggi circa il 70% dei propri consumi con fonti rinnovabili e punta al 100% entro il 2038. Un’infrastruttura di questo tipo potrebbe offrire forniture stabili e di lungo periodo, un fattore sempre più cruciale per le grandi aziende alle prese con prezzi dell’energia volatili e con la necessità di decarbonizzare senza perdere competitività.
L’infrastruttura con numeri da record (e non senza rischi)
Il cuore tecnologico dell’iniziativa è rappresentato da due linee in corrente continua ad alta tensione (HVDC) lunghe circa 4.800 chilometri, con una capacità di trasmissione simultanea fino a 3,6 gigawatt. Questa tecnologia consente di ridurre le perdite su distanze molto elevate ed è già utilizzata per collegamenti strategici tra aree di produzione e di consumo.
Il progetto è stato inserito nel piano decennale di sviluppo delle reti europee coordinato da ENTSO-E, un riconoscimento che ne certifica la rilevanza sistemica. Anche il gestore di rete Amprion ha giudicato in linea di principio fattibile l’integrazione del collegamento nella propria infrastruttura nella Renania Settentrionale-Vestfalia.
Ma le incognite non mancano. A oggi la capacità industriale globale di produrre cavi sottomarini di questa lunghezza è limitata. I promotori valutano la creazione di nuove linee produttive dedicate, ipotizzando persino uno stabilimento in Germania: segnale che la transizione energetica non è solo una questione di impianti rinnovabili, ma anche di filiere industriali e materie prime.
Obiettivo: indipendenza energetica della Ue
Sila Atlantik nasce da un presupposto chiaro: le condizioni naturali del Nord Africa consentono di produrre elettricità rinnovabile a costi più bassi rispetto all’Europa centrale. Il progetto si propone quindi come un’infrastruttura di connessione tra aree ricche di risorse e mercati ad alta domanda, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e ampliare la disponibilità di energia a basse emissioni.
UN progetto da cui dovrebbe imparare anche l’Italia. Invece di importare solo gas naturale, attraverso i gasdotti dall’Algeria e dalla Libia, potrebbero anche pensare di “copiare” i tedeschi. Tenendo conto che il gruppo Terna, la società che gestisce la rete elettrica ad alta tensione, deve realizzare proprio il cavodotto dalla Tunisia che poi servirà per portare l’energia delle rinnovabili dall’Africa alla Germania.
Tuttavia, questa strategia apre anche interrogativi politici ed economici. Se l’Europa sostituisce la dipendenza dal gas con quella da elettricità importata, cambia davvero il paradigma o ne ridefinisce soltanto i confini? E quanto sarà sostenibile affidare una quota crescente del mix energetico a infrastrutture lunghe migliaia di chilometri, costose e complesse da proteggere?



In questa notizia vedo solo il fallimento della Germania e dell’Unione europea. L’italia sta già investendo per collegare elettricamente la penisola all’africa con investimenti molto minori vista la ridotta distanza… eppure la Germania non si fida e fa tutto da sola di testa sua… ah e pensate che quel cavo trasporterà solo energia pulita? Il marocco importa e produce energia prodotta a gas dagli stessi paesi da cui l’Italia importa gas… tralasciamo l’impatto che questi lavori avranno sul fondo marino che tanti trascurano come se non facesse parte del mondo naturale…
leggo “il progetto è stato inserito nel piano decennale di sviluppo delle reti europee coordinato da ENTSO-E”… e per ora è solo una proposta di una start-up da valutare
il progetto originario arrivava in Inghilterra, con cavo da 3800 km invece di 4800 km, ma UK si è sfilata l’anno scorso; lato Marocco si collegherebbe a un mega parco BESS+FTV+EOLICO
Germania intesa come Stato, a me pare sta facendo bene in casa sua.. pur con contrasti interni con la filiera fossile, installa 23 GW di rinnovabili all’anno, è un bel ritmo, come se Italia installasse 16 GW all’anno
in Germania stanno rispettando i tempi del loro programma che è di arrivare a circa 700 GW di rinnovabili installate entro il 2045-2050
i paesi europei, presi in gruppo facendo una media, non sono veloci come Germania, Inghilterra e Spagna, ma pure hanno un discreto ritmo.. in 4-5 anni Europa è passata da 40% a 50% di rinnovabili
Mi dispiace, ma il suo ragionamento sul collegamento tra nord Africa e sud d’Italia non è utile alla Germania perché poi l’energia deve comunque essere trasportata fino alla Germania e per fare questo servono linee aggiuntive tra sud e nord d’Italia.
progetto non sostenibile considerando le perdite che si hanno nel trasporto dell’energia
Ma secondo lei, chi progetta queste infrastrutture non calcola l’impatto delle perdite di energia dei cavi?
dipende dal voltaggio usato.. se ricordo i primo cavi HV-DC erano a 150-300 kvolt e non sarebero andati bene per linee lunghe migliaiai di km, ma ora sono comuni cavi HV-DC a 500-800 Kvolt e se ricordo in Cina mi pare anche 1200-1500 kvolt
dispersioni in cavi DC, a parità di altri parametri, sono proporzionali all’inverso del quadrato del voltaggio:
300 kvolt –> 1/(3×3)= 0,11 = dispersioni 11% su una certa lunghezza
800 kvolt –> 1(8×8)= 0,015= dispersioni 1,5% sulla stessa lunghezza
cioè passare da 300 kvolt a 800 kvolt riduce di un fattore 7 le perdite e permette linee molto lunghe oppure a parità di distanza cavi più sottili
Bisognerebbe investire sulla produzione elettrica rinnovabile nel sud Italia e migliorare la rete italiana per permettere di trasportare energia surplus verso chi ne consuma di più. Non ha senso investire milioni di euro in progetti fuori dal territorio nazionale. Potremmo esser molto più indipendenti se solo i governi penserebbero al bene del popolo e non alle tangenti
purtroppo la politica energetica in Italia è dettata da ENI, una “superpotenza economica” se ricordo da 300 miliiadi l’anno di fatturato, che è consigliere forte specialmente del governo attuale
immagino ENI se necessario non disdegnerebbe di impegnarsi anche nelle rinnovabili, i capitali e qualche sezione nel ramo c’è l’ha, però con le rinnovabili ci si fattura meno, i prezzi energia e i margini scendono
per me sono i “mandanti”, tramite interposta azione politica-mediatica di Coldiretti e Bonifiche Ferraresi ( che dal 2021 ha importanti business condivisi con ENI), del Decreto agricoltura del 2024, Decreto Aree Idonee, e dei successivi decreti governativi, con cui in Italia sono state sabotate e quasi vietate le installazioni delle rinnovabili
in modo specifico sono state sabotate quelle del tipo molto economico, che in 18-24 mesi con il boom di installazioni che stava montando, avrebbero piallato i prezzi energia in Italia come già avvenuto in Spagna:
– fotovoltaico grandi installazioni a terra ( 3-4 cents al KWh in Italia)
– agrivoltaico interfilare con pannelli bassi a terra ( 4-5 cents)
– eolico a terra turbine di grandi dimensioni ( 3-6 cents)
invece vengono “tollerate” installazioni di impianto fotovolatici sui tetti di media e piccola taglia, oppure agrivoltaico “evoluto”, perché meno economici e meno produttivi come quantità di energia, non stravolgeranno i prezzi energia velocemente, la filiera metano e petrolio può stare tranquilla ancora un bel po’; poi caso mai se le aziende si lamentino dei prezzi energia, il governo fa un decreto “pezza” per spostare soldi dalla fiscalità generale a sovvenzionare le bollette
è un peccato.. con questi decreti secondo me ci stiamo smenando decine di miliardi all’anno.. altro che le manovrine economiche su questo e quello
Io vivo in Germania, ci sono le voci che questo e la corruzione pura. Sapete chi governa la Germania,ora? Blackjack. Questo e una maxi tangente
leggo che è un progetto della stessa società che aveva proposto X-links, progetto simile ma proponeva di collegare il Marocco con l’Inghilterra, con un cavo posato in mare lungo le coste atlantiche da 4000 km; Inghilterra si è tirata indietro e ora propongono di allungare il cavo a 4800 km per arrivare in Germania
in Marocco il complesso solare ed eolico avrebbe un accumulo a batteria per rendere costante l’erogazione sul cavo a circa 3 GW di potenza per 24 ore (oppure circa 3,6 GW per 20 ore su 24), mentre eventuali esuberi di energia sarebbero venduti localmente in Africa
3 GW trasferiti x 8765 ore annue = 26,3 GW-h annui
l’accoglimento tiepido del progetto potrebbe essere perchè tra costo del parco in Marocco, costo del cavo (circa 12 miliardi) e un po’ di perdite di trasferimento, è previsto che l’energia costerebbe circa 100 €/MWh
e intanto che gli anni passano, il costo di produrre con rinnovabili e stabilizzare con accumuli tale energia direttamente in europa è sceso e continua a scendere.. questo potrebbe spiazzare la fattibilità del progetto
L’Italia si è già attivata su questo fronte con il progetto ELMED, previsto entrare in esercizio nel 2028. Meno ambizioso di quello tedesco di cui però la fattibilità non è certa stando a questo articolo.
Si, Luca, la fai facile tu!
Poi chi li sente tutti quegli emiri nostri amici carissimi che, tra un ammazzamento e l’altro, ci vendono il salubre petrolio. Quel prezioso liquido nero che poi noi distilliamo e spacciam… e vendiamo alle pompe dove i polli si svenano per riempire le loro scassatissime auto, si svenano per pagarci lo stipendio e (poveretti, inconsapevolmente) per avvelenare i loro figli (così resta più aria per noi e per i nostri, come diceva Jeffrey)?
Dai, non si può fare! Mors tua vita mea! Poi casca il sistema.
La conclusione dell’articolo è illuminante: a che serve investire cifre monstre su strutture che dipendono da altri stati .. e sono quasi indifendibili da attacchi?
La Germania a differenza dell’Italia non ha la possibilità di sfruttare il potenziale solare che abbiamo per gran parte dell’anno e su un territorio molto sviluppato lungo i meridiani quindi soggetto a diverse influenze dell’atmosfera (possiamo avere parte del territorio sotto una perturbazione ma l’altra ben esposta al sole), idem per quanto riguarda i quasi 8000km di costa che, pur non tutti sfruttabili, hanno molti bacini ventosi da utilizzare (a differenza del mar del Nord che ultimamente sta vedendo diminuire la forza delle correnti aeree a danno della produttività di molti campi eolici).
Differenziare è sicuramente una polizza assicurativa, ma prima di tutto va sviluppata la capacità autoctona, poi si potranno aggiungere anche quelle importate (ma comunque servono reti intelligenti ramificate e ampie dotazioni di accumuli).
Anche in questo campo dovrebbe essere l’Unione Europea a dotarsi di una rete interconnessa cui collegare tutte le possibili fonti attuali e future.