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Rinnovabili, ENGIE EPS scommette sull’accumulo a idrogeno

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ENGIE EPS ha realizzato un sistema di accumulo d’energia a idrogeno utilizzando  la sua tecnologia proprietaria ad Agkistro in Grecia. Il sito di Agkistro, presentato l’altroieri, è stato sviluppato nell’ambito del progetto finanziato dall’Ue H2020 Remote area Energy supply with Multiple Options for integrated hydrogen-based Technologies” (REMOTE).

Scorta d’energia per le aree remote

Questo progetto vuole dimostrare i vantaggi delle tecnologie a idrogeno per l’accumulo di energie rinnovabili in zone non raggiungibili dalla rete elettrica. Ha ottenuto il premio come miglior progetto durante la European Sustainable Energy Week 2020 nella categoria innovazione.

«ENGIE EPS è stata il precursore della tecnologia a idrogeno dal 2005 e in prima linea nella realizzazione di sistemi di accumulo elettrochimici e di microreti dal 2012» commenta Carlalberto Guglielminotti, Ad e Direttore generale di ENGIE EPS.

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Carlalberto Guglielminotti

«Con l’impianto di Agkistro _ ha aggiunto _ la nostra tecnologia proprietaria a idrogeno dimostra oggi in 4 continenti di essere l’unica opzione possibile per rendere le microreti rinnovabili al 100%». 

La tecnologia di ENGIE EPS permetterà all’operatore greco delle rinnovabili HORIZON S.A. di rendere un sistema di trasformazione agroalimentare totalmente indipendente sotto il profilo energetico. Questo attraverso la conversione in idrogeno di parte dell’energia generata dalla vicina centrale idroelettrica di HORIZON, per poi immagazzinarlo e riconvertirlo in energia quando necessario.

Power to gas e gas to power

Engie.
Una wall-box di Engie.

Il sistema di ENGIE EPS ad Agkistro consiste in un impianto a idrogeno “Power-to-Power costituito da un elettrolizzatore, che converte l’elettricità in idrogeno (Power-to-Gas) e la stocca, e un sistema di celle a combustibile – fuel cell, che riconverte l’idrogeno in elettricità (Gas-to-Power).  Entrambi si basano sulla piattaforma tecnologica proprietaria di ENGIE EPS protetta da più di 130 brevetti.

 

Dall’idrogeno 500 kWh pronti all’uso

Il sistema beneficerà della continua disponibilità di energia idroelettrica che permette di minimizzare il dimensionamento Power-to-Gas. Al contempo copre i picchi di richiesta energetica e garantisce energia di back-up grazie all’idrogeno stoccato per equivalenti 500 kWh netti di energia.  Messa in Servizio e Site Acceptance Test sono stati completati con successo.

LEGGI ANCHE: Alcune considerazioni sulla mobilità a idrogeno

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  1. No, non è quello il vantaggio dell’idrogeno in quanto la corrente di autoscarica delle batterie moderne è ormai veramente minima, anche se possiamo essere d’accordo sul fatto che le batterie non sono indicate per immagazzinamento stagionale, perché scalabili a caro prezzo. Teoricamente il vantaggio dell’idrogeno è invece la scalabilità, ovvero la possibilità di immagazzinare grosse quantità di energia, non fosse che purtroppo richiede serbatoi molto costosi e/o voluminosi (dipende anche dalla pressione). L’idrogeno può avere senso se lo si vuole utilizzare per processi industriali come ad esempio le acciaierie dove almeno si utilizza tutta l’energia termica immagazzinata. Al contrario le celle a combustibile introducono ulteriore inefficienza (per questo Musk le chiama poco simpaticamente Fool Cells) e lo rendono poco adatto all’accumulo di energia elettrica per cui è in concorrenza con altri metodi di immagazzinamento più semplici e probabilmente più economici (dico probabilmente perché il campo è in continua evoluzione in questi anni, quindi la partita è ancora aperta)

  2. L’idrogeno ha un vantaggio rispetto alke batterie, non scade e non riduce in autoscarica la potenza accumulata.
    Per cui mi sembra che se teoricamente io voglio utilizzare a dicembre e gennaio la corrente in più generata da un impianto fotovoltaico in primavera estate, L’idrogeno possa essere una buona scelta.

  3. Mi permetto di dissentire dai post precedenti che mi sembrano non valutare a pieno le grandissime potenzialità dell’ idrogeno verde. Per coloro che volessero approfondire l’ argomento suggerisco i testi di Rifkin, Hoffman e ultimo dato alle stampe questa Estate di Alvera’ AD di SNAM. Sulla rete vi invito di leggere il piano per l’ idrogeno della Comunità Europea, in inglese. Questo vettore energetico è impiegato da molti anni, una delle prime applicazioni è stata nei razzi vettori per i programmi spaziali. Oggi sono moltissimi i settori che hanno già sviluppato applicazioni già sul mercato, ne cito solo alcune : trasporti stradali, ferroviari, navali, il settore aeronautico sta’ lavorando alacremente per decarbonizzazione il settore, carrelli elevatori, trattori aeroportuali, mezzi industriali, ecc. Nel settore industriale sono diversi i progetti in corso per sostituire i combustibili fossili con H2 verde. Entro 5 – 10 anni le auto FC se adeguatamente incentivate avranno la loro quota di mercato, il governo deve promuovere la collaborazione pubblico privato per creare le infrastrutture di ricarica. Ricordo che la ricarica di un veicolo FC richiede pochi minuti. I paesi che sono più avanti sono Giappone, Korea del Sud, Cina, Australia, California, Francia, Germania, Danimarca e altre. Fra pochi anni H2 verde arriverà alle caldaie di casa. In ultimo suggerisco di leggere le pubblicazioni del Fraunhofer Institute, dell’ Imperial College del MIT, dell’ Università di Harvard e altri centri di ricerca mondiali sull’ argomento. In rete trovate anche tutti i progetti su elettrolizzatori, FC e impianti FER per la produzione di H2 senza esternalità. Saluti Antonio Saullo

  4. Ci vuole più energia per scindere l idrogeno , che quella che puoi generare dell’idrogeno ricavato …questa è tutta fuffa ..

  5. Errore, la storia ci ha insegnato che nel 1990 i cellulari erano dei citofoni con due batterie per un utilizzo giornaliero e costavano 2.500.000 lire, mentre oggi abbiamo dei telefoni-computer che spesso noi ci dimentichiamo pure quando li abbiamo caricati l’ultima volta e costano (i modelli economici) il controvalorie di 200/300.000 lire.

    Le batterie saranno sempre più potenti sempre più piccole e sempre più economiche, e verranno ridimensionate un giorno da pannelli solari efficientissimi che ci permetteranno di avere sempre meno necessità di avere riserve di energia.

    • Ma già ora direi, 500 kWh sono talmente pochi che, data la scarsa efficienza della conversione dell’energia elettrica in idrogeno e la riconversione in energia elettrica, non se ne capiscono i vantaggi. L’unico che mi viene in mente è che gli ammanchi di energia siano talmente rari da non giustificare il costo delle batterie, ma in questo caso probabilmente andrei su sistemi di accumulo più semplici rispetto all’idrogeno.

        • Infatti l’idrogeno è inteso come vettore energetico. Produzione, rendimento e stoccaggio ora sono ancora un problema ma migliorare questi aspetti potrà essere molto importante ai fini della definitiva transizione a fonti rinnovabili. Non possiamo solo contare sulle batterie al litio o simili per stoccare energia prodotta in determinate condizioni temporali e geografiche

          • Io ritengo che l’idrogeno sia perfetto come accumolo energetico, primo perché è ampiamente disponibile ma soprattutto, è ecosostenibile al 100×100 immaginate quante batterie esauste ci ritroveremo da smaltire se tutti usassi mo solo quelle.

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