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Rinnovabili, ecco perchè si può fare di più

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Il 2022 sarà un anno chiave per il rilancio delle rinnovabili anche in Italia, dopo che un 2021 ha visto esplodere le installazioni di fotovoltaico ed eolico nel resto d’Europa e in tutto i mondo. Crisi in Ucraina (leggi), definizione delle misure del Pnrr, grande disponibilità di capitali internazionali sono le condizioni che favoriscono una decisa accelerazione alla loro diffusione. E’ questo il pensiero del fondatore di save NRG Marco Merlo Campioni nell’intervento che ci ha inviato e che pubblichaiamo di seguito. La  sua società è una ESCo che si occupa di efficientamento energetico degli edifici accompagnando imprese e privati nei processi di transizione energetica e decarbonizzazione.

                                            Di Marco Merlo Campioni∗

Marco Merlo Campioni

Tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 l’attenzione politica e dei media è stata quasi completamente assorbita da tre appuntamenti centrali: legge di bilancio 2022, le nuove misure anti-Covid e l’elezione del Presidente della Repubblica. Proprio per questo, il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha sentito la necessità di richiamare l’attenzione generale sul PNRR e sul rispetto della roadmap per l’attuazione degli obiettivi previsti.

Una delle sfide dirimenti per il futuro economico del nostro Paese è la Missione 2, “Rivoluzione verde e transizione ecologica”. Ad essa sono destinate risorse pari a 69,4 miliardi di euro. Uno degli asset su cui si sviluppa, è legato a “Energia rinnovabile, idrogeno, reti e mobilità sostenibile”. A sottolineare l’importanza degli investimenti in favore della sostenibilità e dell’energia green.

Entro giugno tutti i piani italiani a Bruxelles

A tal proposito, in risposta all’incalzante calendarizzazione richiesta da Draghi, il Ministero della Transizione Ecologica ha previsto 11 riforme e 4 investimenti da attuare entro Giugno 2022. Nello stesso mese l’Italia dovrà presentare tutta la documentazione necessaria a Bruxelles per richiedere la prossima tranche dei fondi UE.

In generale, in Europa, il 2021 si è confermato come l’anno del boom delle energie rinnovabili. Secondo un’analisi della Iea (Agenzia internazionale per l’energia), le rinnovabili sono destinate ad una crescita pari al 95% del loro valore attuale nei prossimi cinque anni. Il che significa che entro il 2026 il solo fotovoltaico potrebbe costituire quasi la metà della potenza energetica globale.

Boom in Grecia, Paesi Bassi primi in Europa

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L’Europa, infatti, si è confermata pioniera del fotovoltaico, chiudendo l’anno con la bellezza di 25,9 GW. Questo grazie all’entrata in campo della Grecia come grande installatore, all’impegno della Danimarca, alla sorprendente crescita (+8%) della Germania, ma soprattutto al ruolo fondamentale dei Paesi Bassi: la prima nazione UE per numero d’installazioni pro-capite, con un crescita del 48% rispetto al 2020.

Italia più appetibile per gli investitori

L’Italia è salita al 13° posto nella classifica mondiale di EY sulla capacità di attrarre capitali e favorire opportunità di sviluppo nel settore delle fonti alternative, scalando 2 posizioni rispetto a maggio 2021.  In questo contesto, lo stivale è, quindi, diventato più attraente agli occhi degli investitori interessati al settore green. E ha inoltre deciso di aumentare la capacità installata di energia rinnovabile, con l’obiettivo di raggiungere quota 95 GW entro il 2030.

Ma il fotovoltaico non è stato l’unico protagonista di questo trend di sviluppo. A crescere sono stati anche i sistemi di accumulo (aumentati di ben tre volte rispetto al 2020), le nuove installazioni eoliche offshore (raddoppiate rispetto al 2020) e l’idrogeno verde, nonostante sia ancora agli esordi.

La crisi in Ucraina sarà un acceleratore

Cosa dobbiamo aspettarci quindi da questo 2022?

Dal punto di vista politico ed economico stiamo assistendo ad una vera e propria corsa alle rinnovabili. La crisi in Ucraina, con le sue ripercussioni economiche e geopolitiche, ha ulteriormente confermato quanto sia strategico, per il continente europeo, investire in progetti per lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili, così da diminuire la dipendenza dal gas naturale fornito da altri paesi. La sicurezza del nostro continente e la difesa del sistema di valori che ci rappresenta passa anche da qui. 

Questa consapevolezza sul ruolo strategico ricoperto dall’energia, unita agli impegni volti alla riduzione delle emissioni, ha determinato una crescita del 30% delle energie rinnovabili solo nell’ultimo anno. Oltre ai governi, anche le multinazionali e i big della finanza si stanno mobilitando per finanziare progetti di green energy al fine di non ritrovarsi disallineati rispetto ad un mercato in continua evoluzione. Una leva non da poco per tutti coloro che nutrono ancora qualche dubbio in termini di realizzabilità della transizione ecologica.

Ad ulteriore conferma di un trend ormai chiaro si può evidenziare come molti fondi d’investimento su scala globale, quali JP Morgan, Flack, DIF Capital e Ib vogt, abbiano già stipulato accordi per l’acquisizione di quote di aziende operanti nel comparto green. 

Secondo le stime del nuovo Global Market Outlook, questo segmento di mercato è destinato a raggiungere la scala dei Terawatt entro il 2022, con crescite annuali sopra i 200 GW. 

Rinnovabili, calmierare i prezzi e stabilizzare il mercato

Contrariamente a quanto spesso detto e pensato erroneamente, le fonti rinnovabili possono quindi fungere da stabilizzatore dei costi energetici, calmierando in maniera sostanziale la volatilità dei mercati ed il valore assoluto degli stessi.

La stretta relazione e interdipendenza tra sostenibilità, crescita e competitività appare sempre più evidente e determinante per lo sviluppo economico. Sia del nostro Paese che dell’intero continente europeo. Il 2022 dovrà essere un anno di svolta per l’Italia, con investimenti seri e lungimiranti in favore dello sviluppo di soluzioni virtuose e rigenerative come energie rinnovabili ed efficienza energetica.

CEO di save NRG

LEGGI ANCHE: la guerra in Ucraina secondo Armaroli: “Più rinnovabili o schiavi di Putin”

 

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5 COMMENTI

  1. Ritengo, come molti, che, rispetto al FV, l’unica via sostenibile sia soltanto una: abilitare la possibilità di poter immettere in rete di giorno l’energia prodotto dai pannelli e di poterla consumare “in qualsiasi momento” (tendenzialmente di sera)… e magari non necessariamente nello stesso punto in cui questa è stata prodotta.
    La necessità attuale di dover bypassare “il sistema” con batterie di accumulo (che nonostante le virtù a lungo termine, implicano un inutile inquinamento) è ridicolo ed anti-ecologico.
    In Germania, mi pare di capire, il “problema di bilanciamento generale della Rete” è già stato risolto a livello software direttamente dal loro GSE!
    Cingolani, se esisti… batti un colpo.

  2. A me viene da piangere: nemmeno difronte a questa situazione ci si rende davvero conto che dobbiamo (e possiamo) essere autonomi dal punto di vista energetico. Adesso cerchiamo fornitori alternativi, ed è giusto vista la situazione, ma è un palliativo !!! spero che Draghi se ne renda conto. Andiamo a prendere il gas in paesi dove la geopolitica è sempre instabile e lo sarà sempre di più !

  3. triste che si è dovuto aspettare una guerra per capire cose che erano già chiare da anni ma la lungimiranza non è di casa in Italia e quindi si naviga sempre a vista tra un’emergenza e l’altra. Ci si è mossi alcuni anni fa e poi ci siamo addormentati aspettando questo brusco risveglio, non impareremo mai …

  4. Degli Esposti, perchè non organizzate una raccolta firme diretta a Cingolani affinchè acceleri gli investimenti e semplifichi le procedure per Enti e privati?

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